lunedì 1 febbraio 2010

“Cagatar – E' inutile versare blu, una merda non diventa un cielo stellato”

Barzo & Havana e la visione contemporanea di AVATAR: una critica a 4 mani


B

Aspetto Avatar. Si, perchè oramai la mia regola cardine nei confronti del cinema è "se esce un film e senti che fa parte della tua storia personale, devi vederlo incurante della massa".
La massa mi ha fatto evitare l'incontro coi Nirvana fino al '98, e quello coi beatles fino al 2000 e oltre (male). La massa mi ha evitato di vedere Titanic e Ghost fino ad oggi (bene).
Ora decido Io. Sento che Avatar, per via di qui cosi blu che popolano il film, fa parte della mia vita personale. Posso trovarci le risposte che cercavo.
Penso non esista una critica che possa essere definita oggettiva, sono giunto alla seguente conclusione: ogni Film VA visto se inconsciamente si ritiene che possa agire in qualche modo catartico sulla propria vita.

Per tale oscura ragione in qualche modo convinco havana, dopo il campari, a giocarsi questa chance: dovrò convincerlo che AVATAR potrà comunicargli qualcosa, come ritengo possa fare a me. Non la massa, ma AVATAR ci ha scelto per comunicarci qualcosa sull'attuale stato dell'arte del cinema di massa.



H


La prima cosa che gli dico, posando il bicchiere sul tavolo è: "Mi farà cagare e sono pronto a dirne malissimo anche qualora dovesse piacermi". Ammetto che non è la maniera migliore per pormi, di fronte a un film che devo ancora vedere, soprattutto se questo film è Avatar e Avatar è semplicemente IL FILM, in questo preciso momento delle nostre vite di uomini, ma non mi sento benissimo, fa freddo, sto lavorando troppo e, in generale, mi sembra sempre che come tendo i padiglioni auricolari qualcuno stia parlando del 3D. Cosa dovrei farmene io della terza dimensione? Perché tutti hanno perso la testa per questa terza dimensione? La cosa bella del cinema è che appiattisce, ridimensiona, semplifica, oppure complica, ma di certo cambia, il cinema, modifica, prende la realtà e le dà due o tre martellate qua e là e questa realtà diventa qualcosa d'altro, sempre realtà, per carità, altrimenti che cinema sarebbe?, ma una realtà, benedetto iddio, diversa da quella che ci circonda già tutti i giorni della nostra vita.

Guardo Barzo prendere posto al cinema: mi sembra tranquillo mentre pulisce con un panno umidificato quegli stupidi occhialini. Io sto ancora riflettendo su una questione molto bidimensionale che non mi lascia sereno: davvero ho consegnato un biglietto da 10 euro alla cassiera e quella non mi ha dato indietro neanche una moneta di resto?



B

Lo sguardo esterrefatto di havana davanti alla carenza di moneta, meglio nota come resto, si riallaccia al mio... davvero non ho 2.5 euro, come minimo, da addizionare ai pochi spicci in tasca per concedermi al secondo piacere del cinema dopo i trailer iniziali, ovvero il pop corn? Il popcorn, una grandiosa invenzione umana, il più riuscito effetto speciale che dalla bidimensionalità del mais esplode in un fiocco miracoloso?
Ecco, forse è questo il dannato 3d?
Fin da piccolo ero incuriosito da questa visione uber-stereoscopica. Ma pensandoci bene, perchè dare profondità dove non serve? Perchè stuprare la prospettiva?
Indosso impacciato gli occhiali, e già qualcosa mi turba. Dove sono? Perchè vedo tutto scurito? Perchè non sento il contatto con lo schermo?
Il mio occhio sente carenza di luce, sente puzza di illusione, sente poca carne al fuoco e molto fumo a 3 dimensioni.
Non avrà mica ragione havana ad accanirsi contro questa tecnologia? Ma non importa, la storia sarà avvincente, innovativa, maestra di vita.
Cosa aspettarsi dal creatore di Alien e Terminator?? Certo, lo stesso regista ha violentato Batman, non glielo perdonerò mai!

Ma via, l'astronave decolla, e già immagino Kubrik rivoltarsi nella tomba. Quella vivida luminosa creatura che vaga nello spazio non mi fa provare neanche un milionesimo dei brividi generati dalla cullante atmosfera della scena del passaggio dall'osso al walzer di strauss.

E la mia fiducia inizia a diminuire. Ma la storia sarà...



H


Il tizio della Base fa un tiro di golf, centrando una tazza riversa sul pavimento con la pallina. E' esattamente questo il momento in cui capisco che il 3D è una stronzata senza speranza. La tazza è inquadrata in modo tale che la pallina sembri arrivarti direttamente in bocca. Qualcuno intorno a me sogghigna e anche io, onestamente: l'effetto è curioso, mi viene in mente Gardaland, mi vengono in mente quei parcogiochi pazzeschi, dove era tutto una meraviglia. Poi, però, mi viene in mente anche un'altra serie di cose: il fatto che ho pagato 10 euro, per esempio. Il fatto che non ho più 8 anni, anche. La questione relativa al fatto che Cameron, il regista di questo film, ha impiegato due lustri per scrivere quella che finora è una serie di stronzate vestite a festa. Ok, mi dico, rallenta, calma, fermati. Ti stai godendo il primo film della storia autenticamente in 3D: è un esperimento, è chiaro? Guarda Barzo, guarda come è sereno lui: sorride, con quegli occhialetti sul naso, si gratta un ginocchio. Fai come lui, goditi lo spettacolo, grattati un ginocchio: ormai i soldi sono andati, cazzi di Cameron se ha impiegato 10 anni per tirare su una specie di astro-panettone col Viagra. Respira, ohm, respira, concentrati, guarda che spettacolo: guarda se non sembra di essere DAVVERO all'interno di questa stanza, insieme a tutti gli altri attori. E' il primo film autenticamente in 3D della storia del cinema, mi ripeto, come un mantra, mentre sento, lo avverto nitidamente, che gli occhialini mi stanno scavando due fastidiose virgole rosa nella carne del naso.

Dopo un'ora di 3D-visione sospetto che manchi qualcosa. Che ne è stato della Terra? Che è successo agli umani? C'è stata una catastrofe nucleare? Un'inondazione? Le cavallette? Gasparri presidente del Consiglio? E che ne è stato dell'ironia? Cristo, sto qui seduto al caldo da 75 minuti e non c'è scappato un sorriso neanche a pagarlo. Una battuta, una scena dissacrante, autoironica: niente. Non pretendo Mel Brooks, però a tutto c'è un limite. Va bene, va bene: il Puffo Gigante che tocca i 3D-fiorellini e i 3D-fiorellini che si chiudono uno via l'altro: quella lì è una scena almeno un po' ironica, no? Il Puffo Gigante chiude tutti i fiorellini fino a quando, a un certo punto, spunta questo grande rinoceronte-dinosauro, allorché il Puffo Gigante si fa spavaldo, non scappa, e anzi lo sfida, sfida il rinoceronte-dinosauro, che tra lo stupore generale, anziché fare 3D-polpette del Puffo Gigante, prende e scappa, così che il Puffo Gigante se la senta legittimamente calda, cazzarola, ha fatto scappare un 3D-coso abnorme con la sola forza dello sguardo, vorrei vedere voi, e infatti gli comincia ad urlare, al rinocerontone in fuga, gli dice: ah, hai visto? Te l'avevo detto che era meglio se te ne andavi, stronzo, io sono un duro, con me mica si scherza, pfui, e roba simile, solo che poi la visuale si 3D-allarga noi 3D-capiamo il vero 3D-motivo per cui, effettivamente, il 3D-sauro di prima si era dato a zampe levate: non già la grinta del Puffo Gigante ma un altro, ben più grosso, 3D-mostro alle sue spalle, quello sì in grado di 3D-terrorizzare il 3D-sauro. Eddai, mi dico da solo, dietro le lenti speciali, questa è una bella scena ironica: ok, vecchia e abusata come le scale scricchiolanti di una casa in un film horror, ma almeno è qualcosa. Magari 10 anni per scrivere una puttanata simile sono un po' troppi, ma diamogliela una possibilità a questo Cameron. In fondo è un grandissimo autore e poi ha avuto il coraggio, mica da poco, di inserire delle tematiche ambientaliste e antimilitariste in un film che potenzialmente potrebbe diventare il più visto della storia. E' un motivo, questo, o non è un motivo per dargli fiducia?

Sì, cazzo!
Sì. Faccio come Barzo: mi rilasso. Non rido, pazienza: le scene si succedono tutte uguali, pazienza, non siamo qui per questo. Il personaggio principale è forse il personaggio principale più piatto che si sia mai visto in un'opera di immaginazione, PAZIENZA: noi-non-siamo-qui-per-questo e poi c'è il 3D. Infatti mi 3D-rilasso: ci sto riuscendo. Sigourney Weaver è un co-protagonista del tutto inutile: me ne renderò conto più tardi, quando il suo personaggio morirà e a nessuno fregherà un cazzo, epperò PAZIENZA, perché non-siamo-qui-per-questo, non siamo qui per i dialoghi, non siamo qui per la sceneggiatura, non siamo qui per la storia, non siamo qui per i personaggi, non siamo qui per i contenuti.

"Barzo", gli domando sottovoce, "Ma allora perché cazzo siamo qui, porcod...?".



B


continuo a grattarmi il ginocchio irritato ogni 15 minuti. Il ginocchio è irritato, ma l'ambiguità è del concetto è valida, perchè inizio a irritarmi anche io. Mi gratto per restare sveglio. Sono passate quante? Un'ora? un'ora e mezza? Mi sono già addormentato 4 volte.


Ricordo a malapena una Sigourney Weaver, fuori luogo quante le urla della vicina di casa durante la pennichella pomeridiana. Non che questa sottospecie di amazzone abbia mai risvegliato in me istinti erotici (se escludiamo Ghostbuster e le scene di possessione, ma ero giovane e ingenuo); ora addirittura d-e-t-e-s-t-a-r-l-a ... non pensavo di arrivare a tanto.

La top 5 delle cose che ho detestato fra un pisolino e l'altro:

- gli occhiali unti che mi hanno rifilato per 10 euro (e il pensiero di doverglieli RESTITUIRE a fine film ...)

- la canotta di sigourney weaver e il suo tono patetico da ambientalista radicalchic amica dei viagroni

- quel coso di plastica a capo dei marines, una versione sintetica del caporedazione di Peter Parker ma simpatico quanto un gol di rocchi al 92mo

- la banalità di qualsiasi discorso pronunciato dal protagonista

- la prevedibilità di qualsiasi scena

esempi:

ce sta er viagrone che finisce nella giungla notturna de pandora a fa er coatto col fiaccolone.
"tanto fra due minuti arriva la viagrona e lo salva, poi se nnamoreranno poi però lei scopre che lui è imbucato degli umani e quindi lei gli rinfaccia di avergliela data e lo caccia dalla tribù poi però tanto alla fine vincono i bluoni, secondo me ce scappa pure il morto, sicuramente sarà (lo spero vivamente) sigourney inutile weaver, lui se incarna nell'avatar per sempre e vissero tutti felici e contenti.

Ok... che ci sto a fare qui? Dov'erano tutte le risposte alle mie domande?... la speranza di una nuova intuizione del reale, la definizione di mondi onirici, la presenza di una nuova esperienza a la Matrix?

Non c'è. E io mi sento defraudato. Sento havana bestemmiare e chiedermi il perchè della nostra esistenza nel qui-ed-ora del cinema tal dei tali.

Siamo qui per assistere alla deriva dell'uomo moderno. Alle lacrime della vicina di posto durante la scena di.. oddio perchè piangeva? non lo ricordo...? cosa c'era da emozionarsi? era la prima volta al cinema? non aveva visto la Bella e la bestia? Lì c'erano dialoghi, c'era cinema di formazione, c'era evoluzione di uno spirito e speranza per un mondo migliore. C'era dolore e passione. C'era purezza e purificazione. E poi Lumiere faceva ridere.

Qui c'era solo speranza di tornare al più presto a far gustare alle mie pupille CINEMA senza filtri, senza dimensioni altre, senza profondità.

"Hava', qui cianno inculato. Qui si è cercato di far godere l'occhio, si è rinnegato il sacro proverbio "anche l'occhio vuole la sua parte...". Qui hanno dato tutto all'occhio, non hanno lasciato nulla alla mente, al cuore, neanche a una piccolissima erezione"...



H


"Dobbiamo andarcene da qui".
"Addirittura?".
"Sì! Dobbiamo andarcene, dobbiamo dare un segnale all'Umanità".
Barzo mi guarda da sotto gli occhialini. Sembriamo due rincoglioniti con un grave problema di miopia: "Abbiamo pagato 10 euro e te ne vuoi andare?".
Ha ragione. In fondo stavo o non stavo facendo un esercizio di sublimazione? Ero a buon punto. Lo dico a Barzo:
"Forse possiamo farcela...".
Il problema è che adesso c'è la Grande lotta tra il progresso-cacca e la natura-cioccolata: forse sto assistendo all'ora di cinema più insulso che mi sia mai capitato di incontrare. E' talmente chiaro dove il tutto andrà a parare e COME ci andrà che comincio a pensare che no, non è possibile: ci sarà un colpo di scena irreversibile che ci farà appannare gli occhialini. Il progresso-cacca sta sparando dei razzi abnormi contro un monumentale albero pieno di tradizione e ricordi-vivi e gli indigeni sono talmente ovvi nella loro rappresentazione manichea di bene ("noi siamo degni perché difendiamo la Terra e voi no perché lucrate, pappappero") che mi metto a tifare immediatamente per i tizi in divisa.

"In fondo è un bel messaggio", dico a Barzo, cercando di trovare un senso, l'unico che il film può assicurare. Barzo mi guarda, o almeno credo perché ora come ora assomiglia alla Mosca di Kafka. "C'era bisogno di Avatar e di Cameron per questo?", mi fa. Torno a guardare lo schermo: il capo dei CATTIVI ha appena detto la frase: "Vieni da paparino!". Mi levo gli occhiali: forse siamo su Scherzi a Parte. Mi rimetto gli occhiali: "Ha detto proprio così?", chiedo a Barzo che annuisce in un modo lento e implacabile. Ok, penso: forse è una parodia. Non sto capendo una brillante parodia, ecco tutto: Cameron ci sta strizzando l'occhio, ci sta rappresentando l'esercito americano, ci sta rappresentando le invasioni imperialiste. Quella pietra preziosa è l'equivalente del petrolio: Pandora è l'Afghanistan o vattelapesca. Funziona, in fondo. Certo, avere 12 anni aiuterebbe nel processo di immedesimazione, ma non si può volere tutto dalla vita.

Così Sigourney Weaver muore. Io cerco di ricordarmi una sola scena in cui Sigourney Weaver sia servita o una frase da lei pronunciata degna di questo nome, ma l'esercizio mnemonico si interrompe quando proprio lei, morendo, fa LA BATTUTA sui campioni da prelevare e qualcuno in sala, finalmente, sorride. Non può finire come credo, non può finire come credo, non può finire come credo. "Non può finire come credo!", dico a Barzo. Un istante dopo un tizio si gira verso di noi e inspiegabilmente ci dice: "Se non la fate finita vi torturo". Eloquente, ma io non posso accettare tale scempio dell'intelligenza. Allora mi alzo, mi alzo nel bel mezzo di una meravigliosa lotta all'ultimo sangue tra l'ED209 di Robocop e un Puffo Gigante Femmina (che chissàààà coooomeeee andrààààà aaaa finiiireeeeee!) e mi rivolgo a tutti, nessuno escluso: "Ma come fate?! Come fate!? Davvero vi piace questa stronzata?! Rispondetemi!". Barzo cerca di farmi ragionare, mi strattona per il jeans, ottenendo l'effetto contrario. Si accendono le luci in sala, la gente impiega un po' per capire che tutto sta succedendo veramente e non è un altro effetto 3D. "Vi rendete conto che questo film renderà il cinema un posto peggiore?! Vi rendete conto che stiamo andando verso l'appiattimento assoluto?! Vi rendete conto che non avete visto NIENTE per 241 minuti eppure vi diranno che avete visto MOLTISSIMO?!". Silenzio in sala. Qualche colpo di tosse. Salgo in piedi sul mio seggiolino: "Ditemi una sola scena che vi ha stupito di questo film! Una sola scena che non abbiate già visto in qualche altro film, fatta meglio, senza questa puttanata colossale!" e così dicendo stritolo gli occhialini 3D che mi sono stati dati all'entrata. "Gandalf che entrava a cavallo di Ombromanto a Minas Tirith, con i palazzi bianchi che si avvicinavano, QUELLO era stupefacente!". Si solleva qualche timido applauso. "Santoddio, come siete usciti dal cinema dopo aver visto Gran Torino!? Eh!? Ricordatevi come siete usciti dal cinema dopo quella visione e rendetevi conto della differenza!". Gridolini di approvazione. Barzo mi sussurra all'orecchio: "Ora stai facendo del populismo...". Lo guardo severo: "No, amico mio, io sto salvando il cinema". "Suvvia", mi fa lui, "Dicevano così anche del telefono".



B

poi ripenso ai quattro hobbit in mezzo alla piazza che ricevono l'inchino del futuro re Aragorn e di tutto il popolo. Quei 4 miseri ammassi di piedi e peli ricevono l'omaggio da parte dell'umanità salvata dalle tenebre dell'occhio che vede...
... e che voleva tutta la parte.

ecco la lezione!

havana... guarda l'occhialino di Sauron, è lui, il signore del 3d che vuole ridurre il popolo all'imbarbarimento culturale!
ed ora tu, novello frodo, hai in mano il fardello di far comprendere al mondo che il 3D... è una cagata pazzesca da gettare nel fuoco eterno!

un occhiale per domarli,

un occhiale per trovarli...

un occhiale per ghermirli

e nel 3d incatenarli

gollum cameron se la ride beffardo, ma d'altronde come sarà fatto sto cameron? cioè io penso a cameron diaz, a cameron crow ed elizabetown, non riesco a immaginare questo tizio che sta dietro le quinte di questo enorme scherzo.

Sento applaudire il popolino, ma non è per te havana. E' l'ennesima dimostrazione di quanto siano volgari. L'applauso durante i titoli di coda. Chi cazzo sente l'applauso? Chi cazzo applaudite?? Il venditore di bomboniere che all'intervallo vi ha deliziato con bonbon sciolti di cioccolato, tanto per farvi capire in anticipo come andava a concludersi il film?

chi merita tanto? O forse il regista è collegato via occhialino di Sauron e sta lì ad eccitarsi ad ogni fine proiezione grazie al vostro clapclap?

o forse vi battete, infoiati da quell'orgia di viagroni intorno al simbolo fallico dell'albero della vita, sperando che sigourny weaver risorga ed inizi a dire qualcosa di sensato?

che poi fra una pennica e l'altra non mi ero accorto che la viagrona in canotta lesbo era finita pure lei imbucata fra i puffi giganti.

Però havana devi ammettere che questa è stata tutta una metafora degli ultimi mondiali di calcio: gli azzurri in difficoltà son stati salvati dal capitano, l'uccello giallorosso. Ecco, il film è stato inutile ma resta questa lezione di vita.

Ora potrei farvi conoscere l'havanapensiero su totti, ma sarebbe è un'altra storia... eppure prima di lasciare il cinema devo sottolineare la tristezza che ha colto anche me nel sentire quell'enorme bigjim da centro anziani urlare "vieni da paparino".

E mi resta un altro grande dubbio... come possono gli USA navy essere stati sconfitti dai na'vi?

e soprattutto perchè havana riesce a surclassarmi tutte le volte? col suo savoir faire e la sua parlantina da willy wonka nella fabbrica della scrittura creativa, mi ha convinto a parlare male di avatar.

o forse è stato avatar a convincermi.



CONCLUSIONI


da – La versione di Barney


Una sera Clara camminava su e giù fumando una sigaretta dopo l'altra, mentre io leggevo sul divano ignorandola ostentatamente. All'improvviso si girò come una furia e mi strappò il libro di mano. Era Molloy, nella traduzione di Austrin Wainhouse. "Come fai a leggere questa sciacquatura di palle?" mi chiese.
Me l'aveva servita su un piatto d'argento. Le citai subito uno dei suoi poeti preferiti: "Una volta William Blake scrisse una lettera a un tale che gli aveva commissionato quattro acquarelli, salvo poi trovarli tutt'altro che di suo gusto. 'Ciò che è grande ai mediocri appare oscuro'. E ancora: 'Ciò che anche un idiota può afferrare non è degno di me'. Voglio dire che il problema forse sei tu, non Beckett.

martedì 19 gennaio 2010

L'uovo luminoso, il cuore e Avatar



E' nato prima l'uovo o la gallina? Questa domanda non ha ragione di esistere in quanto presso tutte le tradizioni l'uovo non è tanto simbolo di un qualcosa di statico, un punto iniziale definito da contrapporre ad un opposto.

La caratteristica principale dell'uovo è quella di racchiudere un processo di trasformazione; altra caratteristica è la forma, appunto, ovoidale.

Di forma ovoidale sono i simboli principali del CENTRO vitale (il cuore, l'omphalos di Delfi centro del mondo).


Omphalos - Ombelico di Delfi

Secondo Guenon, l'uovo è il simbolo del cosmo ma non sel suo stato di completa manifestazione, bensì di ciò a partire dal quale si effettuerà lo sviluppo successivo. Trasformazione da un punto verso ogni direzione.

Come nella caverna (vedi il mito della caverna; ma anche cristo nasce e risorge in una grotta/caverna) e nel cuore, l'uovo contiene il germe spirituale, l'embrione d'oro, l'AVATAR primordiale.




Presso la religione Induista, un avatar o avatara è l'assunzione di un corpo fisico da parte di Dio o di uno dei Suoi aspetti. Questa parola deriva dalla lingua sanscrita e significa "disceso"; nella tradizione religiosa induista consiste nella deliberata incarnazione di un Deva, o del Signore stesso, in un corpo fisico al fine di svolgere determinati compiti. Questo termine viene usato principalmente per definire le diverse incarnazioni di Vishnu, tra cui si possono annoverare Krishna e Rama.

Brahma si rinchiude nell'uovo del mondo (Brahmanda) per nascervi come Hiranyagarbha, il feto d'oro.


Hiranyagarbha (Devanagari: हिरण्यगर्भः ; literally the 'golden fetus' or 'golden womb', poetically rendered 'universal germ') is the source of the creation of the Universe or the manifested cosmos in Indian philosophy

L'oro è il sole dei metalli, dunque l'uovo-cuore del mondo ha caratteristiche ignee, è un nocciolo di immortalità e divinità. Per la legge "come in alto, così in basso", vediamo come questo si traduce nel microcosmo.

Questa luce, secondo la dottrina indiana dei chakra, risiede sopita alla base della colonna vertebrale, e viene risvegliata attraverso una seconda nascita passando attraverso il cuore.



Il corpo fisico è dunque un avatar in cui risiede il germoglio di divinità.

Ma attorno al corpo fisico si manifesta l'energia dell'anima e della divinità, in quello che presso gli sciamani toltechi viene definito UOVO LUMINOSO. Vediamo nel dettaglio la visione tolteca della realtà:

1. L’universo è un infinito agglomerato di campi di energia simili a fibre di luce.

2. Queste fibre di luce, chiamate emanazioni dell’Aquila, s’irradiano da una fonte di proporzioni inimmaginabili, chiamata metaforicamente l’Aquila.

3. Gli esseri umani sono composti anche loro da un numero incalcolabile degli stessi filiformi campi di energia. Queste emanazioni dell’Aquila formano un agglomerato chiuso che si manifesta come una sfera di luce dalle dimensioni corrispondenti a quelle del corpo della persona con le braccia estese lateralmente, apparendo quindi come un gigantesco uovo luminoso.

4. Solo una parte piccolissima delle fibre di luce all’interno di questo globo luminoso viene illuminata da un punto di intenso splendore situato sulla superficie dell’uovo.


5. La percezione si realizza quando i campi di energia del piccolo gruppo situato intorno al punto d’intenso splendore estendono la propria luce fino ad illuminare identici campi di energia all’esterno dell’uovo.
Siccome solo i campi energetici illuminati dal punto di intenso splendore sono percepibili, questo punto viene chiamato “il punto dove viene assemblata la percezione” o, semplicemente il “Punto d’assemblaggio” (Punto d’unione).



6. Il Punto d’assemblaggio può essere spostato dalla sua posizione abituale sulla superficie dell’uovo ad un’altra posizione sulla superficie oppure all’interno.
Dato che lo splendore del Punto d’assemblaggio fa brillare tutti i campi energetici con i quali viene a contatto, quando esso si sposta fa immediatamente splendere nuovi campi energetici, rendendoli percepibili. Questa percezione si chiama vedere.


7. Quando il Punto d’assemblaggio si sposta, rende possibile la percezione di mondi completamente diversi, altrettanto obiettivi e reali di quelli che percepiamo di solito. Gli stregoni accedono a questi altri mondi per attingervi energia, potere, soluzione a problemi generali e particolari, o per trovarsi di fronte all’inimmaginabile.

8. L’Intento è la forza indescrivibile e smisurata diffusa nell’universo. Essa ci mette in grado di percepire. Noi non acquisiamo consapevolezza perché percepiamo, bensì riusciamo a percepire in conseguenza dell’intrusione e del peso dell’Intento.

9. Gli stregoni mirano a raggiungere lo stato di consapevolezza totale per sperimentare tutte le possibilità di percezione che l’uomo ha. Questo stato di consapevolezza implica perfino una morte alternativa.



Stando al punto 5, l'apparizione dell'uovo luminoso allo sciamano significa, il raggiungimento di un nuovo e più evoluto stato di percezione.

Il punto 7 è la trama di Avatar. Così come l'uomo ha raggiunto il pianeta attraverso un avatar, allo stesso modo esseri inorganici denominati Esploratori Blu (che probabilmente hanno generato la percezione della divinità blu induista) arrivano nel nostro mondo, presumibilmente negli stati di incoscienza generati dal sogno per quale scopo non è lecito conoscerlo.



Chiunque ha sognato questi esseri blu, oltre al sottoscritto, è pregato di segnalarlo nei commenti.

Notare la somiglianza fra gli esseri di Pandora e le divinità indiane





Appendici


Secondo questa filosofia, quando siamo giovani, il nostro uovo luminoso non si sarebbe ancora irrigidito e il punto d'unione scorrerebbe fluido. L'uovo degli umani sarebbe intersecato da "filamenti di energia", che produrrebbero percezioni, ma quando le persone crescono e vivono in una esistenza ordinaria (concentrandosi solo cioè sulla loro "prima attenzione"), concretizzerebbero solo una piccola parte di queste emanazioni, che diventerebbero quindi tutta la loro realtà percettiva, escludendo automaticamente tutti gli altri possibili mondi che invece potrebbero ugualmente essere raggiunti (attraverso le altre attenzioni possibili).

Castaneda afferma che ogni nostra sensazione, sentimento o azione, è determinata dalla posizione di questo punto di unione. Il movimento consapevole del punto di unione permetterebbe la percezione del mondo in maniera differente (realtà non ordinaria), nonché l'entrata in altri mondi veri e propri, diversi dal nostro, ma ugualmente "inglobanti" e "reali".

L'obiettivo di tutto questo sarebbe quello di raggiungere la "totalità di se stessi", ossia la piena percezione e dominio delle attenzioni.

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1993
– HarperCollins pubblica The Art of Dreaming di Castaneda. Inizia spiegando che in precedenza aveva raccontato del primo gruppo trovato per lui da don Juan, ma "non ho mai menzionato il secondo gruppo di apprendisti; don Juan non mi permise di farlo." [Anche se don Juan se ne era andato nel ’73, prima che fosse pubblicato L’isola del Tonal?] "Diceva che erano esclusivamente nel mio campo e che l’accordo che avevo con lui era di scrivere sul suo campo, non sul mio. Il secondo gruppo di apprendisti era estremamente compatto. Era composto soltanto da tre membri: una sognatrice, Florinda Donner-Grau; una cacciatrice all’agguato, Taisha Abelar; e una donna nagual, Carol Tiggs." p. x. Spiega inoltre che "mi ci vollero quindici anni di lavoro ininterrotto, dal 1973 al 1988, per immagazzinare energia sufficiente a sistemare ogni cosa in maniera lineare nella mia mente. Ricordai allora sequenze su sequenze di eventi di sogno, e riuscii infine a colmare alcuni apparenti vuoti di memoria….Essendo in possesso della maggior parte dei tasselli che formano le lezioni di don Juan sull’arte del sognare, mi piacerebbe spiegare, in un lavoro futuro, la posizione e gli interessi attuali dei suoi ultimi quattro studenti: Florinda Donner-Grau, Taisha Abelar, Carol Tiggs e me." p. xi. Carol Tiggs ritorna sulla scena quando Castaneda rivisita il suo salvataggio dal "mondo nebbioso e giallastro." Questa volta spiega che fu catturato lì dagli esseri inorganici, dopo aver dato voce al suo intento di salvare l’Esploratore Blu. Quando rinviene, don Juan gli spiega che aveva radunato "tutti quelli che sono riuscito a recuperare, specialmente Carol Tiggs," per precipitarsi nel reame degli esseri inorganici a salvarlo. p. 138. Rispondendo alle domande del gruppo che si chiedeva cosa bisognasse fare con l’esploratore, don Juan spiega, "È un problema molto serio, che questo nagual qui presente deve risolvere. Lui e Carol Tiggs sono gli unici che possono liberare l’esploratore." p. 140. In seguito l’emissario del sognare dà istruzioni a Castaneda su ciò che "Carol Tiggs e io dovevamo fare per liberare l’esploratore." p. 146.


Per approfondire il discorso dell'uovo Luminoso leggere QUI (va detto che l'ho trovato a lavoro concluso e ho trovato una sostanziale uniformità di vedute con l'autore di questo studio).

mercoledì 13 gennaio 2010

L'anno del gatto del Cheshire

L'apparizione della falce di luna in questa foto mi ha reso più semplice il passaggio al prossimo discorso, che ha come consueto obiettivo quello di far diventare lo smile (ovvero la follia controllata) il centro nevralgico del nostro modo di affrontare la vita, il sogno e la realtà.




Esiste l'anno del gatto? No, perchè anche lui è stato colpito dalla suina.

"Ci sono parecchie storie riguardanti i dodici animali dello zodiaco cinese, e su come siano stati scelti. In una leggenda, l'Imperatore di Giada, già sovrano del Cielo e della terra da parecchi anni, decise di visitare la Terra personalmente. Si stupì nell'ammirare le curiose creature terrestri. Decise di prenderne dodici, da portare al Cielo, per mostrarle agli esseri divini.

Gli animali che portò via furono: un topo, un gatto, un toro, una tigre, un coniglio, un drago, un serpente, un cavallo, una capra, una scimmia, una gallina, e un cane.

Il gatto, il più bello degli animali, chiese al topo di informarlo il giorno in cui l'Imperatore di Giada sarebbe venuto a prenderli. Ma il topo, geloso della bellezza del gatto paragonata alla sua, non lo informò. Conseguentemente, il gatto non si presentò all'arrivo dell'Imperatore di Giada, e fu sostituito con il maiale. L'Imperatore di Giada, affascinato dagli animali, decise di attribuire ad ognuno di essi un anno del calendario."


Dunque il topo, simbolo del terrore ripugnante e della paura più irrazionale (Topo gigio è il testimonial dell'aberrante campagna pro-vaccino anti influenza suina), fa perdere il diritto al gatto di guardarci dall'alto dei cieli e sorriderci. Ma nel corso dei secoli l'arte ha compiuto la sua vendetta silenziosa.

"Cheese" è la parola che associamo al sorriso quando stiamo per essere fotografati (quando distacchiamo la realtà, cogliamo l'attimo nella impressione fotografica). La realtà si ferma nel momento del sorriso. Cheese vuol dire formaggio, il cibo preferito dal topo. La paura si nutre del sorriso. Ma il gatto mangia il topo. E infatti, in questo continuo vizioso circolo del gattochesimordelacoda, nella regione del Cheshire veniva prodotto un formaggio il cui simbolo era un gatto, divenuto famoso come GATTO DEL CHESHIRE.


Il sorriso del gatto ricorda la luna,
la luna è fatta di formaggio...


Ma andiamo con ordine.

Alice nel paese delle meraviglie, si trova a tu per tu con un bambino affetto da "suina".



— Se non mi porto via questo bambino, — osservò Alice, — è certo che fra qualche giorno lo ammazzeranno; non sarebbe un assassinio l'abbandonarlo? — Disse le ultime parole a voce alta, e il poverino si mise a grugnire per risponderle (non starnutiva più allora). — Non grugnire, — disse Alice, — non è educazione esprimersi a codesto modo. Il bambino grugnì di nuovo, e Alice lo guardò ansiosamente in faccia per vedere che avesse. Aveva un naso troppo all'insù, e non c'era dubbio che rassomigliava più a un grugno che a un naso vero e proprio; e poi gli occhi gli stavano diventando così piccoli che non parevano di un bambino: in complesso quell'aspetto non piaceva ad Alice. "Forse singhiozzava", pensò, e lo guardò di nuovo negli occhi per vedere se ci fossero lagrime. Ma non ce n'erano. — Carino mio, se tu ti trasformi in un porcellino, — disse Alice seriamente, — non voglio aver più nulla a che fare con te. Bada dunque! — Il poverino si rimise a singhiozzare (o a grugnire, chi sa, era difficile dire) e si andò innanzi in silenzio per qualche tempo. Alice, intanto, cominciava a riflettere: "Che cosa ho da fare di questa creatura quando arrivo a casa?" allorchè quella creatura grugnì di nuovo e con tanta energia, che ella lo guardò in faccia sgomenta. Questa volta non c'era dubbio: era un porcellino vero e proprio, ed ella si convinse che era assurdo portarlo oltre. Così depose la bestiolina in terra, e si sentì sollevata quando la vide trottar via tranquillamente verso il bosco. — Se fosse cresciuto, sarebbe stato un ragazzo troppo brutto; ma diventerà un magnifico porco, credo. — E si ricordò di certi fanciulli che conosceva, i quali avrebbero potuto essere degli ottimi porcellini, e stava per dire: — Se si sapesse il vero modo di trasformarli... — quando sussultò di paura...


Arriva a questo punto della vicenda il personaggio che darà modo ad Alice di effettuare la sua SCELTA: il gatto del Cheshire, appunto, diventato non si sa come Stregatto. Non si tratta di un gatto stregato, come i traduttori disneyani vorrebbero simpaticamente farci intendere (al rogo!) , ma di un GHIGNAGATTO, come orribilmente ma almeno con un po' di buon senso è stato tradotto nei libri italiani.



Vorresti dirmi per dove debbo andare? — Dipende molto dal luogo dove vuoi andare, — rispose il Gatto. — Poco m'importa dove... — disse Alice. — Allora importa poco sapere per dove devi andare, — soggiunse il Gatto. —...purchè giunga in qualche parte, — riprese Alice come per spiegarsi meglio. — Oh certo vi giungerai! — disse il Gatto, non hai che da camminare. Alice sentì che quegli aveva ragione e tentò un'altra domanda. — Che razza di gente c'è in questi dintorni? — Da questa parte, — rispose il Gatto, facendo un cenno con la zampa destra, — abita un Cappellaio; e da questa parte, — indicando con l'altra zampa, — abita una Lepre di Marzo. Visita l'uno o l'altra, sono tutt'e due matti. — Ma io non voglio andare fra i matti, — osservò Alice. — Oh non ne puoi fare a meno, — disse il Gatto, — qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. — Come sai che io sia matta? — domandò Alice. — Tu sei matta, — disse il Gatto, — altrimenti non saresti venuta qui. Non parve una ragione sufficiente ad Alice, ma pure continuò: — E come sai che tu sei matto? — Intanto, — disse il Gatto, — un cane non è matto. Lo ammetti? — Ammettiamolo, — rispose Alice. — Bene, — continuò il Gatto, — un cane brontola quando è in collera, e agita la coda quando è contento. Ora io brontolo quando sono contento ed agito la coda quando sono triste. Dunque sono matto. — Io direi far le fusa e non già brontolare, — disse Alice. — Di' come ti pare, — rispose il Gatto. — Vai oggi dalla Regina a giocare a croquet? — Sì, che ci andrei, — disse Alice, — ma non sono stata ancora invitata. — Mi rivedrai da lei, — disse il Gatto, e scomparve.


Il ghigno del gatto ci pone di fronte alla nostra follia. Ma non è la follia del cappellaio matto, è una follia dotata di logica. Una follia controllata appunto:

Ora, quando una qualunque ottava investe il guerriero, in termini assoluti questi si trova a diretto contatto con la Morte e ciò scatena la sua paura. Una paura che sgorga direttamente dal centro emozionale e che, tramite un processo meccanico e tremendamente veloce, si trasforma in ciò che Gurdjieff chiamava emozione negativa.
Divenire preda di tali emozioni negative è fatto tanto repentino, quanto inevitabile.
Questo accade perché il centro emozionale lavora ad una velocità molto superiore a quella del centro intellettuale; ne consegue che per noi, almeno all’inizio e per diverso tempo, risulta impossibile controllare tali emozioni. Siamo troppo lenti.
Praticare l’Agguato significa rendere il centro intellettuale tanto veloce e tanto fluido da riuscire a controllare il centro emozionale, rendendo in tal modo possibile il vero “miracolo”: la trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive.
Questo si può fare solo cercando di ridere ogniqualvolta le emozioni negative si manifestano. Si tratta di una tecnica che va messa in atto da subito, anche se all’inizio e per chissà quanto tempo, sembrerà impossibile da realizzare.
Quando angoscia e paura erompono in voi per effetto della pressione esterna o interna, ciò che dovete cercare di fare è proprio e solo questo: ridere.

Sarà una risata che vi seppellirà...

Con chi parli? — domandò il Re che s'era avvicinato ad Alice, e osservava la testa del Gatto con grande curiosità. — Con un mio amico... il Ghignagatto, — disse Alice; — vorrei presentarlo a Vostra Maestà. — Quel suo sguardo non mi piace, — rispose il Re; — però se vuole, può baciarmi la mano. — Non ho questo desiderio, — osservò il Gatto. — Non essere insolente, — disse il Re, — e non mi guardare in quel modo. — E parlando si rifugiò dietro Alice. — Un gatto può guardare in faccia a un re, — osservò Alice, — l'ho letto in qualche libro, ma non ricordo dove.

Arriva a breve la versione di Tim Burton di Alice nel paese delle meraviglie... sarà questo l'anno del gatto del Cheshire?


Il gatto del cheshire, il sorriso
e la follia, la vita
lo sguardo imperscrutabile
il mondo invisibile della scelta
di qua o di là
la ragione superiore
l'anima che conduce, mostrando i denti
ad un mondo nascosto
in cui volentieri
perdere la testa.




sabato 2 gennaio 2010

Varchi stellari



" Non c'è una via facile dalla terra alle stelle" L.A. Seneca


"Siamo figli delle stelle, pronipoti di sua maestà il denaro"






Stando all'antico detto del "come in alto, così in basso", il nostro io terreno troverebbe corrispondenza in un io celeste.
A livello psicologico, questo significa che esistono delle istanze soggettive che porterebbero l'essere umano dalle basse sfere dell'istinto alle alte istanze della ragione, attraverso il processo di individuazione.

Ovvero, l'uomo, nato imperfetto da una palude di fango, per mezzo dell'intervento di esseri superni (le istanze superiori dell'intelletto), tornerebbe nel suo reale luogo di provenienza: il cielo.

Questo percorso è facilmente riscontrabile nella tradizione che vuole l'umanità provenire dalla polvere delle "stelle" a cui un giorno tornerà ascendendo al cielo (così come Cristo e Maria, tanto per restare nella tradizione Cristiana).



A livello simbolico, dunque, la stella è il segnale che indica il passaggio focale di questo processo di trasformazione dell'uomo.



There's a starman waiting in the sky
He'd like to come and meet us
But he thinks he'd blow our minds
There's a starman waiting in the sky
He told us not to blow it
'Cause he knows it's all worthwhile
He told me:
Let the children lose it
Let the children use it
Let all the children boogie


Nei tarocchi, infatti, abbiamo la carta 17, le stelle: Monito di attenzione. Rappresenta la rinascita, la possibilità di rinnovamento, le opportunità concesseci. Rappresenta il sacrificio per l'elevazione.


"La Stella guida e illumina la via. La sua influenza è benefica e ispirante. È il tempo per visualizzare, sognare, avere grandi visioni. Come il cosmo sopra di noi è sconfinato, così il nostro pensiero deve volare libero e non avere limiti. Le nostre azioni deve essere pure e ispirate da alti ideali."

L'acqua presente nella figura suggerisce l'idea della purificazione e del rinnovamento. Ci si può rilassare sereni, certi che l'Universo è dalla nostra parte: le stelle ci proteggono e ci aiutano.
Dunque la stella è un simbolo efficace di questo processo di trasformazione e di viaggio verso il rinnovamento spirituale.

Poiché la coscienza è da sempre associata alla luce, Jung ipotizza che se l'inconscio visualizza luminosità multiple si ha a che fare con piccoli fenomeni della coscienza, mentre se la luce è monadica: singola stella o sole o occhio, essa simboleggia il Sè e ha valore rassicurante in quanto unifica ciò che la coscienza vive come frantumato o disordinato.

Struttura mandalica con stella

Quindi l'apparizione della stella nella vita dell'individuo è segno di un avvenuto passaggio di livello verso il raggiungimento dell'unificazione di una coscienza.

Per "riuscir a riveder le stelle", dunque è necessaria la presenza di un ponte di collegamento fra i nostri due mondi interiori.

Stargate: questa parola viene utilizzata come metafora per indicare un qualcosa che collega l'uomo tra due stadi d'evoluzione spirituale. "l'apertura dello stargate" indica l'illuminazione cosmica.




Esiste una letteratura infinita, fra il fantastico, il fantascientifico, il serio ed il faceto, su stargate, stelle di Orione, piramidi, ecc... ma non vorrei andare sullo specifico.

L'apparizione di una stella è dunque il momento decisivo per il passaggio verso un nuovo stadio di coscienza. Le stelle compaiono ad annunciare la nascita delle principali divinità.

Non trattiamo di stelle a 5 punte, ma di fenomeni celesti. La stella a 5 punte o 6 sono tutte rappresentazioni successive: la prima immagine archetipica che l'uomo antico ha delle stelle è sempre e comunque quella di un corpo celeste che ruota intorno ad un punto fisso e a cui dà il significato di un punto di arrivo per la propria evoluzione spirituale.

L'anima, proveniente dal cielo, è degradata a vivere sulla terra, e deve compiere il proprio sforzo per tornare un giorno fra le stelle. Così come nella favola di Oscar Wilde: Il Figlio delle stelle.



"L'amor che move il sol e l'altre stelle"


sabato 26 dicembre 2009

L'8 e il 9, e il 2009 che se ne va

Vi invito a leggere fino in fondo questo articolo apparentemente pieno di disgrazie, ma in realtà colmo di speranza.
L'anno funesto (apparentemente) si sta concludendo. Si aprono nuovi spiragli e nuove possibilità.

Questo articolo è dedicato alla memoria di due persone che non ci sono più, di due famiglie che sono rimaste, e di tutte le energie positive che sono state generati dai sacrifici avvenuti quest'anno.



"La Morte rappresenta il Cambiamento e la Trasformazione. Essa è vista come una fase del ciclo della vita, che quindi si inserisce in un percorso e porta rinnovamento"

Premessa: Sincronicità


Un certo incidente accade ad una certa persona in un certo momento in una maniera che assume per lui un significato speciale poiché rivela connessioni importanti molto significative nella vita di questa persona. Qualunque altro osservatore dello stesso avvenimento lo considererebbe un fenomeno casuale senza dargli un significato particolare. Per lui non c'è connessione sincronistica nell'avvenimento, e quindi a lui non dice nulla. Brigitte Hamann


Il Numero 9

L'anno che si sta concludendo, il 2009, può da una prima superficiale interpretazione risultare uno dei più funesti si a livello soggettivo di chi scrive, si a livello oggettivo universale. La crisi, la suina, gli attentati, il terremoto, le inondazioni. Cosa accade a livello energetico nel mondo?

Sembra quasi che l'inconscio collettivo sia portato a leggere nel 9 di 2009 il lento concludersi di un periodo, per cui si lascia andare e indulge nell'autoconvincimento che questo sia un anno di crisi. D'altronde, il 9 è l'ultimo numero della serie decimale. Sembra quasi che le coscienze collettive si facciano catturare da questa interpretazione negativa e si lascino suggestionare dalla fine di un ciclo.

Ma secondo l'antica legge dell'enantiadromia, il simbolo 9 possiede in se la doppia valenza di morte e di inizio, di fine di un ciclo ma anche di sviluppo di nuove possibilità.

"In ogni processo evolutivo c'è sempre una materia grezza che si trasforma e si affina. Passando attraverso le varie fasi del processo, la materia grezza perde le scorie che l'appesantiscono e finisce per assumere una natura più nobile."

"Restiamo nell'ambito della cabala pratica e vediamo ora quale significato essa attribuisce al numero 9. Nelle "Clavicole di Re Salomone" si legge che questo è il numero dell'iniziato, il grande numero magico. Nove, infatti, sono i gradi dell'iniziazione la quale, essendo una rigenerazione spirituale, avviene nel mistero. Sempre secondo i cabalisti questo numero, essendo il quadrato di tre e quindi tre volte trinitario, si riflette nel cielo nei nove cori degli angeli che governano le sfere celesti.
Sappiamo che con il 9 si conclude l'enneade, che era la base dell'antico sistema di numerazione greco e la lettera che vi corrisponde è la q, inizio della parola qeòV, che vuol dire Dio. È simbolo di verità totale, completa e immutabile perché il 9, moltiplicato per qualsiasi numero, non muta la sua identità giacché dà un prodotto che riproduce sempre il 9.
Per quanto riguarda quindi il significato da attribuire alla terna superiore del settenario, tutta la letteratura esoterica è concorde nel ravvisare in essa un contenuto di natura mistica, spirituale e divina.
"

9=3x3=3^2=IX IX=IV simmetrico 9=6 simmetrico

Il numero 8

In uno degli episodi di Fringe andati in onda nel 2008, uno dei casi viene risolti grazie alla presenza della "sfera magica", ovvero la caduta di una palla da biliardo: la numero 8 nera.


Broyle, capo della sezione FRINGE. Lo stesso attore nella serie LOST interpreta Abaddon.
Abaddon è un demone citato nell'Apocalisse ed in altre scritture sacre appartenenti alla cultura ebraica e cristiana.
Il suo nome deriva dall'ebraico, e significa perdizione. È la trascrizione di una parola ebraica utilizzata come nome proprio per indicare il nome dell'Angelo dell'Abisso nell'Apocalisse di Giovanni (cap.9, versetto 11 e cap. 20, versetto 1) simmetrico all'Angelo dell'Abisso in Giobbe (cap 33, versetti 23 e 24). Il nome ebraico Abbadon corrisponde al nome greco Apollyon (il distruttore), che può essere paragonato anche al dio Apollo. Poichè in Giobbe la sua figura è associata a quella dell'Angelo Alef, ovvero l'Arcangelo di Giosuè (cap 5, versetti 14 e 15) e di Giuda (cap 9), si può dedurre che si tratti dello stesso Arcangelo Michele, ovvero di Gesù Cristo nella sua natura pre-umana[senza fonte].
Per alcuni è il Capo dei demoni della settima gerarchia, Abbadon è il sovrano del pozzo senza fondo (Giuda Taddeo, VI) e il re di un esercito di cavallette dell'Apocalisse.


"La Magica palla 8, prodotta da Tyco Toys ed attualmente commercializzata da Mattel, è un giocattolo usato per prevedere la fortuna. È una sfera di plastica con l'aspetto di una grande palla 8 di biliardo, nera e bianca."



Nello stesso anno 200-8, il più grande mutamento avvenuto a livello planetario è l'elezione a presidente degli USA del nero Obama, che nel 2009 ha effettuato una storica visita in Cina.

L'8-8-08 sono iniziate in Cina le olimpiadi. Inoltre, l'8 messo in orizzontale è il simbolo dell'infinito, della ciclicità (nastro di Moebius).

"Nella concezione cinese l'8 è chiaramente considerato, come si è detto, un "numero positivo". Nella cultura indiana, invece, esso non ha connotazione né univocamente positiva né univocamente negativa, dato che si inserisce in quel sistema di pensiero che gradualmente dette origine nella Valle dell'Indo al concetto di karma, che è concetto ciclico dove ogni elemento, "negativo" o "positivo" che possa essere, si rapporta agli altri in una unità globale. In questa logica, l'8 indiano rappresenta i debiti contratti nella vita attuale e/o in quelle precedenti e che vanno "pagati" in quelle future attraverso un duro "lavoro" su se stessi; al tempo stesso rappresenta le esperienze acquisite nella vita attuale e/o in quelle precedenti, sulla base delle quali (siano esse positive o negative) tale duro lavoro sarà possibile.
In tale ambito si colloca nella concezione indiana, come elemento non totalizzante, la ricerca del danaro, del successo economico, di un elevato status, ma all'interno di una continua possibilità di capovolgimento del successo in insuccesso e dell'insuccesso in successo e comunque sulla base di una stretta osservanza di criteri di onestà, violando i quali il crollo materiale e di status sarà sicuro."

L'ottagono della Dharma Initiative - Lost

6-4-2009: il Terremoto a l'Aquila
"Cosa spinse i costruttori di questa città ad edificarla secondo la pianta di Gerusalemme e speculare alla costellazione dell' Aquila'?

Fu lo storico Crispomonti- continua Ceccarelli- a parlare per primo della straordinaria somiglianza della città Santa con il disegno delle mura dell'Aquila.
Osservando attentamente le due piante, si evidenziano molti particolari:
Il fiume Cedron scorre nella parte bassa della città, così come l'Aterno per l'Aquila. Le due città sorgono entrambe su colline, l'Aquila a 721 metri sul livello del mare e Gerusalemme a poco più, 750 metri. Verso nord c'è il monte del Tempio di Salomone come da noi c'è Collemaggio. E, infine, la piscina di Siloe (citata nella Bibbia come il luogo dove Gesù compì il miracolo della restituzione della vista) è localizzata esattamente come la Fontana delle 99 Cannelle: entrambe sono opere di ingegneria idraulica e entrambe sono adiacenti ad una porta muraria.

Le 99 Cannelle sono una fonte battesimale dei Cistercensi?

Fino a ieri la città è stata legata al binomio con ”il numero 99” (ogni persona racconta di 99 castelli, 99 chiese, 99 piazze e 99 fontane e un altro elemento dà ancora più colore alla leggenda: l’orologio della torre di Palazzo Margherita suona 99 rintocchi."

9-9-9

"La sequenza del 9 ripetuta tre volte - 9.9.9 - allinea l’essere umano, fisico, biologico, al suo sé espanso, all’unione galattica col suo multiplo, che è parte di sé e tuttavia ben oltre ciò che voi considerate voi stessi. E’ l’Uno che diviene 9.
La raggiante esperienza del 9 è multipla e sequenziale. Non usate la logica per un momento. E’ tempo che comprendiate quanti livelli coesistono insieme a quello spettro di esperienza che chiamate la vostra realtà, cioè come può dirsi multidimensionale un aspetto lineare.
La vostra ora segna 9.9.9 e vi dite: “Sono arrivato qui”. Noi invece guardiamo e vediamo che siete immersi nel ciclo infinito del 9, sopra e sotto di voi, cioè immersi nel divenire che si compie - nel 9 come metafora del compimento. Dunque voi siete lì, sul punto interassiale di tutti i vostri compimenti non lineari. Cercate di comprendere: siete nel punto d’intersezione di tutte le vostre vite, di tutte le vostre esperienze del Sé su questo piano dimensionale (la Terra), e su altri 9 livelli di esperienza. Compiere l’allineamento col 9 è l’aggancio con la realtà galattica del Sé, spostandovi dall’identificazione con la materia, all’identificazione col Divino in voi. E’ un allineamento che non esclude le parti più dense della vostra espressione, e non le sottomette ad altro, invece le porta a vibrare al livello dell’Unità. State diventando Uomini Universali, lo comprendete? State sciogliendo il legame karmico con la terra, la vostra logica di adempimento è finita, perché tutto è compiuto. State cioè sciogliendo la vostra prospettiva dimensionale che collega le cose in sequenza, e ciò significa che non avete più bisogno di regolare le questioni in sospeso secondo la misura dell’ego, ma potete e dovete misurarvi con l’infinità.
Non dovete più collegarvi alla Sorgente per chiedere, perché siete voi la Sorgente, né dovete più a fare qualcosa in opposizione a qualcos’altro, per equilibrare le energie. Siete l’Uno, avete tutte le possibilità in voi - perciò non chiedetevi se sarete in grado di farlo, e non metteteci un secolo per capirlo. Siate ciò che siete, e divenite il vostro più alto modello di vita sulla terra. Questo è il potenziale che avete. Questo è il compimento annunciato. Il 9 vi porta a riottenere quel collegamento perduto con la dimensione galattica umana, ed anche con la dimensione Angelica. Cioè l’esperienza dell’uomo diventerà molto più espansa di adesso. "

8-9 Giugno 2009

E veniamo al dunque.

Elvis Presley (il sole, la luce) nasce l'8 Gennaio, come mio padre.


Elvis @ Sun

Michael Jackson (la luna) muore nel giugno 2009, come mio padre.


Michael Jackson @ Moon

Più precisamente, mio padre muore l'8-6-09.
Il giorno dopo, 9-6-09 se ne va Mauro.

AGGIORNAMENTO

Dimenticavo: l'8-12-09, giorno dell'immacolata ('a maronna nella smorfia, mentre come suggerisce emilie il 9 è la figliolanza), gli smashing pumpkins pubblicano la prima delle prossime 44 canzoni del nuovo album.

A song for a son - "Canzone per un figlio"


This is a song for a star
This is a song for a space invader
Who flew into the sun
Never to return
Never to return
Coincidenze? Significati? Nulla di tutto ciò? Una parola sola: trasformazione.

Abraxas è il Dio duro a conoscere. Il suo potere è il più grande perché l’uomo non lo vede. Del sole egli vede il summum bonum, del demonio l’infimum malum; ma di Abraxas la VITA, indefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene e del male….Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano…Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio. Ogni cosa che create col Dio sole dà al demonio il potere di agire. Questo è il terribile Abraxas. (dal Sermone III- C.G. Jung)

Vi ho mostrato la strada, senza dirvi troppo. Traete le conclusioni, ovvero unificate il disco del sole (vita, luce, circolarità) alla falce della luna (morte, trasformazione, fasi, ciclo)





Buon anno nuovo!

martedì 3 novembre 2009

Di V, Y, X, scelte e agguati : prendere il toro per le corna

Questo articolo è un meta-articolo (nel senso sia che parla di se stesso, sia che è in simbiosi con il successivo)... volevo iniziare a sviscerare Parnassus, ma poi vista la difficoltà di inquadrare il nucleo del discorso (anche perchè Parnassus è un mosaico simbolico non lineare), è uscito fuori un nuovo frutto, che poi è il tema del presente.

Le lettere U, V, Y hanno molto in comune. Fra l'altro, la U inizia a esistere come lettera a sè rispetto alla V solo nel 1600, per cui in questo articolo parleremo solo di V e Y

http://it.wikipedia.org/wiki/Y
http://it.wikipedia.org/wiki/V

La Lettera V

Viene subito in mente V per vendetta, V di Visitors (una serie tv anni '80 che da stasera, 3 Novembre in america tornerà in auge grazie ad un remake).
V in numero romano indica il 5, e pare che i romani stessi indicassero il numero con un gesto simile a quello che fa oggi Ronaldihno quando esulta per i gol. Se ci fate caso, Ronaldinho quando fa questo gesto, ruota il polso, dando tridimensionalità alla V che va a creare un 8, simbolo di INFINITO.

Sembra un diavolo? o un toro?

Secondo uno dei miei prof del liceo, se V era il 5, per indicare il doppio ovvero 10, i romani raddoppiarono la V per cui indicavano il 10 con la X (V simmetrica).

I cromosomi X e Y determinano il sesso della persona: sono alla base della SCELTA del sesso dunque.

Il cromosoma X è l'8 cromosoma umano per dimensioni; venne denominato X proprio per la (sub)centralità del centromero, in contrapposizione all’Y che è un cromosoma acrocentrico (in cui i due bracci p sembrano uno solo).

Le femmine hanno una doppia X mentre i maschi XY


Dalla V della mano, aggiungiamo il braccio e formeremo una Y

La lettera Y

Y è un simbolo che indica la scelta. E' il simbolo del bivio, dell'opportunità di UNO di discernere il bene dal male e di andare per una delle due strade.



E' simboleggiato spesso dalla forcola, il bastone del pastore errante, del boscaiolo vagante.


Il diavolo incontra Robert Johnson ad un crocicchio, l'insieme di due bivi, una X in mezzo alla strada (la X non è mai il punto in cui scavare)




Il serpente ha la lingua biforcuta, e ci pone dinanzi a una scelta. Ma la scelta e l'opposizione è solo un inganno in quanto è possibile comprendere dentro di sè entrambe le posizioni, ovvero dissolvere l'enigma della scelta senza escludere uno dei due elementi, ma interiorizzandoli e superando la difficoltà attraverso la tecnica dell'agguato.


Prima di proseguire illustrando tale tecnica, in Parnassus le anime che attraversano lo specchio devono scegliere fra il mondo di Nick (il diavolo) e quello della felicità immaginativa (Parnasso). Il momento della scelta avviene su di un fiume (Y) e nick appare sotto le sembianze di un cobra dalla lingua biforcuta.

Y è la prima lettera del Tetragramma YHWH

PRENDERE IL TORO PER LE CORNA: l'arte dell'agguato

Y, U, V, ecco il toro con le sue corna. Ricorda la falce di luna e al toro riconduce il culto di Mitra, il vecchio culto soppiantato da quello dell'Agnello-Ariete Giudeo-cristiano, tradotto poi nel Pesce (ΙΧΘΥΣ, acronimo di Cristo). Recedendo nello Zodiaco, arriviamo presto alla prossima era dell'Acquario, ma questa è un'altra storia.

Torniamo al toro



Universalmente considerato come simbolo della fecondità nei tempi antichi, la testa del toro nell’antico Egitto fu soggetta a trattamenti particolari durante i riti sacrificali proprio per questa assimilazione simbolica fra la disposizione delle corna e la luna crescente che assume la forma di falcetto durante il suo ”quarto”. Attraverso la simbolica teriomorfa, la luna o il sole furono quindi considerati come simbolo del tempo. Nelle complicate mitologie assire e caldee ancora più evidenti risultano le relazioni fra il simbolismo del toro e le influenze celesti. Assurto a divinità, il toro fu rappresentato con volto umano e con grandi ali aquiline rivestite di panneggi gemmati come i sovrani. Mediatore fra la terra e le divinità celesti, questa figura fu contrapposta all’altra dal volto umano ma sprovvista di ali che rappresentava invece il mostro infernale Eabani, una specie di minotauro della mitologia caldea.
Tratto da http://www.mondimedievali.net/Immaginario/toro.htm

In Grecia specialmente in età Minoica era diffusa la Tauromachia (AH! LA TAUROMACHIA!). Ma non vogliamo distogliere l'attenzione parlando di tori, minotauri, cnosso, labirinti e zoofilie pornografiche.
Torniamo alla battaglia col toro, che consisteva nel prendere il toro con le corna e utilizzarle per affrontare la sua energia in una sfida senza senso, che permetteva al "tauromate" (passatemi il termine se non esiste) di ergersi ad eroe e guerriero vincitore (V= vittoria! e Vendetta).



La tauromachia è un AGGUATO al toro, un gesto di follia controllata, ma cosa è l'agguato? E' la consapevolezza di abbattere il dilemma della scelta, con un gesto folle e col sorriso stampato in faccia. Ecco che torna la mezzaluna dello SMILE...

Lascio ora la parola a chi ne sa più di me, Otario Sprants.

L’Agguato è un modo per volgere a nostro vantaggio ogni situazione di vita, trasformando la forza dissolvente delle singole ottave in energia e consapevolezza personali.

Il presupposto è che qualsiasi cosa o situazione pensabile vive sui termini di una contraddizione assoluta: bene e male, vero e falso, bello e brutto, facile e difficile, vantaggioso e svantaggioso e via dicendo. (Ritorna il termine della SCELTA, ndr).

Dunque, la prima cosa da fare è individuare tali termini. Ora e ammesso di esserci riusciti, i termini della contraddizione vanno portati entrambi dentro la coscienza e tenuti lì in piena consapevolezza.

In sostanza e per tutto il tempo che durerà la specifica situazione, l’individuo non deve perdere la consapevolezza della loro esistenza e del rapporto contraddittorio che li accomuna, così come del fatto che ciascuna di tali eventualità potrebbe, in fine, avverarsi. Tuttavia, mantenendo profondo distacco sia dall'una, sia dall'altra possibilità.

Questo porta ad un risultato molto interessante, poiché la forza di ciascuno dei due termini è annullata dalla presenza del proprio opposto, permettendo a noi di passare indenni attraverso lo stretto e pericoloso tratto di mare che li separa. In sostanza, è usata la tensione insita nel principio di contraddizione al fine di risolvere la contraddizione stessa.

Pensiamo, ad esempio, alla possibilità di trovarci di fronte ad una scelta importante come il sacrificio di qualcosa di nostro a beneficio di qualcun altro senza, tuttavia, avere certezza che tale sacrificio possa tradursi un effettivo aiuto per questa persona.

In tal caso i termini della contraddizione sono: successo e insuccesso. Ora e se assumiamo un atteggiamento ottimista, veniamo calamitati dal primo termine e questo può portarci a procedere troppo velocemente e, magari, sventatamente. Se, viceversa, assumiamo un atteggiamento pessimista il rischio è di non muoverci per niente giacché sarà stato il secondo termine ad incatenarci.

Teniamo questi due esseri deformi bene in luce dentro di noi e allora passeremo fra loro senza problemi.

Sembra cosa da poco, eppure quest’atteggiamento, da solo, garantisce un successo “interno” infinitamente più importante di quello legato al nostro primitivo scopo (che, quindi, chiameremo scopo minore) poiché sfrutta la tensione provocata dal principio di contraddizione per trasformare in consapevolezza una parte sempre crescente dell’energia dei Golem.

Reiterando questa tecnica il ricorso all’indulgenza diminuisce gradatamente, mentre la produzione di consapevolezza aumenta d’uguale misura.

Tuttavia, è importante capire che non basta una semplice comprensione intellettuale della contraddizione e nemmeno una fugace accettazione di essa. Successo e insuccesso devono essere in ugual modo accettati dall’intera Totalità, senza ombra di riserve mentali. Vanno, altresì, tenuti in piena luce dentro di noi per tutto il tempo necessario al “passaggio” dell’ottava.

E’ chiaro che per far questo è necessario sviluppare distacco e abilità di “tenere l’angoscia” generata dalle singole ottave.

Inoltre, all’inizio è opportuno limitarsi all’approccio di situazioni relativamente innocue poiché, com’era solito dire il venerato Mullah Nassr Eddin, “voler abbattere i muri a cornate non vi otterrà altro risultato che quello di frantumarvi le corna”.

In sostanza, l'Agguato funziona su due livelli. Il primo riguarda lo scopo minore. Il secondo, lo scopo vero. Così, in essenza, ciò che il guerriero fa quando pratica l’Agguato è di usare lo scopo minore per conseguire lo scopo vero.

Tempo fa un’amica mi chiese come applicare l’Agguato nel caso i suoi vicini facessero suonare il loro stereo a tutto volume. Le risposi pressappoco così.

Nel caso dello stereo i termini li hai indicati tu stessa: accettazione passiva (piangersi addosso) e reazione violenta (arrabbiatura, sino al limite dello scontro fisico). Bene, queste sono due leve, due poli d'energia da usare per conseguire lo scopo vero. Tienili dentro di te in piena consapevolezza e, nel contempo, sviluppa il distacco necessario a vincerli. Fai questo ridendo. Se riesci a ridere in questa situazione (mentre 90 Db fanno tremare il tuo servizio da caffè) sviluppi il distacco sufficiente a rendere la tua Totalità simile ad un sughero. Vale a dire che il distacco (il riso) ti porta in superficie. Il problema è che per fare questo devi avere LUCIDITA' (secondo nemico) sufficiente per azionare l'Agguato con adeguata velocità e maestria. Tuttavia, per avere lucidità devi aver vinto la PAURA (primo nemico). Molto bene, ammettiamo che tu sia riuscita a ridere mentre i vicini stavano facendo andare il loro stereo a palla....ora galleggi sull'ottava generata da quei degenerati. Cosa pensi sia accaduto? Semplice: tu hai potere su quell'ottava. Non mi stupirei se, magari il giorno successivo, tu non sentissi più lo stereo e per un motivo qualsiasi, anche apparentemente slegato dal tuo agire. Tuttavia questo è nulla. E’ lo scopo minore, il POTERE, il terzo nemico. Quel che davvero hai conseguito è un centimetro in più sulla Via della Libertà. L'obbiettivo, con il tempo e la pratica, è di affinare talmente l'Agguato da riuscire a cavalcare ottave di dimensioni gigantesche in assoluta tranquillità e scioltezza.


In sostanza, praticare l’Agguato porta il guerriero a condurre una doppia vita e questo perché l’Agguato stesso, per essere efficace, deve essere silenzioso, segreto.

Nulla di ciò che, in realtà, andate facendo deve trasparire dal vostro modo d’essere poiché solo così i vostri progressi saranno reali.

Dovrete arrivare ad essere persone assolutamente normali, con una vita più che normale e che la pensano (almeno a prima vista) in modo fantasticamente normale.

Dovrete esser capaci di realizzare un modello fatto di perbenismo e di buone qualità, tanto da riuscire a sedurre (in senso lato) persino il vostro parroco; se e quando riuscirete a fare questo, il vostro Agguato sarà davvero mortale.

Non parlate mai dei vostri progressi, nemmeno con altri guerrieri. Non fareste altro che sciupare tali progressi in uno stupido esercizio di vanità.

Siate feroci e spietati con voi stessi e dolci e comprensivi con i vostri piccoli tiranni, giacché è solo per mezzo loro che voi potrete avere qualche possibilità di riuscita.

Curate finanche le cose più piccole, anzi, soprattutto quelle più piccole e insignificanti giacché saranno quelle a darvi i risultati migliori e più duraturi.

Controllo, disciplina, pazienza e tempismo. Applicateli ad ogni situazione di vita e, prima o dopo, l’Intento arriverà.
Otario Sprants

In conclusione, questa è l'espressione che darà lunga vita alla vostra battaglia verso la libertà e verso la conciliazione degli opposti.


da leggere per integrare, sullo smile

venerdì 23 ottobre 2009

Travaglio martire de 'sta fava

In questa intervista del 2008, Travaglio asserisce di non essere un giornalista finanziario



Ieri ad anno zero di cosa ha parlato, di bruscolini? Forse in un anno ha imparato qualcosa sulla finanza e potrebbe provare a parlarci di signoraggio.




Non vorrete pensare come il tipo qua sotto che anche Travaglio stia mentendo o nascondendoci qualcosa, e sia al soldo dei sistemi bancari anglosassoni? Ma no, è un caso.