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giovedì 30 aprile 2009

Quando i bambini fanno sciò(w)!

Nella tendopoli di San Demetrio c'è una grande tenda dove giocano i bambini. Già il nome è tutto un programma: "La Tenda Blu". Lo sforzo di fantasia è stato enorme. Per chi non lo sapesse, tutte le tende della Protezione civile sono Blu. "Bambini, andiamo nella tenda blu!!". Grazie al cacchio.
Tralasciando questo, la tenda blu in alcune ore del mattino e della sera diventa una ludoteca. Durante i giorni di pioggia (tanti) è di sicuro una manna, perchè bambini e ragazzi hanno a disposizione un piccolo spazio con tanti giochi. I bambini e i ragazzi non stanno bene, troppo avvezzi alle comodità ora stanno modificando le loro abitudini, ed esplodono per nulla. A meno che i bambini abruzzesi non siano già così di loro. Ma mi sembra strano. Gli insulti che vanno per la maggiore sono "vaffanculo!.. stronzo.. negro... ebreo!" Nonostante scorazzino per il campo 4-5 bambini neri, figli illegittimi di Jimi Hendrix (so' uguali!)

Nonostante gli insulti, i bambini e i ragazzi giocano insieme e dopo un po' si tranquillizzano, fra un puzzle e una merenda.

Finchè arriva la Rai nei panni di una indomita nonsoqualegiornalista della trasmissione Trebisonda. Quella classica giornalista che ha stampata sul volto l'espressione della mediocrità tipicamente italiana. Sorriso ebete e dolce, di circostanza. Sguardo profondo e fisso di chi ha una missione. Fare show.

Lo scopo è riprendere un gruppetto di ragazzini durante una lezione di hip-hop e dimostrare al mondo che "nonostante tutto, la vita continua! Yes we can!". E dove vanno a riprendere la lezione? E certamente nella tenda blu!  E quando? Nel primo pomeriggio, all'orario di apertura per tutti. Immaginatevi una frotta di 10-12 bambini infuriati perchè il LORO luogo è stato violato, occupato, colonizzato dalla donna ebete e i suoi galoppini. 
Immaginate che venga chiesto a me di non fare entrare "l'esercito riottoso che assedia la tenda blu a calci e pugni"... per la rai... per un video che fa tanto Amici... 

Che di far boicottare loro la Rai è dura, non cianno la tv. Allora fatelo voi, lasciate stare quel programma.

E quando una mia amica ha fatto notare che hanno occupato uno spazio dei bambini, la signorinanessuno ha avuto pure la faccia di dirci che non sappiamo che accordi hanno preso con i responsabili del campo.

Si l'accordo di far diventare i 5-6 protagonisti del video le persone più odiate di quel pomeriggio. Per fortuna i bambini dimenticano subito, e fanno "sciò!" per fare posto a una partita a petropoli tutti insieme.

Ma io spero che la mia piccola e segreta cura Ludovico abbia seminato nel loro piccolo inconscio il germe della rivolta al palinsesto


venerdì 24 aprile 2009

Nella tana del Barzoniglio

Il corpo si muove meccanicamente, gli umori vagano manovrati dai pianeti, dall'elettricità, da altre energie. L'importante è mantenersi concentrati e impeccabili.
 Il mondo cambia continuamente, la terra ci respira, ci crea, ci soffre e ci rimangia. E voi pensate di contare qualcosa in questa realtà? Si d'accordo, la realtà la costituite voi attraverso la vostra mente, ma poi vedete come vi inganna facendovi pensare di essere qualcosa. Non siete artefici, ma semplici mezzi trasmissivi, niente più che televisori. E perdipiù il canone lo pagate voi.
La mente diventa la regista indiscussa della vostra vita, alla mercè del tirannico proprietario di tutta la consapevolezza che producete per nutrirlo. Ma per fortuna qualcuno ci può dare una mano. Una nebbia indistinta che chiamiamo inconscio, pronto a segnalarci attraverso interferenze (per la mente, che le considera tali) una via di fuga dalla razionalizzazione conservatrice di un modo di vivere (i did in my way!). Una via che viene da fuori di noi e ci accomuna. E ci mostra la pericolosità di questi nostri genitori putativi, i primi archetipi con cui abbiamo a che fare e che poi associamo ai personaggi che entrano nella realtà di tutti i giorni. Prima madre e padre.  E poi tutti i personaggi e le vicende da favola, che andremo piano piano a sviscerare. Per cercare di giungere alla meta finale, culminando nella fantomatica "E vissero tutti felici e contenti".
Ah, così stupido? La via per distruggere la mente borghese ora sta nascosta nelle favole. No, precisamente nelle Fairy Tales, in tedesco mi sfugge ora la traduzione.. quelle schematizzate da Propp. Quelle uguali in tutto il mondo, proprio perchè stanno a simbolizzare il percorso di una personalità che viagga verso la maturazione.
D'altronde è così anti-borghese la fuga dell'eroe dalla propria dimensione del reale e il suo nomadismo contro gli ostacoli e le peripezie, a prima vista negativi, dettati dall'irrazionale, ma che si mostrano in realtà i veri artefici della libertà finale. Le prove di iniziazione che oramai questa società ha delegato se non rimosso del tutto, portandoci di fronte esempi di borghesia a partire dai 9 anni, minando fin dalle basi la spinta anticonservatrice della fantasia.
Ordunque, armiamoci e partiamo cominciando la nostra vita daccapo, pronti ad incontare i primi archetipi che si combattono nella nostra tremenda esistenza psicologica: il maschio e la femmina (O NO ANCORA???)...

La cronaca in Limerick

Da oggi la cronaca delle notizie principali in Limerick!


A un sacrestano nazi di Vigevano,

le svastiche dal braccio gli sporgevano

"eyaeyaalalà"

grida lui "vivà vivà!

le fascistissime che un dì vigevan!"


Un premier italiano giù in Abruzzo

la testa nascondeva come struzzo

Il g8 si farà!

solamente là, qui, là

per nascondere ai noglobal il suo puzzo


Una coppia di turisti su ad Aosta

pensaron "Qui la pizza cara costa!

sì come hans &  gretel,

qui i piatti laverete!"

E misero nel conto un'aragosta!


mercoledì 22 aprile 2009

Lentamente muore...

Avete presente quella pseudo-poesia chiamata "Lentamente Muore", attribuita indebitamente a Neruda? Quella litania di non so quale autore  (insomma non era di Neruda, non si abbassava a tanto), per cui morrebbe chi non studia, canta, ascolta musica...?
Ecco già di per sè era una sdolcinata congerie di frasi fatte, e ora pensandoci bene è proprio una stronzata.

Perchè lentamente muore innanzitutto chi nasce.
E poi lentamente muore solo chi è malato. Chi paga il prezzo della civiltà? I malati. Ecco che la vita scorre scorre per i cazzi suoi e di improvviso arrivano i tumori. 

Poeta, lentamente muore chi ha un tumore. Ti va a puttane un organo poi un sistema, poi piano piano il virus infetta tutto e muori. Lentamente muore chi ha un tumore. 

Checchè ne dicano i dottori con la finta terapia. Ah bravo si ho fatto la chemio, lentamente mi curano e rapidamente cadono i capelli. Poi dopo aver massacrato il tuo corpo (ma la Chiesa non dice nulla contro questo avvelenamento?? le pippe non vanno bene ma la chemio si??) la cura svanisce e il tumore rimane, e lentamente ritorni a morire.
E i dottori ti usano come cavia, le ricerche vengono pagate milioni e milioni per sperimentare chissà cosa. Ed era quella la cura? E i dottori che si incaponiscono per guarire il corpo, poi il corpo cade sotto i colpi della mente.
Lentamente muore chi ha un tumore che attacca un organo dopo l'altro, sticazzi di chi non legge le poesie di Prevert.

Lentamente muore nel corpo chi muore nello spirito. Non servono dottori, poverini loro sono figli del positivismo, loro hanno uno schema e la malattia è il nemico da debellare. La malattia non esiste. Il tumore non esiste. Esiste solo lo schema. 

Ecco, mentre la scienza cresce e si riproduce su se stessa, tronfia e ignara dello spirito, lentamente muore lo stesso chi ha un tumore.
Non servono cure, buttate la chemio. Ha senso avvelenarsi? O forse ha più senso capire che tutta la vita vissuta e da vivere è semplicemente un ruolo nello schema, e ha forse più senso andare a farsi estrarre interiora di gallo dallo stomaco? Perchè allora la mente vede e crede nella cura. La mente si prende gioco di te e lo fa per il tuo bene. 



Lentametne muore chi abbandona lo spirito, chi vola lontano da Dio Dedalo verso il Sole, l'illuminismo, la luce accecante che prova ad avere ragione del buio necessario dell'irrazionale. 

Lentamente muore chi crede a tutta questa giostra in cui viviamo come fosse la cosa più seria del mondo.

Lentamente muore chi perde i pezzi giorno dopo giorno, quei pezzi del corpo massacrati dalla medicina.

The Decemberists - The Hazards of love


I Decemberists sono per il folk-rock quello che gli Ayreon sono per il Metal. L'approccio "storyteller" del trovatore Colin Meloy, frontman della band di Portland - Oregon, unito alla sua prolifica vena creativa, hanno dato vita ad una ennesima gemma. The Hazards of Love segue pedissequamente gli schemi dei precedenti album, evocativi di un'epoca oramai andata. Questo gruppo proveniente da un universo parallelo, ha messo alla luce un capolavoro in grado di catapultarti in una British arcadia. Le caratteristiche peculiari di questa sinfonia, un concept sui pericoli dell'amore che si barcamena fra gli estremi di folk e progressive, sono l'amalgama di elementi incantevoli: dalla voce magnetica e dolcemente aspra di Meloy, che si fonde magnificamente con le due partner vocali Becky Stark e Shara Worden (meravigliosa in Repaid), ai vari organi, organetti e armonium. Plausi anche alle distorsioni elettriche e ai momenti di banjo.
Non esistono 17 tracce, ma un'unica storia che scivola facendoci cavalcare in una misteriosa foresta, fra lente ballate e sussultori cambi di ritmo evocati dalla presenza di una infausta regina dei boschi, volta a tutto pur di evitare la storia d'amore fra Margaret (interpretata dalla Stark) e un abitante mutaforma di quello stesso luogo incantato. Tanti momenti dunque, tanti intervalli che ci fanno riprendere il fiato, ed unico tema, scandito in 4 momenti: "The hazard of love" è dissolta in 4 parti che ci accompagnano mano nella mano dal primo minuto fino alla lunga ballata finale.
Una menzione particolare al duetto "The Wanting comes in Waves/Repaid", una doppia faccia di un'unica traccia che rimbalza fra il '700 e il '900, uno scambio tennistico fra Salieri e Aretha Franklin.





Se volete conoscere il resto della storia:
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Hazards_of_Love

mercoledì 15 aprile 2009

Il Colore Viola - Deep Purple


"C'è un cartello di ricchioni, 

che ha deciso che

l'hanno scorso andava il rosso

e quest'anno il viola" 



 

Girando per le strade, mi domando perchè tutti i negozi di abbigliamento, dalle vetrine delle grandi firme alle bancarelle dei mercatini, spicca ovunque il colore VIOLA. Dalle tonalità più scure al lillà, tutta la variegata gamma di colori dello spettro violetto la fa da padrone.

 

 Mi viene in mente “Il colore Viola”, film in cui Spielberg porta all’attenzione del pubblico il tema del razzismo e dell’intolleranza verso i diversi, neri (e gay, come l’autrice). Viola indossato da  Lady Sarkozy e prediletto da Michelle Obama

 

Pigolii concitati anche dai giornalisti americani davanti al viola-ciclamino prediletto da Michelle Obama, e inevitabile citazione - del libro della scrittrice afro-americana Alice Walker, «Il colore viola», appunto. Trattandosi di un libro pieno di disgrazie terribili si potrebbe anche pensare a un titolo simbolico, e invece no: il colore violetto in questione è quello di certi fiori di campo, un colore tanto bello, secondo una delle protagoniste, da segnalare il desiderio di Dio di recare gioia alle sue creature. Del colore viola prediletto da Carla Bruni Sarkozy nelle sue ormai numerosissime apparizioni pubbliche ufficiali va detto, per incominciare, che non è viola-viola, ma piuttosto viola-porpora, o viola-melanzana, o viola-fiordaliso, o viola-prugna. E questo non per sfuggire di stretta misura al viola stretto, quello dei paramenti quaresimali e funerari, lugubre per funzione e fama, ma perché quel viola funebre e funesto non «dona», riverbera sull’incarnato un riflesso livido, ben più immediatamente nocivo d’una supposta, futura disgrazia.


Dunque, il viola forse serve a inculcare nella nostra mente un certo tipo di messaggio? Il colore viola vorrà forse dirci: tranquillo, rilassati, ora c’è Obama e siamo tutti più felici e tolleranti! Nel frattempo da dietro lui sta oleando i tuoi meccanismi di autodifesa.

D’altronde il viola si ottiene dal ROSSO e dal BLU.

 

È conosciuto come il colore dello spirito e, in effetti, agisce sull'inconscio dando forza spirituale ed ispirazione. Questo colore rappresenta il valore medio tra terra e cielo, tra passione ed intelligenza, tra amore e saggezza.

È il colore della volontà di essere diversi, della metamorfosi, della transizione, ma anche della fascinazione erotica. Questo colore esprime un'energia pura, atavica: è una forza legata alla vitalità del rosso e all'intimo accoglimento dell'azzurro. È una colorazione insieme di attesa e di precognizione (non casualmente viene utilizzato nella liturgia Cristiana durante il periodo dell'Avvento e della Quaresima), eleva la coscienza umana fino al raggiungimento della pura luce bianca. È anche associato alla preghiera ed agli stati alterati di coscienza.

Il colore viola è uno dei colori che emerge frequentemente nei disegni dei bambini. Rappresenta l’urgenza di esprimersi: il suo apparire frequente è in relazione a quella situazione ambientale che non consente al bambino di muoversi liberamente in tutti i settori per le regole o le norme di comportamento che gli vengono imposte. Tale situazione conflittuale insorge sia in famiglia che nella scuola e può investire nel bambino:

·         la sfera del linguaggio;

·         la sfera del comportamento;

·         la sfera della libera espressione.

 

Il Viola è il colore dell’ametista

 Il viola è stato considerato a lungo un colore regale cosi non sorprende il fatto che l'ametista sia stata cosi fortemente richiesta nel corso della storia. Le ametiste pregiate, si trovano nei gioielli della Corona Reale Britannica ed erano anche le favorite di Caterina la Grande e dei reali Egiziani. L'Ametista, trasparente quarzo viola, è la più importante varietà di quarzo usata in gioelleria. 

Leonardo da Vinci scrisse che l'ametista era in grado di dissipare i cattivi pensieri e di accelerare l'intelligenza. 

Poichè si pensava che l'ametista incoraggiasse il celibato e simboleggiasse la pietà, essa, nel medioevo, era molto importante nell'ornamento delle chiese cattoliche e non. In particolare era considerata la pietra dei vescovi, e ancora oggi questi indossano anelli di ametista.

 In Tibet l'ametista è considerata sacra a Budda e i rosari sono spesso fatti con questa pietra.

 La parola Greca "amethystos" può essere letteralmente tradotta "non ubriaco" L' ametista era considerata un forte antidoto contro l'ubriachezza, ed è questo il motivo per cui spesso i calici di vino erano intarsuati nell' ametista! la gemma simboleggia ancora la sobrietà.

 La leggenda sull'origine dell'ametista deriva dai miti graci. Dioniso, Dio dell'intossicazione, fu un giorno offeso dagli insulti di un semplice mortale e giurò di vendicarsi sul primo mortale che avesse incrociato sul suo cammino, e per far ciò creò delle tigri feroci. Nulla sospettando, passò Ametista, una bellissima giovane fancuilla che andava a pagare il suo tributo alla dea Diana. Diana trasformò ametista in una statua di quarzo puro e cristallino per proteggerla dagli artigli feroci. Dioniso, alla vista della bellissima statua pianse lacrime di vino per il rimorso delle sue azioni. Le lacrime del dio macchiarono il quarzo di viola, creando la gemma che noi oggi conosciamo.

 I colori dell'Ametista variano dal lilla pallido al viola intenso. I colori pallidi vengono spesso chiamati "Rosa di Francia" e si vedono tra i gioelli Vittoriani. I colori più intensi sono i più pregiati, particolarmente il porpora arricchito con raggi rosa.

 L'ametista si trova nelle miniere del Brasile, Uruguay, Bolivia e Argentina, cosi come in Zambia, Namibia ed altri paesi Africani. 

Generalmente, l'ametista del Sud America tende ad essere disponibile in misure maggiori rispetto a quelle Africane, ma le ametiste dell'africa hanno la reputazione di avere misure più piccole , un colore migliore è più saturo. Le ametiste molto scure, soprattutto in misure piccole, sitrovano in Australia.

 L'Ametista è disponibile in un'ampia gamma di misure e forme calibrate, tra cui molte forme fantasia. Pietre grandi e belle possono essere vendute in misure varie ma generalmente l'ametista viene talgiata in dimensioni standard 

Ametista e viola, dunque: colore per principi egizi

 (giuro che questa immagine di Obama l’ho trovata per caso cliccando: Obama –Prince)

 Erroneo attribuire al colore viola, da sempre utilizzato da Prince, un significato "diabolico".

I fans dell'artista conoscono bene che il significato risiede nel suo essere semplicemente l'unione del rosso e del blu, simbolo di femminile e maschile uniti a determinare il concetto di totalità, armonia, completa fusione, unico modo per accedere al divino pur essendo qui sul pianeta. Nel tempo al colore viola Prince ha unito il cosiddetto "love symbol" (O+->) che ribadisce e rinforza il messaggio detto sopra.

Prince cerca Dio non il diavolo.

 

Prince e la pioggia Viola. Profondo Viola. Porpora, colore dei porporati.

 

Dunque il viola è il colore dell’attesa, dell’unione degli elementi. Prepariamoci all’avvento del Principe del Caos

 

 

“I never meant 2 cause u any sorrow

I never meant 2 cause u any pain

I only wanted 2 one time see u laughing

I only wanted 2 see u laughing in the purple rain”




martedì 7 aprile 2009

Che cos'è l'abruzzo?

Cosa è l'abruzzo? o gli abruzzi? non ho mai capito quanti sono. Forse al singolare, tranne negli anni bisestili, gli abruzzi.
Dunque, cos'è l'abruzzo per un romano? è un fratello, un cugino strettissimo, collegato da un trafficato cordone ombelicale chiamato a24. Roma, castelmadama, tivoli e poi via verso avezzano, viadotto del torano e lì la scelta fra l'aquila Teramo e Chieti. Cosa è l'abruzzo se non quel verde che manca al romano? l'appennino col sirente, il gran sasso, Teramo con ivan graziani, avezzano col pronto soccorso che conosci meglio di quello del pertini. I mille paesini che ogni estate vengono invasi da uniformi beige, il fruttivendolo col panettiere incorporato, con cui accordarsi per la spesa di una settimana di campeggio; il macellaio furbo che ti ammolla più cosce di pollo del dovuto.
Cos'è l'abruzzo per un romano e anche scout? E' il posto in cui montare la tenda una volta al mese, e poi due settimane intere l'estate. E' il posto dove torni into the wild, anzi indu de uaild, un po' più burino. E' una spianata in cui terence hill col suo cavallo si trasformava in Trinità. E' anche la pista da sci per chi sa sciare.
Ecco questo è l'abruzzo per un romano, e tante altre cose, l'odore di campo e legno bruciato, quei mille paesi coi nomi anagrammabili, arsoli, carsoli, roccaraso...
E poi vai più in là e trovi L'Aquila e Paganica nomi sentiti migliaia di volte durante l'infanzia, ultimi segnali di vita della "Provincia" vera, sana, testarda e dalla scorza ustionata dal sole. Paganica, la terra dei cocciolone, la terra dello zio.

Ora per tutti questi motivi mi rendo conto che l'abruzzo è nel dna, ed è ora di dargli qualcosa in cambio. Senza fretta, senza protagonismi, con calma.
L'Aquila, il potere, Castaneda. Tutto torna.

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