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martedì 30 settembre 2008

SENSO DI COLPA

"Ariel Shapiro assiste a teatro alla Maria Stuarda. La vicenda diventa sempre più tragica e lui si mette a piangere. Alla fine però dice: - Signore delle schiere, cosa sto mai facendo? Io non la conosco, lei non mi conosce. Perchè dunque prendersela tanto?"

Data questa premessa particolare, aggiungiamo questa premessa generale: non possiamo conoscere veramente nessuno in profondità, a meno che non siamo così presuntuosi, come vorrebbe la mente borghese, da pensare il contrario. La conclusione rimane la stessa: Perchè, dunque, prendersela tanto, e farci affliggere dai sensi di colpa?

Ci dovremmo sentire legati, per motivi a me oscuri, a chi ci ha dato la vita. Dio, la Famiglia, la Patria. Se non erro questi tre punti cardinali rientravano in degli slogan di movimenti che la cosiddetta borghesia aveva assunto a protettori dello stato sociale. Bene, così è per la mente borghese (ripeto: non è uno stato mentale SOLO della borghesia, ma di ogni essere umano non libero).
Ringrazio tutti voi per avermi dato la vita, o almeno così mi dicono, e per avermi ospitato in questo determinato territorio. Ma per un giro di roulette diverso, sarei potuto nascere altrove, o magari non nascere affatto. Beh, perchè dovrei sentirmi in dovere verso determinati persone, luoghi, divinità? Ribadisco il mio massimo rispetto, che mai mancherà per carità, ma da qui a dover legare le mie emozioni e stati d'animo a questa trimurti borghese, beh non è mia consuetudine. 
Certo l'avermi strappato in più occasioni dalla morte, può farvi sentire in dovere di esercitare dei diritti nei miei confronti, e di segnare il comportamento futuro. Ma vi ripeto che ogni comportamento di distacco non è affatto una mancanza di rispetto, ma è solo una vostra impressione dovuta al fatto che vi sta sfuggendo una creatura dal controllo. 
Quanto ci sentiamo onnipotenti nel vedere una persona che ci dimostra affetto. Quanto ci sentiamo frustrati quando la stessa persona si gira e si volta e preferisce altro. Basta scindere questo legame magnetico, e anche le energie negative andranno a sfumare. E ci libereremo per sempre da eventuali sentimenti di impotenze e successivi sensi di colpa nei confronti di chi vuol farci sentire sotto il suo controllo.

Il bambino nasce e cresce i primi mesi necessariamente grazie al suo legame con la madre. Poi, il legame cessa ma rimane quello con la mente, la quale genera nuove madri: Dio, Patria, Famiglia. Uccidendo la mente borghese, ci liberiamo del pesante fardello.
Continuando a dormire, invece, diventiamo servi ciechi di queste matrigne fiabesche. Ah, non sto affatto manifestando a favore di ateismo, anarchia (beh forse in un certo senso sì) e ribellione. Sto cercando di liberare la testa da queste tre idee morbose che generano fanatismi. 
Se invece di rompere il legame con questo cerbero terrestre, diventiamo succubi del senso di colpa, ne resteremo naturalmente legati con un soffocante cordone ombelicale: se a Dio, diventiamo ipocriti farisei, se alla Patria, conservatori fascisti, se alla Famiglia, mafiosi. Ognuna di queste tre teste, poi, è legata ad altre strutture anch'esse fonte di prigionia mentale.

Dagli stadi ai cortei, dalle tv alle piazze ai campi di gioco: credendoci presuntuosamente detentori della verità e difensori della vera e unica Matrigna, procederemo allo scontro e alla lotta lupo contro lupo.

Se, piuttosto, ci rendiamo conto che ciò in cui credo è legittimo, ma apparente e parziale, possiamo ritener valido anche tutto il resto interpretato oppostamente da un eventuale avversario. Se cioè, ci liberiamo del fardello di essere legati a una ragione, sospendendo ogni giudizio di immagine legato a noi e agli altri, saremo liberi di vivere senza radici dannose.

Zac! Abbiamo liberato la mente dal senso di colpa, ora procediamo a tagliare via la presunzione

sabato 27 settembre 2008

Fioretto contro Gladio: Granbassi e Cossiga

Si scatena la bufera su Margherita Granbassi. La sua partecipazione alla trasmissione 'Annozero' continua a scatenare polemiche
Sulla vicenda, adesso, è intervenuto, in maniera durissima, anche il senatore a vita Francesco Cossiga che, in un'interpellanza, ha definito "stupefacente e scandalosa, in un indecoroso abbigliamento la partecipazione del maresciallo Granbassi". Amaro il commento del fratello della Granbassi, Francesco: "Siamo rimasti davvero sorpresi - dice - che un ex Presidente della Repubblica e senatore a vita come Francesco Cossiga abbia tempo da perdere su queste quisquilie. Non ha niente di meglio da fare? Comunque - conclude- lo ringraziamo perché Margherita è carabiniere semplice e lui l'ha promossa maresciallo". 

Adesso io dico, caro Cossiga: MA LIMORTACCI TUA E DE TUTTA GLADIO AVETE FATTO FUORI ALDO MORO E CHISSA' QUANTA ALTRA GENTE!!! IO TI SCHIFO MASSONE.

lunedì 22 settembre 2008

Primattore e Spettatore

 Primattore e Spettatore

La mente ci pone come obiettivo triste della nostra vita quello di diventare presuntuosi, così da irritarci ad ogni minimo evento. 
Tendiamo così a divenire di due tipi:

Primattori, ovvero cerchiamo di esistere esclusivamente in maniera teatrale, ponendo l'ego al centro dell'universo. Un ego, sia ben chiaro, formatosi nel corso degli anni tramite il giudizio mio e degli altri, non una personalità libera dai fronzoli della mente borghese; una personalità magnetica la cui sopravvivenza nella società è destinata a legarsi indissolubilmente agli altri. Senza la supremazia non siamo contenti e soddisfatti. Se non poniamo la nostra opinione a suprema ragione, possiamo persino uccidere chi  osa contrastarla. Uccidere a parole, a fatti, ciò che conta è sovrastare. Beh, vedete da voi che questo atteggiamento, pur di portarci in vetta, non ci fa essere liberi di vivere noi stessi fino in fondo. Dentro di noi, la presunzione del primattore è bistratta ad ogni segnale esterno di una esistenza migliore della nostra. E tutto si va a nascondere nell'inconscio, perchè non risulti ai nostri occhi quanto in realtà tutto questo agitarsi nel mondo è completamente inutile ai fini della serenità di una mente nomade. Il primattore è legato a una prova di forza costante nei confronti di terzi attori. In cui ravvisano la propria debolezza interiore attraverso atteggiamenti che provocano fastidio e rabbia del soggetto criticato. E vanno in cerca del comprimario per poter distuggere quel lato negativo di loro stessi massacrando l'immagine che ne hanno fatto e sovrapposto al terzo, questa volta comodo, altrochè incomodo.
Si creano così coppie o addirittura clan di esseri in contrapposizione al terzo incomodo capro espiatorio. Ma una volta annientato il nemico, le alleanze si sfaldano e le qualità negativa si vanno a ricercare in un eterno tutti contro tutti. Sarebbe bello invece iniziare a vivere con un tutto contro me, sfoderando la spada dell'autoironia per distaccarci dalle immagini.

Lo spettatore passivo, pure lui è un personaggio comodo che sta lì a non fare nulla della propria vita, ma preferisce con comodo farsela vivere dagli altri. Con conseguenti crisi di identità, repressioni, fobie, e la peggiore di tutti, la coda di paglia, meglio nota come "mania di persecuzione". Entro nel tram e vedo due persone ridere? Stanno ridendo di me. E giù a soffrire per sentirci spettatori di questi esseri malefici che in realtà staranno ridendo di altro. 
Ancora, nel tutti contro tutti, lo spettatore parteggia per il più forte, poi per il più scarso, poi per chi fa pena, ma mai prende la sua parte e aspetta che la sua testa si riempia di idee altrui, piuttosto che pensare ad intervenire in qualche modo nella realtà, anche per dire una miriade di cazzate.

Una volta preso il coraggio a due mani, si è liberi di dire tutte le cazzate che si vuole, perchè è chiaro che anche tutto il resto del mondo, nella sua assoluta serietà, non potrà mai dirci qualcosa di vero e reale, primo perchè altrimenti non staremmo tutti ridotti così, secondo, perchè non essendoci niente di certo, se credo fermamente in ciò che sto dicendo, non posso negarli una condizione di realtà, sempre se sono intellettualmente onesto.

Bene, come fare a liberarci di questi due primi fardelli? Basta osservare attentamente dall'esterno la meccanicità dei nostri comportamenti, frasi, discorsi, atteggiamenti durante la prossima realzione sociale, e iniziare a ridere di quanto siamo prevedibili, presuntuosi, saccenti, inutilmente legati alle emozioni degli altri.

Creare un legame fra un mio stato d'animo e quello del mio prossimo, è il peggiore dei mali che possa fare a un altro essere vivente, e primo motore di un infernale meccanismo di cui dobbiamo subito sbarazzarci in questo momento importante: IL SENSO DI COLPA..

mercoledì 17 settembre 2008

2008 ancora fascisti e antifascisti. Basta!

Dopo le dichiarazioni di Fini in merito al dibattito sull'antifascismo, tema scottante dell'attualità politica italiana, ecco la risposta piccata che Federico Iadicicco, consigliere provinciale del Pdl e presidente di Azione Giovani a Roma, rivolge sul sito www.azionegiovaniroma.org agli italiani: "Ce l'ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo".
Dibattito aperto dalle parole del sindaco di Roma Gianni Alemanno sulle leggi razziali e dal ministro della Difesa Ignazio La Russa su resistenza e Salò. Fino alle parole del presidente della Camera: "La destra politica italiana e a maggior ragione i giovani - ha detto Gianfranco Fini alla festa di Azione giovani 'Atreju 08' a Roma - devono senza ambiguità dire alto e forte che si riconoscono in alcuni valori della nostra Costituzione, come libertà, uguaglianza e solidarietà o giustizia sociale". Parole che hanno sollevato polemiche già all'interno della stessa manifestazione.
"Circa due anni fa - scrive oggi Iadicicco -, non nel 1943, il più importante sito della rete antifascista italiana, Indymedia, pubblicò un articolo di commento a una iniziativa di Azione giovani di Roma e ritenne utile mettere vicino al mio nome anche il mio indirizzo dicasa, con l'evidente intento di puntare l'indice contro di me e di indicarmi come bersaglio da colpire. Ho pensato: 'Come potrei aderire alla cerchia dei miei aguzzini? Come potrei dichiararmi antifascista?'".
Ed ancora: "Sono andato un po' indietro nel tempo fra gli anni Settanta e Ottanta, comunque non nel 1943, e mi è venuto alla mente che alcune decine di ragazzi come me, che facevano quello che faccio io oggi, sono stati uccisi dall'odio degli antifascisti e francamente a quel punto sono crollato".
"Ce l'ho messa tutta - conclude Iadicicco - per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo. A questo punto ti prego di capirmi e con me tutti i ragazzi di Azione Giovani. Prego Dio affinché ci dia la forza di perdonare chi in nome dell'antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti".
Forse Iadicicco fa un po di confusione: essere antifascisti in Italia, per chi scrive, non significa semplicemente essere "contro chi si professa fascista o neofascista" (così come essere "anti-ultrà" non vuol dire essere anti-romanista); è chiaro che chi negli anni del Terrore Italiano si è professato tale, lo ha fatto attraverso una semplice contrapposizione semantica al cosiddetto Fascista come lei si dichiara, mentre poi negli atti (violenti) si è dimostrato della stessa pasta del suo oppositore.
Diceva bene Flaiano: "In Italia ci sono due tipi di fascisti: i fascisti e gli antifascisti". Ma aggiungiamo un terzo tipo, quelli che non si dichiarano semplicemente antifascisti per contrapposizione, ma per un'intimo ed essenziale rifiuto ad un modello totalitario e liberticida, non solo a livello politico ma anche e soprattutto a livello di mentalità.

martedì 16 settembre 2008

Addio a un grande: Stefano Rosso

Odio chi

Odio chi va al mare la domenica, io neanche il lunedi 
odio chi va a spasso con la moto mentre io rimango qui
 
odio chi ha il proiettore in casa per veder film svedesi
 
odio chi si compra un'automobile una volta ogni sei mesi

Odio chi compra i calzoni come i miei ma a molto meno 
odio chi quand'è che parto sta a fregarmi il posto in treno
 
odio chi ha una bella moglie che gli smania delle voglie
 
e siccome l'ha il mio amico, cosa faccio e che le dico?

Odio chi prende a calci i cani e a casa ha il pesciolino in vasca 
odio chi si sposa e da una mano al cuore e l'altra sulla tasca
 
odio chi continua a raccontarmi che si è fatto la casetta
 
ma così..."mangiare poco e stare attento ad ogni sigaretta"

Odio chi va a messa la domenica e poi picchia i figli 
chi in finestra sta a sparlare mentre sta innaffiando i gigli
 
odio chi mi dice quando che mi incontra per le scale
 
"non ti vedo tanto bene, ma che c'hai, ti senti male?"

Odio chi sta sempre a raccontarmi tutti i film prima visione 
odio chi fa sciopero perchè l'ha detto la televisione
 
odio chi è un tipo serio solo quando sta telefonando
 
odio chi mentre sganascia un pollo "poverino il terzo mondo"

Odio chi fischia a un concerto, chi impazzisce per la moda 
odio chi ha il passato incerto e chi ha il gatto senza coda
 
odio chi ha un miliardo in banca o un futuro senza rischi
 
chi è tranquillo sulla panca e chi non compra i miei dischi


domenica 14 settembre 2008

Uccidi l'Immagine

"Appendi al chiodo, e lasciaci una buona immagine di te"
 
Ribaltiamo questa visione: appendiamo l'immagine al chiodo e lasciamo trasparire l'energia, quella vera, l'unica che possiamo cogliere con lo spirito e libera da ogni costrutto della mente borghese.
Piano piano, non corriamo troppo.
Uccidere la falsa personalità signica uccidere l'immagine che si sovrappone, anzi che sovrappongono i nostri educatori e poi continuiamo a sovrapporre noi stessi, alla realtà
Realtà che comprende anche noi stessi e gli altri, nonchè le idee. Andiamo sul pratico: quando ci piace qualcuno, ci piace l'immagine che gli lasciamo assumere nella nostra onda emotiva. E' facile dopo qualche mese iniziare a detestare la prigioniera immagine che ci stiamo costruendo dell'altro, ma anche di noi stessi. L'immagine frutto della nostra mente borghese ci distrae e ci allontana dal renderci conto di cosa abbiamo di fronte e dentro di noi.
Secondo gli antichi Yaqui, l'immagine può essere dribblata, così come tutto il costrutto della realtà ingannevole e dispensatrice di dolore e proprietà e possesso. Basta usare alcune tecniche con cui è possibile spostare la concetrazione verso un altro tipo di attenzione: ciò porta alla scomparsa di questa realtà virtuale (perchè voluta da mamma mente) così come può accadere usando allucinogeni o nel sogno.
Farlo con le droghe è pericoloso, in quanto al solito la furba mente ci porta alla dipendenza e alla morte successiva. Molto meglio arrivarci solo con le proprie forze, no?
 
Quanto è pericolosa la fede nelle immagini è fatto storico (iconoclastie) e riprovevole: guardate la società odierna malata di immagine, cosparsa di immagini di esseri rapiti delle loro presunte essenze. Era vero quindi, come pensavano i selvaggi, che le foto piano piano rubano l'anima dei soggetti. Più l'immagine del soggetto è svenduta, più perde di significato. Dorian Gray insegna: la dannazione dell'esteta, di colui costretto all'eccessivo snaturamento dell'immagine, porta alla perdita dello spirito.
Tutti ti credono essere quella immagine, tutto il giudizio ruota intorno a questa apparenza.
Ma se riuscitamo baroccamente a tirar fuori dal corpo la nostra essenza, ci ritroviamo soli nella realtà a contemplare l'essenza spirituale che indissolubile ci può legare verso la libertà.
 
Ma come fare a vincere in un mondo accecato dall'immagine? Iniziando a VEDERE piuttosto che guardare, e a fissare l'attenzione verso altro.
Allora avete ucciso il legame fra la mente e l'immagine? se così possiamo procedere oltre.
 
Uccideremo nel prossimo intervento un po' di presunzione, legata all'immagine che abbiamo di noi stessi. Nel frattempo attendo vostre considerazioni, possibilmente firmate.

Da "survivor", l'apoteosi letteraria della critica all'immagine:

Realizzi che la gente fa uso di droghe perché è l'unica vera avventura intima che le rimane nel suo mondo fatto di vincoli temporali, leggi, ordini, e limiti dati dalla materia. È soltanto con le droghe o con la morte che vediamo qualcosa di nuovo, e la morte è un po' troppo definitiva.

Realizzi che non c'è ragione di fare nulla, se nessuno ti guarda.

giovedì 11 settembre 2008

Il Killer e la falsa personalità

il Killer e la falsa personalità

Innanzitutto, una precisazione. La ragione borghese non è un accidente comparso nella storia all'improvviso e derivante da una mentalità tipica di una società in un certo luogo e momento. Con questa definizione intendo rappresentare uno status della personalità in cui incappa ognuno di noi durante il proprio sviluppo. Da sempre e in qualsiasi luogo. Forse chi ha avuto la brillante idea di creare le nostre coscienze individuali, ha innescato questo meccanismo  per tenerci buoni buoni e nutrirsi delle energie derivate da tutto questo nostro agitarsi nel mondo.
DELLA MENTE BORGHESE
Non so bene se siamo noi stessi a creare le idee e poi inscatolarle nella nostra mente e diventarne succubi, oppure se le idee pre-esistono in noi e ci inscatoliamo dentro la nostra mente. In entrambi i casi, quando il rapporto fra la nostra coscienza e una idea diventa morboso, si genera dipendenza dannosa mortifera e in genere liberticida. Consegnamo un pezzo di libertà in cambio di una misera certezza che ci permetta di dare un senso al mondo e di vivere serenamente l'esistenza nel calore del branco. C'è chi si vanta di morire per un ideale, o peggio di ammazzare per un ideale. Io prediligerei un atteggiamento che uccida l'ideale.
La mente borghese diventa la casa dell'idea, si instaura una proprietà privata che rende stanziale la personalità di un essere.
Preferisco il vagabondaggio, in quanto rende un'idea instabile, incerta, ne intacca la morbosità. Una mente, prima di morire, deve abituarsi ad essere nomade e privare di significato capitalista ogni idea.
Spesso confondiamo l'idea con il suo portatore. Si critica un avversario in base alle sue idee, confondendo un uomo con ciò che dice. E ci costruamo attorno a lui un preconcetto. Non avere idee stanziali ci fa sentire liberi dal pregiudizio verso di noi, e quindi inattaccabili. O meglio, attaccami pure ma stai intaccando una rappresentazione che ti sei costruito, non certo la mia essenza. E viceversa. Spesso riteniamo una idea stupida solo perchè chi l'ha creata è ritenuto un imbecille. Scindendo la personalità reale da quella falsa che abbiamo assegnato noi o la società potremo certo guarire dalla chiusura a chiave all'interno di noi stessi, per ripiegare nella piazza, nel luogo del nomadismo, che attenzione non è una fuga ma una ricerca costante dell'altro e uno speranzoso meticciato. Allontandosi dalla prigione delle idee cristallizate.
 
Constatato che ogni idea ha diritto di essere così quanto ogni essere ha diritto di ideare, è chiaro che non possiamo detenee il diritto di avere per forza idee o di imporre le nostre minchiate, come una pessima democrazia ci fa sentire in obbligo di fare.
Avere determinati diritti non determina conseguentemente che io li debba esercitare per forza, senza accorgermi che i miei presunti prodotti possano essere detestabili e non avendo la mente così nomade da fuggire anche dalle mie evacuazioni kitsch. Autocritica.
Ed è questo il punto di partenza: guardarsi dentro, una volta compreso che la mente borghese è quanto di più deleterio e tossico ci sia stato instaurato dall'alto, e iniziare ad uccidere la falsa personalità.
 
Ma avete compreso che vi fa male?? spero di sì. Perchè ora sfideremo piano piano tutti questi nemici. Mi si faceva un appunto secondo cui, sarebbe opportuno uccidere noi stessi. Calma, procediamo con calma.
Per arrivare a questa missione finale, dobbiamo prima scovare la mente e farla fuori, colpire mamma e papà, litigare coi fratelli e gli amanti e poi arrivare al sommo lavoro finale: Crocifiggerci, morire, e risorgere.
 
Preparate l'ascia che si scende in guerra.

domenica 7 settembre 2008

Prolegomeni alla critica: LA PAURA tipica della borghesia

" Non dobbiamo trascurare la possibilità che il costante inculcare la credenza in Dio nelle menti dei bambini possa produrre un effetto così forte e duraturo sui loro cervelli non ancora completamente sviluppati, da diventare per loro tanto difficile sbarazzarsene quanto per una scimmia disfarsi dalla sua istintiva paura o ripugnanza del serpente."  -- Charles Darwin.
 
Pare evidente che, dal momento in cui veniamo al mondo, iniziamo a piangere. Meno evidente risulta il fatto che il nostro cervello è geneticamente composto da strati che si sono evoluti in migliaia di anni, e lo stesso nostro DNA risulta derivare dai processi di sviluppo che, dall'ameba, son giunti fino a noi passando per pesci, rettili, anfibi, scimmie (lo stesso processo di sviluppo che subisce un feto in 9 mesi).
 
Usciamo dal paradiso amniotico (si nasce con la camicia!) e iniziamo a piangere. E meraviglia!! Non appena dimostriamo dolore, il mondo si ferma intorno a noi. Ci vuole togliere questa benedetta paura, ma piuttosto ce ne crea dipendenza.
 
I primi anni di vita sono un continuo subirsi quello stupido PioPio (naturalmente parlo in linea generale, in questo mondo moderno) che, oltre a generare dipendenza da paura, ci inculcano nella mente una rappresentazione demenziale della realtà.
 
E inizia l'educazione. E con lei il dramma della mente borghese. Piuttosto che allenarci ad affrontare le paure istintive, ce ne vengono create di nuove. Si suggella questo contratto, per cui io dipendo dalla paura, piango, arriva il ciuccio, bisogno soddisfatto, dipendenza dal mondo esterno, il mondo esterno diventa il mio pusher-padrone-magnaccia. Nella forma di mamma soprattutto, papà (spesso come generatore di Paura, d'altronde Dio è padre), parenti, educatori.
 
Siamo al solito bivio: o diventiamo succubi della paura, ed entriamo nell'adolescenza in preda ai branchi e alle mode, o diventiamo vittime del mondo cui proviamo a ribellarci. E qui parte il nuovo bivio: lotto col mondo, muoio in preda alla solitudine accidioso.
 
Ma procediamo con cautela. A cosa serve una critica? Nasce come analisi di un fatto, ovvero a sviscerarne la debolezza intrinseca laddove invece quel fatto è considerato FONDAMENTALE.
 
La critica alla ragion borghese, inizia dallo sfaldare i FONDAMENTALISMI.
Alla frase iniziale possiamo sostituire Dio con "Amore, Droga, Squadra di Calcio, Lavoro" e qualsivoglia generatore di dipendenza tipicamente borghese.
 
Per procedere nella critica è necessario riconoscersi vittime della Paura e malati di fondamentalismo. Una volta resisi conto che siamo servi di un'idea semplicemente per il gusto di starsene avviluppati al suo seno caloroso, nutriente e soporifero, si è creato il distacco necessario.
 
L'identità del bambino nasce non appena la sua coscienza lo fa rendere conto di essere "altro" dalla madre.
 
Ecco, la mente borghese è la madre delle madri. Il nostro inconscio ci avverte del pericolo, generando archetipi "Edipoidali". Sarebbe ora di uccidere la madre e il padre, per poter assumere il pieno autocontrollo (pieno.. iniziamo da un minimo prima!).
 
Poniamoci allora l'obiettivo di uccidere i nostri genitori, e per meglio capirci, poniamoci l'obiettivo di uccidere le nostre abitudini.
 
Di questo parleremo nel prossimo intervento.
 
Saluti - resto in attesa di confronti.

giovedì 4 settembre 2008

Skymorra + DeLaurentiis la causa dello stop alle trasferte

Per tutta l'estate il Presidente De Laurentiis osannava l'accordo con Sky per la payperview, che avrebbe permesso al pubblico partenopeo di seguire le peripezie europee della squadra.

E come fare altri soldi, dopo che almeno 100.000 napoletani avranno comprato le partite a 10 euro? Mah, mettiamo a soqquadro una stazione, facciamoci bloccare le trasferte per sempre... Sky non tradisce mai! Quanti contratti per sky calcio saranno firmati?

Ascolta un cretino...

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