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mercoledì 22 aprile 2009

Lentamente muore...

Avete presente quella pseudo-poesia chiamata "Lentamente Muore", attribuita indebitamente a Neruda? Quella litania di non so quale autore  (insomma non era di Neruda, non si abbassava a tanto), per cui morrebbe chi non studia, canta, ascolta musica...?
Ecco già di per sè era una sdolcinata congerie di frasi fatte, e ora pensandoci bene è proprio una stronzata.

Perchè lentamente muore innanzitutto chi nasce.
E poi lentamente muore solo chi è malato. Chi paga il prezzo della civiltà? I malati. Ecco che la vita scorre scorre per i cazzi suoi e di improvviso arrivano i tumori. 

Poeta, lentamente muore chi ha un tumore. Ti va a puttane un organo poi un sistema, poi piano piano il virus infetta tutto e muori. Lentamente muore chi ha un tumore. 

Checchè ne dicano i dottori con la finta terapia. Ah bravo si ho fatto la chemio, lentamente mi curano e rapidamente cadono i capelli. Poi dopo aver massacrato il tuo corpo (ma la Chiesa non dice nulla contro questo avvelenamento?? le pippe non vanno bene ma la chemio si??) la cura svanisce e il tumore rimane, e lentamente ritorni a morire.
E i dottori ti usano come cavia, le ricerche vengono pagate milioni e milioni per sperimentare chissà cosa. Ed era quella la cura? E i dottori che si incaponiscono per guarire il corpo, poi il corpo cade sotto i colpi della mente.
Lentamente muore chi ha un tumore che attacca un organo dopo l'altro, sticazzi di chi non legge le poesie di Prevert.

Lentamente muore nel corpo chi muore nello spirito. Non servono dottori, poverini loro sono figli del positivismo, loro hanno uno schema e la malattia è il nemico da debellare. La malattia non esiste. Il tumore non esiste. Esiste solo lo schema. 

Ecco, mentre la scienza cresce e si riproduce su se stessa, tronfia e ignara dello spirito, lentamente muore lo stesso chi ha un tumore.
Non servono cure, buttate la chemio. Ha senso avvelenarsi? O forse ha più senso capire che tutta la vita vissuta e da vivere è semplicemente un ruolo nello schema, e ha forse più senso andare a farsi estrarre interiora di gallo dallo stomaco? Perchè allora la mente vede e crede nella cura. La mente si prende gioco di te e lo fa per il tuo bene. 



Lentametne muore chi abbandona lo spirito, chi vola lontano da Dio Dedalo verso il Sole, l'illuminismo, la luce accecante che prova ad avere ragione del buio necessario dell'irrazionale. 

Lentamente muore chi crede a tutta questa giostra in cui viviamo come fosse la cosa più seria del mondo.

Lentamente muore chi perde i pezzi giorno dopo giorno, quei pezzi del corpo massacrati dalla medicina.

5 commenti:

PiX ha detto...

troppo vero purtroppo.
barzo docet.

Ps: quella poesia non ha mai convinto molto nemmeno me, a dire il vero....

Unknown ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Non ho idea di dove tu abbia preso queste informazioni, né quale sia la tua storia o i tuoi (presumibili) drammi familiari, personali o simili. So per certo che non hai afferrato nulla del senso della poesia, e che probabilmente sei mosso da qualche tragedia vicina a te che ti ha accecato la mente, visto che dai tumori si guarisce e le kemio servono eccome. Forse non tutti i casi lo confermeranno, ed esistono tumori inguaribili se presi troppo tardi, ma arrendersi è proprio ciò che condanna la poesia di Martha Medeiros: perdere la propria vita corrisponde a farlo nell'abitudine, nel distacco totale, nel fatalismo di un arrendevole, nel disinteresse e nella coerenza (l'ultimo rifugio delle persone prive d'immaginazione, come diceva oscar wilde).
Quindi prima di addentrarti in territori oscuri e di permetterti di sparare massime sentenziose su problemi di salute così gravi come quelli oncologici, vedi magari di informarti e di presupporre che potresti offendere la sensibilità della gente, che di certo non è stupida e non vuole perdere la propria vita, in nessuno dei casi suesposti.

Casal Paterson ha detto...

Cara Virginia mi spiace che tu di questo abbia visto solo l'attacco alla poesia e alla sensibilità della gente.

Tutto questo era una critica alla visione tradizionale delle cose, all'affidamento cieco al positivismo e alla medicina di regime.

Poi sono libero di sbagliare, ma almeno ci metto la faccia, non scrivo e poi mi rifugio nell'anonimato.

suerte!

Anonimo ha detto...

Il fatto che mi sia "rifugiato nell'anonimato" era semplicemente dato dalla situazione in cui mi trovavo. Virginia è una mia amica, e siccome la mia connessione è a puttane spesso uso la sua linea, e mi trovavo a casa sua quando ho letto il tuo "saggio breve antipositivistico", per cui non volevo mettere la sua firma su una mia scrittura. Il mio nome è Matteo Marzorati, se ti interessa, e non ho paura di mettere la mia faccia in un intervento di un blog.
Sono un dei tanti "sopravvissuti" ai sarcomi maligni che intaccano questo mondo e le persone indistintamente. Parlo con cognizione di causa, la stessa che mi sembrava non pervadesse la tua visione da pessimismo cosmico, se mi permetti, un pò gratuito.
Se hai intenzione di attaccare l'affidamento cieco alla medicina fai pure, ma te ne prego..non parlare di cose che non conosci con quell'estrema disinvoltura. Perchè dentro alla casualità beffarda della vita ci si può ascrivere anche l'imprevedibilità delle malattie oncologiche, ma è grazie all'intervento della medicina se milioni di casi ora possono testimoniare la loro esistenza.
E non si fanno certo pervadere da questo senso di obnubilamento mestizioso quando sono in lotta con un male così grande. Tutto ciò che conta è reagire, e la poesia di martha medeiros ne è un inno.
Era solo per fartelo capire che ti ho scritto. Perchè se mi permetti di citare voltaire il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. solo gli stolti sono sicuri di quello che dicono

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