FOTO

Visualizzazione post con etichetta route09. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta route09. Mostra tutti i post

lunedì 5 ottobre 2009

Carnet di Marcia - 6 giorno: Servizio Civile e Solidarietà



Lo scrutatore non votante
è indifferente alla politica
Ci tiene assai a dire “ohissa!”
Ma poi non scende dalla macchina


Normalmente si pensa alla cittadinanza come a un insieme di diritti senza ricordarci che essa è anche un insieme di doveri, tra cui in particolare quello di solidarietà che è anche costituzionalmente sancito.

Al di là dell’enunciazione solenne il dovere di solidarietà consiste nella capacità di prendersi cura delle persone con cui si condivide il cammino di vita. La cittadinanza in questa ottica è una cittadinanza che si fonda sulla consapevolezza che i problemi delle persone con cui si condivide il cammino della vita non riguardano solo lo Stato ed i suoi servizi, in altre parole il sistema di protezione sociale denominato Welfare State, ma riguardano anche la responsabilità di ogni cittadino

(..) Ricostruire comunità significa, quindi, ritessere i rapporti di solidarietà e in questo contesto l’educazione alla nuova cittadinanza vuol dire educare la persona ad assumere responsabilità e cura nei confronti degli altri. Personalmente credo che il servizio civile possa essere il luogo in cui si istilla il virus di questo modo di concepire la cittadinanza, in cui il giovane è formato a compiere in modo naturale dei gesti di solidarietà verso l’altro.

In questo senso il servizio civile è il luogo in cui il giovane può finalmente concludere il
suo percorso di maturazione e iniziare un nuovo cammino di cittadino adulto.

Carl Gustav Jung diceva che dopo l’adolescenza, in cui la persona conclude il percorso che dal Noi conduce all’Io, si apre una nuova fase evolutiva, quella in cui dall’Io si va verso il Noi, dove la persona pur mantenendo la sua individualità raggiunge un’armonia più profonda con la natura, con gli altri e con se stessa. Jung ha chiamato questo processo “individuazione” e ha indicato il suo apice nella terza età.

Il servizio civile serva da innesco, da aiuto per uscire da un’egocentratura adolescenziale
e, quindi, per l’avvio del cammino verso il noi. Questo però solo se il servizio civile è un’esperienza significativa dal punto di vista umano, professionale e sociale.

___________________________________________________________________

Una giornata qualunque


Musica a palla. L’acqua scorre e il secchio si riempie.Un profumo di lavanda inebria velocemente la piccola casa. La ragazza, lunghe trecce finte raccolte con un nodo, fisico da modella, pelle al miele di castagno, canticchia una canzone delle Destiny ’s Child mentre fa le pulizie degli spazi comuni. Sembrerebbe una giornata qualunque di una ragazza qualunque…

Lo scenario è quello di una casa d’accoglienza per donne immigrate presso la quale svolgo il mio servizio civile, la ragazza è una delle tante “sopravvissute” che passano da qui.

“I ’m a survivor” canta una canzone, colonna sonora di una vita… di tante vite. Vite di donne superstiti in una terra ostile, la maggior parte delle volte. Terra che rappresenta la meta per tanto tempo, punto di arrivo di una tragica esistenza, punto di partenza per una nuova vita nell’ immaginario di chi lascia tutto e intraprende i lunghi e tormentati “viaggi della speranza”.

Terra in cui inaspettatamente, inesorabilmente, sofferenze e sacrifici non ti abbandonano per diventare tuoi compagni di viaggio. Terra che nonostante tutto accoglie, raccoglie le vite tormentate di queste donne instabili dalle esistenze così precarie! La sopravvivenza non è scontata. Non so dire se la ragazza, che sembra cantare a cuor leggero, ci sia riuscita. Il richiamo della sua terra, la Nigeria, è più forte di qualsiasi altra cosa. Ha deciso di tornare a casa e ora è qui di passaggio nell’attesa di un rimpatrio assistito. E’ serena. Non dovrà più sprecare le sue energie per sopravvivere perché sta per tornare alla vita.Mentre scrivo la ragazza ha ultimato il suo compito quotidiano. La sua è una storia tra tante… storie sommerse dal frastuono dell’indifferenza generale. Storie che si legano intrecciandosi alle vite di chi lavora per far emergere dall’ indifferenza e poter dare un nome a tutte queste donne. Lju*, Kau*, Mobr*, Zi*, Ali* e tante altre le ho conosciute e grazie al servizio civile anche io ho potuto dargli un nome e un volto.

Pisa, Giugno 2007Giusy Monni Volontaria in servizio civile anno 2006/2007 Progetto ASC Pisa “Inclusione sociale “

Pianola, 16/05/09- 23/05/09

Il campo di Pianola ( piccolo paese vicino a L’Aquila, i cui abitanti sono stati trasferiti quasi interamente nella tendopoli) per me si è trasformato in una scuola di vita. Quello che ho dato io col mio lavoro non è stato paragonabile a quello che mi è stato regalato...

Ho appreso la solidarietà con la S maiuscola. Quella tra cittadini di una stessa nazione, di una stessa terra. Persone da ogni parte d’ Italia uniti dalla stessa volontà di dare una mano agli abruzzesi: qualcosa che non avevo mai sperimentato prima, qualcosa ovviamente che si vorrebbe e si dovrebbe sperimentare ogni giorno, non solo dopo una catastrofe, ma che resta comunque un grande prova di senso civico.

Ho avuto modo di collaborare con la Prociv Arci ligure, emiliana, toscana, sarda e soprattutto calabrese (era la Prociv di Isola di Capo Rizzuto (Kr) che contava più volontari e aveva portato gran parte dell’attrezzatura necessaria per il campo, dalla cucina al “tendone-mensa”). E la gente... la gente mi ha regalato più di un sorriso e non mi è apparsa triste e rassegnata ma decisa, determinata a ricostruire il suo domani, anche a spese proprie se necessario.

Nessuno si perde d’animo al campo. C’è chi aveva un’attività che gli dava da vivere e l’ha persa, ma ha ripreso in mano dopo vent’anni la chitarra e fondato un gruppo musicale con ragazzi del paese dal nome rappresentativo: 649; c’è chi ci aiuta in cucina non potendo farlo più a casa e chi, più anziano, ci racconta le sue disavventure come se non rappresentassero un baratro senza fondo ma una china dalla quale risalire. E tutto questo avviene mentre bambini vivaci scorrazzano nel campo, molti hanno con sé trattori e gru giocattolo e raccolgono alcune pietre per innalzare il primo muro della loro “nuova” casa.

Si respira un’atmosfera di comunità a Pianola che oggi nelle nostre città è sempre più rara.

Cosa mi sento di poter dare sulla base della mia esperienza?

Come si può partecipare allo Stato?

Qual è il contributo che ciascuno è chiamato a dare?

Qual è il mio contributo?

mercoledì 23 settembre 2009

Carnet di Marcia - 5 giorno: il Sistema Sociale e l'Economia

L'uomo che non dorme mai
è in contatto permamente
con l'Europa o il Medio Oriente
e si preoccupa assai
"C'è del male là fuori, io ne sento l'odore
un allarme del cuore... ditemi voi,
come fate a dormire?"
L'uomo che non dorme mai
avverte il minimo segnale,
qualsiasi tipo di dolore
lo sente come suo
L'uomo che non dorme mai
è perennemente in apprensione
per il destino di persone
che non conoscerà mai
"C'è dell'odio là fuori! Non lo posso evitare
La sconfitta del cuore... ditemi voi,
come fate a dormire?"
L'uomo che non dorme mai
vorrebbe leggere sul giornale
che la follia sta per finire
ma non c'è scritto mai
L'uomo che non dorme mai
è solo un angelo ignorato
o forse un premio immeritato
che non avremo mai
"C'è una strada migliore, ma non la so indicare
La sconfitta del cuore... ditemi voi,
come fate a dormire?"


Una società esiste intanto in quanto è in grado di determinare con (relativa) certezza l’esercizio del potere, l’appartenenza ad una comunità culturale, la distribuzione delle risorse economiche e dei ruoli sociali.
La soggettività individuale è cresciuta grazie ad assetti istituzionali in grado di strutturare la vita quotidiana, la biografia personale, le regole delle relazioni sociali: non sempre era facile riuscire ad adattarsi al proprio ruolo sociale ma almeno garantiva precisi riferimenti esistenziali e stabili orientamenti culturali.

Ti riconosci in qualche ruolo sociale? Elencane almeno 5 e stabilendo un grado di appartenenza da uno a 10


La spinta di fondo di quella che venne chiamata società di massa era (e rimane) di giustificare e sostenere la libertà personale. L’individuo societario ha cominciato ad assaporare l’inebriante esperienza dell’autodeterminazione, divenendo al tempo stesso più consapevole dei limiti e delle e contraddizioni del modello sociale nel quale viveva.
Da quel momento, per quanto ovviamente indispensabili, le istituzioni hanno cominciato a essere vissute “Contro” e non “Per” le persone, qualcosa da usare ma anche da tenere a debita distanza.
L’Io globale fatica a trovare la propria strada in un mondo che gli appare troppo complesso, decisamente al di fuori della propria portata. Sradicato dal punto di vista culturale e liberato dalla sottomissione alle istituzioni societarie egli rischia di diventare un guscio vuoto, privato com’è della propria identità e costretto a definire obiettivi esistenziali che necessariamente tendono a restringersi nella dimensione individuale e privata. Il che finisce paradossalmente per generare quel mimetismo sociale che lo rende (di nuovo!) uguale a tutti gli altri:
L’individuo è inglobato nell’indistinto potere della massa dei simili di cui adotta passivamente modelli, mentalità, costumi.
Ti senti in grado di stabilire quello di cui hai bisogno nella tua vita? Di crearti una tua identità al di là dei modelli, mentalità e dei costumi? Ti senti isolato emotivamente o inserito in un contesto sociale che ti supporta?
Sottoposti ad una continua iperstimolazione, incontriamo seri problemi nel momento in cui cerchiamo di realizzare una qualche forma di ricomposizione, che dia consistenza alle tante attività che ci capita di svolgere. L’Io contemporaneo si misura con una moltitudine di immagini, informazioni, stimoli, occasioni. Ciò innegabilmente ne aumenta il potenziale d’azione, ma al tempo stesso tende a invadere l’intimità personale. Le relazioni (personali, economiche, politiche, religiose) sono sempre più scelte, e come tali volontarie, revocabili e raramente riescono a essere vincolanti nel tempo.
L’effetto è duplice: se è vero che ciò crea una gradevole sensazione di apertura e libertà, d’altro canto non si può negare che aumenti anche un sentimento di insicurezza e instabilità.

Sei soddisfatto delle tue relazioni sociali? Ti senti insicuro?

La vita sociale è continuamente trasformata grazie alla capacità di plasmare il mondo che è tipica dell’essere umano. Gli uomini vivono in mondi già fatti, ma questo non esclude la loro capacità di intervenire sulla realtà nella quale vivono.

Tu ti senti di intervenire sulla realtà nella quale vivi? In che modo?

Sembrerebbe che l’avere costituisca una normale funzione della nostra esistenza, nel senso che, per vivere, dobbiamo avere oggetti.

Il Buddha insegna che, per giungere allo stadio supremo dello sviluppo umano, non dobbiamo aspirare ai possessi.

E Gesù: “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per me, colui la salverà. Infatti, che giova all’uomo l’aver guadagnato il mondo intero se poi ha perduto e rovinato se stesso?” (Luca IX, 24-25).

Marx affermava che il lusso è un vizio esattamente come la povertà e che dovremmo proporci come meta quella di essere molto, non già di avere molto.

Il nostro sistema economico oggi è basato sul consumismo sapresti immaginarti un altro tipo di sistema economico?

sabato 5 settembre 2009

Carnet di Marcia - 4 Giorno: Confini ed Educazione



Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. 15Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. 16Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti". 18Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". 19Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. 21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.


Dio genera Adam, l'umanità, e la riempie del suo Spirito.
Nasciamo così, limitati da un corpo ma con una spinta verso l'infinito che ci è data dal pensiero, dalla fantasia. Come conciliare questi due aspetti? Il corpo è il nostro primo confine. Quale valore dai al tuo corpo? E' la prima cosa per cui vieni giudicato, e su cui fondi il tuo giudizio e il tuo pregiudizio. Crescendo allarghi i confini alla tua casa, al tua quartiere, alla tua città e via via ti dicono di appartenere ad uno Stato. E in questo confine che si allarga infili tutto quello che serve a dare una identità a questo "corpo allargato": una lingua, una religione, un modo di vedere le cose". Ma cosa succede quando qualcuno prova a oltrepassare i tuoi confini, o viceversa vuoi provare a sconfinare nella visione del mondo di un altro? Se non ci sono gli stessi valori di fondo, può scoppiare il caos. Si dovrebbe ragionare così:

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.
George Bernard Shaw


Ma da quando abbiamo "mangiato del frutto dell'albero", ovvero da quando formiamo una consapevolezza su CHI SIAMO, creiamo una barriera verso l'altro, il nemico.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare

Bertoldt Brecht


In questo nuovo mondo, hai bisogno di confini? Cosa c'è al di fuori di questo mondo che non vuoi fare entrare? Chi ha il diritto di far parte dei "nostri", chi vuoi escludere? Si dice che l'unione faccia la forza, per cui dobbiamo evitare di restare soli nel nostro mondo, perchè rischiamo di essere attaccati su più fronti. Da quali pericoli senti minacciato il tuo mondo? Con chi ti alleeresti per proteggerti dai pericoli più grandi?
Ora ricordati che Matrix è il mondo in cui hai vissuto finora e che ti ha forgiato: ma conosciamo veramente chi siamo, o lo abbiamo appreso da coloro che hanno deciso i confini prima di noi, per farci restare all'interno di uno steccato a pascolare?


Dicono che educare significhi "condurre fuori dall'ignoranza..." ma dove ci conducono i cosiddetti educatori? Chi sono stati i tuoi maestri? Cosa c'era di giusto e di sbagliato nel loro insegnamento? Nel nostro nuovo mondo dobbiamo decidere un sistema che permetta ai bambini di crescere secondo i nostri valori. Pare che i greci siano stati i primi a sviluppare un sistema del genere, forgiando i ragazzi fin dalla tenera età, per trasformarli in cittadini. Sei d'accordo sul fatto che i bambini vadano plasmati e dirottati verso quello che voi ministri avete deciso essere i pilastri del nuovo mondo? E come la mettiamo con la fantasia, quel tendere all'infinito, quella scintilla che se fatta scoccare, brucerebbe il sistema?



L'educazione, allora, aiuta i bambini a conoscere il mondo, o tende ad appiattire la sua fantasia? come pensi di risolvere questo conflitto apparente?

"Se v'è per l'umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto
non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l'uomo" Maria Montessori


Nel vecchio mondo, alcuni signori, consapevoli dell'enorme potere nei confronti dei bambini, hanno provveduto mettere in piedi cose oscene, trasformando dei potenziali uomini in macchine senza facoltà di intendere e volere. Pensa ai regimi totalitari, ma pensa anche al regime mascherato del consumismo. Il sonno della ragione genera mostri
Diceva Pasolini: "prima tragedia: una educazione comune, nel senso più negativo e distruttivo del termine, obbligatoria e sbagliata, spinge tutti nell'arena di avere tutto a tutti i costi. In quest'arena siamo spinti come una strana e cupa armata, in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. Ma io dico che in un certo senso tutti sono vittime e tutti sono colpevoli perché tutti sono pronti al gioco del massacro, pur di avere, possedere e distruggere". Vale a dire: che cosa è stato tolto a questi giovani, alla generazione, agli uomini, al punto tale che si stenta a riconoscerli come uomini? È stata tolta la possibilità di riconoscersi in qualunque vincolo e legame non prodotto e non posseduto dall'uomo; questa omologazione, come lui l'ha chiamata, è dovuta al fatto che qualcuno ha messo le mani sull'anima, sul punto stesso in cui un uomo nasce come uomo, sulla sorgente stessa delle azioni, cioè i desideri.

Dunque, l'educazione sembra avere a che fare con questo problema: come guidare i desideri delle persone del tuo mondo? I desideri vanno repressi o soddisfatti? Pensa alla tua esperienza personale...

"E questo desiderio è stato sentito e vissuto come la possibilità di poter avere qualunque cosa: il punto diseducativo che ha distrutto una generazione è stata la presunzione di essere padroni di tutto, della realtà, della vita; Pasolini infatti diceva "c'è un aspetto straordinario di quando si parla di Dio, perché quando si parla di Dio non c'è più il borghese; quando si mette l'uomo di fronte a qualcosa che egli non possiede, che gli pone di fronte il Mistero che lui è, di ciò che la realtà rappresenta, allora in qualche modo lo si libera, lo si aiuta a liberarsi perché quello che l'ha distrutto come uomo è la presunzione di poter governare in qualche modo la realtà, questa dittatura del desiderio, per cui egli si sente padrone di sé, del mondo, di ogni cosa, di averne diritto per il solo fatto che lo desidera."

Uno dei desideri peggiori è quello di voler imparare solo per mettere la propria preparazione in vetrina: non si pensa a quello che sappiamo, ma al suo abbagliante riflesso, ovvero il voto. Il voto diventa il vestito firmato della nostra conoscenza.

"La caratteristica peculiare dell'Università consiste nell'insegnare a studiare. La laurea è solo la prova che si sa studiare, che si sa acquisire formazione da se stessi e che ci si è trovati bene nei percorsi della ricerca scientifica... Se si è imparato ad imparare allora si è fatti per imparare. Una persona con una laurea è dunque una persona cha sa meglio destreggiarsi nell'oceano della formazione. Ha ricevuto un orientamento. " Maria Montessori

Come struttureresti il sistema educativo nel nuovo mondo? Immaginati una scuola diversa...
Per concludere, sei d'accordo con chi dice che educare significa sempre e comunque ingannare?

"solo un pazzo accetterebbe il compito di diventare un uomo di sapere. Un uomo dalla mente lucida deve essere attirato a farlo con l'inganno.
Qualunque cosa io ti abbia fatto oggi era un trucco" disse bruscamente [don Juan]. "La regola è che un uomo di sapere deve prendere in trappola il suo apprendista. Oggi ti ho preso in trappola e ti ho spinto con l'inganno ad apprendere. Se non fossimo ingannati, non impareremmo mai. [...] L'arte di un benefattore consiste nel portarci al limite. Un benefattore può solo
indicare la strada e ingannare.

D'altronde siamo così pieni di gente che "predica bene e razzola male"... è un inganno necessario?

lunedì 31 agosto 2009

Carnet di Marcia - 3 Giorno: I nuovi Eroi




Gli eroi sono questi ragazzi che il giorno dopo la morte di Falcone, ce n'erano cento tra poliziotti e Carabinieri, si misero in fila dietro la porta di Paolo per chiedergli di far parte della sua scorta.
Si erano messi in fila per andare a morire, perché Paolo sapeva che sarebbe morto. Quei ragazzi, mettendosi in fila dietro la porta di Paolo, sapevano che sarebbero morti anche loro.

Salvatore Borsellino

Dal Vangelo secondo Giovanni (8, 1-11)

Gesù andò al monte degli Ulivi. All'alba tornò nel tempio, e tutto il popolo andò da lui; ed egli, sedutosi, li istruiva. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna còlta in adulterio; e, fattala stare in mezzo, gli dissero: «Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio. Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?» Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra. E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più».


Intervista a Giovanni Falcone


Intervistatore: «Ma chi glielo fa fare?»
Falcone: « Solamente lo spirito di servizio »
Intervistatore: «Ha mai avuto dei momenti di scoramento, magari dei dubbi, delle tentazioni di abbandonare questa lotta?»
Falcone: « No, mai .»
Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.
Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.
Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.
..una vita per lo spirito di servizio a costo della vita…

Falcone muore nella strage di Capaci il 23 maggio 1992.
Insieme a Falcone e alla moglie Francesca Morvillo, magistrato anche lei, muoiono gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.


GIUSEPPE MOSCATI (1880-1927)


Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo di nove figli.
Il 4 agosto 1903, Giuseppe Moscati conseguì la laurea in medicina con pieni voti.
Celebre e ricercatissimo nell'ambiente partenopeo quando è ancora giovanissimo, il professor Moscati conquista ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le sue ricerche originali, i risultati delle quali vengono da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere.
Non sono tuttavia unicamente e neppure principalmente le doti geniali ed i successi clamorosi del Moscati che suscitano la meraviglia di chi lo avvicina. Più di ogni altra cosa è la sua stessa personalità che lascia un'impressione profonda in coloro che lo incontrano, la sua vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità verso Dio e verso gli uomini. Moscati è uno scienziato di prim'ordine; ma per lui non esistono contrasti tra la fede e la scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci ha rivelato.
"(..) di quanti giovani mi sono ricordato, promettenti, pieni di spirito di sacrificio e di virtù, pervasi da giusto entusiasmo, e che son dovuti arrivare dispersi, sopraffatti dal nepotismo, dalla indifferenza, dall'egoismo dei sacerdoti della scienza! [...]
Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi uomini son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell'eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene."
L'accettazione della Parola di Dio non è, d'altronde, per Moscati un semplice atto intellettuale, astratto e teorico: per lui la fede è, invece, la sorgente di tutta la sua vita, l'accettazione incondizionata, calda ed entusiasta della realtà del Dio personale e dei nostri rapporti con lui. Moscati vede nei suoi pazienti il Cristo sofferente, lo ama e lo serve in essi. È questo slancio di amore generoso che lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, a non attendere che i malati vadano a lui, ma a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i suoi propri guadagni.
"Il medico si trova poi in una posizione di privilegio, perchè si trova tanto spesso a cospetto di anime che, malgrado i loro passati errori, stanno lì lì per capitolare e far ritorno ai principii ereditati dagli avi, stanno lì ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore.
Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi cuori e infiammarli di nuovo".
E tutti, ma in modo speciale coloro che vivono nella miseria, intuiscono ammirati la forza divina che anima il loro benefattore. Così il Moscati diventa l'apostolo di Gesù: senza mai predicare, annuncia, con la sua carità e con il modo in cui vive la sua professione di medico, il Divino Pastore e conduce a lui gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. Mentre gli anni progrediscono, il fuoco dell'amore sembra divorare Giuseppe Moscati. L'attività esterna cresce costantemente, ma si prolungano pure le sue ore di preghiera e si interiorizzano progressivamente i suoi incontri con Gesù sacramentato.
Quando, il 12 aprile 1927, il Moscati muore improvvisamente, stroncato in piena attività, a soli 46 anni, la notizia del suo decesso viene annunciata e propagata di bocca in bocca con le parole: " È morto il medico santo ". Il Prof. Giuseppe Moscati è stato beatificato da S. S. Paolo VI nel corso dell'Anno Santo, il 16 novembre 1975
«Esercitiamoci quotidianamente nella carità. Dio è carità. Chi sta nella carità sta in Dio e Dio sta in lui. Non dimentichiamoci di fare ogni giorno, anzi in ogni momento, offerta delle nostre azioni a Dio compiendo tutto per amore.»



Cosa vuol dire essere eroi? Qual è il tuo esempio di eroe? Per essere eroe è necessario compiere operazioni clamorose. E’ desiderabile voler essere fondamentali per la società, eroi del proprio ambiente? Stabilisci le caratteristiche degli eroi della tua nuova società

mercoledì 12 agosto 2009

Carnet di Marcia - 2 Giorno: La Legge



Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.
Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.
Giro giro tondo cambia il mondo.
Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.
Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un'antica speranza.
Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.
Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

Agisci unicamente secondo quella massima in forza della quale tu puoi volere nello stesso tempo che essa divenga una legge universale.



Poche persone hanno un'idea di cosa sia vivere. Chi ha scelto e trovato se stesso eticamente, ha determi­nato se stesso in tutta la sua concretezza. Egli allora ha se stesso come un individuo con determinate doti, determinate passioni, determinate inclinazioni, determinate abitudini, esposto a determinate influenze esteriori, sollecitato ora in un senso ora in un altro. Egli ha se stesso come compito, e tale compito consiste sopratutto nell'ordinare, educare, temperare, infiammare, reprimere, in breve, nel raggiungere nell'anima un equilibrio, un'armonia che è frutto delle virtù personali. Lo scopo della sua attività è qui lui stesso, ma non seguendo il suo arbitrio, bensì come un compito che gli è stato posto, anche se è diventato suo perché l'ha scelto. Ma benché egli stesso sia il proprio scopo, pure questo scopo è un altro: poiché quell'io che è lo scopo, non è un io astratto che va bene dovunque e perciò in nessun luogo, ma un io concreto che sta in una viva reciproca comunione con un determinato ambiente, con certe circostanze, con un determinato ordine di cose. Questo io, che è lo scopo, non è soltanto un io personale, ma un io sociale e civile. Egli dunque ha se stesso come compito per un’ attività, in virtù della quale egli, come personalità ben definita, interviene nel­le circostanze della vita. In questo senso il suo compito non è educare se stesso, ma agire; eppure mentre agisce educa se stesso.

Non vedo affatto che il mondo per questo debba sprofondarsi nello scetticismo, perché la differenza tra il bene ed il male rimane sempre; la responsabilità e il dovere pure, anche se diventa impossibile per un'altra persona dire cosa sia il MIO dovere, mentre sarà sempre possibile a lui dire quale è il SUO.
Sembrerà forse di aver allontanato ogni scetticismo quando si sia reso il dovere qualche cosa di esterno, di fermo e determinato, del quale si possa dire: questo è il dovere. Ma ciò è un equi­voco; poiché nel­l'etica non si parla mai dell'esteriorità ma dell'interiorità.

La cosa principale perciò non è che l'uomo possa contare sulle dita quanti siano i suoi doveri, ma che egli, una volta per tutte, abbia sentito così forte l'intensità del dovere che la coscienza del dovere divenga per lui la garanzia dell'e­terno valore del suo essere. Perciò non raccomando affatto il moralista come non raccomando lo sgobbone; eppure è certo che l'uomo al quale l'importanza del dovere non si è mai mostrata in tutta la sua infinità è mediocremente uomo.

A cinque anni fui mandato a scuo­la. Che questo avvenimento faccia sempre molta impressio­ne a un bambino è naturale, però la principale impressione che ebbi non fu la curiosità ma qualcosa di completamente diverso.
Arri­vato a scuola, fui presentato al maestro e ricevetti come compito per il giorno seguente dieci righe da imparare a memoria.
Da questo momento ogni altra impressione fu can­cellata dal mio animo, solo il mio compito rimaneva vivo davanti a me. Da bambino avevo una ottima memoria. Ben presto ebbi imparata la mia lezione. Mia sorella me l'aveva provata parecchie volte e mi aveva assicurato che la sapevo. Andai a letto e prima di addormentarmi, la ripetei ancora una volta tra di me; mi addormentai col fermo proposito di rileggerla ancora una volta il mattino seguente. Mi sve­gliai alle cinque del mattino, mi vestii, andai a prendere il mio libro e rilessi.
Tutto questo lo rivedo tanto vividamente come se fosse accaduto ieri. Per me era come se il cielo e la terra mi si dovessero precipitare addosso se non avessi im­parato la mia lezione; e, d'altra parte, anche se ciclo e terra fossero precipitati su me, questo disastro non mi avreb­be dispensato dal compito impostomi, di imparare la mia lezione. In quell'età sapevo ben poco dei miei doveri; non li avevo ancora imparati a conoscere; conoscevo un dovere solo, quello di imparare la mia lezione.
Eppure posso far derivare tutta la mia considerazione etica della vita da que­sta impressione.
Mi vien da sorridere pensando a questo ragazzetto di cinque anni che afferra una questione con tanto ardore, eppure ti assicuro che non ho nessun desiderio più grande di quello di poter afferrare in ogni età della mia vita la mia opera con l'energia e la serietà etica di allora.
È vero che più tardi, nella vita, ci si fa un’idea più chiara di quello che sia il proprio compito, ma l'energia è sempre la cosa principale. Che quell'avvenimento facesse su di me quell'impressione lo devo alla serietà di mio padre, e se non gli dovessi altro, questo basta a mettermi in debito eterno verso di lui.
Dà all'uomo energia, passione, ed egli ha tutto. Prendi una fanciulla, che sia scervellata e sciocca, proprio una ochetta : immaginala in­namorata profondamente e sentitamente e vedrai che il cer­vello le verrà da sé, vedrai quanto senno ed acume mostrerà per vedere se è corrisposta : immagina che divenga felice e vedrai il dolce incanto fiorire sulle sue labbra; immagina che divenga infelice e sentirai la passione dettarle fredde riflessioni e senno acuto.
D'altra parte godevo la mia libertà, conoscevo un dovere solo, quello di badare alla mia scuola, ed a questo riguardo ero io il solo responsabile. Mio padre non mi domandava mai delle mie lezioni, non me le provava mai, non guardava mai i miei compiti, non mi ricordava mai che era ora di studiare, o che era ora di smettere, non veniva mai in aiuto alla coscienza dello scolaro, come si vede tanto spesso quando nobili padri accarezzano la guancia dei loro figli e dicono: « Spero che saprai le tue lezioni ». Se dove­vo uscire mi chiedeva prima se avevo tempo; ma questo lo decidevo io, non lui, e le sue domande non indugiavano mai sui particolari. Che egli d'altra parte si interessasse molto di quello che io facevo ne sono sicuro, ma non se ne faceva mai accorgere perché il mio spirito potesse matu­rare colla coscienza della propria responsabilità. Anche in questo non mi si affliggeva con un cumulo di doveri.
L'energia colla quale divento cosciente di me eticamente è quello che importa; o meglio : non posso diventar etica­mente cosciente di me senza energia. Perciò non potrò mai divenir eticamente cosciente di me stesso, senza diventar co­sciente del mio essere eterno.
La circostanza che le dieci righe nel libro di lettura da imparare a memoria mi furono date come un compito dal quale nulla al mondo mi poteva liberare, fu in un certo senso la prima prova che mi fu data dell'im­mortalità della mia anima. Kierkegaard


Le cento città
Ognuno ha le sue prigioni, mentali, fisiche Ognuno ci convive Ma quando le pareti cominciano a restringersi, le facce diventano anonime Quando lo specchio comincia a darti del tu Quando i marciapiedi ti provocano vertigini e la strada sembra il tuo tappeto rosso Metti insieme il tuo bagaglio Riempilo di ricordi,speranze,parole,storie vissute e storie da vivere Riempilo di emozioni,musiche,liti,illusioni d’epoca,domande e risposte Trovati un amico e comincia la condivisione,l’esplorazione vai a caso,lascia le tue lacrime sul cuscino,incontrati con la vita,scontrati con il dolore ruba l’amore Non avere una meta ma cento,prova a ritornare perché il ritorno da senso al viaggio Pensa a Polifemo e alla sua solitudine e rispetta la solitudine altrui Gira intorno al mondo Non girare con lui Affrancati da te stesso e dall’attesa Per amare la vita bisogna tradire le aspettative Guardati intorno e guardati da chi si professa libero Il sapore della libertà è la paura Solo chi ha paura della libertà ha il coraggio di inseguirla.
Vincenzo Costantino Cinaski

Dal vangelo di Matteo 15,1-9

Allora gli scribi, e i farisei, di Gerusalemme vennero da Gesù e gli dissero: 2  "Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli anziani? Poiché non si lavano le mani prima di mangiare".3  Ma egli rispose e disse loro: "E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?4  Dio infatti ha comandato così: "Onora il padre e la madre" e ancora: "Chi maledice padre o madre sia punito con la morte".5  Voi invece dite: "Chiunque dice al padre o alla madre: Tutto ciò con cui potrei sostenerti è stato offerto a Dio",6  egli non è più obbligato a onorare suo padre e sua madre. Così facendo, voi avete annullato il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione.7  Ipocriti, ben profetizzò di voi Isaia quando disse:8  "Questo popolo si accosta a me con la bocca e mi onora con le labbra; ma il loro cuore è lontano da me. 9  E invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini".

E adesso, onorevoli ministri, scrivete la nuova legge che sarete voi, da buoni cittadini a dover rispettare per primi.

martedì 11 agosto 2009

Carnet di Marcia - Preludio e 1 giorno






Redemption Song

Old pirates, yes, they rob I;
Sold I to the merchant ships,
Minutes after they took i
From the bottomless pit.
But my hand was made strong
By the and of the almighty.
We forward in this generation
Triumphantly.
Wont you help to sing
These songs of freedom? -
cause all I ever have:
Redemption songs;
Redemption songs.
Emancipate yourselves
from mental slavery;
None but ourselves can free our minds.
Have no fear for atomic energy,
cause none of them
can stop the time.
How long shall they kill our prophets,
While we stand aside and look? ooh!
Some say its just a part of it:
Weve got to fulfil de book.
Wont you help to sing
These songs of freedom? -
cause all I ever have:
Redemption songs;
Redemption songs;
Redemption songs.
Emancipate yourselves
from mental slavery;
None but ourselves
can free our mind.
Wo! have no fear for atomic energy,
cause none of them-a
can-a stop-a the time.
How long shall
they kill our prophets,
While we stand aside and look?
Yes, some say its just a part of it:
Weve got to fulfil de book.
Wont you help to sing
Dese songs of freedom? -
cause all I ever had:
Redemption songs -
All I ever had:
Redemption songs:
These songs of freedom,
Songs of freedom.

04/08/09


PRELUDIO

Che vuol dire reale? Dammi una definizione di reale. Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci. Il mondo com'era alla fine del XX secolo. E che ora esiste solo in quanto parte di una neuro-simulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix.
Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo. È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.



1 GIORNO - LA SCELTA


(ogni riferimento ai comunisti è puramente accidentale)

«Fin da quando nasciamo gli altri ci dicono che il mondo è in un determinato modo, e naturalmente noi non abbiamo altra scelta che accettare che il mondo sia come gli altri ci hanno detto che è.»
Don Juan Matus




SMITH: Perché signor Anderson? Perché? Perché? Perché lo fa? Perché si rialza? Perché continua a battersi? Pensa veramente di lottare per qualcosa a parte la sua sopravvivenza? Sa dirmi di che si tratta, ammesso che ne abbia coscienza? È la libertà? È la verità? O magari la pace... Non mi dica che è l'amore! Illusioni, signor Anderson, capricci della percezione, temporanei costrutti del debole intelletto umano, che cerca disperatamente di giustificare un'esistenza priva del minimo significato e scopo! Ogni costrutto è artificiale quanto Matrix stessa! Anche se devo dire che solo la mente umana poteva inventare una scialba illusione come l'amore! Ormai dovrebbe aver capito signor Anderson, a quest'ora le sarà chiaro, lei non vincerà, combattere è inutile. Perché, signor Anderson? Perché? Perché persiste?

NEO: Perché così ho scelto.


Dalla scelta del telefonino a quella di avere figli, la vita è piena di momenti in cui ci troviamo di fronte a un decisione. A volte cerchiamo di conoscere tutte le scelte possibili altre volte scegliamo di affidarci all'intuito o al consiglio degli altri. La convivenza sociale e l'esperienza civile hanno prodotto una quantità di assiomi che potrebbero essere anche definiti mistici e che è veramente difficile contestare, tuttavia è immensa la differenza fra la sensibilità di chi li ha dedotti e chi li accetta e enuncia. Di questi assiomi fanno parte la politica, la fede, la medicina e la scienza. Chi crede di poter dare torto ai politici dell'altra parte? O di negare la fede altrui? O di non giustificare le altre forme terapeutiche? Chi può dare un onesto senso alla scienza? Nessuno è in grado di dimostrare le prove della propria verità e ogni dimostrazione può essere contraddetta, lo dice la storia! E' solo la nostra presunzione che ci fa credere che non cadremo negli stessi cosidetti errori e che in futuro sapremo agire con maggior consapevolezza. L'inessere morale dell'essere umano è la contraddizione che da senso alla nostra vita. Non ci sarebbe il bene senza il male o il buono senza il cattivo. Ma l'essenza della consapevolezza sta nel riconoscere che il buono e il cattivo sono due manifestazioni della stessa entità e cioè della bontà o della cattiveria ovvero bontà e cattiveria sono la stessa cosa così come dolcezza e amarezza, ricchezza e povertà…
E' ora che tu scelga il tuo ministero. E per portare qualcosa di te agli altri, inizia a conoscere te stesso e a scegliere chi vuoi essere. Non si tratta di una scelta definitiva, la tua strada può cambiare ad ogni bivio. Ma è importante avere una bussola, un punto di riferimento: la tua coscienza e la consapevolezza del tuo valore. Chi hai scelto di essere in questo nuovo mondo? Quale parte migliore di te vuoi che ti rappresenti? Quali sono i tuoi valori che custodisci gelosamente e vuoi condividere, poichè sai che sono valori positivi e in grado di germogliare in questo nuovo mondo senza vita?



Scegliete la vita. Scegliete un lavoro. Scegliete una carriera. Scegliete la famiglia. Scegliete un maxi televisore del cazzo. Scegliete lavatrici, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita. Scegliete un mutuo ad interessi fissi. Scegliete una prima casa. Scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta. Scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo. Scegliete il fai-da-te e chiedetevi chi cazzo siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete un futuro. Scegliete la vita.
Ma perché dovrei far cose come queste? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. daTrainspotting



Dal vangelo di Matteo 25, 14-30

*14* Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. *15* A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. *16* Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. *17* Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. *18* Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. *19* Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. *20*Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. *21* Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. *22* Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. *23* Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. *24*Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; *25* per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. *26* Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; *27* avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. *28* Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. *29* Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. *30* E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

Intervista a Luciana Littizzetto
(...)
"Inizialmente volevo diventare maestra e poi avevo nel cuore la sensazione di voler fare qualcosa di strano. Crescendo, durante gli anni del liceo e dell'università, l'ispirazione si è in parte spenta. Si scontrava con le difficoltà della realtà di tutti i giorni e con le complessità di chi fa questo lavoro. Vedo tante persone infelici e insoddisfatte, che non hanno il coraggio di sperimentare, che non sanno quello che vogliono".
"Pensa. Il caso te lo prepari tu. Chi ha talento prima o poi emerge. Questione di tempi, di momenti giusti. Ci sono periodi della tua carriera importanti in cui hai lavorato bene, ti senti in forma e a quel punto non puoi fare di più. Ecco, in quel momento ci vuole una scintilla che ti illumini, che concretizzi tutti i tuoi sforzi. Di solito si tratta di una persona che ti nota e ti da una possibilità speciale. Non puoi fare tutto da sola. Non si possono forzare gli eventi. Devi metterti nel cuore l'idea che ci vuole anche l'aiuto esterno.
"Come si fa a capire se un talento basta per cambiare mestiere, per mettere tutto in discussione?
"Non lo so. Bisogna conoscersi bene. E' una fesseria quella che lo psichiatra ti cambia il cervello e poi si diventa scemi. L'analisi ti aiuta a conoscerti meglio. A rendersi conto che la vita è una sola. Noi giovani davanti a un bivio, a una scelta importante, abbiamo l'abitudine di dire “va bene adesso ci penso, adesso vediamo”. Poi arrivi a quarant'anni e ti svegli infelice. Vedo tante persone infelici e insoddisfatte, che non hanno il coraggio di sperimentare, che non sanno quello che vogliono."
Da cosa dipende questa indecisione, questi dubbi?
"Tante persone vanno avanti per inerzia. Fanno il liceo classico e poi magari si iscrivono ad architettura solo perché pensano che sia la scelta più coerente. Preferisco chi si butta e sperimenta cento cose, a costo di sentirsi confuso e con ancora più dubbi. Ho un cugino che studia medicina. Si sentiva oppresso e ingolfato dagli esami. L'ho invitato a venire sul set del mio ultimo film, a fare il lavoro più duro. Aiuto attrezzista, dove ti fai un culo vero. In due mesi è rinato ma non perché avesse deciso di cambiare studi ma perché aveva avuto una boccata d'aria fresca concreta, aveva sperimentato il coraggio di trasgredire. Dove sta scritto che l'unica trasgressione possibile sia farsi la segretaria. La trasgressione può essere dire: questo che sto facendo non mi piace e voglio andare da un'altra parte, non so bene dove ma voglio provare cose nuove. E' importante iniziare a sperimentare da giovani, al liceo. Più si va avanti con l'età più ci si incatena alle responsabilità. Verso la famiglia, verso il fatto di dover portare i soldi a casa. Poi ti svegli a trentacinque, quarant'anni e ti senti un fallito, un frustrato cronico, un depresso isterico."
Come se ne esce?
“Forse cercando di fare serenamente il proprio lavoro principale, quello che non da' soddisfazioni, e in parallelo iniziare e provare cose che danno stimoli, che vanno nella direzione dei propri sogni e aspirazioni. Quando facevo la maestra di musica alle medie sapevo che volevo fare l'artista comico ma cercavo comunque di trovare soddisfazione in quello che stavo facendo. Mi ritagliavo degli spazi per provare, per aumentare le possibilità di successo di un eventuale cambio di mestiere. In questo trambusto, nella fase della crisi vocazionale, l'infanzia gioca un ruolo fondamentale. La miglior ricetta per essere un adulto felice è essere stato un bambino felice. Se al contrario l'infanzia è stata infelice, si è stati figli di sfighe galattiche, allora ci vuole il triplo della fatica e della grinta per rimanere contenti e per fare scelte importanti. Scelte che in ogni caso aumentano l'incertezza sul lavoro e nel vivere quotidiano."

Cerca nel blog