giovedì 13 maggio 2010

Lost e gli archetipi junghiani



PREMESSA

Più che un trattato, questo articolo è un gioco. Non contiene verità certe o assolute. Non viene spiegata la trama della serie, e si fa riferimento ad argomenti che solo il pubblico di Lost può comprendere appieno.

LOST & JUNG

Cosa si è perso veramente in LOST? E cosa ritroviamo attraverso l'isola di Lost?

Affrontiamo questo argomento illuminati dalla teoria degli archetipi di matrice Junghiana.

La trama che si sviluppa lungo le sei stagioni si muove, vive e fa vivere gli archetipi dell'inconscio collettivo teorizzati da Carl G. Jung. E nelle puntate finali, in particolare "Across The Sea", gli archetipi vengono personificati nei protagonisti principali dell'episodio.

Attraverso l'isola avviene il processo di identificazione dell'individuo. L'isola è dunque non tanto l'inconscio, quanto il punto di incontro delle forze consce e inconsce che determinano la maturazione e l'individuazione dell'IO.

L'avvicinamento avviene tramite l'attribuzione di significato ai simboli e la loro interpretazione che l'individuo incontra durante la sua vita. Il simbolo lo si può trovare nel mondo interno e nel mondo esterno. La formazione interna avviene tramite regressioni e progressioni della libido. La sincronicità invece aiuterebbe l'individuo a vedere simboli non solo al suo interno ma anche nel mondo che lo circonda. Questo percorso designa quindi una sorta di "viaggio spirituale" verso una maggiore consapevolezza di sé.

LOST, LE TRAME E LA COMUNICAZIONE FRA I PERSONAGGI

I personaggi di Lost sono destinati a incrociare le loro vite.

Per Foulkes la matrice di gruppo è una rete di relazione e di comunicazione tra i vari individui che contribuiscono a crearla e la comunicazione tra vari individui avviene a più livelli. Al livello primordiale la comunicazione riguarda l’inconscio collettivo e gli archetipi.

Alcuni Autori hanno studiato in particolare il livello primordiale della matrice. Seguendo i concetti junghiani hanno ribadito che gli archetipi appartengono al codice genetico, si tratta cioè di comportamenti non appresi ma trasmessi ereditariamente. Una particolare importanza hanno gli archetipi della Grande Madre e del Grande Padre.

LA GRANDE MADRE DI JACOB

Nell'isola e nella vita dei personaggi, è assente o quasi la figura paterna; se è presente è morta o portatrice di sventura.
Nell'isola parla quasi esclusivamente l'archetipo della Grande madre. Tale archetipo si presenta anche come colei che tesse la trama della vita, come un ragno che allo stesso tempo sviluppa

E’ molto significativo che là dove la figura paterna è carente o assente, i sentimenti distruttivi dell’archetipo materno prevalgono e sono alla base di angosce di separazione e fusionali responsabili di assenza o d’incompletezza del senso d’identità. Il processo di individuazione di gruppo ed individuale è cioè ostacolato o impedito.

La madre sull'isola è necesariamente "pazza", possessiva. Così la madre di Jacob, così la Rousseau, così Claire. Essa è in preda al demone dell'isola, all'archetipo che la vuole in questo modo.

Dunque, nella psicologia di Jung la Grande Madre è una delle potenze numinose dell'inconscio, un archetipo di grande ed ambivalente potenza, distruttrice e salvatrice, nutrice e divoratrice.

LA SCENEGGIATURA DI LOST E' L'INCONSCIO?

Raggiungere il sè significa arrivare a comprendere il "senso" ancora nascosto dell'esperienza.
Ma da dove ci giunge dunque tale "senso", da dove "prendiamo" il significato?
Esso ci giunge dall'inconscio.
Già sappiamo che esso presenta due facce, come la SCENEGGIATURA DI LOST: una volta al passato, all'istinto, al preistorico e preconscio (Flashback); l'altra volta al futuro che esso sa anticipare in virtù della "istintiva preparazione e disponibilità dei fattori che determinano la sorte dell'uomo" (Flashforward). Una conoscenza completa della struttura inconscia presente in ogni individuo fin dalla sua origine permetterebbe di preannunciarne ampiamente il destino.

Il tempo dell'isola NON è il tempo della realtà perchè

Generalmente la coscienza pensa senza tenere in considerazione le precondizioni ancestrali e senza calcolare l'influsso di questo fattore a priori sul modo in cui si configura il destino. Se noi pensiamo in termini di anni, l'inconscio pensa e vive in termini di millenni. (...) Processi e funzioni psichiche esistevano ben prima che vi fosse una coscienza dell'Io. L'aver pensieri fu una realtà ben anteriore a quella in cui l'uomo potè dire sono consapevole di pensare".
L'inconscio ha a disposizione molti più dati della piccola e giovane coscienza ed esso riesce quindi ad avere una visione più globale ed integrata che gli permette di suggerire soluzioni sensate. L'inconscio, che esisteva e "funzionava" già prima della coscienza, continua ora accanto ad essa, con o senza il suo appoggio e, come per la coscienza "primitiva", anche per la nostra coscienza "civilizzata" il rischio di "perdere l'anima" in virtù di possessioni, fascinazioni, incantesimi, persiste ed anzi aumenta col crescente impallidire dei simboli trascendenti esteriorizzati che in passato ci salvaguardavano dai movimenti dell'inconscio.
Il bisogno spirituale che quei simboli andavano a realizzare ora non può essere più soddisfatto se non ritrovando quei simboli là dove da sempre risiedono.


ANIMA

Il Non-Jacob, il ragazzo in nero, è spinto dall'anima, ovvero il fantasma della madre reale, a cercare di staccarsi dalla morbosa pazzia della Grande madre.

"Tutto quel che l'Anima tocca diventa numinoso, cioè assoluto, pericoloso, soggetto a tabù, magico (...)
In quanto vuole la vita, l'Anima vuole il bene e il male (...) crede nel bello e nel buono (...)


Nel processo di individuazione, il soggetto è costretto a staccarsi dalla madre e a cercare la sorgente luminosa del SE'

Il primo momento dell'incontro con l'Anima è generalmente segnato dal suo lato elfico irrazionale ove saggezza e follia sono una cosa sola. Essa sospinge la nostra vita in un'ondata di caos ove tutti i nostri riferimenti, i nostri parametri crollano, ove la sconfitta del nostro Io è totale.

Io-Jacob prende a cazzotti Io-nonJacob. Io non-jacob inizia a perdersi nella molteplicità del divenire umano, da che era un tuttuno con la Grande madre. La ricerca del sè procedera attraverso la fatica e il dolore.

JACOB E L'OMBRA

Il momento del distacco porterà gli eventi verso un conflitto apparentemente negativo. La grande madre rivela a Jacob la fonte del SE' ma non potra bagnarvisi. Per questo vi getterà la sua ombra, il non-jacob.

L'atto riflessivo su noi stessi, accompagnato dall'ausilio dell'inconscio stimolato, ci restituisce anche ciò che di noi non amiamo vedere.
L'Ombra è quindi la figura negativa portatrice dei nostri limiti.
Incontrarla, un po' ridicola e un po' minacciosa, significa accettarla e, accettandola, permetterle di offrire quanto di prezioso racchiude in se stessa: non scordiamo che ogni simbolo è ambivalente e che ogni negativo è ponte verso un positivo e viceversa in un costante gioco dialettico

Non-Jacob si brucia presto, non è pronto ad affrontare l'individuazione, e viene relegato al ruolo di Ombra da Io-Jacob: diventa il fumo nero, il lato oscuro, apparentemente, presente sull'isola a giudicare i vivi e i morti

A questo punto della storia, vediamo come i personaggi giunti sull'isola entreranno a far parte delle squadre degli archetipi.


Come si risolverà il conflitto? E' necessaria la conciliazione degli opposti perchè l'individuo raggiunga la fonte del SE'


IL VECCHIO SAGGIO
Questo avverrà nel momento in cui l'IO passerà attraverso una terza fase, l'incontro con il VECCHIO SAGGIO.


Il Vecchio Saggio rappresenta tutto ciò che l'individuo sta per diventare dopo aver attraversato le fasi precedenti, un uomo, un saggio che sa, che ha conosciuto il passato, il presente e il futuro. Il Vecchio Saggio è capace di districarsi dalla tela appiccicosa dell'Anima e dalle battaglie furenti dell'Animus e come tale viene rappresentato come un consigliere, un filosofo, un esperto in materia. La sua non comprensione può tenere saldo l'individuo nella sua situazione bloccandone l'evoluzione che rappresenta.

Il vecchio saggio può essere anche inteso come un medico, colui in grado di riparare le cose, un pastore di anime.

Attraversando gli archetipi indenne, l'IO giungerà al SE'. Tale archetipo è la summa del percorso di individuazione, il fine dell'individuo che si dispiega avanti a lui, come un fiore che sboccia.

La filosofia buddista, e anche in alcuni tratti quella taoista e induista, è indirizzata verso la liberazione dell'indiviuo dal Saṃsāra verso il Nirvana tramite l'illuminazione. Jung scrisse un saggio riguardante un testo cinese sacro tradotto in "Il Segreto del Fiore d'Oro". In quel saggio notò e mise in luce i parallelismi tra le sue teorie psicoanalitiche dell'individuazione e le idee di consapevolezza spirituale e liberazione dall'eterno ciclo della vita dell'uomo.

Scopo del Se’ è la consapevolezza ed unione degli opposti che sono alla base dell’esperienza umana: conoscerli ed equilibrarli senza volerne eliminare la carica energetica di opposizione.

Riuscirà Jack Sheperd a riunificare Jacob-nonJacob?


WWWgrafia

http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_Madre
http://it.wikipedia.org/wiki/Individuazione
http://www.lilianamatteucci.it/archetipo.htm
http://www.geagea.com/33indi/33_08.htm
http://guide.supereva.it/sogni/interventi/2008/07/334637.shtml

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ILLUMINANTE.BRAVO!

Anonimo ha detto...

mooolto bello questo post...

Informazioni personali

Cerca nel blog

Caricamento in corso...