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lunedì 14 settembre 2009

Il Ridere Guerriero e la Follia Controllata



Prima di procedere alla lettura, è necessario aver letto la premessa, ma soprattutto armarsi di santa pazienza, poichè l'intervento è molto lungo. Per cui se siete stanchi lasciate perdere.

"Non ritengo che un fallimento sia necessariamente una cosa negativa. Ti dà piuttosto quel certo grado di libertà che ti permette di dire: «'sti cazzi!»"
(Billy Corgan; sticazzi = Fattelapiabbene = Machemmefrega!)

E mi immagino una intera vita col sorriso in volto e sticazzi stampato in fronte. Ecco il potere del ridere. Non il folle riso del Joker che si contrappone allo scuro volto serioso di Batman.

Joker e Batman, il folle e la morte, entrambe figure archetipe del nostro inconscio, nonchè carte dei tarocchi (lascio agli esperti l'interpretazione del significato).


La carta della MORTE mostra uno scheletro con alcuni brandelli di carne ancora attaccati alle ossa (ad indicare che la trasformazione non è ancora iniziata).
Con la falce che ha in mano la morte taglia teste incoronate e non (ad indicare che chiunque è soggetto ad essa).
Dal terreno spuntano mani e piedi (ad indicare che le idee non muoiono mai). Nulla si distrugge e tutto si trasforma.




La falce ha questa forma ) ovvero il sorriso del folle...

IL MATTO "…ma colui che nel mezzo del cammino smarrì la diritta via, seguendo avidità,
bassezze e materialità si ritrovò di nuovo ad abitare il CAOS dal quale era partito. Ma come fulmine a ciel sereno, gli si svelò la via di un NUOVO INIZIO …"

La carta ci mostra la figura di un folle viandante con in mano un bastone di cui, però, non sa cosa farsene (ad indicare che ha, comunque, in sé il potere, la forza, ma ha smarrito o scordato i meccanismi per giovarsene).
Sulle spalle porta un sacco legato ad un bastone: è un peso inutile (ad indicarci che le illusioni degli esseri umani non portano a nulla).
Vi è, poi, una lince che azzanna il folle nelle parti basse (ad indicare che non siamo più in grado di controllare gli istinti e che siamo tornati al punto di partenza).
Le piantine in fase di crescita presenti nella figura, tuttavia, indicano la ciclicità del percorso e dunque la più confortante delle Leggi che regolano gli elementi, le azioni e la loro interazione nel cammino di elevazione dell’iniziato: non esiste errore che non possa essere riparato, non esiste un fondo nel pozzo delle opportunità. La speranza nel premio finale, l’aspirazione alla suprema conoscenza non abbandonerà mai il nostro più profondo intimo.


Follia e morte, ciclicità e cambiamento. solo l'uno può scovare e riconoscere l'altro perchè entrambi mostri della stessa falsa realtà. Entrambi padroni dell'altro con cui giocano un danza macabra





Nel Settimo Sigillo, solo il folle saltimbanco può riconoscere la morte ed esserne libero, pronto a ballare una danza macabra





Dialogo tra Jöns lo scudiero e il pittore.

- Che cosa dipingi?
- La danza della morte
- E quella è la morte?
- Sì, che prima o dopo danza con tutti
- Che argomento triste hai scelto...
- Voglio ricordare alla gente che tutti quanti dobbiamo morire
- Non servirà a rallegrarla...
- E chi ha detto che ho intenzione di rallegrare la gente? Che guardino e piangano.
- Aaah, invece di guardare chiuderanno gli occhi...
- E io ti dico che li apriranno... Un teschio, spesso interessa molto di più di una donna nuda
- Se li spaventi però...
- ...Li fai pensare
- E se pensano...
- ...Si spaventano ancora di più.


Il teschio, simbolo della morte, d'altronde non è altro che un ghigno a 32 denti


SINCRONIA: mi è appena arrivato questo link

Il segreto è come morire. Dall’inizio dei tempi, il segreto è sempre stato come morire. L’adepto trentaquattrenne fissò il teschio umano che cullava tra le mani. Era incavato, come una coppa, pieno di vino rossosangue. Bevilo, si disse. Non hai nulla da temere
(L’incipit del prologo di «The Lost Symbol» di Brown)
Ah, non scordiamoci "Indiana Jones e il teschio di cristallo"

Ma parliamo un secondo della morte, o tumbadora (dal nome che gli è stato dato dai veggenti toltechi, in quanto "forza rotante")
Sempre secondo gli sciamani toltechi, la morte, o meglio la sua spinta, si trova lì dietro la vostra spalla sinistra (spesso la vedete dallo specchietto retrovisore, agli occhi come i fari di chi vi sta sorpassando).

- Le prossime citazioni vengono direttamente da "Teologia della Liberazione - Il filo del Rasoio"-


"Ihoah modella l’’aDaM (nel senso d’umanità), lo dota di un’anima (l’’aiSHaH, ossia la parte femminile dell’Io che incarna l’impulso verso la conoscenza) e lo spinge, attraverso questa, a nutrirsi del sacro fungo. Ihoah è mosso, in questo, dall’oscura consapevolezza di non poter resistere per sempre alla forza della propria morte e, quindi, dalla necessità (in quell’inizio avvertita in modo quasi esclusivamente istintivo) di aumentare indefinitamente la propria consapevolezza tramite l’assorbimento della consapevolezza distillata dall’’aDaM.
Ma se Ihoah modella l’’aDaM in tal guisa, questo significa che Abraxas modella una parte di Sé stesso in forma di ‘aDaM. Ed è propriamente in questa forma di gigantesco (quasi-infinito) essere cosciente che noi lo conosciamo.
Già, perché dopo l’ingestione del frutto proibito, oltre all’’aDaM, Abraxas comincia ad esistere in modo consapevole, poiché, nota splendidamente Sibaldi, Ihoah ha perduto ogni autorità sull’’aDaM. In realtà, aggiungo io, nel momento stesso in cui Ihoah ha concepito l’idea di servirsi dell’’aDaM per risolvere il problema della sua divina e immensa angoscia si è condannato ad una progressiva quanto esiziale trasformazione in Abraxas. Così, ora, Egli ha due facce. La prima invisibile, noumenica; la seconda visibile, fenomenica.
Trasformazione alimentata nel corso del tempo dalla consapevolezza generata dall’’aDaM, durata sette eoni (pressapoco, quattordicimila anni) ed ora giunta a definitivo compimento.
Questo significa che il demiurgo Ihoah esiste ancora sia nella forma del Dio minore (rispetto agli Elohim o al PrePadre di gnostica memoria), sia in quella di Trogoautoegocrat. Per questo d’ora in avanti chiameremo il Tiranno: Ihoah-Abraxas.

Tremendo, lo so. E’ una vera fortuna che la verità abbia sempre due facce…già, la verità è doppia, un po’ come quel Dio di cui s’è appena parlato."

...

"L’uomo, quindi e sotto questo profilo, appare più come l’esito dell’evoluzione che Ihoah-Abraxas ha vissuto al Suo interno sin dall’Inizio, giacché è proprio da quel favoloso Inizio che la forza della Morte ha preso a premere su di Lui.
E’ esattamente questo il significato più profondo di quella che, in apertura, abbiamo chiamato la Triade Superna (Morte, Vita, Consapevolezza). Tale triade nasce con la Creatura e costituisce il fondamento della meccanicità dell’intero universo. E’ il modo d’essere più profondo e vero di Ihoah-Abraxas, meglio, della Sua faccia visibile: “Morte” fuori (forza attiva) e “Vita” dentro (forza passiva) in modo che dalla frizione di queste due forze nasca “Consapevolezza” (forza neutralizzante)."

...

La tecnica migliore per realizzare tutto quanto esposto in tema d’Agguato è il ridere guerriero.
Abbiamo affermato che quando il guerriero è accettato per lui inizia la guerra e che tale guerra è scandita e caratterizzata dalla venuta di una serie molto lunga d’ottave poste, quanto a durezza, in progressione ascendente e inviategli dallo Spirito al fine di renderlo perfetto (candido e potente come il primo dei due gigli).
Ora, quando una qualunque ottava investe il guerriero, in termini assoluti questi si trova a diretto contatto con la Morte e ciò scatena la sua paura. Una paura che sgorga direttamente dal centro emozionale e che, tramite un processo meccanico e tremendamente veloce, si trasforma in ciò che Gurdjieff chiamava emozione negativa.
Divenire preda di tali emozioni negative è fatto tanto repentino, quanto inevitabile.
Questo accade perché il centro emozionale lavora ad una velocità molto superiore a quella del centro intellettuale; ne consegue che per noi, almeno all’inizio e per diverso tempo, risulta impossibile controllare tali emozioni. Siamo troppo lenti.
Praticare l’Agguato significa rendere il centro intellettuale tanto veloce e tanto fluido da riuscire a controllare il centro emozionale, rendendo in tal modo possibile il vero “miracolo”: la trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive.
Questo si può fare solo cercando di ridere ogniqualvolta le emozioni negative si manifestano. Si tratta di una tecnica che va messa in atto da subito, anche se all’inizio e per chissà quanto tempo, sembrerà impossibile da realizzare.
Quando angoscia e paura erompono in voi per effetto della pressione esterna o interna, ciò che dovete cercare di fare è proprio e solo questo: ridere.
Ciò richiede quel che chiamiamo un enorme sforzo consapevole giacché, per riuscire a ridere quando ci troviamo sotto il tiro della Morte, noi dobbiamo ricordarci di noi stessi e dello scopo che ci siamo dati.
Per questo le situazioni difficili sono così importanti, perché ci mettono nella condizione di ricordarci di noi stessi.
Ridere in faccia alla Morte quando questa sta premendo su di noi ci mena al Risveglio poiché, questo semplice atto, ha l’effetto di impedire il ricorso all’indulgenza. In altre parole, ridere c’impedisce di sprecare la nostra energia, aumentandola di conseguenza e con ciò arrivando, attraverso la distruzione (Solve) e la successiva ricreazione (Coagula) dei Golem, dapprima al conseguimento dello status d’Uomo n.4 (con l’abbandono della c.d. fascia dell’uomo) e, quindi, alla conquista dei livelli superiori di realizzazione.
Sino alla realizzazione suprema: la Libertà Totale.

Conclusione...

DON JUAN:
«E' possibile insistere, insistere in modo conveniente, anche se sappiamo che ciò che stiamo facendo è inutile» disse sorridendo. «Ma dobbiamo sapere prima di tutto che le nostre azioni sono inutili e tuttavia dobbiamo procedere come se lo ignorassimo. Questa è la follia controllata dello sciamano. (...)
Sono felice che tu, alla fine, mi abbia chiesto della mia follia controllata dopo così tanti anni, e tuttavia non mi sarebbe importato se non me lo avessi chiesto. Ma ho scelto di essere felice, come se fosse importante il fatto che tu me l'abbia chiesto, come se fosse importante il fatto che ci tenga. Questa è la follia controllata!»

Ridemmo entrambi molto forte e lo abbracciai. Trovavo meravigliosa la sua spiegazione, anche se non la capivo per niente. (...)

CARLOS CASTANEDA:
«Con chi eserciti la follia controllata, don Juan?» chiesi dopo un lungo silenzio.
Fece una risatina.

DON JUAN:
«Con tutti!» esclamò sorridendo.

CARLOS CASTANEDA:
«Allora, quando scegli di metterla in pratica?»

DON JUAN:
«Ogni singola volta che agisco.»

A quel punto sentii che avevo bisogno di riepilogare e gli chiesi se follia controllata significasse che le sue azioni non erano mai sincere, ma erano solo gli atti di un attore.

DON JUAN:
«Le mie azioni sono sincere,» disse «ma sono solo gli atti di un attore.»

CARLOS CASTANEDA:
«Quindi tutto ciò che fai deve essere follia controllata!» esclamai sinceramente sorpreso.

DON JUAN:
«Sì, tutto» rispose.

CARLOS CASTANEDA:
«Ma non può essere vero» protestai «che ogni tua azione sia solo follia controllata.»

DON JUAN:
«Perché no?» ribattè con espressione misteriosa.

CARLOS CASTANEDA:
«Ciò equivarrebbe ad affermare la tua indifferenza verso tutto e tutti. Prendi me, per esempio. Intendi dire che non t'interessa se divento o no un uomo di sapere, o se vivo, o muoio, o faccio qualsiasi cosa?»

DON JUAN:
«Vero! Non mi importa. Sei come Lucio, o chiunque alro nella mia vita, la mia follia controllata.»

Provai una strana sensazione di vuoto. Ovviamente non c'era ragione al mondo per cui don Juan dovesse avermi a cuore, ma, d'altra parte, avevo quasi la certezza che tenesse a me personalmente; pensavo che non potesse essere altrimenti, poiché mi aveva sempre prestato la massima attenzione in ogni momento trascorso insieme. Mi venne il sospetto che forse don Juan diceva quelle cose solo perché era seccato con me. Dopotutto, avevo abbandonato i suoi insegnamenti.

CARLOS CASTANEDA:
«Ho l'impressione che non stiamo parlando della stessa cosa» osservai. «Non avrei dovuto usare me stesso come esempio. Intendevo dire che deve esserci qualcosa al mondo a cui tieni in un modo diverso dalla follia controllata. Non credo che sia posssibile continuare a vivere se non c'è nulla che per noi conti veramente.»

DON JUAN:
«Questo vale per te» disse. «Le cose importano a te. Mi hai chiesto della mia follia controllata e ti ho detto che tutto ciò che faccio per me e per i miei simili è follia, perché niente è importante.»

CARLOS CASTANEDA:
«Il punto è, don Juan: come puoi continuare a vivere se non c'è nulla di cui ti importi? ... Voglio veramente sapere; devi spiegarmi cosa intendi dire.»

DON JUAN:
«Forse non è possibile» rispose. «Alcune cose nella tua esistenza ti interessano perché sono fondamentali; le tue azioni sono sicuramente importanti per te, ma per me non c'è più neppure una singola cosa che sia rilevante, né i miei atti né quelli dei miei simili. Continuo a vivere, tuttavia, perché ho il mio intento, perché l'ho temprato per tutta la vita finché è diventato chiaro e integro e ora non m'interessa che alcunché conti per me. Il mio intento controlla la follia della mia esistenza. (...)
Quando un uomo ha imparato a vedere, si trova solo al mondo, con nient'altro se non la follia. ... I tuoi atti, come quelli dei tuoi simili in generale, ti sembrano importanti perché hai imparato a pensare che lo siano. (...)
Non ho detto senza valore, ho detto non importante. Per esempio, per me non c'è modo di dire che i miei atti siano più importanti dei tuoi, o che una cosa sia più necessaria di un'altra, perciò tutte le cose sono uguali ed essendo uguali non sono importanti.»

Gli chiesi se intendesse dichiarare che ciò che aveva chiamato "vedere" era in effetti un "modo migliore" del mero "guardare alle cose". Rispose che gli occhi degli uomini possono svolgere entrambe le funzioni; l'una non è migliore dell'altra, ma addestrare i propri occhi solamente a guardare era, a suo parere, una rinuncia inutile e disonorevole.



domenica 13 settembre 2009

Cosa (ci) vuol dire lo SMILE?

Come recita un vecchio adagio: "le cose semplici sono sempre le migliori". E così nel 1963 Harvey Ball mise insieme due punti e una linea curva, su sfondo giallo, dando vita a un simbolo che presto si diffuse in tutto il mondo: LO SMILE. Cosa ha di così particolare da aver colpito l'inconscio collettivo e raggiunto il cuore di miliardi di persone in poco tempo?



Si tratta di un sorriso semplice, senza fronzoli, intrigante e misterioso come questo



Monna Lisa, in inglese Mona lisa, anagrammato dà Smail on a... :) Recentemente è uscito anche un film, Mona Lisa Smile che sembra ribadire il concetto: Il sorriso infrange la rigida osservanza delle regole sociali.

Dunque ricapitolando, lo SMILE è una semplice faccia che sorride al mondo.
In Cinese, sorriso si pronuncia XIAO ed è simboleggiato da un'ideogramma composto da due simboli: il BAMBU' e il CIELO.



Nell'ideogramma che riassume la risata, il bambù è proprio quell'elemento terrestre di spontaneità e flessibilità che si trova a contatto con il cielo, al di sopra del cielo, quasi fosse un simbolo di vitalità che affiora e permane perfino nel livello più celeste e spirituale raggiungibile attraverso qualunque pratica … ma anche, e proprio, attraverso il più semplice e puro sorriso del cuore.

Pare inoltre che un altro effetto del "Sorriso", questa volta dal punto di vista energetico, e questo è il più importante, è un ampliamento vero e proprio del campo energetico della persona; il polso è più forte e vitale, l'energia (il Qi) circola più decisamente andando a riempire i vuoti e drenando i pieni che possono esserci in tutti i sistemi di meridiani energetici, il sangue è più nutrito e carico di forza vitale ed energia (lo Shen in particolare) che circola meglio, esprimendosi anche al meglio. La carica energetica in circolazione e la maggiore capacità di assimilare ciò che serve dall'esterno, faranno risparmiare l'energia essenziale ereditata alla nascita (il Jing) permettendo la longevità unita ad una migliore qualità della vita.

Allora è per questo motivo che Dio ha posto uno Smile sulla nostra faccia? Per farci ampliare le energie interiori?



Dove andiamo, nessuno lo sa
devo dire che sono sulla mia strada in discesa
Dio mi ha dato stile e grazia
Dio ha messo un sorriso sul mio viso

Ognuno deve ampliare la propria energia, per questo ognuno deve sorridere a modo suo:






Salva qualche faccia, lo sai che ne hai solo una
Cambia i tuoi modi fichè sei giovane
Ragazzo, un giorno sarai un uomo
Oh ragazza, lui ti aiuterà a capire

Sorridi a modo tuo
Sorridi a modo tuo

Il comico in Watchmen ha come simbolo lo Smile. E' l'energia nella sua forma totale, sesso e spinta distruttiva alla morte. E' uno scherzo della natura, è la realtà che si mostra nella sua brutale verità, ovvero di essere un'ordine apparente mentre ciò che è nascosto dietro questo velo è solo caos ("sorridi, sei su scherzi a parte- candid camera!" E' stato tutto uno scherzo che ha stravolto la tua realtà).
Lo smile, alla morte del comico, si tinge di una chiazza di rosso sull'occhio destro, l'occhio di Horus-Locke (vedi Lost).



La morte ordita da chi vuole porre ordine al caos (vedi Watchmen e il NWO), deturpa lo SMILE e dunque destabilizza quell'energia vitale da questi destata.

Non a caso in Southland Tales compare di continuo questo chiaro omaggio al Comico; dello stesso regista è Donnie Darko, e in entrambi i film gli avvenimenti cambiano rotta nel momento in cui uno dei personaggi riceve un proiettile nell'occhio: in questo modo il mondo prosegue la sua rotta verso la distruzione (2o12!)






I got soul but I'm not a soldier.

Il soldato portatore di morte non ha più un'anima, nè un sorriso. Ecco la contraddizione vivente nel soldato Joker di Full Metal Jacket.

O si ride o si muore, perchè la morte arriva quando non c'è più niente di cui ridere.





Per concludere: lo Smile è composto da due occhi e una bocca inseriti in un cerchio, in uno 0, numero della carta dei tarocchi corrispondente al Matto, the Joker, il folle col sorriso stampato a forza sul viso:






"0" ma anche 22, giorno di nascita del Barzo che ha compiuto 22 anni il 22-2-2002.
Sarà una risata che vi seppellirà, e rideremo della morte stessa.







venerdì 20 marzo 2009

The Watchmen e il nuovo ordine Mondiale




In Watchmen sono presenti chiari riferimenti alla creazione del nuovo ordine mondiale. Anzi, il film - ancor più del fumetto, data la discordanza fra i finali - ci mostra come vorrebbe essere attualizzato.

I supereroi rappresentano quello che alcuni uomini eletti possono diventare. Ognuno è un archetipo umano che fa girare questo mondo. Ma i personaggi più importanti sono tre:

Il Comico, Dr. Manhattan e Ozymandias.



Il Comico è il regista inconsapevole di tutti i fatti. Tutto ha inizio dalla sua morte, primo sacrificio necessario perchè il piano del mago di Oz giunga al termine. Tutto forse verrà rimesso a posto grazie al sacrificio dell'altro folle, Rorschach.
I sacrifici fanno pensare alla morte del folle, la morte di Joker - Heath Ledger.

Dr Manhattan è presumibilmente Dio, o meglio il Dio Sole Ra (così come la spilletta del comico con l'occhio squarciato ricorda Horus). Le sue caratteristiche nucleari d'altronde lo rendono l'incarnazione del Dio Sole e architetto dell'universo (la giostra meccanica che crea su marte), il dio venerato dai massoni. Vien da pensare a Hollis Mason, ucciso dal gruppo dei "nodi" - nodi che ricordano il nodo gordiano di Alessandro Magno su cui poi torneremo (e tutti i misteri e i problemi che si pongono davanti ai personaggi potranno essere risolti solo con un'azione di forza).
Tornando a Manhattan, è cresciuto da un padre orologiaio, dunque è il simbolo del determinismo e del dio orologiaio dell'universo.

Ma il protagonista di tutto è naturalmente Ozy, il mago di Oz, colui che è dietro il sipario e che muove i fili della vicenda: il gran Maestro Massone (Mason è solo un pivello) e sacerdote di Ra, che usa il potere di quest'ultimo per compiere la volontà di creare un nuovo ordine mondiale in cui le potenze Usa e Urss siano sotto il suo dominio.
Ecco alcune sue caratteristiche:
si dichiara l'uomo più intelligente del mondo;
Ozymandias è il nome greco di Ramses II e si rifà anche alle gesta di Alessandro il Macedone, fautore anch'esso di un mondo unito, e risolutore del problema del nodo gordiano: per arrivare alla soluzione è necessaria la violenza.
Dunque, per dare la pace al mondo, il mondo ha bisogno del sacrificio di milioni di persone. 
Il nome di Ozy è Adrian Veidt: A-V è il logo usato dalla multinazionale di Ozy, squadra e compasso che uniti formano la stella di David. Ma anche una doppia piramide, come quella che si costruisce nella sua base in antardite.




notare il logo di All Organic, l'occhio!
 E infatti l'azienda di copertura che permette a Rorschach di scoprire il piano del fanatico Egiziano è la Pyramid Corporations. 
Quando l'assassino cerca di uccidere Ozy, sulla scatola della consegna vediamo scritto "New World Deliver".
Il piano di Oz è dunque semplice: eliminare i supereroi che potrebbero scoprirlo, sfruttare l'energia di Manhattan - Ra, che poi comprenderà il piano e lo benedirà, per uccidere milioni di persone e fare in modo che arrivi la pace.

Ma la pace non può esistere senza il caos, ecco perchè il Comico risorge "idealmente" nella scena finale del film: il sempliciotto del giornale locale tira fuori il quaderno di Rorschach dal cestino dei mitomani. Non sappiamo il seguito, ma forse c'è qualche speranza che il sole non illumini per sempre questo mondo e il caos riveli la vera identità e il sacrificio operato dallo sporco Sacerdote di Ra.

Altre caratteristiche: Ozy ha una sorta di Panopticon da cui osserva ciò che accade nel mondo: è l'occhio di Ra-Sauron, il grande Fratello.

Alan Moore è forse l'antesignano dei complottisti, oppure a cosparso la sua opera di simboli che hanno iniziato a lavorare nell'inconscio collettivo e a portare avanti una certa visione del mondo.

NB: post in continuo aggiornamento.

Alcuni riferimenti:



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