L'uomo che non dorme mai
è in contatto permamente
con l'Europa o il Medio Oriente
e si preoccupa assai
"C'è del male là fuori, io ne sento l'odore
un allarme del cuore... ditemi voi,
come fate a dormire?"
L'uomo che non dorme mai
avverte il minimo segnale,
qualsiasi tipo di dolore
lo sente come suo
L'uomo che non dorme mai
è perennemente in apprensione
per il destino di persone
che non conoscerà mai
"C'è dell'odio là fuori! Non lo posso evitare
La sconfitta del cuore... ditemi voi,
come fate a dormire?"
L'uomo che non dorme mai
vorrebbe leggere sul giornale
che la follia sta per finire
ma non c'è scritto mai
L'uomo che non dorme mai
è solo un angelo ignorato
o forse un premio immeritato
che non avremo mai
"C'è una strada migliore, ma non la so indicare
La sconfitta del cuore... ditemi voi,
come fate a dormire?"
Una società esiste intanto in quanto è in grado di determinare con (relativa) certezza l’esercizio del potere, l’appartenenza ad una comunità culturale, la distribuzione delle risorse economiche e dei ruoli sociali.
La soggettività individuale è cresciuta grazie ad assetti istituzionali in grado di strutturare la vita quotidiana, la biografia personale, le regole delle relazioni sociali: non sempre era facile riuscire ad adattarsi al proprio ruolo sociale ma almeno garantiva precisi riferimenti esistenziali e stabili orientamenti culturali.
Ti riconosci in qualche ruolo sociale? Elencane almeno 5 e stabilendo un grado di appartenenza da uno a 10
La spinta di fondo di quella che venne chiamata società di massa era (e rimane) di giustificare e sostenere la libertà personale. L’individuo societario ha cominciato ad assaporare l’inebriante esperienza dell’autodeterminazione, divenendo al tempo stesso più consapevole dei limiti e delle e contraddizioni del modello sociale nel quale viveva.
Da quel momento, per quanto ovviamente indispensabili, le istituzioni hanno cominciato a essere vissute “Contro” e non “Per” le persone, qualcosa da usare ma anche da tenere a debita distanza.
L’Io globale fatica a trovare la propria strada in un mondo che gli appare troppo complesso, decisamente al di fuori della propria portata. Sradicato dal punto di vista culturale e liberato dalla sottomissione alle istituzioni societarie egli rischia di diventare un guscio vuoto, privato com’è della propria identità e costretto a definire obiettivi esistenziali che necessariamente tendono a restringersi nella dimensione individuale e privata. Il che finisce paradossalmente per generare quel mimetismo sociale che lo rende (di nuovo!) uguale a tutti gli altri:
L’individuo è inglobato nell’indistinto potere della massa dei simili di cui adotta passivamente modelli, mentalità, costumi.
Ti senti in grado di stabilire quello di cui hai bisogno nella tua vita? Di crearti una tua identità al di là dei modelli, mentalità e dei costumi? Ti senti isolato emotivamente o inserito in un contesto sociale che ti supporta?
Sottoposti ad una continua iperstimolazione, incontriamo seri problemi nel momento in cui cerchiamo di realizzare una qualche forma di ricomposizione, che dia consistenza alle tante attività che ci capita di svolgere. L’Io contemporaneo si misura con una moltitudine di immagini, informazioni, stimoli, occasioni. Ciò innegabilmente ne aumenta il potenziale d’azione, ma al tempo stesso tende a invadere l’intimità personale. Le relazioni (personali, economiche, politiche, religiose) sono sempre più scelte, e come tali volontarie, revocabili e raramente riescono a essere vincolanti nel tempo.
L’effetto è duplice: se è vero che ciò crea una gradevole sensazione di apertura e libertà, d’altro canto non si può negare che aumenti anche un sentimento di insicurezza e instabilità.
Sei soddisfatto delle tue relazioni sociali? Ti senti insicuro?
La vita sociale è continuamente trasformata grazie alla capacità di plasmare il mondo che è tipica dell’essere umano. Gli uomini vivono in mondi già fatti, ma questo non esclude la loro capacità di intervenire sulla realtà nella quale vivono.
Tu ti senti di intervenire sulla realtà nella quale vivi? In che modo?
Sembrerebbe che l’avere costituisca una normale funzione della nostra esistenza, nel senso che, per vivere, dobbiamo avere oggetti.
Il Buddha insegna che, per giungere allo stadio supremo dello sviluppo umano, non dobbiamo aspirare ai possessi.
E Gesù: “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per me, colui la salverà. Infatti, che giova all’uomo l’aver guadagnato il mondo intero se poi ha perduto e rovinato se stesso?” (Luca IX, 24-25).
Marx affermava che il lusso è un vizio esattamente come la povertà e che dovremmo proporci come meta quella di essere molto, non già di avere molto.
Il nostro sistema economico oggi è basato sul consumismo sapresti immaginarti un altro tipo di sistema economico?
mercoledì 23 settembre 2009
Il Folle sorriso del Dr. House
Quasi a voler rimarcare il concetto di follia controllata, la sincronicità viene in mio aiuto.
Ieri è iniziata la 6 serie di Dottor House, primi due episodi dal titolo "Broken". Il nostro egotico dottore preferito era rimasto a disintossicarsi in una clinica psichiatrica.
Veniamo a conoscenza del reparto 6. Il primo approccio di House verso i pazienti è quello del Joker: una follia sprezzante dell'altro, tesa solo a raggiungere il suo obiettivo, ovvero la libertà da quella sorta di Arkham Asylum.
Ma durante la prima seduta, ecco comparire il simbolo di quella che sarà la rinascita "spirituale" del protagonista: la maglietta con lo smile, che abbiamo già avuto modo di associare alla follia controllata (vedi: Il Ridere Guerriero e la Follia Controllata e Cosa (ci) vuol dire lo SMILE?)
La follia irrazionale porta House ad un errore madornale, che farà sfiorare la morte ad uno dei personaggi. Solo accettando il proprio limite e correggendo il modo di essere folle, ovvero combattendo la spinta della "morte sociale" interagendo cogli altri, inizierà il suo percorso di catarsi. (Da notare che durante il ricevimento, House interagisce sempre andando sopra le righe, ma il suo è quasi un "non fare" dei rapporti sociali).
Momento cruciale della catarsi è la comunicazione. Quando alcuni malati riprendono a parlare, esce fuori il sorriso reale di House, non un ghigno nè una risata patetica, ma una smorfia rilassata che manifesta la raggiunta liberazione (momentanea) interiore.
Da Notare che il colore della torta (che recita non a casa "BUONA RI-NASCITA") che si spalma in faccia è giallo: si può ben dire che gli si stampa lo smile in faccia.
E potrà uscire dalla clinica indossando la maglietta del suo compagno di stanza.
Ieri è iniziata la 6 serie di Dottor House, primi due episodi dal titolo "Broken". Il nostro egotico dottore preferito era rimasto a disintossicarsi in una clinica psichiatrica.
Veniamo a conoscenza del reparto 6. Il primo approccio di House verso i pazienti è quello del Joker: una follia sprezzante dell'altro, tesa solo a raggiungere il suo obiettivo, ovvero la libertà da quella sorta di Arkham Asylum.
Ma durante la prima seduta, ecco comparire il simbolo di quella che sarà la rinascita "spirituale" del protagonista: la maglietta con lo smile, che abbiamo già avuto modo di associare alla follia controllata (vedi: Il Ridere Guerriero e la Follia Controllata e Cosa (ci) vuol dire lo SMILE?)
La follia irrazionale porta House ad un errore madornale, che farà sfiorare la morte ad uno dei personaggi. Solo accettando il proprio limite e correggendo il modo di essere folle, ovvero combattendo la spinta della "morte sociale" interagendo cogli altri, inizierà il suo percorso di catarsi. (Da notare che durante il ricevimento, House interagisce sempre andando sopra le righe, ma il suo è quasi un "non fare" dei rapporti sociali).
Momento cruciale della catarsi è la comunicazione. Quando alcuni malati riprendono a parlare, esce fuori il sorriso reale di House, non un ghigno nè una risata patetica, ma una smorfia rilassata che manifesta la raggiunta liberazione (momentanea) interiore.
Da Notare che il colore della torta (che recita non a casa "BUONA RI-NASCITA") che si spalma in faccia è giallo: si può ben dire che gli si stampa lo smile in faccia.
E potrà uscire dalla clinica indossando la maglietta del suo compagno di stanza.
lunedì 21 settembre 2009
Series Addicted: Flash Forward di settembre
Settembre, tempo di vendemmia.
E insieme alle foglie, cadono su di noi leggere nuove stagioni di serie oramai diventato culto.
DAto il pullulare di episodi, è necessario fare un Flashforward per mettere insieme i pezzi del mosaico.
Stiamo attendendo a bocca spalacanta Flash Forward, al momento abbiamo dato un'occhiata al preair.
Cosa combinerà il fratellino di Ralph Fiennes? La trama è intrigante e intricata, la produzione bella potente e mescola vari generi di punta.
Fbi, dottori, viaggi nel tempo, amori interinali...
Praticamente l'umanità sviene per 137 minuti e al risveglio si accorgno di aver avuto un deja-vù al contrario: tutti si sono trovati con la coscienza 6 mesi avanti. Quasi tutti, perchè probabilmente chi non ha visto niente morirà in quel periodo.
Per alcuni iniziano le crisi, per altri invece diventa tutto rose e fiori. L'ennesima serie che dimostra quanto siamo fatalisti e creduloni, quasi che il futuro non possa essere modificato con un minimo di libero arbitrio.
C'è anche Penny di Lost a rendere il piatto succulento. Ah, dimenticavamo il fatto principale: fra 6 mesi ci sarà un attentato.
Tanto per gettare un'occhiata sul futuro, vediamo le serie in partenza:
E' arrivata la 2 stagione di Fringe, e già dalla Season Premiere si prevedono sviluppo interessanti.
Olivia sbuca fuori dal nulla parlando in greco, William è sempre più follemente divertente (fantastica la scena della preparazione della crema pasticcera durante l'autopsia), Peter matura, la rossa se la fa col nero, e Charlie.. beh probabilmente JJ Abrams aveva un compagno di liceo odiosissimo che si chiamava così, per cui ha dato questo nome a qualsiasi personaggio costretto a subire le peggiori torture (questa teoria del dare il nome di uno che ti sta sulle balle al personaggio sfigato non è mia ma l'ho sentita in qualche intervista a non so quale autore).
E' in arrivo anche la seconda di Lie To Me, dal 28 settembre. Più spazio alle vicende personali e all'oscuro passato di Lightman (uomo luce ma anche lieman)
A brevissimo torneranno anche le serie con la H maiuscola: House si disintossicherà? tornerà nel mondo degli umani, almeno fisicamente parlando?
E poi Heroes, sperando che Petrelli risollevi verso le stelle la trama, infiacchitasi nella 4 serie.
sabato 19 settembre 2009
Series Addicted: il sangue va, il sangue torna
Finisce la seconda stagione di True Blood, la serie migliore dell'anno a modesto mio parere.
Come il finale della scorsa stagione, si risolve tutto nella prima parte della puntata, per poi aprire la porta verso il futuro della terza serie. Con un cliffhanger che ci lascia appesi come degli idioti per almeno 10 mesi.. pazienza.
Per dei vampiri che ci lasciano, ne arrivano degli altri ma putroppo di tutt'altra pasta.
The Vampire Diaries, dal creatore di Dawson's creek (e già tutto un programma..) dà quel tocco di Emo alle Series. Emo che in questo caso ci sta bene, visto che il sangue scorre in parte, ma ancor più scorre la mestizia fra i personaggi: la protagonista è sempre triste per la morte dei suoi, il vampiro è triste perchè è vampiro innamorato e ha un fratello stronzo, il fratello di lei è triste perchè oltre a essere orfano la tipa non gliela molla più, la tipa è triste perchè il figo che le piace non la caga, il tipo che le piace è triste perchè lei se la fa col piccoletto orfano, il fratello della tipa è triste perchè la protagonista si caga il vampiro al posto suo, la zia della protagonista è triste perchè non è in grado di fare da tutore ai nipoti, Zach è triste perchè ancora non ho capito che ruolo ha nel tutto, la bionda è triste perchè è bona ma è bionda e dunque idiota e nessuno se la caga, il prof è triste perchè il vampiro sa molto più di lui in storia...ecco gli unici felici sono il cattivo di turno e il suo corvetto. Fra l'altro il cattivo è il fighetto Boone di Lost.
Dunque in questa sagra di tristezza, eyeliner nero e tinte fosche, la spunta un'atmosfera leggermente gotica che fa comunque invidia a quella triste cagata di Twilight. Al momento la sufficienza se la merita , ma il voto calerà in caso le seguenti previsioni si avverassero
il fratello sfigato si vampirizza
l'amica nera diventa strega
zach.. fa qualcosa di utile alla trama oltre che annoiare con dialoghi assurdi
il fumo che precede Damon (il fratello vampiro cattivo) diventa inutile come quello di Lost
lunedì 14 settembre 2009
Il Ridere Guerriero e la Follia Controllata
Prima di procedere alla lettura, è necessario aver letto la premessa, ma soprattutto armarsi di santa pazienza, poichè l'intervento è molto lungo. Per cui se siete stanchi lasciate perdere.
"Non ritengo che un fallimento sia necessariamente una cosa negativa. Ti dà piuttosto quel certo grado di libertà che ti permette di dire: «'sti cazzi!»"
(Billy Corgan; sticazzi = Fattelapiabbene = Machemmefrega!)
E mi immagino una intera vita col sorriso in volto e sticazzi stampato in fronte. Ecco il potere del ridere. Non il folle riso del Joker che si contrappone allo scuro volto serioso di Batman.
Joker e Batman, il folle e la morte, entrambe figure archetipe del nostro inconscio, nonchè carte dei tarocchi (lascio agli esperti l'interpretazione del significato).

La carta della MORTE mostra uno scheletro con alcuni brandelli di carne ancora attaccati alle ossa (ad indicare che la trasformazione non è ancora iniziata).
Con la falce che ha in mano la morte taglia teste incoronate e non (ad indicare che chiunque è soggetto ad essa).
Dal terreno spuntano mani e piedi (ad indicare che le idee non muoiono mai). Nulla si distrugge e tutto si trasforma.
La falce ha questa forma ) ovvero il sorriso del folle...
IL MATTO "…ma colui che nel mezzo del cammino smarrì la diritta via, seguendo avidità,

bassezze e materialità si ritrovò di nuovo ad abitare il CAOS dal quale era partito. Ma come fulmine a ciel sereno, gli si svelò la via di un NUOVO INIZIO …"
La carta ci mostra la figura di un folle viandante con in mano un bastone di cui, però, non sa cosa farsene (ad indicare che ha, comunque, in sé il potere, la forza, ma ha smarrito o scordato i meccanismi per giovarsene).
Sulle spalle porta un sacco legato ad un bastone: è un peso inutile (ad indicarci che le illusioni degli esseri umani non portano a nulla).
Vi è, poi, una lince che azzanna il folle nelle parti basse (ad indicare che non siamo più in grado di controllare gli istinti e che siamo tornati al punto di partenza).
Le piantine in fase di crescita presenti nella figura, tuttavia, indicano la ciclicità del percorso e dunque la più confortante delle Leggi che regolano gli elementi, le azioni e la loro interazione nel cammino di elevazione dell’iniziato: non esiste errore che non possa essere riparato, non esiste un fondo nel pozzo delle opportunità. La speranza nel premio finale, l’aspirazione alla suprema conoscenza non abbandonerà mai il nostro più profondo intimo.
Follia e morte, ciclicità e cambiamento. solo l'uno può scovare e riconoscere l'altro perchè entrambi mostri della stessa falsa realtà. Entrambi padroni dell'altro con cui giocano un danza macabra
Nel Settimo Sigillo, solo il folle saltimbanco può riconoscere la morte ed esserne libero, pronto a ballare una danza macabra
Dialogo tra Jöns lo scudiero e il pittore.
- Che cosa dipingi?
- La danza della morte
- E quella è la morte?
- Sì, che prima o dopo danza con tutti
- Che argomento triste hai scelto...
- Voglio ricordare alla gente che tutti quanti dobbiamo morire
- Non servirà a rallegrarla...
- E chi ha detto che ho intenzione di rallegrare la gente? Che guardino e piangano.
- Aaah, invece di guardare chiuderanno gli occhi...
- E io ti dico che li apriranno... Un teschio, spesso interessa molto di più di una donna nuda
- Se li spaventi però...
- ...Li fai pensare
- E se pensano...
- ...Si spaventano ancora di più.
Il teschio, simbolo della morte, d'altronde non è altro che un ghigno a 32 denti
SINCRONIA: mi è appena arrivato questo link
Il segreto è come morire. Dall’inizio dei tempi, il segreto è sempre stato come morire. L’adepto trentaquattrenne fissò il teschio umano che cullava tra le mani. Era incavato, come una coppa, pieno di vino rossosangue. Bevilo, si disse. Non hai nulla da temere
(L’incipit del prologo di «The Lost Symbol» di Brown)
Ah, non scordiamoci "Indiana Jones e il teschio di cristallo"
Ma parliamo un secondo della morte, o tumbadora (dal nome che gli è stato dato dai veggenti toltechi, in quanto "forza rotante")
Sempre secondo gli sciamani toltechi, la morte, o meglio la sua spinta, si trova lì dietro la vostra spalla sinistra (spesso la vedete dallo specchietto retrovisore, agli occhi come i fari di chi vi sta sorpassando).
- Le prossime citazioni vengono direttamente da "Teologia della Liberazione - Il filo del Rasoio"-
"Ihoah modella l’’aDaM (nel senso d’umanità), lo dota di un’anima (l’’aiSHaH, ossia la parte femminile dell’Io che incarna l’impulso verso la conoscenza) e lo spinge, attraverso questa, a nutrirsi del sacro fungo. Ihoah è mosso, in questo, dall’oscura consapevolezza di non poter resistere per sempre alla forza della propria morte e, quindi, dalla necessità (in quell’inizio avvertita in modo quasi esclusivamente istintivo) di aumentare indefinitamente la propria consapevolezza tramite l’assorbimento della consapevolezza distillata dall’’aDaM.
Ma se Ihoah modella l’’aDaM in tal guisa, questo significa che Abraxas modella una parte di Sé stesso in forma di ‘aDaM. Ed è propriamente in questa forma di gigantesco (quasi-infinito) essere cosciente che noi lo conosciamo.
Già, perché dopo l’ingestione del frutto proibito, oltre all’’aDaM, Abraxas comincia ad esistere in modo consapevole, poiché, nota splendidamente Sibaldi, Ihoah ha perduto ogni autorità sull’’aDaM. In realtà, aggiungo io, nel momento stesso in cui Ihoah ha concepito l’idea di servirsi dell’’aDaM per risolvere il problema della sua divina e immensa angoscia si è condannato ad una progressiva quanto esiziale trasformazione in Abraxas. Così, ora, Egli ha due facce. La prima invisibile, noumenica; la seconda visibile, fenomenica.
Trasformazione alimentata nel corso del tempo dalla consapevolezza generata dall’’aDaM, durata sette eoni (pressapoco, quattordicimila anni) ed ora giunta a definitivo compimento.
Questo significa che il demiurgo Ihoah esiste ancora sia nella forma del Dio minore (rispetto agli Elohim o al PrePadre di gnostica memoria), sia in quella di Trogoautoegocrat. Per questo d’ora in avanti chiameremo il Tiranno: Ihoah-Abraxas.
Tremendo, lo so. E’ una vera fortuna che la verità abbia sempre due facce…già, la verità è doppia, un po’ come quel Dio di cui s’è appena parlato."
...
"L’uomo, quindi e sotto questo profilo, appare più come l’esito dell’evoluzione che Ihoah-Abraxas ha vissuto al Suo interno sin dall’Inizio, giacché è proprio da quel favoloso Inizio che la forza della Morte ha preso a premere su di Lui.
E’ esattamente questo il significato più profondo di quella che, in apertura, abbiamo chiamato la Triade Superna (Morte, Vita, Consapevolezza). Tale triade nasce con la Creatura e costituisce il fondamento della meccanicità dell’intero universo. E’ il modo d’essere più profondo e vero di Ihoah-Abraxas, meglio, della Sua faccia visibile: “Morte” fuori (forza attiva) e “Vita” dentro (forza passiva) in modo che dalla frizione di queste due forze nasca “Consapevolezza” (forza neutralizzante)."
...
La tecnica migliore per realizzare tutto quanto esposto in tema d’Agguato è il ridere guerriero.
Abbiamo affermato che quando il guerriero è accettato per lui inizia la guerra e che tale guerra è scandita e caratterizzata dalla venuta di una serie molto lunga d’ottave poste, quanto a durezza, in progressione ascendente e inviategli dallo Spirito al fine di renderlo perfetto (candido e potente come il primo dei due gigli).
Ora, quando una qualunque ottava investe il guerriero, in termini assoluti questi si trova a diretto contatto con la Morte e ciò scatena la sua paura. Una paura che sgorga direttamente dal centro emozionale e che, tramite un processo meccanico e tremendamente veloce, si trasforma in ciò che Gurdjieff chiamava emozione negativa.
Divenire preda di tali emozioni negative è fatto tanto repentino, quanto inevitabile.
Questo accade perché il centro emozionale lavora ad una velocità molto superiore a quella del centro intellettuale; ne consegue che per noi, almeno all’inizio e per diverso tempo, risulta impossibile controllare tali emozioni. Siamo troppo lenti.
Praticare l’Agguato significa rendere il centro intellettuale tanto veloce e tanto fluido da riuscire a controllare il centro emozionale, rendendo in tal modo possibile il vero “miracolo”: la trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive.
Questo si può fare solo cercando di ridere ogniqualvolta le emozioni negative si manifestano. Si tratta di una tecnica che va messa in atto da subito, anche se all’inizio e per chissà quanto tempo, sembrerà impossibile da realizzare.
Quando angoscia e paura erompono in voi per effetto della pressione esterna o interna, ciò che dovete cercare di fare è proprio e solo questo: ridere.
Ciò richiede quel che chiamiamo un enorme sforzo consapevole giacché, per riuscire a ridere quando ci troviamo sotto il tiro della Morte, noi dobbiamo ricordarci di noi stessi e dello scopo che ci siamo dati.
Per questo le situazioni difficili sono così importanti, perché ci mettono nella condizione di ricordarci di noi stessi.
Ridere in faccia alla Morte quando questa sta premendo su di noi ci mena al Risveglio poiché, questo semplice atto, ha l’effetto di impedire il ricorso all’indulgenza. In altre parole, ridere c’impedisce di sprecare la nostra energia, aumentandola di conseguenza e con ciò arrivando, attraverso la distruzione (Solve) e la successiva ricreazione (Coagula) dei Golem, dapprima al conseguimento dello status d’Uomo n.4 (con l’abbandono della c.d. fascia dell’uomo) e, quindi, alla conquista dei livelli superiori di realizzazione.
Sino alla realizzazione suprema: la Libertà Totale.
Conclusione...
DON JUAN:
«E' possibile insistere, insistere in modo conveniente, anche se sappiamo che ciò che stiamo facendo è inutile» disse sorridendo. «Ma dobbiamo sapere prima di tutto che le nostre azioni sono inutili e tuttavia dobbiamo procedere come se lo ignorassimo. Questa è la follia controllata dello sciamano. (...)
Sono felice che tu, alla fine, mi abbia chiesto della mia follia controllata dopo così tanti anni, e tuttavia non mi sarebbe importato se non me lo avessi chiesto. Ma ho scelto di essere felice, come se fosse importante il fatto che tu me l'abbia chiesto, come se fosse importante il fatto che ci tenga. Questa è la follia controllata!»
Ridemmo entrambi molto forte e lo abbracciai. Trovavo meravigliosa la sua spiegazione, anche se non la capivo per niente. (...)
CARLOS CASTANEDA:
«Con chi eserciti la follia controllata, don Juan?» chiesi dopo un lungo silenzio.
Fece una risatina.
DON JUAN:
«Con tutti!» esclamò sorridendo.
CARLOS CASTANEDA:
«Allora, quando scegli di metterla in pratica?»
DON JUAN:
«Ogni singola volta che agisco.»
A quel punto sentii che avevo bisogno di riepilogare e gli chiesi se follia controllata significasse che le sue azioni non erano mai sincere, ma erano solo gli atti di un attore.
DON JUAN:
«Le mie azioni sono sincere,» disse «ma sono solo gli atti di un attore.»
CARLOS CASTANEDA:
«Quindi tutto ciò che fai deve essere follia controllata!» esclamai sinceramente sorpreso.
DON JUAN:
«Sì, tutto» rispose.
CARLOS CASTANEDA:
«Ma non può essere vero» protestai «che ogni tua azione sia solo follia controllata.»
DON JUAN:
«Perché no?» ribattè con espressione misteriosa.
CARLOS CASTANEDA:
«Ciò equivarrebbe ad affermare la tua indifferenza verso tutto e tutti. Prendi me, per esempio. Intendi dire che non t'interessa se divento o no un uomo di sapere, o se vivo, o muoio, o faccio qualsiasi cosa?»
DON JUAN:
«Vero! Non mi importa. Sei come Lucio, o chiunque alro nella mia vita, la mia follia controllata.»
Provai una strana sensazione di vuoto. Ovviamente non c'era ragione al mondo per cui don Juan dovesse avermi a cuore, ma, d'altra parte, avevo quasi la certezza che tenesse a me personalmente; pensavo che non potesse essere altrimenti, poiché mi aveva sempre prestato la massima attenzione in ogni momento trascorso insieme. Mi venne il sospetto che forse don Juan diceva quelle cose solo perché era seccato con me. Dopotutto, avevo abbandonato i suoi insegnamenti.
CARLOS CASTANEDA:
«Ho l'impressione che non stiamo parlando della stessa cosa» osservai. «Non avrei dovuto usare me stesso come esempio. Intendevo dire che deve esserci qualcosa al mondo a cui tieni in un modo diverso dalla follia controllata. Non credo che sia posssibile continuare a vivere se non c'è nulla che per noi conti veramente.»
DON JUAN:
«Questo vale per te» disse. «Le cose importano a te. Mi hai chiesto della mia follia controllata e ti ho detto che tutto ciò che faccio per me e per i miei simili è follia, perché niente è importante.»
CARLOS CASTANEDA:
«Il punto è, don Juan: come puoi continuare a vivere se non c'è nulla di cui ti importi? ... Voglio veramente sapere; devi spiegarmi cosa intendi dire.»
DON JUAN:
«Forse non è possibile» rispose. «Alcune cose nella tua esistenza ti interessano perché sono fondamentali; le tue azioni sono sicuramente importanti per te, ma per me non c'è più neppure una singola cosa che sia rilevante, né i miei atti né quelli dei miei simili. Continuo a vivere, tuttavia, perché ho il mio intento, perché l'ho temprato per tutta la vita finché è diventato chiaro e integro e ora non m'interessa che alcunché conti per me. Il mio intento controlla la follia della mia esistenza. (...)
Quando un uomo ha imparato a vedere, si trova solo al mondo, con nient'altro se non la follia. ... I tuoi atti, come quelli dei tuoi simili in generale, ti sembrano importanti perché hai imparato a pensare che lo siano. (...)
Non ho detto senza valore, ho detto non importante. Per esempio, per me non c'è modo di dire che i miei atti siano più importanti dei tuoi, o che una cosa sia più necessaria di un'altra, perciò tutte le cose sono uguali ed essendo uguali non sono importanti.»
Gli chiesi se intendesse dichiarare che ciò che aveva chiamato "vedere" era in effetti un "modo migliore" del mero "guardare alle cose". Rispose che gli occhi degli uomini possono svolgere entrambe le funzioni; l'una non è migliore dell'altra, ma addestrare i propri occhi solamente a guardare era, a suo parere, una rinuncia inutile e disonorevole.
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domenica 13 settembre 2009
Cosa (ci) vuol dire lo SMILE?
Come recita un vecchio adagio: "le cose semplici sono sempre le migliori". E così nel 1963 Harvey Ball mise insieme due punti e una linea curva, su sfondo giallo, dando vita a un simbolo che presto si diffuse in tutto il mondo: LO SMILE. Cosa ha di così particolare da aver colpito l'inconscio collettivo e raggiunto il cuore di miliardi di persone in poco tempo?

Si tratta di un sorriso semplice, senza fronzoli, intrigante e misterioso come questo

Monna Lisa, in inglese Mona lisa, anagrammato dà Smail on a... :) Recentemente è uscito anche un film, Mona Lisa Smile che sembra ribadire il concetto: Il sorriso infrange la rigida osservanza delle regole sociali.
Dunque ricapitolando, lo SMILE è una semplice faccia che sorride al mondo.
In Cinese, sorriso si pronuncia XIAO ed è simboleggiato da un'ideogramma composto da due simboli: il BAMBU' e il CIELO.

Nell'ideogramma che riassume la risata, il bambù è proprio quell'elemento terrestre di spontaneità e flessibilità che si trova a contatto con il cielo, al di sopra del cielo, quasi fosse un simbolo di vitalità che affiora e permane perfino nel livello più celeste e spirituale raggiungibile attraverso qualunque pratica … ma anche, e proprio, attraverso il più semplice e puro sorriso del cuore.
Pare inoltre che un altro effetto del "Sorriso", questa volta dal punto di vista energetico, e questo è il più importante, è un ampliamento vero e proprio del campo energetico della persona; il polso è più forte e vitale, l'energia (il Qi) circola più decisamente andando a riempire i vuoti e drenando i pieni che possono esserci in tutti i sistemi di meridiani energetici, il sangue è più nutrito e carico di forza vitale ed energia (lo Shen in particolare) che circola meglio, esprimendosi anche al meglio. La carica energetica in circolazione e la maggiore capacità di assimilare ciò che serve dall'esterno, faranno risparmiare l'energia essenziale ereditata alla nascita (il Jing) permettendo la longevità unita ad una migliore qualità della vita.
Allora è per questo motivo che Dio ha posto uno Smile sulla nostra faccia? Per farci ampliare le energie interiori?

Si tratta di un sorriso semplice, senza fronzoli, intrigante e misterioso come questo

Monna Lisa, in inglese Mona lisa, anagrammato dà Smail on a... :) Recentemente è uscito anche un film, Mona Lisa Smile che sembra ribadire il concetto: Il sorriso infrange la rigida osservanza delle regole sociali.
Dunque ricapitolando, lo SMILE è una semplice faccia che sorride al mondo.
In Cinese, sorriso si pronuncia XIAO ed è simboleggiato da un'ideogramma composto da due simboli: il BAMBU' e il CIELO.

Nell'ideogramma che riassume la risata, il bambù è proprio quell'elemento terrestre di spontaneità e flessibilità che si trova a contatto con il cielo, al di sopra del cielo, quasi fosse un simbolo di vitalità che affiora e permane perfino nel livello più celeste e spirituale raggiungibile attraverso qualunque pratica … ma anche, e proprio, attraverso il più semplice e puro sorriso del cuore.
Pare inoltre che un altro effetto del "Sorriso", questa volta dal punto di vista energetico, e questo è il più importante, è un ampliamento vero e proprio del campo energetico della persona; il polso è più forte e vitale, l'energia (il Qi) circola più decisamente andando a riempire i vuoti e drenando i pieni che possono esserci in tutti i sistemi di meridiani energetici, il sangue è più nutrito e carico di forza vitale ed energia (lo Shen in particolare) che circola meglio, esprimendosi anche al meglio. La carica energetica in circolazione e la maggiore capacità di assimilare ciò che serve dall'esterno, faranno risparmiare l'energia essenziale ereditata alla nascita (il Jing) permettendo la longevità unita ad una migliore qualità della vita.
Allora è per questo motivo che Dio ha posto uno Smile sulla nostra faccia? Per farci ampliare le energie interiori?
Dove andiamo, nessuno lo sa
devo dire che sono sulla mia strada in discesa
Dio mi ha dato stile e grazia
Dio ha messo un sorriso sul mio viso
Ognuno deve ampliare la propria energia, per questo ognuno deve sorridere a modo suo:
Salva qualche faccia, lo sai che ne hai solo una
Cambia i tuoi modi fichè sei giovane
Ragazzo, un giorno sarai un uomo
Oh ragazza, lui ti aiuterà a capire
Sorridi a modo tuo
Sorridi a modo tuo
Il comico in Watchmen ha come simbolo lo Smile. E' l'energia nella sua forma totale, sesso e spinta distruttiva alla morte. E' uno scherzo della natura, è la realtà che si mostra nella sua brutale verità, ovvero di essere un'ordine apparente mentre ciò che è nascosto dietro questo velo è solo caos ("sorridi, sei su scherzi a parte- candid camera!" E' stato tutto uno scherzo che ha stravolto la tua realtà).
Lo smile, alla morte del comico, si tinge di una chiazza di rosso sull'occhio destro, l'occhio di Horus-Locke (vedi Lost).

La morte ordita da chi vuole porre ordine al caos (vedi Watchmen e il NWO), deturpa lo SMILE e dunque destabilizza quell'energia vitale da questi destata.

La morte ordita da chi vuole porre ordine al caos (vedi Watchmen e il NWO), deturpa lo SMILE e dunque destabilizza quell'energia vitale da questi destata.
Non a caso in Southland Tales compare di continuo questo chiaro omaggio al Comico; dello stesso regista è Donnie Darko, e in entrambi i film gli avvenimenti cambiano rotta nel momento in cui uno dei personaggi riceve un proiettile nell'occhio: in questo modo il mondo prosegue la sua rotta verso la distruzione (2o12!)
I got soul but I'm not a soldier.
Il soldato portatore di morte non ha più un'anima, nè un sorriso. Ecco la contraddizione vivente nel soldato Joker di Full Metal Jacket.
O si ride o si muore, perchè la morte arriva quando non c'è più niente di cui ridere.
Per concludere: lo Smile è composto da due occhi e una bocca inseriti in un cerchio, in uno 0, numero della carta dei tarocchi corrispondente al Matto, the Joker, il folle col sorriso stampato a forza sul viso:
"0" ma anche 22, giorno di nascita del Barzo che ha compiuto 22 anni il 22-2-2002.
Sarà una risata che vi seppellirà, e rideremo della morte stessa.
giovedì 10 settembre 2009
Live Dente + la creatura The Niro
Mi ero ripromesso di conoscere The Niro più a fondo, provando a verificarne l'effetto dal vivo. Finora non avevo mai approfondito un suo ascolto, e la serata al Circolo degli Artisti avrebbe fugato ogni dubbio. Girovagando per la rete ci si imbatte nel solito dualismo: "Fenomeno!" - "Merda!", per cui senza dare troppo credito ho dribblato entrambe le versione per fornirvene una soggettiva.
Basta vedere The Niro sul palco e si capisce che si tratta di un prodotto. Artificiale come la Creatura. Il pensiero corre veloce al mostro di Frankenstein Jr. e alla sua performance con frac e cilindro. Un corpo freddo che prova a donare emozioni ballando il tip-tap e cantando "Puttin on the Ritz". Già mi immagino il creatore del prodotto The Niro: "ok portatemi la dote musicale di un qualche Jeff B.-qualchecosa" da inserire in questo mostro di tecnica. Risultato: un continuo stato di trance e zero emotività trasmessa, ogni tanto qualche attacco epilettico ma nulla più. Bella voce, per carità, ma per evitare che andasse tutto distrutto dalla follia della Creatura, ho lasciato il locale dopo 3 pezzi.
Diverso il discorso per Dente, che ha aperto la serata al Circolo. Ancora non capisco cosa spinge un ragazzo verso i 15 anni a decidere di diventare Zero Assoluto o Dente. Sarà la fortuna con le donne, i soldi del papi, non lo so, ma fatto sta che grazie a dio Dente ha scelto la strada di Dente. Personaggio non c'è che dire, duetta col pubblico in deliranti e surreali siparietti prima di ogni brano, senza troppo trascendere ma sapendo restare al suo posto.
Le sue canzoni miscelano arrangiamenti lo-fi, accostabili al mondo di Badly Drawn Boy, con qualche capatina in Norvegia (Kings of Convenience, tanto per fare un nome illustre), e sono di una semplicità disarmante. Eppure così autoironiche, deliziose: se la melodia può puntare verso un cantautorato italiano tutto miele e diabete, subito i testi ci raccontano un mondo intimista e sarcastico che sembra quasi prendere in giro il tentativo iniziale di amoreggiare e flirtare con chi ascolta, generando un piacevole senso di straniamento.
Ma intanto nelle radio siamo tormentati dagli Zero Assoluto, da chi fa fortuna con le donne, e dai soldi del papi.
Basta vedere The Niro sul palco e si capisce che si tratta di un prodotto. Artificiale come la Creatura. Il pensiero corre veloce al mostro di Frankenstein Jr. e alla sua performance con frac e cilindro. Un corpo freddo che prova a donare emozioni ballando il tip-tap e cantando "Puttin on the Ritz". Già mi immagino il creatore del prodotto The Niro: "ok portatemi la dote musicale di un qualche Jeff B.-qualchecosa" da inserire in questo mostro di tecnica. Risultato: un continuo stato di trance e zero emotività trasmessa, ogni tanto qualche attacco epilettico ma nulla più. Bella voce, per carità, ma per evitare che andasse tutto distrutto dalla follia della Creatura, ho lasciato il locale dopo 3 pezzi.
Diverso il discorso per Dente, che ha aperto la serata al Circolo. Ancora non capisco cosa spinge un ragazzo verso i 15 anni a decidere di diventare Zero Assoluto o Dente. Sarà la fortuna con le donne, i soldi del papi, non lo so, ma fatto sta che grazie a dio Dente ha scelto la strada di Dente. Personaggio non c'è che dire, duetta col pubblico in deliranti e surreali siparietti prima di ogni brano, senza troppo trascendere ma sapendo restare al suo posto.
Le sue canzoni miscelano arrangiamenti lo-fi, accostabili al mondo di Badly Drawn Boy, con qualche capatina in Norvegia (Kings of Convenience, tanto per fare un nome illustre), e sono di una semplicità disarmante. Eppure così autoironiche, deliziose: se la melodia può puntare verso un cantautorato italiano tutto miele e diabete, subito i testi ci raccontano un mondo intimista e sarcastico che sembra quasi prendere in giro il tentativo iniziale di amoreggiare e flirtare con chi ascolta, generando un piacevole senso di straniamento.
Ma intanto nelle radio siamo tormentati dagli Zero Assoluto, da chi fa fortuna con le donne, e dai soldi del papi.
martedì 8 settembre 2009
Fenomenologia di Mike Bongiorno
Fenomenologia Di Mike Bongiorno
L'uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di posseder-lo un giorno.
La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda unculto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un'epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l'idolo non è costei, ma l'annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limitato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressività.
Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascuno — per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La "medietà" aristotelica è equilibrio nell'esercizio delle proprie passioni, retto dalla virtù discernitrice della "prudenza". Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.
Il caso più vistoso di riduzione del superman all'everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comporta-menti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore ("Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!").
Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: "Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?".
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia...") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "signor spazzino, signor contadino".
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).
Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l'unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-positivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.
Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa... "Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?"). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: "Cosa vuol rappresentare quel quadro?" "Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?" "Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?".
Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe diventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas appartengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provocazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortafo sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.
Umberto Eco, Diario Minimo, 1961
L'uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di posseder-lo un giorno.
La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda unculto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un'epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l'idolo non è costei, ma l'annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limitato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressività.
Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascuno — per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La "medietà" aristotelica è equilibrio nell'esercizio delle proprie passioni, retto dalla virtù discernitrice della "prudenza". Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.
Il caso più vistoso di riduzione del superman all'everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comporta-menti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore ("Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!").
Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: "Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?".
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia...") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "signor spazzino, signor contadino".
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).
Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l'unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-positivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.
Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa... "Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?"). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: "Cosa vuol rappresentare quel quadro?" "Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?" "Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?".
Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe diventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas appartengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provocazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortafo sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.
Umberto Eco, Diario Minimo, 1961
sabato 5 settembre 2009
Carnet di Marcia - 4 Giorno: Confini ed Educazione
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. 15Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. 16Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti". 18Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". 19Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. 21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.
Dio genera Adam, l'umanità, e la riempie del suo Spirito.
Nasciamo così, limitati da un corpo ma con una spinta verso l'infinito che ci è data dal pensiero, dalla fantasia. Come conciliare questi due aspetti? Il corpo è il nostro primo confine. Quale valore dai al tuo corpo? E' la prima cosa per cui vieni giudicato, e su cui fondi il tuo giudizio e il tuo pregiudizio. Crescendo allarghi i confini alla tua casa, al tua quartiere, alla tua città e via via ti dicono di appartenere ad uno Stato. E in questo confine che si allarga infili tutto quello che serve a dare una identità a questo "corpo allargato": una lingua, una religione, un modo di vedere le cose". Ma cosa succede quando qualcuno prova a oltrepassare i tuoi confini, o viceversa vuoi provare a sconfinare nella visione del mondo di un altro? Se non ci sono gli stessi valori di fondo, può scoppiare il caos. Si dovrebbe ragionare così:
Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.
George Bernard Shaw
Ma da quando abbiamo "mangiato del frutto dell'albero", ovvero da quando formiamo una consapevolezza su CHI SIAMO, creiamo una barriera verso l'altro, il nemico.
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare
Bertoldt Brecht
In questo nuovo mondo, hai bisogno di confini? Cosa c'è al di fuori di questo mondo che non vuoi fare entrare? Chi ha il diritto di far parte dei "nostri", chi vuoi escludere? Si dice che l'unione faccia la forza, per cui dobbiamo evitare di restare soli nel nostro mondo, perchè rischiamo di essere attaccati su più fronti. Da quali pericoli senti minacciato il tuo mondo? Con chi ti alleeresti per proteggerti dai pericoli più grandi?
Ora ricordati che Matrix è il mondo in cui hai vissuto finora e che ti ha forgiato: ma conosciamo veramente chi siamo, o lo abbiamo appreso da coloro che hanno deciso i confini prima di noi, per farci restare all'interno di uno steccato a pascolare?
Dicono che educare significhi "condurre fuori dall'ignoranza..." ma dove ci conducono i cosiddetti educatori? Chi sono stati i tuoi maestri? Cosa c'era di giusto e di sbagliato nel loro insegnamento? Nel nostro nuovo mondo dobbiamo decidere un sistema che permetta ai bambini di crescere secondo i nostri valori. Pare che i greci siano stati i primi a sviluppare un sistema del genere, forgiando i ragazzi fin dalla tenera età, per trasformarli in cittadini. Sei d'accordo sul fatto che i bambini vadano plasmati e dirottati verso quello che voi ministri avete deciso essere i pilastri del nuovo mondo? E come la mettiamo con la fantasia, quel tendere all'infinito, quella scintilla che se fatta scoccare, brucerebbe il sistema?
L'educazione, allora, aiuta i bambini a conoscere il mondo, o tende ad appiattire la sua fantasia? come pensi di risolvere questo conflitto apparente?
"Se v'è per l'umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto
non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l'uomo" Maria Montessori
Nel vecchio mondo, alcuni signori, consapevoli dell'enorme potere nei confronti dei bambini, hanno provveduto mettere in piedi cose oscene, trasformando dei potenziali uomini in macchine senza facoltà di intendere e volere. Pensa ai regimi totalitari, ma pensa anche al regime mascherato del consumismo. Il sonno della ragione genera mostri
Diceva Pasolini: "prima tragedia: una educazione comune, nel senso più negativo e distruttivo del termine, obbligatoria e sbagliata, spinge tutti nell'arena di avere tutto a tutti i costi. In quest'arena siamo spinti come una strana e cupa armata, in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. Ma io dico che in un certo senso tutti sono vittime e tutti sono colpevoli perché tutti sono pronti al gioco del massacro, pur di avere, possedere e distruggere". Vale a dire: che cosa è stato tolto a questi giovani, alla generazione, agli uomini, al punto tale che si stenta a riconoscerli come uomini? È stata tolta la possibilità di riconoscersi in qualunque vincolo e legame non prodotto e non posseduto dall'uomo; questa omologazione, come lui l'ha chiamata, è dovuta al fatto che qualcuno ha messo le mani sull'anima, sul punto stesso in cui un uomo nasce come uomo, sulla sorgente stessa delle azioni, cioè i desideri.
Dunque, l'educazione sembra avere a che fare con questo problema: come guidare i desideri delle persone del tuo mondo? I desideri vanno repressi o soddisfatti? Pensa alla tua esperienza personale...
"E questo desiderio è stato sentito e vissuto come la possibilità di poter avere qualunque cosa: il punto diseducativo che ha distrutto una generazione è stata la presunzione di essere padroni di tutto, della realtà, della vita; Pasolini infatti diceva "c'è un aspetto straordinario di quando si parla di Dio, perché quando si parla di Dio non c'è più il borghese; quando si mette l'uomo di fronte a qualcosa che egli non possiede, che gli pone di fronte il Mistero che lui è, di ciò che la realtà rappresenta, allora in qualche modo lo si libera, lo si aiuta a liberarsi perché quello che l'ha distrutto come uomo è la presunzione di poter governare in qualche modo la realtà, questa dittatura del desiderio, per cui egli si sente padrone di sé, del mondo, di ogni cosa, di averne diritto per il solo fatto che lo desidera."
Uno dei desideri peggiori è quello di voler imparare solo per mettere la propria preparazione in vetrina: non si pensa a quello che sappiamo, ma al suo abbagliante riflesso, ovvero il voto. Il voto diventa il vestito firmato della nostra conoscenza.
"La caratteristica peculiare dell'Università consiste nell'insegnare a studiare. La laurea è solo la prova che si sa studiare, che si sa acquisire formazione da se stessi e che ci si è trovati bene nei percorsi della ricerca scientifica... Se si è imparato ad imparare allora si è fatti per imparare. Una persona con una laurea è dunque una persona cha sa meglio destreggiarsi nell'oceano della formazione. Ha ricevuto un orientamento. " Maria Montessori
Come struttureresti il sistema educativo nel nuovo mondo? Immaginati una scuola diversa...
Per concludere, sei d'accordo con chi dice che educare significa sempre e comunque ingannare?
"solo un pazzo accetterebbe il compito di diventare un uomo di sapere. Un uomo dalla mente lucida deve essere attirato a farlo con l'inganno.
Qualunque cosa io ti abbia fatto oggi era un trucco" disse bruscamente [don Juan]. "La regola è che un uomo di sapere deve prendere in trappola il suo apprendista. Oggi ti ho preso in trappola e ti ho spinto con l'inganno ad apprendere. Se non fossimo ingannati, non impareremmo mai. [...] L'arte di un benefattore consiste nel portarci al limite. Un benefattore può solo
indicare la strada e ingannare.
D'altronde siamo così pieni di gente che "predica bene e razzola male"... è un inganno necessario?
mercoledì 2 settembre 2009
Come l'uomo evolve in personaggio mitologico
Propongo un dialogo tratto dalla puntata 11 della 2 serie di True Blood. Un'ottima serie in cui compaiono molti personaggi appartenenti alla sfera del mito. Qui la Regina dei vampiri, parlando col vampiro Bill Compton ci offre una ragionevole spiegazione su come l'essere umano può trasformarsi in Mito, grazie al potere della Mente e al suo coinvolgimento irrazionale nella sfera dello Spirito e dalla Fede pura.
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Al momento ci sono questioni urgenti e ho bisogno del Vostro aiuto. Devo sapere come si fa a... uccidere una Menade.
Una Menade? A Bon Temps?
Parecchio inaspettato.
Si', a quanto pare ha causato una specie di ipnosi di massa...
In pochi giorni l'intera citta' e' diventata un branco di trogloditi...
Oh, capperi, deve essere vecchia...
Beh, sono tutte vecchie...
delle reliquie...
Dai tempi degli antichi Greci, vero?
Forse anche da prima. Orge? Sacrifici?
Si'.
Cannibalismo?
Temiamo di si'.
Forte!
Allora, come la uccido?
Non puoi.
Si e' convinta di essere immortale, quindi lo e' diventata. William, sicuramente sai che ogni creatura esistente ha prima immaginato di esistere.
Ehm, non ho molta familiarita' con quella teoria, no.
Beh, pensaci. Sei una ragazzina selvaggia sposata a uno stronzo che ti tratta come un soprammobile e che oltretutto si scopa un ragazzino 14enne.
E poi arriva questa religione... che ti incoraggia a scopare a piu'
non posso, a correre nuda nei boschi a fare sesso con chiunque, dovunque...
e che tutto questo ti avvicina a Dio.
Posso capire come tutto cio' risulti allettante, specie per gli umani, con la
loro tendenza al puritanesimo.
Esatto.
Quindi ti scopi chiunque nel fango...
perche' non uccidere un animale e mangiartelo crudo?
Ehi, sei super-extra devota, e non ti viene vietato niente,
e ogni cosa che fai ti avvicina sempre piu' alla divinita'.
Non e' tutta una gigantesca illusione?
Mai sottovalutare il potere della fede cieca. Puo' diventare reale al punto di
piegare le leggi della fisica... o distruggerle del tutto.
L'ho morsa... e mi ha avvelenato.
Ma certo. Possiamo bere solo sangue umano, e in lei non c'e' piu' niente di umano.
Ma e' nata come essere umano.
Pronto? Mai sentito parlare di evoluzione? Anche noi siamo nati umani.
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E ancora, a proposito della presenza divina sulla terra e dell'importanza della Morte per l'inconscio umano
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Le Menadi sono esseri tristi e sciocchi.
Il mondo e' cambiato secoli fa e loro stanno ancora aspettando il Dio che Viene.
E lui viene mai?
Naturalmente no. Le divinita' in realta' non si mostrano mai.
Esistono solo nelle menti degli esseri umani, come i soldi e la moralita'.
Se non posso ucciderla, come posso far si' che lasci Bon Temps?
Deve credere di aver evocato con successo Dioniso nella speranza che lui la distrugga, e che la divori letteralmente, fino a che lei non sia persa nell'oblio.
Quindi lei e' in cerca della morte, della vera morte.
La sola cosa dalla quale si sia evoluta.
Ironico, vero?
Sai, non sono proprio cosi' furbe, queste Menadi.
Allora come evoca questo suo Dio che non esiste?
Non ho mai detto che non esiste. Ho detto solo che non viene mai.
Lei crede che se trova il contenitore perfetto, lo sacrifica e divora parte di lui o di lei, mentre e' circondata dalla magia dei suoi demoni, allora il suo folle Dio apparira'.
A quel punto, quando si consegna a lui di sua volonta'...
Quello e' l'unico momento in cui puo' essere uccisa.
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Al momento ci sono questioni urgenti e ho bisogno del Vostro aiuto. Devo sapere come si fa a... uccidere una Menade.
Una Menade? A Bon Temps?
Parecchio inaspettato.
Si', a quanto pare ha causato una specie di ipnosi di massa...
In pochi giorni l'intera citta' e' diventata un branco di trogloditi...
Oh, capperi, deve essere vecchia...
Beh, sono tutte vecchie...
delle reliquie...
Dai tempi degli antichi Greci, vero?
Forse anche da prima. Orge? Sacrifici?
Si'.
Cannibalismo?
Temiamo di si'.
Forte!
Allora, come la uccido?
Non puoi.
Si e' convinta di essere immortale, quindi lo e' diventata. William, sicuramente sai che ogni creatura esistente ha prima immaginato di esistere.
Ehm, non ho molta familiarita' con quella teoria, no.
Beh, pensaci. Sei una ragazzina selvaggia sposata a uno stronzo che ti tratta come un soprammobile e che oltretutto si scopa un ragazzino 14enne.
E poi arriva questa religione... che ti incoraggia a scopare a piu'
non posso, a correre nuda nei boschi a fare sesso con chiunque, dovunque...
e che tutto questo ti avvicina a Dio.
Posso capire come tutto cio' risulti allettante, specie per gli umani, con la
loro tendenza al puritanesimo.
Esatto.
Quindi ti scopi chiunque nel fango...
perche' non uccidere un animale e mangiartelo crudo?
Ehi, sei super-extra devota, e non ti viene vietato niente,
e ogni cosa che fai ti avvicina sempre piu' alla divinita'.
Non e' tutta una gigantesca illusione?
Mai sottovalutare il potere della fede cieca. Puo' diventare reale al punto di
piegare le leggi della fisica... o distruggerle del tutto.
L'ho morsa... e mi ha avvelenato.
Ma certo. Possiamo bere solo sangue umano, e in lei non c'e' piu' niente di umano.
Ma e' nata come essere umano.
Pronto? Mai sentito parlare di evoluzione? Anche noi siamo nati umani.
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E ancora, a proposito della presenza divina sulla terra e dell'importanza della Morte per l'inconscio umano
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Le Menadi sono esseri tristi e sciocchi.
Il mondo e' cambiato secoli fa e loro stanno ancora aspettando il Dio che Viene.
E lui viene mai?
Naturalmente no. Le divinita' in realta' non si mostrano mai.
Esistono solo nelle menti degli esseri umani, come i soldi e la moralita'.
Se non posso ucciderla, come posso far si' che lasci Bon Temps?
Deve credere di aver evocato con successo Dioniso nella speranza che lui la distrugga, e che la divori letteralmente, fino a che lei non sia persa nell'oblio.
Quindi lei e' in cerca della morte, della vera morte.
La sola cosa dalla quale si sia evoluta.
Ironico, vero?
Sai, non sono proprio cosi' furbe, queste Menadi.
Allora come evoca questo suo Dio che non esiste?
Non ho mai detto che non esiste. Ho detto solo che non viene mai.
Lei crede che se trova il contenitore perfetto, lo sacrifica e divora parte di lui o di lei, mentre e' circondata dalla magia dei suoi demoni, allora il suo folle Dio apparira'.
A quel punto, quando si consegna a lui di sua volonta'...
Quello e' l'unico momento in cui puo' essere uccisa.
martedì 1 settembre 2009
Series Addicted: Menzogne, mondi paralleli e parallelele
Con cosa cominciare la disamina delle migliori serie tv in circolazione?
Lasciamo stare le più conosciute (Lost, House, Grey's Anatomy, CSI, Heroes, che forse vedremo più in là) e concentriamoci sulle novità.

In Italia su Sky è in arrivo la 1 Serie di Lie To Me (negli USA quasi contemporaneamente partirà la seconda serie).
Un prodotto dalle buone potenzialità, con un grande Tim Roth, ma che si perde un po' nella parte centrale delle 13 puntate.
Idea interessante quella di un team di specialisti in grado di scoprire le menzogne di indiziati o personaggi pubblici partendo dal linguaggio del corpo e da quello semantico-fonetico.
Nel frattempo si intrecciano vicende personali e familiari dei vari protagonisti, che tolgono spazio alla parte più divertente, ovvero la spiegazione di alcuni segnali che il corpo rivela mentre la lingua nasconde. A rivelare l'autenticità di questi metodi sono i riferimenti al mondo reale: le smorfie sono comparate a quelle di personaggi politici o dello spettacolo realmente esistenti.
In partenza negli USA anche la 2 stagione di Fringe, nuova creatura di JJ Abrams.
Eravamo rimasti con un finale da bocche spalancate (non vi diciamo nulla se state vedendo la serie su merdaset Premium), e attendiamo grandi cosa da questa fantastica produzione con protagonisti la bionda Olivia, il caro Pacey di Dawson's creek e suo padre, il folle scienziato già noto come Detenor. Fra creature misteriose, strani ometti calvi, mondi paralleli e armi batteriologiche, riuscira il nostro terzetto a svelare le magagne di William Bell (long life and prosperity!)? Fra i personaggi anche il nerissimo Abaddon di Lost.
Dai mondi paralleli, al mondo delle parallele, ma anche della trave e corpo libero.
"Make it or break it" ha appena chiuso i battenti della prima serie, creando un vero fenomeno. Una serie ambientata nel mondo della ginnastica artistica femminile. Un quartetto di adolescenti in lizza per entrare nella nazionale, un Holly e Benjy in body e glitter. Tante gare, tante emozioni adolescenziali, tante crisi familiari amalgate in una trama non eccessivamente banale. E il finale riserva grandi sorprese ed emozioni, sperando che Gennaio arrivi presto con la seconda serie verso le Olimpiadi 2012: Run Emily Run! Per tutti gli amanti di Shawn Johnson!
Arrivederci al prossimo appuntamento, ci aspettano vampiri, eroi e dottori schizofrenici!
Lasciamo stare le più conosciute (Lost, House, Grey's Anatomy, CSI, Heroes, che forse vedremo più in là) e concentriamoci sulle novità.

In Italia su Sky è in arrivo la 1 Serie di Lie To Me (negli USA quasi contemporaneamente partirà la seconda serie).
Un prodotto dalle buone potenzialità, con un grande Tim Roth, ma che si perde un po' nella parte centrale delle 13 puntate.
Idea interessante quella di un team di specialisti in grado di scoprire le menzogne di indiziati o personaggi pubblici partendo dal linguaggio del corpo e da quello semantico-fonetico.
Nel frattempo si intrecciano vicende personali e familiari dei vari protagonisti, che tolgono spazio alla parte più divertente, ovvero la spiegazione di alcuni segnali che il corpo rivela mentre la lingua nasconde. A rivelare l'autenticità di questi metodi sono i riferimenti al mondo reale: le smorfie sono comparate a quelle di personaggi politici o dello spettacolo realmente esistenti.
In partenza negli USA anche la 2 stagione di Fringe, nuova creatura di JJ Abrams.
Eravamo rimasti con un finale da bocche spalancate (non vi diciamo nulla se state vedendo la serie su merdaset Premium), e attendiamo grandi cosa da questa fantastica produzione con protagonisti la bionda Olivia, il caro Pacey di Dawson's creek e suo padre, il folle scienziato già noto come Detenor. Fra creature misteriose, strani ometti calvi, mondi paralleli e armi batteriologiche, riuscira il nostro terzetto a svelare le magagne di William Bell (long life and prosperity!)? Fra i personaggi anche il nerissimo Abaddon di Lost.
Dai mondi paralleli, al mondo delle parallele, ma anche della trave e corpo libero.
"Make it or break it" ha appena chiuso i battenti della prima serie, creando un vero fenomeno. Una serie ambientata nel mondo della ginnastica artistica femminile. Un quartetto di adolescenti in lizza per entrare nella nazionale, un Holly e Benjy in body e glitter. Tante gare, tante emozioni adolescenziali, tante crisi familiari amalgate in una trama non eccessivamente banale. E il finale riserva grandi sorprese ed emozioni, sperando che Gennaio arrivi presto con la seconda serie verso le Olimpiadi 2012: Run Emily Run! Per tutti gli amanti di Shawn Johnson!
Arrivederci al prossimo appuntamento, ci aspettano vampiri, eroi e dottori schizofrenici!
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