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martedì 19 gennaio 2010

L'uovo luminoso, il cuore e Avatar



E' nato prima l'uovo o la gallina? Questa domanda non ha ragione di esistere in quanto presso tutte le tradizioni l'uovo non è tanto simbolo di un qualcosa di statico, un punto iniziale definito da contrapporre ad un opposto.

La caratteristica principale dell'uovo è quella di racchiudere un processo di trasformazione; altra caratteristica è la forma, appunto, ovoidale.

Di forma ovoidale sono i simboli principali del CENTRO vitale (il cuore, l'omphalos di Delfi centro del mondo).


Omphalos - Ombelico di Delfi

Secondo Guenon, l'uovo è il simbolo del cosmo ma non sel suo stato di completa manifestazione, bensì di ciò a partire dal quale si effettuerà lo sviluppo successivo. Trasformazione da un punto verso ogni direzione.

Come nella caverna (vedi il mito della caverna; ma anche cristo nasce e risorge in una grotta/caverna) e nel cuore, l'uovo contiene il germe spirituale, l'embrione d'oro, l'AVATAR primordiale.




Presso la religione Induista, un avatar o avatara è l'assunzione di un corpo fisico da parte di Dio o di uno dei Suoi aspetti. Questa parola deriva dalla lingua sanscrita e significa "disceso"; nella tradizione religiosa induista consiste nella deliberata incarnazione di un Deva, o del Signore stesso, in un corpo fisico al fine di svolgere determinati compiti. Questo termine viene usato principalmente per definire le diverse incarnazioni di Vishnu, tra cui si possono annoverare Krishna e Rama.

Brahma si rinchiude nell'uovo del mondo (Brahmanda) per nascervi come Hiranyagarbha, il feto d'oro.


Hiranyagarbha (Devanagari: हिरण्यगर्भः ; literally the 'golden fetus' or 'golden womb', poetically rendered 'universal germ') is the source of the creation of the Universe or the manifested cosmos in Indian philosophy

L'oro è il sole dei metalli, dunque l'uovo-cuore del mondo ha caratteristiche ignee, è un nocciolo di immortalità e divinità. Per la legge "come in alto, così in basso", vediamo come questo si traduce nel microcosmo.

Questa luce, secondo la dottrina indiana dei chakra, risiede sopita alla base della colonna vertebrale, e viene risvegliata attraverso una seconda nascita passando attraverso il cuore.



Il corpo fisico è dunque un avatar in cui risiede il germoglio di divinità.

Ma attorno al corpo fisico si manifesta l'energia dell'anima e della divinità, in quello che presso gli sciamani toltechi viene definito UOVO LUMINOSO. Vediamo nel dettaglio la visione tolteca della realtà:

1. L’universo è un infinito agglomerato di campi di energia simili a fibre di luce.

2. Queste fibre di luce, chiamate emanazioni dell’Aquila, s’irradiano da una fonte di proporzioni inimmaginabili, chiamata metaforicamente l’Aquila.

3. Gli esseri umani sono composti anche loro da un numero incalcolabile degli stessi filiformi campi di energia. Queste emanazioni dell’Aquila formano un agglomerato chiuso che si manifesta come una sfera di luce dalle dimensioni corrispondenti a quelle del corpo della persona con le braccia estese lateralmente, apparendo quindi come un gigantesco uovo luminoso.

4. Solo una parte piccolissima delle fibre di luce all’interno di questo globo luminoso viene illuminata da un punto di intenso splendore situato sulla superficie dell’uovo.


5. La percezione si realizza quando i campi di energia del piccolo gruppo situato intorno al punto d’intenso splendore estendono la propria luce fino ad illuminare identici campi di energia all’esterno dell’uovo.
Siccome solo i campi energetici illuminati dal punto di intenso splendore sono percepibili, questo punto viene chiamato “il punto dove viene assemblata la percezione” o, semplicemente il “Punto d’assemblaggio” (Punto d’unione).



6. Il Punto d’assemblaggio può essere spostato dalla sua posizione abituale sulla superficie dell’uovo ad un’altra posizione sulla superficie oppure all’interno.
Dato che lo splendore del Punto d’assemblaggio fa brillare tutti i campi energetici con i quali viene a contatto, quando esso si sposta fa immediatamente splendere nuovi campi energetici, rendendoli percepibili. Questa percezione si chiama vedere.


7. Quando il Punto d’assemblaggio si sposta, rende possibile la percezione di mondi completamente diversi, altrettanto obiettivi e reali di quelli che percepiamo di solito. Gli stregoni accedono a questi altri mondi per attingervi energia, potere, soluzione a problemi generali e particolari, o per trovarsi di fronte all’inimmaginabile.

8. L’Intento è la forza indescrivibile e smisurata diffusa nell’universo. Essa ci mette in grado di percepire. Noi non acquisiamo consapevolezza perché percepiamo, bensì riusciamo a percepire in conseguenza dell’intrusione e del peso dell’Intento.

9. Gli stregoni mirano a raggiungere lo stato di consapevolezza totale per sperimentare tutte le possibilità di percezione che l’uomo ha. Questo stato di consapevolezza implica perfino una morte alternativa.



Stando al punto 5, l'apparizione dell'uovo luminoso allo sciamano significa, il raggiungimento di un nuovo e più evoluto stato di percezione.

Il punto 7 è la trama di Avatar. Così come l'uomo ha raggiunto il pianeta attraverso un avatar, allo stesso modo esseri inorganici denominati Esploratori Blu (che probabilmente hanno generato la percezione della divinità blu induista) arrivano nel nostro mondo, presumibilmente negli stati di incoscienza generati dal sogno per quale scopo non è lecito conoscerlo.



Chiunque ha sognato questi esseri blu, oltre al sottoscritto, è pregato di segnalarlo nei commenti.

Notare la somiglianza fra gli esseri di Pandora e le divinità indiane





Appendici


Secondo questa filosofia, quando siamo giovani, il nostro uovo luminoso non si sarebbe ancora irrigidito e il punto d'unione scorrerebbe fluido. L'uovo degli umani sarebbe intersecato da "filamenti di energia", che produrrebbero percezioni, ma quando le persone crescono e vivono in una esistenza ordinaria (concentrandosi solo cioè sulla loro "prima attenzione"), concretizzerebbero solo una piccola parte di queste emanazioni, che diventerebbero quindi tutta la loro realtà percettiva, escludendo automaticamente tutti gli altri possibili mondi che invece potrebbero ugualmente essere raggiunti (attraverso le altre attenzioni possibili).

Castaneda afferma che ogni nostra sensazione, sentimento o azione, è determinata dalla posizione di questo punto di unione. Il movimento consapevole del punto di unione permetterebbe la percezione del mondo in maniera differente (realtà non ordinaria), nonché l'entrata in altri mondi veri e propri, diversi dal nostro, ma ugualmente "inglobanti" e "reali".

L'obiettivo di tutto questo sarebbe quello di raggiungere la "totalità di se stessi", ossia la piena percezione e dominio delle attenzioni.

_______________

1993
– HarperCollins pubblica The Art of Dreaming di Castaneda. Inizia spiegando che in precedenza aveva raccontato del primo gruppo trovato per lui da don Juan, ma "non ho mai menzionato il secondo gruppo di apprendisti; don Juan non mi permise di farlo." [Anche se don Juan se ne era andato nel ’73, prima che fosse pubblicato L’isola del Tonal?] "Diceva che erano esclusivamente nel mio campo e che l’accordo che avevo con lui era di scrivere sul suo campo, non sul mio. Il secondo gruppo di apprendisti era estremamente compatto. Era composto soltanto da tre membri: una sognatrice, Florinda Donner-Grau; una cacciatrice all’agguato, Taisha Abelar; e una donna nagual, Carol Tiggs." p. x. Spiega inoltre che "mi ci vollero quindici anni di lavoro ininterrotto, dal 1973 al 1988, per immagazzinare energia sufficiente a sistemare ogni cosa in maniera lineare nella mia mente. Ricordai allora sequenze su sequenze di eventi di sogno, e riuscii infine a colmare alcuni apparenti vuoti di memoria….Essendo in possesso della maggior parte dei tasselli che formano le lezioni di don Juan sull’arte del sognare, mi piacerebbe spiegare, in un lavoro futuro, la posizione e gli interessi attuali dei suoi ultimi quattro studenti: Florinda Donner-Grau, Taisha Abelar, Carol Tiggs e me." p. xi. Carol Tiggs ritorna sulla scena quando Castaneda rivisita il suo salvataggio dal "mondo nebbioso e giallastro." Questa volta spiega che fu catturato lì dagli esseri inorganici, dopo aver dato voce al suo intento di salvare l’Esploratore Blu. Quando rinviene, don Juan gli spiega che aveva radunato "tutti quelli che sono riuscito a recuperare, specialmente Carol Tiggs," per precipitarsi nel reame degli esseri inorganici a salvarlo. p. 138. Rispondendo alle domande del gruppo che si chiedeva cosa bisognasse fare con l’esploratore, don Juan spiega, "È un problema molto serio, che questo nagual qui presente deve risolvere. Lui e Carol Tiggs sono gli unici che possono liberare l’esploratore." p. 140. In seguito l’emissario del sognare dà istruzioni a Castaneda su ciò che "Carol Tiggs e io dovevamo fare per liberare l’esploratore." p. 146.


Per approfondire il discorso dell'uovo Luminoso leggere QUI (va detto che l'ho trovato a lavoro concluso e ho trovato una sostanziale uniformità di vedute con l'autore di questo studio).

lunedì 14 settembre 2009

Il Ridere Guerriero e la Follia Controllata



Prima di procedere alla lettura, è necessario aver letto la premessa, ma soprattutto armarsi di santa pazienza, poichè l'intervento è molto lungo. Per cui se siete stanchi lasciate perdere.

"Non ritengo che un fallimento sia necessariamente una cosa negativa. Ti dà piuttosto quel certo grado di libertà che ti permette di dire: «'sti cazzi!»"
(Billy Corgan; sticazzi = Fattelapiabbene = Machemmefrega!)

E mi immagino una intera vita col sorriso in volto e sticazzi stampato in fronte. Ecco il potere del ridere. Non il folle riso del Joker che si contrappone allo scuro volto serioso di Batman.

Joker e Batman, il folle e la morte, entrambe figure archetipe del nostro inconscio, nonchè carte dei tarocchi (lascio agli esperti l'interpretazione del significato).


La carta della MORTE mostra uno scheletro con alcuni brandelli di carne ancora attaccati alle ossa (ad indicare che la trasformazione non è ancora iniziata).
Con la falce che ha in mano la morte taglia teste incoronate e non (ad indicare che chiunque è soggetto ad essa).
Dal terreno spuntano mani e piedi (ad indicare che le idee non muoiono mai). Nulla si distrugge e tutto si trasforma.




La falce ha questa forma ) ovvero il sorriso del folle...

IL MATTO "…ma colui che nel mezzo del cammino smarrì la diritta via, seguendo avidità,
bassezze e materialità si ritrovò di nuovo ad abitare il CAOS dal quale era partito. Ma come fulmine a ciel sereno, gli si svelò la via di un NUOVO INIZIO …"

La carta ci mostra la figura di un folle viandante con in mano un bastone di cui, però, non sa cosa farsene (ad indicare che ha, comunque, in sé il potere, la forza, ma ha smarrito o scordato i meccanismi per giovarsene).
Sulle spalle porta un sacco legato ad un bastone: è un peso inutile (ad indicarci che le illusioni degli esseri umani non portano a nulla).
Vi è, poi, una lince che azzanna il folle nelle parti basse (ad indicare che non siamo più in grado di controllare gli istinti e che siamo tornati al punto di partenza).
Le piantine in fase di crescita presenti nella figura, tuttavia, indicano la ciclicità del percorso e dunque la più confortante delle Leggi che regolano gli elementi, le azioni e la loro interazione nel cammino di elevazione dell’iniziato: non esiste errore che non possa essere riparato, non esiste un fondo nel pozzo delle opportunità. La speranza nel premio finale, l’aspirazione alla suprema conoscenza non abbandonerà mai il nostro più profondo intimo.


Follia e morte, ciclicità e cambiamento. solo l'uno può scovare e riconoscere l'altro perchè entrambi mostri della stessa falsa realtà. Entrambi padroni dell'altro con cui giocano un danza macabra





Nel Settimo Sigillo, solo il folle saltimbanco può riconoscere la morte ed esserne libero, pronto a ballare una danza macabra





Dialogo tra Jöns lo scudiero e il pittore.

- Che cosa dipingi?
- La danza della morte
- E quella è la morte?
- Sì, che prima o dopo danza con tutti
- Che argomento triste hai scelto...
- Voglio ricordare alla gente che tutti quanti dobbiamo morire
- Non servirà a rallegrarla...
- E chi ha detto che ho intenzione di rallegrare la gente? Che guardino e piangano.
- Aaah, invece di guardare chiuderanno gli occhi...
- E io ti dico che li apriranno... Un teschio, spesso interessa molto di più di una donna nuda
- Se li spaventi però...
- ...Li fai pensare
- E se pensano...
- ...Si spaventano ancora di più.


Il teschio, simbolo della morte, d'altronde non è altro che un ghigno a 32 denti


SINCRONIA: mi è appena arrivato questo link

Il segreto è come morire. Dall’inizio dei tempi, il segreto è sempre stato come morire. L’adepto trentaquattrenne fissò il teschio umano che cullava tra le mani. Era incavato, come una coppa, pieno di vino rossosangue. Bevilo, si disse. Non hai nulla da temere
(L’incipit del prologo di «The Lost Symbol» di Brown)
Ah, non scordiamoci "Indiana Jones e il teschio di cristallo"

Ma parliamo un secondo della morte, o tumbadora (dal nome che gli è stato dato dai veggenti toltechi, in quanto "forza rotante")
Sempre secondo gli sciamani toltechi, la morte, o meglio la sua spinta, si trova lì dietro la vostra spalla sinistra (spesso la vedete dallo specchietto retrovisore, agli occhi come i fari di chi vi sta sorpassando).

- Le prossime citazioni vengono direttamente da "Teologia della Liberazione - Il filo del Rasoio"-


"Ihoah modella l’’aDaM (nel senso d’umanità), lo dota di un’anima (l’’aiSHaH, ossia la parte femminile dell’Io che incarna l’impulso verso la conoscenza) e lo spinge, attraverso questa, a nutrirsi del sacro fungo. Ihoah è mosso, in questo, dall’oscura consapevolezza di non poter resistere per sempre alla forza della propria morte e, quindi, dalla necessità (in quell’inizio avvertita in modo quasi esclusivamente istintivo) di aumentare indefinitamente la propria consapevolezza tramite l’assorbimento della consapevolezza distillata dall’’aDaM.
Ma se Ihoah modella l’’aDaM in tal guisa, questo significa che Abraxas modella una parte di Sé stesso in forma di ‘aDaM. Ed è propriamente in questa forma di gigantesco (quasi-infinito) essere cosciente che noi lo conosciamo.
Già, perché dopo l’ingestione del frutto proibito, oltre all’’aDaM, Abraxas comincia ad esistere in modo consapevole, poiché, nota splendidamente Sibaldi, Ihoah ha perduto ogni autorità sull’’aDaM. In realtà, aggiungo io, nel momento stesso in cui Ihoah ha concepito l’idea di servirsi dell’’aDaM per risolvere il problema della sua divina e immensa angoscia si è condannato ad una progressiva quanto esiziale trasformazione in Abraxas. Così, ora, Egli ha due facce. La prima invisibile, noumenica; la seconda visibile, fenomenica.
Trasformazione alimentata nel corso del tempo dalla consapevolezza generata dall’’aDaM, durata sette eoni (pressapoco, quattordicimila anni) ed ora giunta a definitivo compimento.
Questo significa che il demiurgo Ihoah esiste ancora sia nella forma del Dio minore (rispetto agli Elohim o al PrePadre di gnostica memoria), sia in quella di Trogoautoegocrat. Per questo d’ora in avanti chiameremo il Tiranno: Ihoah-Abraxas.

Tremendo, lo so. E’ una vera fortuna che la verità abbia sempre due facce…già, la verità è doppia, un po’ come quel Dio di cui s’è appena parlato."

...

"L’uomo, quindi e sotto questo profilo, appare più come l’esito dell’evoluzione che Ihoah-Abraxas ha vissuto al Suo interno sin dall’Inizio, giacché è proprio da quel favoloso Inizio che la forza della Morte ha preso a premere su di Lui.
E’ esattamente questo il significato più profondo di quella che, in apertura, abbiamo chiamato la Triade Superna (Morte, Vita, Consapevolezza). Tale triade nasce con la Creatura e costituisce il fondamento della meccanicità dell’intero universo. E’ il modo d’essere più profondo e vero di Ihoah-Abraxas, meglio, della Sua faccia visibile: “Morte” fuori (forza attiva) e “Vita” dentro (forza passiva) in modo che dalla frizione di queste due forze nasca “Consapevolezza” (forza neutralizzante)."

...

La tecnica migliore per realizzare tutto quanto esposto in tema d’Agguato è il ridere guerriero.
Abbiamo affermato che quando il guerriero è accettato per lui inizia la guerra e che tale guerra è scandita e caratterizzata dalla venuta di una serie molto lunga d’ottave poste, quanto a durezza, in progressione ascendente e inviategli dallo Spirito al fine di renderlo perfetto (candido e potente come il primo dei due gigli).
Ora, quando una qualunque ottava investe il guerriero, in termini assoluti questi si trova a diretto contatto con la Morte e ciò scatena la sua paura. Una paura che sgorga direttamente dal centro emozionale e che, tramite un processo meccanico e tremendamente veloce, si trasforma in ciò che Gurdjieff chiamava emozione negativa.
Divenire preda di tali emozioni negative è fatto tanto repentino, quanto inevitabile.
Questo accade perché il centro emozionale lavora ad una velocità molto superiore a quella del centro intellettuale; ne consegue che per noi, almeno all’inizio e per diverso tempo, risulta impossibile controllare tali emozioni. Siamo troppo lenti.
Praticare l’Agguato significa rendere il centro intellettuale tanto veloce e tanto fluido da riuscire a controllare il centro emozionale, rendendo in tal modo possibile il vero “miracolo”: la trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive.
Questo si può fare solo cercando di ridere ogniqualvolta le emozioni negative si manifestano. Si tratta di una tecnica che va messa in atto da subito, anche se all’inizio e per chissà quanto tempo, sembrerà impossibile da realizzare.
Quando angoscia e paura erompono in voi per effetto della pressione esterna o interna, ciò che dovete cercare di fare è proprio e solo questo: ridere.
Ciò richiede quel che chiamiamo un enorme sforzo consapevole giacché, per riuscire a ridere quando ci troviamo sotto il tiro della Morte, noi dobbiamo ricordarci di noi stessi e dello scopo che ci siamo dati.
Per questo le situazioni difficili sono così importanti, perché ci mettono nella condizione di ricordarci di noi stessi.
Ridere in faccia alla Morte quando questa sta premendo su di noi ci mena al Risveglio poiché, questo semplice atto, ha l’effetto di impedire il ricorso all’indulgenza. In altre parole, ridere c’impedisce di sprecare la nostra energia, aumentandola di conseguenza e con ciò arrivando, attraverso la distruzione (Solve) e la successiva ricreazione (Coagula) dei Golem, dapprima al conseguimento dello status d’Uomo n.4 (con l’abbandono della c.d. fascia dell’uomo) e, quindi, alla conquista dei livelli superiori di realizzazione.
Sino alla realizzazione suprema: la Libertà Totale.

Conclusione...

DON JUAN:
«E' possibile insistere, insistere in modo conveniente, anche se sappiamo che ciò che stiamo facendo è inutile» disse sorridendo. «Ma dobbiamo sapere prima di tutto che le nostre azioni sono inutili e tuttavia dobbiamo procedere come se lo ignorassimo. Questa è la follia controllata dello sciamano. (...)
Sono felice che tu, alla fine, mi abbia chiesto della mia follia controllata dopo così tanti anni, e tuttavia non mi sarebbe importato se non me lo avessi chiesto. Ma ho scelto di essere felice, come se fosse importante il fatto che tu me l'abbia chiesto, come se fosse importante il fatto che ci tenga. Questa è la follia controllata!»

Ridemmo entrambi molto forte e lo abbracciai. Trovavo meravigliosa la sua spiegazione, anche se non la capivo per niente. (...)

CARLOS CASTANEDA:
«Con chi eserciti la follia controllata, don Juan?» chiesi dopo un lungo silenzio.
Fece una risatina.

DON JUAN:
«Con tutti!» esclamò sorridendo.

CARLOS CASTANEDA:
«Allora, quando scegli di metterla in pratica?»

DON JUAN:
«Ogni singola volta che agisco.»

A quel punto sentii che avevo bisogno di riepilogare e gli chiesi se follia controllata significasse che le sue azioni non erano mai sincere, ma erano solo gli atti di un attore.

DON JUAN:
«Le mie azioni sono sincere,» disse «ma sono solo gli atti di un attore.»

CARLOS CASTANEDA:
«Quindi tutto ciò che fai deve essere follia controllata!» esclamai sinceramente sorpreso.

DON JUAN:
«Sì, tutto» rispose.

CARLOS CASTANEDA:
«Ma non può essere vero» protestai «che ogni tua azione sia solo follia controllata.»

DON JUAN:
«Perché no?» ribattè con espressione misteriosa.

CARLOS CASTANEDA:
«Ciò equivarrebbe ad affermare la tua indifferenza verso tutto e tutti. Prendi me, per esempio. Intendi dire che non t'interessa se divento o no un uomo di sapere, o se vivo, o muoio, o faccio qualsiasi cosa?»

DON JUAN:
«Vero! Non mi importa. Sei come Lucio, o chiunque alro nella mia vita, la mia follia controllata.»

Provai una strana sensazione di vuoto. Ovviamente non c'era ragione al mondo per cui don Juan dovesse avermi a cuore, ma, d'altra parte, avevo quasi la certezza che tenesse a me personalmente; pensavo che non potesse essere altrimenti, poiché mi aveva sempre prestato la massima attenzione in ogni momento trascorso insieme. Mi venne il sospetto che forse don Juan diceva quelle cose solo perché era seccato con me. Dopotutto, avevo abbandonato i suoi insegnamenti.

CARLOS CASTANEDA:
«Ho l'impressione che non stiamo parlando della stessa cosa» osservai. «Non avrei dovuto usare me stesso come esempio. Intendevo dire che deve esserci qualcosa al mondo a cui tieni in un modo diverso dalla follia controllata. Non credo che sia posssibile continuare a vivere se non c'è nulla che per noi conti veramente.»

DON JUAN:
«Questo vale per te» disse. «Le cose importano a te. Mi hai chiesto della mia follia controllata e ti ho detto che tutto ciò che faccio per me e per i miei simili è follia, perché niente è importante.»

CARLOS CASTANEDA:
«Il punto è, don Juan: come puoi continuare a vivere se non c'è nulla di cui ti importi? ... Voglio veramente sapere; devi spiegarmi cosa intendi dire.»

DON JUAN:
«Forse non è possibile» rispose. «Alcune cose nella tua esistenza ti interessano perché sono fondamentali; le tue azioni sono sicuramente importanti per te, ma per me non c'è più neppure una singola cosa che sia rilevante, né i miei atti né quelli dei miei simili. Continuo a vivere, tuttavia, perché ho il mio intento, perché l'ho temprato per tutta la vita finché è diventato chiaro e integro e ora non m'interessa che alcunché conti per me. Il mio intento controlla la follia della mia esistenza. (...)
Quando un uomo ha imparato a vedere, si trova solo al mondo, con nient'altro se non la follia. ... I tuoi atti, come quelli dei tuoi simili in generale, ti sembrano importanti perché hai imparato a pensare che lo siano. (...)
Non ho detto senza valore, ho detto non importante. Per esempio, per me non c'è modo di dire che i miei atti siano più importanti dei tuoi, o che una cosa sia più necessaria di un'altra, perciò tutte le cose sono uguali ed essendo uguali non sono importanti.»

Gli chiesi se intendesse dichiarare che ciò che aveva chiamato "vedere" era in effetti un "modo migliore" del mero "guardare alle cose". Rispose che gli occhi degli uomini possono svolgere entrambe le funzioni; l'una non è migliore dell'altra, ma addestrare i propri occhi solamente a guardare era, a suo parere, una rinuncia inutile e disonorevole.



sabato 5 settembre 2009

Carnet di Marcia - 4 Giorno: Confini ed Educazione



Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. 15Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. 16Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti". 18Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". 19Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. 21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.


Dio genera Adam, l'umanità, e la riempie del suo Spirito.
Nasciamo così, limitati da un corpo ma con una spinta verso l'infinito che ci è data dal pensiero, dalla fantasia. Come conciliare questi due aspetti? Il corpo è il nostro primo confine. Quale valore dai al tuo corpo? E' la prima cosa per cui vieni giudicato, e su cui fondi il tuo giudizio e il tuo pregiudizio. Crescendo allarghi i confini alla tua casa, al tua quartiere, alla tua città e via via ti dicono di appartenere ad uno Stato. E in questo confine che si allarga infili tutto quello che serve a dare una identità a questo "corpo allargato": una lingua, una religione, un modo di vedere le cose". Ma cosa succede quando qualcuno prova a oltrepassare i tuoi confini, o viceversa vuoi provare a sconfinare nella visione del mondo di un altro? Se non ci sono gli stessi valori di fondo, può scoppiare il caos. Si dovrebbe ragionare così:

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.
George Bernard Shaw


Ma da quando abbiamo "mangiato del frutto dell'albero", ovvero da quando formiamo una consapevolezza su CHI SIAMO, creiamo una barriera verso l'altro, il nemico.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare

Bertoldt Brecht


In questo nuovo mondo, hai bisogno di confini? Cosa c'è al di fuori di questo mondo che non vuoi fare entrare? Chi ha il diritto di far parte dei "nostri", chi vuoi escludere? Si dice che l'unione faccia la forza, per cui dobbiamo evitare di restare soli nel nostro mondo, perchè rischiamo di essere attaccati su più fronti. Da quali pericoli senti minacciato il tuo mondo? Con chi ti alleeresti per proteggerti dai pericoli più grandi?
Ora ricordati che Matrix è il mondo in cui hai vissuto finora e che ti ha forgiato: ma conosciamo veramente chi siamo, o lo abbiamo appreso da coloro che hanno deciso i confini prima di noi, per farci restare all'interno di uno steccato a pascolare?


Dicono che educare significhi "condurre fuori dall'ignoranza..." ma dove ci conducono i cosiddetti educatori? Chi sono stati i tuoi maestri? Cosa c'era di giusto e di sbagliato nel loro insegnamento? Nel nostro nuovo mondo dobbiamo decidere un sistema che permetta ai bambini di crescere secondo i nostri valori. Pare che i greci siano stati i primi a sviluppare un sistema del genere, forgiando i ragazzi fin dalla tenera età, per trasformarli in cittadini. Sei d'accordo sul fatto che i bambini vadano plasmati e dirottati verso quello che voi ministri avete deciso essere i pilastri del nuovo mondo? E come la mettiamo con la fantasia, quel tendere all'infinito, quella scintilla che se fatta scoccare, brucerebbe il sistema?



L'educazione, allora, aiuta i bambini a conoscere il mondo, o tende ad appiattire la sua fantasia? come pensi di risolvere questo conflitto apparente?

"Se v'è per l'umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto
non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l'uomo" Maria Montessori


Nel vecchio mondo, alcuni signori, consapevoli dell'enorme potere nei confronti dei bambini, hanno provveduto mettere in piedi cose oscene, trasformando dei potenziali uomini in macchine senza facoltà di intendere e volere. Pensa ai regimi totalitari, ma pensa anche al regime mascherato del consumismo. Il sonno della ragione genera mostri
Diceva Pasolini: "prima tragedia: una educazione comune, nel senso più negativo e distruttivo del termine, obbligatoria e sbagliata, spinge tutti nell'arena di avere tutto a tutti i costi. In quest'arena siamo spinti come una strana e cupa armata, in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. Ma io dico che in un certo senso tutti sono vittime e tutti sono colpevoli perché tutti sono pronti al gioco del massacro, pur di avere, possedere e distruggere". Vale a dire: che cosa è stato tolto a questi giovani, alla generazione, agli uomini, al punto tale che si stenta a riconoscerli come uomini? È stata tolta la possibilità di riconoscersi in qualunque vincolo e legame non prodotto e non posseduto dall'uomo; questa omologazione, come lui l'ha chiamata, è dovuta al fatto che qualcuno ha messo le mani sull'anima, sul punto stesso in cui un uomo nasce come uomo, sulla sorgente stessa delle azioni, cioè i desideri.

Dunque, l'educazione sembra avere a che fare con questo problema: come guidare i desideri delle persone del tuo mondo? I desideri vanno repressi o soddisfatti? Pensa alla tua esperienza personale...

"E questo desiderio è stato sentito e vissuto come la possibilità di poter avere qualunque cosa: il punto diseducativo che ha distrutto una generazione è stata la presunzione di essere padroni di tutto, della realtà, della vita; Pasolini infatti diceva "c'è un aspetto straordinario di quando si parla di Dio, perché quando si parla di Dio non c'è più il borghese; quando si mette l'uomo di fronte a qualcosa che egli non possiede, che gli pone di fronte il Mistero che lui è, di ciò che la realtà rappresenta, allora in qualche modo lo si libera, lo si aiuta a liberarsi perché quello che l'ha distrutto come uomo è la presunzione di poter governare in qualche modo la realtà, questa dittatura del desiderio, per cui egli si sente padrone di sé, del mondo, di ogni cosa, di averne diritto per il solo fatto che lo desidera."

Uno dei desideri peggiori è quello di voler imparare solo per mettere la propria preparazione in vetrina: non si pensa a quello che sappiamo, ma al suo abbagliante riflesso, ovvero il voto. Il voto diventa il vestito firmato della nostra conoscenza.

"La caratteristica peculiare dell'Università consiste nell'insegnare a studiare. La laurea è solo la prova che si sa studiare, che si sa acquisire formazione da se stessi e che ci si è trovati bene nei percorsi della ricerca scientifica... Se si è imparato ad imparare allora si è fatti per imparare. Una persona con una laurea è dunque una persona cha sa meglio destreggiarsi nell'oceano della formazione. Ha ricevuto un orientamento. " Maria Montessori

Come struttureresti il sistema educativo nel nuovo mondo? Immaginati una scuola diversa...
Per concludere, sei d'accordo con chi dice che educare significa sempre e comunque ingannare?

"solo un pazzo accetterebbe il compito di diventare un uomo di sapere. Un uomo dalla mente lucida deve essere attirato a farlo con l'inganno.
Qualunque cosa io ti abbia fatto oggi era un trucco" disse bruscamente [don Juan]. "La regola è che un uomo di sapere deve prendere in trappola il suo apprendista. Oggi ti ho preso in trappola e ti ho spinto con l'inganno ad apprendere. Se non fossimo ingannati, non impareremmo mai. [...] L'arte di un benefattore consiste nel portarci al limite. Un benefattore può solo
indicare la strada e ingannare.

D'altronde siamo così pieni di gente che "predica bene e razzola male"... è un inganno necessario?

lunedì 25 maggio 2009

VIAGGIO VERSO IL CENTRO DELLA TESTA

Il primo scende rapido e furtivo
Come un bravo ladro o un assassino vero
Sino a lambire l’orlo dell’Abisso.

Il secondo, spavaldo, distribuisce doni
Come un mercante generoso
E intenzionato a guadagnarsi il Cielo.

Ma il terzo, regale come la Vergine in processione,
Fa strame d’ogni oscurità,
Spandendo la luce di diecimila soli.

E tutti sono figli del medesimo padre
Cresciuto nel Paradiso Terrestre All’Inizio dei Tempi.
(OS)

L'eroe di ogni fiaba inizia a smuovere le vicende solo quando incontra ciò che lui da valore morale negativo: il malvagio, la paura, il nemico, la matrigna, l'orrore, il sangue. Tutto ciò che smuove l'io dalla sua prigione idilliaca è visto come un pericolo da affrontare. Più questo salto è difficile da compiere, più si vuole restare a dormire nell'ovattata mente della madre dispensatrice di vita. L'unico modo di sopportare questo doloroso stadio dell'essere, è indulgere e piangere e rimanere servi della condizione. Ma il problema è sorto, e la fatica di superarlo è l'unico limite che ci pone il mondo in un'ottica malvagia. Più il nemico è diabolico, più la paura cresce e scorre in noi. E il più grande nemico che gela la nostra condizione e il nostro atteggiamento di voler superare noi stessi è la paura della morte.


Valentina, Valentina,
yo te quisiera decir
que una pasión me domina
y es la que me hizo venir.

Dicen que por tus amores
la vida me han de quitar,
no le hace que sean muy diablos
yo también me sé pelear.

Si es porque tomo tequila,
mañana tomo jerez,
si es porque me ves borracho
mañana ya no me ves.

Valentina, Valentina,
rendido estoy a tus pies,
si me han de matar mañana
que me maten de una vez.

Una pasión me domina,
y es la que me hizo venir,
Valentina, Valentina,
yo te quisiera decir.

Dicen que por tus amores
un mal voy a conseguir;
no le hace que sean el diablo,
yo también me sé morir,

Si es porque tomo tequila,
¡mañana tomo jerez!
si es porque me ves borracho,
¡mañana ya no me ves!

Valentina, Valentina,
rendido estoy a tus pies,
si me han de matar mañana
que me maten de una vez. 



Se perchè bevo tequila,
domani berrò sherry.
Se perchè mi vedi ubriaco,
domani non mi vedrai più.
 
Valentina, Valentina,
sono qui ai tuoi piedi
se devono uccidermi domani,
che mi uccidano una volta per tutte.

Amore e morte vanno a braccetto. Il gelido è scarno braccio della morte ci avviluppa con la sua potenza e forza, e non vogliamo districarsene perché il suo dolce latte è così gustoso e nutriente e ci blocca allo stadio puerile e borghese. Ma se guardiamo nell'occhio della strega, sarà semplice scoprire come e quando moriremo. Un giorno succederà e vivere con questa consapevolezza è il primo passo per muovere guerra al legame cui la tumbadora ci ha costretti.

Ecco che magicamente, affrontiamo la paura e ci incamminiamo cercando di sfuggire all'archetipo del male per riconquistare, o meglio, per giungere ad una maggiore consapevolezza. Ma la mente è furba e ci fa vivere tutto questo senso di morte come un dolore, un male, non uno stimolo al cambiamento (morte nei tarocchi è il simbolo di..).

Eppure il giovane eroe si trova di fronte a questa figura ambivalente: Madre - Matrigna o Padre-Malvagio. In questo modo il bambino sublima il concetto di male che "sente" provenire dai genitori, quelle figure che in realtà dovrebbe portar lui solo cibo affetto e voglia di vivere; lo trasferisce a queste figure immaginarie che incarnano i sentimenti negativi degli idealizzati dispensatori di vita. Ma padre e madre non sono solo i genitori, ma anche due formae mentis. Due modi di cogliere la realtà e di inserirsi nelle sue maglie. Dio e la mente sapiente. Queste totalità hanno in loro anche qualcosa che produce, nell'uomo estremamente imperfetto, dolore. Strano a dirsi! Eppure una totalità è tale proprio perchè in sè mescola tutto ciò che è esperibile dall'uomo, il quale facilità la sua visione distinguendo in perfezione ed imperfezione due caratteristiche che sembrano opporsi fra di loro e generare in lui sentimenti ambivalenti. Ecco così che si stacca dal paradiso il male, ovvero dal regno del bene il padre-re impazzisce per colpa di qualche artefizio "esterno" e malvagio (non può certo pensarsi che il bene sia anche il suo opposto! siamo matti?), mentre la madre muore e viene rimpiazzata dalla matrigna.  E così si cresce pensando che tutto il male venga dall'esterno, costringendoci a negare dignità alla malvagità insita in tutti noi, rimpiazzandola con demoni, spiriti, filtri.



Mi son perso le fila del discorso nei meandri della mia testa contorta. Che se dovemo dì?

ah ok, la spinta arriva da una situazione di stenti e di doveroso sacrificio che possa portare a ristabilire l'ordine nel caos. E allora bisogna trascinarsi nel caos per conoscerlo e addomesticarci a lui, per sentirlo nella sua potenza salvifica e redentrice; non basta rinunciarci e starne lontano. Bisogna sopportarlo e immergervici dentro come un battesimo nel fango.

Ecco allora che l'eroe si addentra nella foresta, nel castello oscuro, nella pancia di un albero pieno di melma, nella palude, nella fogna, nella cacca: in tutti quegli ambienti che la nostra mente borghese, così poco abituata alla puzza e alla sofferenza, ci vieta categoricamente come sconvenienti.

Eppure imparare a nuotare in quella mondezza significa arrivare piano piano, sprofondando attraverso una scala a chiocciola che scende verso l'ignoto, nella oscura dimensione dove tutto questo è reso possibile: l'ammasso incomprensibile della nostra dimensione sconosciuta.

L'inconscio è lì per noi, cerchiamo la chiave nelle sue melmose e vischiose pareti, senza rimanerne però servi, bensì conquistatori.

Lì c'è lo specchio che ci mostra cosa siamo realmente: ranocchi in attesa di sviluppo, essenze ctonie e primitive, animalesche e sorcine.

Superata la paura, superata la prova.. ah, le prove!

alla prossima

martedì 25 marzo 2008

L'arte di Sognare


«E così gli antichi stregoni non solo trovarono la causa del fenomeno dei sogni, ma ebbero anche una ulteriore conferma della validità delle loro ricerche sul Punto d’unione.
La necessità del sonno pare quindi derivare dal fatto che il fissaggio del Punto d’unione in una singola posizione, cioè quella della percezione del nostro mondo, consuma poco a poco l’energia disponibile e rende quindi necessaria una rigenerazione. Il bisogno di questa, e poi i primi accenni di movimento del Punto d’assemblaggio, si traducono per noi in ciò che chiamiamo stanchezza.» (1)

La moderna neurofisiologia della cultura occidentale sa che il sonno è necessario e fondamentale, ma non sa ancora perché…
Il mondo come costrutto sociale viene mantenuto da ogni essere umano attraverso la principale attività della mente: il pensiero. Ogni persona è “vittima” di un continuo, incessante e difficilmente controllabile flusso di pensieri, il dialogo interiore.

«Parliamo incessantemente a noi stessi del nostro mondo ed è proprio grazie a questo nostro dialogo interiore che lo preserviamo, e ogniqualvolta continuiamo a parlarci di noi e del nostro mondo, il mondo rimane sempre come dovrebbe essere. Con questo nostro dialogo lo rinnoviamo, gli infondiamo vita, lo puntelliamo. Non solo; è mentre parliamo a noi stessi che scegliamo le nostre strade. Ripetiamo quindi le stesse scelte fino al giorno della morte, perché fino a quel giorno continuiamo a ripeterci le stesse cose. Un guerriero è consapevole di questo atteggiamento e si sforza di fermare il suo dialogo interiore.»

Don Juan Matus (2)

Fermare il dialogo interiore è l’aspetto preliminare del vedere.
Fermare il dialogo interiore significa fermare il mondo.
Attraverso il silenzio interiore il mondo così come lo conosciamo cessa di esistere di fronte alla nostra percezione e appare come veramente è: pura energia.



Sono molti i casi in cui le attività della nostra mente pensante vengono in qualche modo alterate o sospese; l’assunzione di droghe, l’ebbrezza alcoolica, un grande shock, un trauma fisico, uno stato di deprivazione da cibo o acqua, una forte stanchezza, l’orgasmo e così via.
Esiste anche un momento molto naturale e quotidiano in cui il “normale” controllo della mente viene meno: il sonno.
E così all’atto dell’addormentarsi anche la fissazione del Punto d’assemblaggio viene meno, ed esso è libero di muoversi all’interno del nostro uovo luminoso.
Ogni movimento del Punto d’assemblaggio determina un cambiamento nelle fibre illuminate. Alcune fibre prima illuminate cessano di esserlo ed altre che prima erano inattive ora sono illuminate.


Le nuove fibre illuminate, a seconda dell’entità dello spostamento del Punto d’assemblaggio, generano percezioni nuove e sconosciute.
Quando il Punto d’unione si sposta in modo lieve abbiamo immagini fantasma del nostro mondo d’ogni giorno, ma quando esso si sposta in maniera più rilevante, allora (venendo illuminate molte più fibre sconosciute) si possono sperimentare aspetti della realtà che hanno ben poco a che fare con gli scenari consueti della nostra vita quotidiana.

Nel sonno di una persona comune però, gli spostamenti del Punto d’assemblaggio sono caotici e, di conseguenza, lo sono anche le percezioni che ne derivano.
Nel sognare comune, mentre si sta sognando si vive nella coerenza dei fatti sognati, mentre nel rievocare un sogno da svegli ci si accorge dell’alternanza assolutamente incoerente (a livello razionale) delle varie scene che si susseguono: si può volare e un momento dopo si è nel proprio ufficio a controllare dei documenti e un istante dopo ancora si sta combattendo contro degli invasori alieni…

Il continuo movimento del Punto d’unione produce dunque, durante il sogno, l’effetto che le cose si mescolino e sembrino fondersi l’una con l’altra.
L’impressione è simile alla dissolvenza cinematografica: si passa da una scena all’altra senza che lo spettatore viva questo come una interruzzione di continuità. E così i sogni dell’uomo comune non hanno maggior pragmaticità di un buon film nel quale si vivono certamente delle emozioni, ma in cui si è spettatori passivi, senza cioè alcuna possibilità di intervenire.

Questo non basta a uno sciamano che cerca la conoscenza. Il vero sciamano è consapevole, presente, attivo e pratico. Egli è a caccia di libertà ed esprime l’intento di esplorare.

Nel sognare dell’uomo comune manca un fattore fondamentale che lo sciamano conquista giorno dopo giorno attraverso un impeccabile intento: l’energia.
Occorre energia e disciplina per dare al movimento del Punto d’assemblaggio il controllo necessario per poterlo fissare in un punto alternativo a quello consueto (quella della vita di tutti i giorni).
Quando il Punto d’unione è fisso in una data posizione le immagini della propria percezione non sfumano più l’una nell’altra, ma rimangono stabili.

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