Robin Hood, fatto questo nome non urgono ulteriori spiegazioni relative al personaggio.
Erroneamente pensavo al nome "Robin" col significato di pettirosso (colpa di Batman e Robin).
Robin è probabilmente il soprannome che riceve l'eroe della letteratura e della mitologia inglese, il cui vero nome sarà stato probabilmente Robert.
Il nome Robin invece deriverebbe da Robinet, un termine che impersonato da Russel Crowe è molto più appropriato: Ariete.
Vediamo wikipedia come affronta la tematica:
Secondo Robert Graves,[12] che riprende le teorie della Murray, Robin non è il diminutivo di Robert, ma probabilmente nome pre-teutonico, che significa ariete, come l'ariete (robinet) che orna i rubinetti delle fontane pubbliche. Robin Hood sarebbe da identificarsi con Robin Goodfellow, Buondiavolo (divinità boschiva in seguito ridotta a semplice folletto, reso famoso secoli dopo da William Shakespeare nel Sogno di una notte di mezza estate), che come ariete-diavolo è rappresentato in diverse illustrazioni di almanacchi. Graves inoltre lo accosta non solo alla festa di Calendimaggio, ma anche a quella di Yule: Hood (o anche Hud) significa infatti "ceppo", "ciocco", che ha un ruolo centrale in tale rituale gaelico. Da questo punto di vista Robin è dunque il dio dell'anno nuovo, che lotta e vince contro il Vecchio Inverno. Ogni anno si celebrava il rito dell'uccisione del Re dell'anno vecchio, il "Re del Malgoverno", con pantomime nelle quali i vari personaggi venivano rappresentati da improvvisati attori, come si può ancora vedere in qualche presepe vivente: Robin inseguiva il Re Vecchio e lo impiccava alla quercia (la stessa da cui si tagliava il ceppo), dopodiché un monaco rinnegato di nome Fra Tuck, ne celebrava le nozze con Marian (Merry Mad Marian, l'allegra pazza Marian): secondo Graves questa figura è da ricollegare a quella della Grande Madre - nonché alla sirena (mermaid), ad Afrodite e alla Madonna.
Graves si spinge inoltre ad ipotizzare che durante le orge del Calendimaggio siano nati i cognomi inglesi più diffusi: Johnson, Jackson e Jenkinson sarebbero i figli procreati da chi impersonava Little John (o Jenkin); Robson, Robinson, Hood, Hodson e Hudson i figli di Robin Hood; mentre Prince, Lord e King i nati da chi impersonificava il "Re del Malgoverno"; eccetera.
Graves non rifiuta del tutto la teoria secondo cui Robin Hood sia realmente esistito, ma sostiene che la figura del personaggio storico si sia fusa con quella religioso-mitologica. In particolare, sostiene la teoria di J. W. Walker, che identifica Robin Hood in Robert Hood, nato a WakefieldMatilda e che, grazie alla sua opposizione al clero, venne identificato col patrono delle feste agricole pagane. (figlio di un guardaboschi di nome Adam Hood) che sposò tale Matilda e che, grazie alla sua opposizione al clero, venne identificato col patrono delle feste agricole pagane
L'era dell'ARIETE
"L’Era dell’Ariete (2000 a.C. c.) segno marziale, è caratterizzata da guerre violente e da massicce ecatombe sacrificali dell’animale corrispondente."
L’ariete rappresenta la primavera, il rinnovarsi della natura. Associato all’elemento fuoco, incarna le qualità della forza, della potenza e dell’energia creatrice. Nella simbologia egizia il di del sole Ra è rappresentato con una testa di ariete. Il carattere solare dell’ariete è illustrato anche nel mito del Vello d’oro (altro non è che una pelle d’ariete), conquistato da Giasone, che lo consegna a Pelia in ricordo della gloriosa spedizione degli Argonauti, l’ariete fu assunto in cielo, dando il nome ad una costellazione. L’ariete è uno dei simboli maggiori dell’energia, del dinamismo e della rigenerazione. Presso i celti un corpo di serpente con il capo d’ariete rappresentava la magia della nascita e dell’origine della vita
L'arco è lo strumento associato a Robin Hood. Nel momento dello scoccare della freccia, l'arciere ritrae a se le due estremità dell'arco, ovvero assume un atteggiamento di riflessione, di ritiro in sè. Ed il legno dell'arco, prima di tendere l'agguato alla preda, assume la forma seguente:
Il capro-Ariete-Robinet è passato poi nell'immaginario collettivo cristiano come raffigurazione "satanica", assumendo una connotazione malvagia: probabilmente veniva associato per antonomasia ai culti pagani
Da "il nome della rosa":
Disse un filosofo greco (che il tuo Aristotele qui cita, complice e immonda auctoritas) che si deve smantellare la serietà degli avversari con il riso, e il riso avversare con la serietà. La prudenza dei nostri padri ha fatto la sua scelta: se il riso è il diletto della plebe, la licenza della plebe venga tenuta a freno e umiliata, e intimorita con la severità. E la plebe non ha armi per affinare il suo riso sino a farlo diventare strumento contro la serietà dei pastori che devono condurla alla vita eterna e sottrarla alle seduzioni del ventre, delle pudenda, del cibo, dei suoi sordidi desideri. Ma se qualcuno un giorno, agitando le parole del Filosofo, e quindi parlando da filosofo, portasse l'arte del riso a condizione di arma sottile, se alla retorica della convinzione si sostituisse la retorica dell'irrisione, se alla topica della paziente e salvifica costruzione delle immagini della redenzione si sostituisse la topica dell'impaziente decostruzione e dello stravolgimento di tutte le immagini più sante e venerabili — oh, quel giorno anche tu e tutta la tua sapienza, Guglielmo, ne sareste travolti!
Nella mentalità collettiva, Robin Hood resta comunque un personaggio dotato delle seguenti caratteristiche:
Ruba ai ricchi per dare ai poveri
Infallibilità nel tiro con l'arco, grande precisione dunque nel mirare e colpire spazi precisi
Gugliemo III d'Orange, in olandese Willem Hendrik van Oranje-Nassau, anche noto come Guglielmo III d'Inghilterra, Guglielmo II di Scozia e Guglielmo I d'Irlanda (Binnenhof, L'Aia, 14 novembre 1650 – Kensington Palace, Londra, 8 marzo 1702), fu Principe d’Orange, Conte di Nassau e Barone di Breda dalla sua nascita, Statolder delle Province Unite d’Olanda dal 28 giugno 1672, re d’Inghilterra e d’Irlanda dal 13 febbraio 1689 e re di Scozia dall’11 aprile 1689, in tutti i casi fino alla morte.
L'apparizione della falce di luna in questa foto mi ha reso più semplice il passaggio al prossimo discorso, che ha come consueto obiettivo quello di far diventare lo smile (ovvero la follia controllata) il centro nevralgico del nostro modo di affrontare la vita, il sogno e la realtà.
Esiste l'anno del gatto? No, perchè anche lui è stato colpito dalla suina.
"Ci sono parecchie storie riguardanti i dodici animali dello zodiaco cinese, e su come siano stati scelti. In una leggenda, l'Imperatore di Giada, già sovrano del Cielo e della terra da parecchi anni, decise di visitare la Terra personalmente. Si stupì nell'ammirare le curiose creature terrestri. Decise di prenderne dodici, da portare al Cielo, per mostrarle agli esseri divini.
Gli animali che portò via furono: un topo, un gatto, un toro, una tigre, un coniglio, un drago, un serpente, un cavallo, una capra, una scimmia, una gallina, e un cane.
Il gatto, il più bello degli animali, chiese al topo di informarlo il giorno in cui l'Imperatore di Giada sarebbe venuto a prenderli. Ma il topo, geloso della bellezza del gatto paragonata alla sua, non lo informò. Conseguentemente, il gatto non si presentò all'arrivo dell'Imperatore di Giada, e fu sostituito con il maiale. L'Imperatore di Giada, affascinato dagli animali, decise di attribuire ad ognuno di essi un anno del calendario."
Dunque il topo, simbolo del terrore ripugnante e della paura più irrazionale (Topo gigio è il testimonial dell'aberrante campagna pro-vaccino anti influenza suina), fa perdere il diritto al gatto di guardarci dall'alto dei cieli e sorriderci. Ma nel corso dei secoli l'arte ha compiuto la sua vendetta silenziosa.
"Cheese" è la parola che associamo al sorriso quando stiamo per essere fotografati (quando distacchiamo la realtà, cogliamo l'attimo nella impressione fotografica). La realtà si ferma nel momento del sorriso. Cheese vuol dire formaggio, il cibo preferito dal topo. La paura si nutre del sorriso. Ma il gatto mangia il topo. E infatti, in questo continuo vizioso circolo del gattochesimordelacoda, nella regione del Cheshire veniva prodotto un formaggio il cui simbolo era un gatto, divenuto famoso come GATTO DEL CHESHIRE.
Il sorriso del gatto ricorda la luna, la luna è fatta di formaggio...
Ma andiamo con ordine.
Alice nel paese delle meraviglie, si trova a tu per tu con un bambino affetto da "suina".
— Se non mi porto via questo bambino, — osservò Alice, — è certo che fra qualche giorno lo ammazzeranno; non sarebbe un assassinio l'abbandonarlo? — Disse le ultime parole a voce alta, e il poverino si mise a grugnire per risponderle (non starnutiva più allora). — Non grugnire, — disse Alice, — non è educazione esprimersi a codesto modo. Il bambino grugnì di nuovo, e Alice lo guardò ansiosamente in faccia per vedere che avesse. Aveva un naso troppo all'insù, e non c'era dubbio che rassomigliava più a un grugno che a un naso vero e proprio; e poi gli occhi gli stavano diventando così piccoli che non parevano di un bambino: in complesso quell'aspetto non piaceva ad Alice. "Forse singhiozzava", pensò, e lo guardò di nuovo negli occhi per vedere se ci fossero lagrime. Ma non ce n'erano. — Carino mio, se tu ti trasformi in un porcellino, — disse Alice seriamente, — non voglio aver più nulla a che fare con te. Bada dunque! — Il poverino si rimise a singhiozzare (o a grugnire, chi sa, era difficile dire) e si andò innanzi in silenzio per qualche tempo. Alice, intanto, cominciava a riflettere: "Che cosa ho da fare di questa creatura quando arrivo a casa?" allorchè quella creatura grugnì di nuovo e con tanta energia, che ella lo guardò in faccia sgomenta. Questa volta non c'era dubbio: era un porcellino vero e proprio, ed ella si convinse che era assurdo portarlo oltre. Così depose la bestiolina in terra, e si sentì sollevata quando la vide trottar via tranquillamente verso il bosco. — Se fosse cresciuto, sarebbe stato un ragazzo troppo brutto; ma diventerà un magnifico porco, credo. — E si ricordò di certi fanciulli che conosceva, i quali avrebbero potuto essere degli ottimi porcellini, e stava per dire: — Se si sapesse il vero modo di trasformarli... — quando sussultò di paura...
Arriva a questo punto della vicenda il personaggio che darà modo ad Alice di effettuare la sua SCELTA: il gatto del Cheshire, appunto, diventato non si sa come Stregatto. Non si tratta di un gatto stregato, come i traduttori disneyani vorrebbero simpaticamente farci intendere (al rogo!) , ma di un GHIGNAGATTO, come orribilmente ma almeno con un po' di buon senso è stato tradotto nei libri italiani.
Vorresti dirmi per dove debbo andare? — Dipende molto dal luogo dove vuoi andare, — rispose il Gatto. — Poco m'importa dove... — disse Alice. — Allora importa poco sapere per dove devi andare, — soggiunse il Gatto. —...purchè giunga in qualche parte, — riprese Alice come per spiegarsi meglio. — Oh certo vi giungerai! — disse il Gatto, non hai che da camminare. Alice sentì che quegli aveva ragione e tentò un'altra domanda. — Che razza di gente c'è in questi dintorni? — Da questa parte, — rispose il Gatto, facendo un cenno con la zampa destra, — abita un Cappellaio; e da questa parte, — indicando con l'altra zampa, — abita una Lepre di Marzo. Visita l'uno o l'altra, sono tutt'e due matti. — Ma io non voglio andare fra i matti, — osservò Alice. — Oh non ne puoi fare a meno, — disse il Gatto, — qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. — Come sai che io sia matta? — domandò Alice. — Tu sei matta, — disse il Gatto, — altrimenti non saresti venuta qui. Non parve una ragione sufficiente ad Alice, ma pure continuò: — E come sai che tu sei matto? — Intanto, — disse il Gatto, — un cane non è matto. Lo ammetti? — Ammettiamolo, — rispose Alice. — Bene, — continuò il Gatto, — un cane brontola quando è in collera, e agita la coda quando è contento. Ora io brontolo quando sono contento ed agito la coda quando sono triste. Dunque sono matto. — Io direi far le fusa e non già brontolare, — disse Alice. — Di' come ti pare, — rispose il Gatto. — Vai oggi dalla Regina a giocare a croquet? — Sì, che ci andrei, — disse Alice, — ma non sono stata ancora invitata. — Mi rivedrai da lei, — disse il Gatto, e scomparve.
Il ghigno del gatto ci pone di fronte alla nostra follia. Ma non è la follia del cappellaio matto, è una follia dotata di logica. Una follia controllata appunto:
Ora, quando una qualunque ottava investe il guerriero, in termini assoluti questi si trova a diretto contatto con la Morte e ciò scatena la sua paura. Una paura che sgorga direttamente dal centro emozionale e che, tramite un processo meccanico e tremendamente veloce, si trasforma in ciò che Gurdjieff chiamava emozione negativa.
Divenire preda di tali emozioni negative è fatto tanto repentino, quanto inevitabile.
Questo accade perché il centro emozionale lavora ad una velocità molto superiore a quella del centro intellettuale; ne consegue che per noi, almeno all’inizio e per diverso tempo, risulta impossibile controllare tali emozioni. Siamo troppo lenti.
Praticare l’Agguato significa rendere il centro intellettuale tanto veloce e tanto fluido da riuscire a controllare il centro emozionale, rendendo in tal modo possibile il vero “miracolo”: la trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive.
Questo si può fare solo cercando di ridere ogniqualvolta le emozioni negative si manifestano. Si tratta di una tecnica che va messa in atto da subito, anche se all’inizio e per chissà quanto tempo, sembrerà impossibile da realizzare.
Quando angoscia e paura erompono in voi per effetto della pressione esterna o interna, ciò che dovete cercare di fare è proprio e solo questo: ridere.
Sarà una risata che vi seppellirà... Con chi parli? — domandò il Re che s'era avvicinato ad Alice, e osservava la testa del Gatto con grande curiosità. — Con un mio amico... il Ghignagatto, — disse Alice; — vorrei presentarlo a Vostra Maestà. — Quel suo sguardo non mi piace, — rispose il Re; — però se vuole, può baciarmi la mano. — Non ho questo desiderio, — osservò il Gatto. — Non essere insolente, — disse il Re, — e non mi guardare in quel modo. — E parlando si rifugiò dietro Alice. — Un gatto può guardare in faccia a un re, — osservò Alice, — l'ho letto in qualche libro, ma non ricordo dove.
Arriva a breve la versione di Tim Burton di Alice nel paese delle meraviglie... sarà questo l'anno del gatto del Cheshire?
Il gatto del cheshire, il sorriso e la follia, la vita lo sguardo imperscrutabile il mondo invisibile della scelta di qua o di là la ragione superiore l'anima che conduce, mostrando i denti ad un mondo nascosto in cui volentieri perdere la testa.
Vi invito a leggere fino in fondo questo articolo apparentemente pieno di disgrazie, ma in realtà colmo di speranza. L'anno funesto (apparentemente) si sta concludendo. Si aprono nuovi spiragli e nuove possibilità.
Questo articolo è dedicato alla memoria di due persone che non ci sono più, di due famiglie che sono rimaste, e di tutte le energie positive che sono state generati dai sacrifici avvenuti quest'anno.
"La Morte rappresenta il Cambiamento e la Trasformazione. Essa è vista come una fase del ciclo della vita, che quindi si inserisce in un percorso e porta rinnovamento"
Premessa: Sincronicità
Un certo incidente accade ad una certa persona in un certo momento in una maniera che assume per lui un significato speciale poiché rivela connessioni importanti molto significative nella vita di questa persona. Qualunque altro osservatore dello stesso avvenimento lo considererebbe un fenomeno casuale senza dargli un significato particolare. Per lui non c'è connessione sincronistica nell'avvenimento, e quindi a lui non dice nulla. Brigitte Hamann
Il Numero 9
L'anno che si sta concludendo, il 2009, può da una prima superficiale interpretazione risultare uno dei più funesti si a livello soggettivo di chi scrive, si a livello oggettivo universale. La crisi, la suina, gli attentati, il terremoto, le inondazioni. Cosa accade a livello energetico nel mondo?
Sembra quasi che l'inconscio collettivo sia portato a leggere nel 9 di 2009 il lento concludersi di un periodo, per cui si lascia andare e indulge nell'autoconvincimento che questo sia un anno di crisi. D'altronde, il 9 è l'ultimo numero della serie decimale. Sembra quasi che le coscienze collettive si facciano catturare da questa interpretazione negativa e si lascino suggestionare dalla fine di un ciclo.
Ma secondo l'antica legge dell'enantiadromia, il simbolo 9 possiede in se la doppia valenza di morte e di inizio, di fine di un ciclo ma anche di sviluppo di nuove possibilità.
"In ogni processo evolutivo c'è sempre una materia grezza che si trasforma e si affina. Passando attraverso le varie fasi del processo, la materia grezza perde le scorie che l'appesantiscono e finisce per assumere una natura più nobile."
"Restiamo nell'ambito della cabala pratica e vediamo ora quale significato essa attribuisce al numero 9. Nelle "Clavicole di Re Salomone" si legge che questo è il numero dell'iniziato, il grande numero magico. Nove, infatti, sono i gradi dell'iniziazione la quale, essendo una rigenerazione spirituale, avviene nel mistero. Sempre secondo i cabalisti questo numero, essendo il quadrato di tre e quindi tre volte trinitario, si riflette nel cielo nei nove cori degli angeli che governano le sfere celesti. Sappiamo che con il 9 si conclude l'enneade, che era la base dell'antico sistema di numerazione greco e la lettera che vi corrisponde è la q, inizio della parola qeòV, che vuol dire Dio. È simbolo di verità totale, completa e immutabile perché il 9, moltiplicato per qualsiasi numero, non muta la sua identità giacché dà un prodotto che riproduce sempre il 9. Per quanto riguarda quindi il significato da attribuire alla terna superiore del settenario, tutta la letteratura esoterica è concorde nel ravvisare in essa un contenuto di natura mistica, spirituale e divina."
9=3x3=3^2=IX IX=IV simmetrico 9=6 simmetrico
Il numero 8
In uno degli episodi di Fringe andati in onda nel 2008, uno dei casi viene risolti grazie alla presenza della "sfera magica", ovvero la caduta di una palla da biliardo: la numero 8 nera.
Broyle, capo della sezione FRINGE. Lo stesso attore nella serie LOST interpreta Abaddon. Abaddon è un demone citato nell'Apocalisse ed in altre scritture sacre appartenenti alla cultura ebraica e cristiana. Il suo nome deriva dall'ebraico, e significa perdizione. È la trascrizione di una parola ebraica utilizzata come nome proprio per indicare il nome dell'Angelo dell'Abisso nell'Apocalisse di Giovanni (cap.9, versetto 11 e cap. 20, versetto 1) simmetrico all'Angelo dell'Abisso in Giobbe (cap 33, versetti 23 e 24). Il nome ebraico Abbadon corrisponde al nome greco Apollyon (il distruttore), che può essere paragonato anche al dio Apollo. Poichè in Giobbe la sua figura è associata a quella dell'Angelo Alef, ovvero l'Arcangelo di Giosuè (cap 5, versetti 14 e 15) e di Giuda (cap 9), si può dedurre che si tratti dello stesso Arcangelo Michele, ovvero di Gesù Cristo nella sua natura pre-umana[senza fonte]. Per alcuni è il Capo dei demoni della settima gerarchia, Abbadon è il sovrano del pozzo senza fondo (Giuda Taddeo, VI) e il re di un esercito di cavallette dell'Apocalisse.
"La Magica palla 8, prodotta da Tyco Toys ed attualmente commercializzata da Mattel, è un giocattolo usato per prevedere la fortuna. È una sfera di plastica con l'aspetto di una grande palla 8 di biliardo, nera e bianca."
Nello stesso anno 200-8, il più grande mutamento avvenuto a livello planetario è l'elezione a presidente degli USA del nero Obama, che nel 2009 ha effettuato una storica visita in Cina.
L'8-8-08 sono iniziate in Cina le olimpiadi. Inoltre, l'8 messo in orizzontale è il simbolo dell'infinito, della ciclicità (nastro di Moebius).
"Nella concezione cinese l'8 è chiaramente considerato, come si è detto, un "numero positivo". Nella cultura indiana, invece, esso non ha connotazione né univocamente positiva né univocamente negativa, dato che si inserisce in quel sistema di pensiero che gradualmente dette origine nella Valle dell'Indo al concetto di karma, che è concetto ciclico dove ogni elemento, "negativo" o "positivo" che possa essere, si rapporta agli altri in una unità globale. In questa logica, l'8 indiano rappresenta i debiti contratti nella vita attuale e/o in quelle precedenti e che vanno "pagati" in quelle future attraverso un duro "lavoro" su se stessi; al tempo stesso rappresenta le esperienze acquisite nella vita attuale e/o in quelle precedenti, sulla base delle quali (siano esse positive o negative) tale duro lavoro sarà possibile. In tale ambito si colloca nella concezione indiana, come elemento non totalizzante, la ricerca del danaro, del successo economico, di un elevato status, ma all'interno di una continua possibilità di capovolgimento del successo in insuccesso e dell'insuccesso in successo e comunque sulla base di una stretta osservanza di criteri di onestà, violando i quali il crollo materiale e di status sarà sicuro."
L'ottagono della Dharma Initiative - Lost
6-4-2009: il Terremoto a l'Aquila "Cosa spinse i costruttori di questa città ad edificarla secondo la pianta di Gerusalemme e speculare alla costellazione dell' Aquila'?
Fu lo storico Crispomonti- continua Ceccarelli- a parlare per primo della straordinaria somiglianza della città Santa con il disegno delle mura dell'Aquila. Osservando attentamente le due piante, si evidenziano molti particolari: Il fiume Cedron scorre nella parte bassa della città, così come l'Aterno per l'Aquila. Le due città sorgono entrambe su colline, l'Aquila a 721 metri sul livello del mare e Gerusalemme a poco più, 750 metri. Verso nord c'è il monte del Tempio di Salomone come da noi c'è Collemaggio. E, infine, la piscina di Siloe (citata nella Bibbia come il luogo dove Gesù compì il miracolo della restituzione della vista) è localizzata esattamente come la Fontana delle 99 Cannelle: entrambe sono opere di ingegneria idraulica e entrambe sono adiacenti ad una porta muraria.
Le 99 Cannelle sono una fonte battesimale dei Cistercensi?
Fino a ieri la città è stata legata al binomio con ”il numero 99” (ogni persona racconta di 99 castelli, 99 chiese, 99 piazze e 99 fontane e un altro elemento dà ancora più colore alla leggenda: l’orologio della torre di Palazzo Margherita suona 99 rintocchi."
9-9-9
"La sequenza del 9 ripetuta tre volte - 9.9.9 - allinea l’essere umano, fisico, biologico, al suo sé espanso, all’unione galattica col suo multiplo, che è parte di sé e tuttavia ben oltre ciò che voi considerate voi stessi. E’ l’Uno che diviene 9. La raggiante esperienza del 9 è multipla e sequenziale. Non usate la logica per un momento. E’ tempo che comprendiate quanti livelli coesistono insieme a quello spettro di esperienza che chiamate la vostra realtà, cioè come può dirsi multidimensionale un aspetto lineare. La vostra ora segna 9.9.9 e vi dite: “Sono arrivato qui”. Noi invece guardiamo e vediamo che siete immersi nel ciclo infinito del 9, sopra e sotto di voi, cioè immersi nel divenire che si compie - nel 9 come metafora del compimento. Dunque voi siete lì, sul punto interassiale di tutti i vostri compimenti non lineari. Cercate di comprendere: siete nel punto d’intersezione di tutte le vostre vite, di tutte le vostre esperienze del Sé su questo piano dimensionale (la Terra), e su altri 9 livelli di esperienza. Compiere l’allineamento col 9 è l’aggancio con la realtà galattica del Sé, spostandovi dall’identificazione con la materia, all’identificazione col Divino in voi. E’ un allineamento che non esclude le parti più dense della vostra espressione, e non le sottomette ad altro, invece le porta a vibrare al livello dell’Unità. State diventando Uomini Universali, lo comprendete? State sciogliendo il legame karmico con la terra, la vostra logica di adempimento è finita, perché tutto è compiuto. State cioè sciogliendo la vostra prospettiva dimensionale che collega le cose in sequenza, e ciò significa che non avete più bisogno di regolare le questioni in sospeso secondo la misura dell’ego, ma potete e dovete misurarvi con l’infinità. Non dovete più collegarvi alla Sorgente per chiedere, perché siete voi la Sorgente, né dovete più a fare qualcosa in opposizione a qualcos’altro, per equilibrare le energie. Siete l’Uno, avete tutte le possibilità in voi - perciò non chiedetevi se sarete in grado di farlo, e non metteteci un secolo per capirlo. Siate ciò che siete, e divenite il vostro più alto modello di vita sulla terra. Questo è il potenziale che avete. Questo è il compimento annunciato. Il 9 vi porta a riottenere quel collegamento perduto con la dimensione galattica umana, ed anche con la dimensione Angelica. Cioè l’esperienza dell’uomo diventerà molto più espansa di adesso. "
8-9 Giugno 2009 E veniamo al dunque.
Elvis Presley (il sole, la luce) nasce l'8 Gennaio, come mio padre.
Elvis @ Sun
Michael Jackson (la luna) muore nel giugno 2009, come mio padre.
Michael Jackson @ Moon
Più precisamente, mio padre muore l'8-6-09. Il giorno dopo, 9-6-09 se ne va Mauro.
AGGIORNAMENTO Dimenticavo: l'8-12-09, giorno dell'immacolata ('a maronna nella smorfia, mentre come suggerisce emilie il 9 è la figliolanza), gli smashing pumpkins pubblicano la prima delle prossime 44 canzoni del nuovo album.
A song for a son - "Canzone per un figlio"
This is a song for a star This is a song for a space invader Who flew into the sun Never to return Never to return
Coincidenze? Significati? Nulla di tutto ciò? Una parola sola: trasformazione.
“Abraxas è il Dio duro a conoscere. Il suo potere è il più grande perché l’uomo non lo vede. Del sole egli vede il summum bonum, del demonio l’infimum malum; ma di Abraxas la VITA, indefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene e del male….Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano…Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio. Ogni cosa che create col Dio sole dà al demonio il potere di agire. Questo è il terribile Abraxas. (dal Sermone III- C.G. Jung)
Vi ho mostrato la strada, senza dirvi troppo. Traete le conclusioni, ovvero unificate il disco del sole (vita, luce, circolarità) alla falce della luna (morte, trasformazione, fasi, ciclo)
Questo articolo è un meta-articolo (nel senso sia che parla di se stesso, sia che è in simbiosi con il successivo)... volevo iniziare a sviscerare Parnassus, ma poi vista la difficoltà di inquadrare il nucleo del discorso (anche perchè Parnassus è un mosaico simbolico non lineare), è uscito fuori un nuovo frutto, che poi è il tema del presente.
Le lettere U, V, Y hanno molto in comune. Fra l'altro, la U inizia a esistere come lettera a sè rispetto alla V solo nel 1600, per cui in questo articolo parleremo solo di V e Y
Viene subito in mente V per vendetta, V di Visitors (una serie tv anni '80 che da stasera, 3 Novembre in america tornerà in auge grazie ad un remake). V in numero romano indica il 5, e pare che i romani stessi indicassero il numero con un gesto simile a quello che fa oggi Ronaldihno quando esulta per i gol. Se ci fate caso, Ronaldinho quando fa questo gesto, ruota il polso, dando tridimensionalità alla V che va a creare un 8, simbolo di INFINITO.
Sembra un diavolo? o un toro?
Secondo uno dei miei prof del liceo, se V era il 5, per indicare il doppio ovvero 10, i romani raddoppiarono la V per cui indicavano il 10 con la X (V simmetrica).
I cromosomi X e Y determinano il sesso della persona: sono alla base della SCELTA del sesso dunque.
Il cromosoma X è l'8 cromosoma umano per dimensioni; venne denominato X proprio per la (sub)centralità del centromero, in contrapposizione all’Y che è un cromosoma acrocentrico (in cui i due bracci p sembrano uno solo).
Dalla V della mano, aggiungiamo il braccio e formeremo una Y
La lettera Y
Y è un simbolo che indica la scelta. E' il simbolo del bivio, dell'opportunità di UNO di discernere il bene dal male e di andare per una delle due strade.
E' simboleggiato spesso dalla forcola, il bastone del pastore errante, del boscaiolo vagante.
Il diavolo incontra Robert Johnson ad un crocicchio, l'insieme di due bivi, una X in mezzo alla strada (la X non è mai il punto in cui scavare)
Il serpente ha la lingua biforcuta, e ci pone dinanzi a una scelta. Ma la scelta e l'opposizione è solo un inganno in quanto è possibile comprendere dentro di sè entrambe le posizioni, ovvero dissolvere l'enigma della scelta senza escludere uno dei due elementi, ma interiorizzandoli e superando la difficoltà attraverso la tecnica dell'agguato.
Prima di proseguire illustrando tale tecnica, in Parnassus le anime che attraversano lo specchio devono scegliere fra il mondo di Nick (il diavolo) e quello della felicità immaginativa (Parnasso). Il momento della scelta avviene su di un fiume (Y) e nick appare sotto le sembianze di un cobra dalla lingua biforcuta.
Y è la prima lettera del Tetragramma YHWH
PRENDERE IL TORO PER LE CORNA: l'arte dell'agguato
Y, U, V, ecco il toro con le sue corna. Ricorda la falce di luna e al toro riconduce il culto di Mitra, il vecchio culto soppiantato da quello dell'Agnello-Ariete Giudeo-cristiano, tradotto poi nel Pesce (ΙΧΘΥΣ, acronimo di Cristo). Recedendo nello Zodiaco, arriviamo presto alla prossima era dell'Acquario, ma questa è un'altra storia.
Torniamo al toro
Universalmente considerato come simbolo della fecondità nei tempi antichi, la testa del toro nell’antico Egitto fu soggetta a trattamenti particolari durante i riti sacrificali proprio per questa assimilazione simbolica fra la disposizione delle corna e la luna crescente che assume la forma di falcetto durante il suo ”quarto”. Attraverso la simbolica teriomorfa, la luna o il sole furono quindi considerati come simbolo del tempo. Nelle complicate mitologie assire e caldee ancora più evidenti risultano le relazioni fra il simbolismo del toro e le influenze celesti. Assurto a divinità, il toro fu rappresentato con volto umano e con grandi ali aquiline rivestite di panneggi gemmati come i sovrani. Mediatore fra la terra e le divinità celesti, questa figura fu contrapposta all’altra dal volto umano ma sprovvista di ali che rappresentava invece il mostro infernale Eabani, una specie di minotauro della mitologia caldea. Tratto da http://www.mondimedievali.net/Immaginario/toro.htm
In Grecia specialmente in età Minoica era diffusa la Tauromachia (AH! LA TAUROMACHIA!). Ma non vogliamo distogliere l'attenzione parlando di tori, minotauri, cnosso, labirinti e zoofilie pornografiche. Torniamo alla battaglia col toro, che consisteva nel prendere il toro con le corna e utilizzarle per affrontare la sua energia in una sfida senza senso, che permetteva al "tauromate" (passatemi il termine se non esiste) di ergersi ad eroe e guerriero vincitore (V= vittoria! e Vendetta).
La tauromachia è un AGGUATO al toro, un gesto di follia controllata, ma cosa è l'agguato? E' la consapevolezza di abbattere il dilemma della scelta, con un gesto folle e col sorriso stampato in faccia. Ecco che torna la mezzaluna dello SMILE...
Lascio ora la parola a chi ne sa più di me, Otario Sprants.
L’Agguato è un modo per volgere a nostro vantaggio ogni situazione di vita, trasformando la forza dissolvente delle singole ottave in energia e consapevolezza personali.
Il presupposto è che qualsiasi cosa o situazione pensabile vive sui termini di una contraddizione assoluta: bene e male, vero e falso, bello e brutto, facile e difficile, vantaggioso e svantaggioso e via dicendo. (Ritorna il termine della SCELTA, ndr).
Dunque, la prima cosa da fare è individuare tali termini. Ora e ammesso di esserci riusciti, i termini della contraddizione vanno portati entrambi dentro la coscienza e tenuti lì in piena consapevolezza.
In sostanza e per tutto il tempo che durerà la specifica situazione, l’individuo non deve perdere la consapevolezza della loro esistenza e del rapporto contraddittorio che li accomuna, così come del fatto che ciascuna di tali eventualità potrebbe, in fine, avverarsi. Tuttavia, mantenendo profondo distacco sia dall'una, sia dall'altra possibilità.
Questo porta ad un risultato molto interessante, poiché la forza di ciascuno dei due termini è annullata dalla presenza del proprio opposto, permettendo a noi di passare indenni attraverso lo stretto e pericoloso tratto di mare che li separa. In sostanza, è usata la tensione insita nel principio di contraddizione al fine di risolvere la contraddizione stessa.
Pensiamo, ad esempio, alla possibilità di trovarci di fronte ad una scelta importante come il sacrificio di qualcosa di nostro a beneficio di qualcun altro senza, tuttavia, avere certezza che tale sacrificio possa tradursi un effettivo aiuto per questa persona.
In tal caso i termini della contraddizione sono: successo e insuccesso. Ora e se assumiamo un atteggiamento ottimista, veniamo calamitati dal primo termine e questo può portarci a procedere troppo velocemente e, magari, sventatamente. Se, viceversa, assumiamo un atteggiamento pessimista il rischio è di non muoverci per niente giacché sarà stato il secondo termine ad incatenarci.
Teniamo questi due esseri deformi bene in luce dentro di noi e allora passeremo fra loro senza problemi.
Sembra cosa da poco, eppure quest’atteggiamento, da solo, garantisce un successo “interno” infinitamente più importante di quello legato al nostro primitivo scopo (che, quindi, chiameremo scopo minore) poiché sfrutta la tensione provocata dal principio di contraddizione per trasformare in consapevolezza una parte sempre crescente dell’energia dei Golem.
Reiterando questa tecnica il ricorso all’indulgenza diminuisce gradatamente, mentre la produzione di consapevolezza aumenta d’uguale misura.
Tuttavia, è importante capire che non basta una semplice comprensione intellettuale della contraddizione e nemmeno una fugace accettazione di essa. Successo e insuccesso devono essere in ugual modo accettati dall’intera Totalità, senza ombra di riserve mentali. Vanno, altresì, tenuti in piena luce dentro di noi per tutto il tempo necessario al “passaggio” dell’ottava.
E’ chiaro che per far questo è necessario sviluppare distacco e abilità di “tenere l’angoscia” generata dalle singole ottave.
Inoltre, all’inizio è opportuno limitarsi all’approccio di situazioni relativamente innocue poiché, com’era solito dire il venerato Mullah Nassr Eddin, “voler abbattere i muri a cornate non vi otterrà altro risultato che quello di frantumarvi le corna”.
In sostanza, l'Agguato funziona su due livelli. Il primo riguarda lo scopo minore. Il secondo, lo scopo vero. Così, in essenza, ciò che il guerriero fa quando pratica l’Agguato è di usare lo scopo minore per conseguire lo scopo vero.
Tempo fa un’amica mi chiese come applicare l’Agguato nel caso i suoi vicini facessero suonare il loro stereo a tutto volume. Le risposi pressappoco così.
Nel caso dello stereo i termini li hai indicati tu stessa: accettazione passiva (piangersi addosso) e reazione violenta (arrabbiatura, sino al limite dello scontro fisico). Bene, queste sono due leve, due poli d'energia da usare per conseguire lo scopo vero. Tienili dentro di te in piena consapevolezza e, nel contempo, sviluppa il distacco necessario a vincerli. Fai questo ridendo. Se riesci a ridere in questa situazione (mentre 90 Db fanno tremare il tuo servizio da caffè) sviluppi il distacco sufficiente a rendere la tua Totalità simile ad un sughero. Vale a dire che il distacco (il riso) ti porta in superficie. Il problema è che per fare questo devi avere LUCIDITA' (secondo nemico) sufficiente per azionare l'Agguato con adeguata velocità e maestria. Tuttavia, per avere lucidità devi aver vinto la PAURA (primo nemico). Molto bene, ammettiamo che tu sia riuscita a ridere mentre i vicini stavano facendo andare il loro stereo a palla....ora galleggi sull'ottava generata da quei degenerati. Cosa pensi sia accaduto? Semplice: tu hai potere su quell'ottava. Non mi stupirei se, magari il giorno successivo, tu non sentissi più lo stereo e per un motivo qualsiasi, anche apparentemente slegato dal tuo agire. Tuttavia questo è nulla. E’ lo scopo minore, il POTERE, il terzo nemico. Quel che davvero hai conseguito è un centimetro in più sulla Via della Libertà. L'obbiettivo, con il tempo e la pratica, è di affinare talmente l'Agguato da riuscire a cavalcare ottave di dimensioni gigantesche in assoluta tranquillità e scioltezza.
In sostanza, praticare l’Agguato porta il guerriero a condurre una doppia vita e questo perché l’Agguato stesso, per essere efficace, deve essere silenzioso, segreto.
Nulla di ciò che, in realtà, andate facendo deve trasparire dal vostro modo d’essere poiché solo così i vostri progressi saranno reali.
Dovrete arrivare ad essere persone assolutamente normali, con una vita più che normale e che la pensano (almeno a prima vista) in modo fantasticamente normale.
Dovrete esser capaci di realizzare un modello fatto di perbenismo e di buone qualità, tanto da riuscire a sedurre (in senso lato) persino il vostro parroco; se e quando riuscirete a fare questo, il vostro Agguato sarà davvero mortale.
Non parlate mai dei vostri progressi, nemmeno con altri guerrieri. Non fareste altro che sciupare tali progressi in uno stupido esercizio di vanità.
Siate feroci e spietati con voi stessi e dolci e comprensivi con i vostri piccoli tiranni, giacché è solo per mezzo loro che voi potrete avere qualche possibilità di riuscita.
Curate finanche le cose più piccole, anzi, soprattutto quelle più piccole e insignificanti giacché saranno quelle a darvi i risultati migliori e più duraturi.
Controllo, disciplina, pazienza e tempismo. Applicateli ad ogni situazione di vita e, prima o dopo, l’Intento arriverà. Otario Sprants
In conclusione, questa è l'espressione che darà lunga vita alla vostra battaglia verso la libertà e verso la conciliazione degli opposti.
Quasi a voler rimarcare il concetto di follia controllata, la sincronicità viene in mio aiuto. Ieri è iniziata la 6 serie di Dottor House, primi due episodi dal titolo "Broken". Il nostro egotico dottore preferito era rimasto a disintossicarsi in una clinica psichiatrica.
Veniamo a conoscenza del reparto 6. Il primo approccio di House verso i pazienti è quello del Joker: una follia sprezzante dell'altro, tesa solo a raggiungere il suo obiettivo, ovvero la libertà da quella sorta di Arkham Asylum.
La follia irrazionale porta House ad un errore madornale, che farà sfiorare la morte ad uno dei personaggi. Solo accettando il proprio limite e correggendo il modo di essere folle, ovvero combattendo la spinta della "morte sociale" interagendo cogli altri, inizierà il suo percorso di catarsi. (Da notare che durante il ricevimento, House interagisce sempre andando sopra le righe, ma il suo è quasi un "non fare" dei rapporti sociali). Momento cruciale della catarsi è la comunicazione. Quando alcuni malati riprendono a parlare, esce fuori il sorriso reale di House, non un ghigno nè una risata patetica, ma una smorfia rilassata che manifesta la raggiunta liberazione (momentanea) interiore.
Da Notare che il colore della torta (che recita non a casa "BUONA RI-NASCITA") che si spalma in faccia è giallo: si può ben dire che gli si stampa lo smile in faccia.
E potrà uscire dalla clinica indossando la maglietta del suo compagno di stanza.
Prima di procedere alla lettura, è necessario aver letto la premessa, ma soprattutto armarsi di santa pazienza, poichè l'intervento è molto lungo. Per cui se siete stanchi lasciate perdere.
"Non ritengo che un fallimento sia necessariamente una cosa negativa. Ti dà piuttosto quel certo grado di libertà che ti permette di dire: «'sti cazzi!»"
E mi immagino una intera vita col sorriso in volto e sticazzi stampato in fronte. Ecco il potere del ridere. Non il folle riso del Joker che si contrappone allo scuro volto serioso di Batman.
Joker e Batman, il folle e la morte, entrambe figure archetipe del nostro inconscio, nonchè carte dei tarocchi (lascio agli esperti l'interpretazione del significato).
La carta della MORTE mostra uno scheletro con alcuni brandelli di carne ancora attaccati alle ossa (ad indicare che la trasformazione non è ancora iniziata).
Con la falce che ha in mano la morte taglia teste incoronate e non (ad indicare che chiunque è soggetto ad essa).
Dal terreno spuntano mani e piedi (ad indicare che le idee non muoiono mai). Nulla si distrugge e tutto si trasforma.
La falce ha questa forma ) ovvero il sorriso del folle...
IL MATTO "…ma colui che nel mezzo del cammino smarrì la diritta via, seguendo avidità,
bassezze e materialità si ritrovò di nuovo ad abitare il CAOS dal quale era partito. Ma come fulmine a ciel sereno, gli si svelò la via di un NUOVO INIZIO …"
La carta ci mostra la figura di un folle viandante con in mano un bastone di cui, però, non sa cosa farsene (ad indicare che ha, comunque, in sé il potere, la forza, ma ha smarrito o scordato i meccanismi per giovarsene).
Sulle spalle porta un sacco legato ad un bastone: è un peso inutile (ad indicarci che le illusioni degli esseri umani non portano a nulla).
Vi è, poi, una lince che azzanna il folle nelle parti basse (ad indicare che non siamo più in grado di controllare gli istinti e che siamo tornati al punto di partenza).
Le piantine in fase di crescita presenti nella figura, tuttavia, indicano la ciclicità del percorso e dunque la più confortante delle Leggi che regolano gli elementi, le azioni e la loro interazione nel cammino di elevazione dell’iniziato: non esiste errore che non possa essere riparato, non esiste un fondo nel pozzo delle opportunità. La speranza nel premio finale, l’aspirazione alla suprema conoscenza non abbandonerà mai il nostro più profondo intimo.
Follia e morte, ciclicità e cambiamento. solo l'uno può scovare e riconoscere l'altro perchè entrambi mostri della stessa falsa realtà. Entrambi padroni dell'altro con cui giocano un danza macabra
Nel Settimo Sigillo, solo il folle saltimbanco può riconoscere la morte ed esserne libero, pronto a ballare una danza macabra
Dialogo tra Jöns lo scudiero e il pittore.
- Che cosa dipingi? - La danza della morte - E quella è la morte? - Sì, che prima o dopo danza con tutti - Che argomento triste hai scelto... - Voglio ricordare alla gente che tutti quanti dobbiamo morire - Non servirà a rallegrarla... - E chi ha detto che ho intenzione di rallegrare la gente? Che guardino e piangano. - Aaah, invece di guardare chiuderanno gli occhi... - E io ti dico che li apriranno... Un teschio, spesso interessa molto di più di una donna nuda - Se li spaventi però... - ...Li fai pensare - E se pensano... - ...Si spaventano ancora di più.
Il teschio, simbolo della morte, d'altronde non è altro che un ghigno a 32 denti
Il segreto è come morire. Dall’inizio dei tempi, il segreto è sempre stato come morire. L’adepto trentaquattrenne fissò il teschio umano che cullava tra le mani. Era incavato, come una coppa, pieno di vino rossosangue. Bevilo, si disse. Non hai nulla da temere
(L’incipit del prologo di «The Lost Symbol» di Brown)
Ah, non scordiamoci "Indiana Jones e il teschio di cristallo"
Ma parliamo un secondo della morte, o tumbadora (dal nome che gli è stato dato dai veggenti toltechi, in quanto "forza rotante")
Sempre secondo gli sciamani toltechi, la morte, o meglio la sua spinta, si trova lì dietro la vostra spalla sinistra (spesso la vedete dallo specchietto retrovisore, agli occhi come i fari di chi vi sta sorpassando).
- Le prossime citazioni vengono direttamente da "Teologia della Liberazione - Il filo del Rasoio"-
"Ihoah modella l’’aDaM (nel senso d’umanità), lo dota di un’anima (l’’aiSHaH, ossia la parte femminile dell’Io che incarna l’impulso verso la conoscenza) e lo spinge, attraverso questa, a nutrirsi del sacro fungo. Ihoah è mosso, in questo, dall’oscura consapevolezza di non poter resistere per sempre alla forza della propria morte e, quindi, dalla necessità (in quell’inizio avvertita in modo quasi esclusivamente istintivo) di aumentare indefinitamente la propria consapevolezza tramite l’assorbimento della consapevolezza distillata dall’’aDaM.
Ma se Ihoah modella l’’aDaM in tal guisa, questo significa che Abraxas modella una parte di Sé stesso in forma di ‘aDaM. Ed è propriamente in questa forma di gigantesco (quasi-infinito) essere cosciente che noi lo conosciamo.
Già, perché dopo l’ingestione del frutto proibito, oltre all’’aDaM, Abraxas comincia ad esistere in modo consapevole, poiché, nota splendidamente Sibaldi, Ihoah ha perduto ogni autorità sull’’aDaM. In realtà, aggiungo io, nel momento stesso in cui Ihoah ha concepito l’idea di servirsi dell’’aDaM per risolvere il problema della sua divina e immensa angoscia si è condannato ad una progressiva quanto esiziale trasformazione in Abraxas. Così, ora, Egli ha due facce. La prima invisibile, noumenica; la seconda visibile, fenomenica.
Trasformazione alimentata nel corso del tempo dalla consapevolezza generata dall’’aDaM, durata sette eoni (pressapoco, quattordicimila anni) ed ora giunta a definitivo compimento.
Questo significa che il demiurgo Ihoah esiste ancora sia nella forma del Dio minore (rispetto agli Elohim o al PrePadre di gnostica memoria), sia in quella di Trogoautoegocrat. Per questo d’ora in avanti chiameremo il Tiranno: Ihoah-Abraxas.
Tremendo, lo so. E’ una vera fortuna che la verità abbia sempre due facce…già, la verità è doppia, un po’ come quel Dio di cui s’è appena parlato."
...
"L’uomo, quindi e sotto questo profilo, appare più come l’esito dell’evoluzione che Ihoah-Abraxas ha vissuto al Suo interno sin dall’Inizio, giacché è proprio da quel favoloso Inizio che la forza della Morte ha preso a premere su di Lui.
E’ esattamente questo il significato più profondo di quella che, in apertura, abbiamo chiamato la Triade Superna (Morte, Vita, Consapevolezza). Tale triade nasce con la Creatura e costituisce il fondamento della meccanicità dell’intero universo. E’ il modo d’essere più profondo e vero di Ihoah-Abraxas, meglio, della Sua faccia visibile: “Morte” fuori (forza attiva) e “Vita” dentro (forza passiva) in modo che dalla frizione di queste due forze nasca “Consapevolezza” (forza neutralizzante)."
...
La tecnica migliore per realizzare tutto quanto esposto in tema d’Agguato è il ridere guerriero.
Abbiamo affermato che quando il guerriero è accettato per lui inizia la guerra e che tale guerra è scandita e caratterizzata dalla venuta di una serie molto lunga d’ottave poste, quanto a durezza, in progressione ascendente e inviategli dallo Spirito al fine di renderlo perfetto (candido e potente come il primo dei due gigli).
Ora, quando una qualunque ottava investe il guerriero, in termini assoluti questi si trova a diretto contatto con la Morte e ciò scatena la sua paura. Una paura che sgorga direttamente dal centro emozionale e che, tramite un processo meccanico e tremendamente veloce, si trasforma in ciò che Gurdjieff chiamava emozione negativa.
Divenire preda di tali emozioni negative è fatto tanto repentino, quanto inevitabile.
Questo accade perché il centro emozionale lavora ad una velocità molto superiore a quella del centro intellettuale; ne consegue che per noi, almeno all’inizio e per diverso tempo, risulta impossibile controllare tali emozioni. Siamo troppo lenti.
Praticare l’Agguato significa rendere il centro intellettuale tanto veloce e tanto fluido da riuscire a controllare il centro emozionale, rendendo in tal modo possibile il vero “miracolo”: la trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive.
Questo si può fare solo cercando di ridere ogniqualvolta le emozioni negative si manifestano. Si tratta di una tecnica che va messa in atto da subito, anche se all’inizio e per chissà quanto tempo, sembrerà impossibile da realizzare.
Quando angoscia e paura erompono in voi per effetto della pressione esterna o interna, ciò che dovete cercare di fare è proprio e solo questo: ridere.
Ciò richiede quel che chiamiamo un enorme sforzo consapevole giacché, per riuscire a ridere quando ci troviamo sotto il tiro della Morte, noi dobbiamo ricordarci di noi stessi e dello scopo che ci siamo dati.
Per questo le situazioni difficili sono così importanti, perché ci mettono nella condizione di ricordarci di noi stessi.
Ridere in faccia alla Morte quando questa sta premendo su di noi ci mena al Risveglio poiché, questo semplice atto, ha l’effetto di impedire il ricorso all’indulgenza. In altre parole, ridere c’impedisce di sprecare la nostra energia, aumentandola di conseguenza e con ciò arrivando, attraverso la distruzione (Solve) e la successiva ricreazione (Coagula) dei Golem, dapprima al conseguimento dello status d’Uomo n.4 (con l’abbandono della c.d. fascia dell’uomo) e, quindi, alla conquista dei livelli superiori di realizzazione.
Sino alla realizzazione suprema: la Libertà Totale.
Conclusione...
DON JUAN:
«E' possibile insistere, insistere in modo conveniente, anche se sappiamo che ciò che stiamo facendo è inutile» disse sorridendo. «Ma dobbiamo sapere prima di tutto che le nostre azioni sono inutili e tuttavia dobbiamo procedere come se lo ignorassimo. Questa è la follia controllata dello sciamano. (...)
Sono felice che tu, alla fine, mi abbia chiesto della mia follia controllata dopo così tanti anni, e tuttavia non mi sarebbe importato se non me lo avessi chiesto. Ma ho scelto di essere felice, come se fosse importante il fatto che tu me l'abbia chiesto, come se fosse importante il fatto che ci tenga. Questa è la follia controllata!»
Ridemmo entrambi molto forte e lo abbracciai. Trovavo meravigliosa la sua spiegazione, anche se non la capivo per niente. (...)
CARLOS CASTANEDA:
«Con chi eserciti la follia controllata, don Juan?» chiesi dopo un lungo silenzio.
Fece una risatina.
DON JUAN:
«Con tutti!» esclamò sorridendo.
CARLOS CASTANEDA:
«Allora, quando scegli di metterla in pratica?»
DON JUAN:
«Ogni singola volta che agisco.»
A quel punto sentii che avevo bisogno di riepilogare e gli chiesi se follia controllata significasse che le sue azioni non erano mai sincere, ma erano solo gli atti di un attore.
DON JUAN:
«Le mie azioni sono sincere,» disse «ma sono solo gli atti di un attore.»
CARLOS CASTANEDA:
«Quindi tutto ciò che fai deve essere follia controllata!» esclamai sinceramente sorpreso.
DON JUAN:
«Sì, tutto» rispose.
CARLOS CASTANEDA:
«Ma non può essere vero» protestai «che ogni tua azione sia solo follia controllata.»
DON JUAN:
«Perché no?» ribattè con espressione misteriosa.
CARLOS CASTANEDA:
«Ciò equivarrebbe ad affermare la tua indifferenza verso tutto e tutti. Prendi me, per esempio. Intendi dire che non t'interessa se divento o no un uomo di sapere, o se vivo, o muoio, o faccio qualsiasi cosa?»
DON JUAN:
«Vero! Non mi importa. Sei come Lucio, o chiunque alro nella mia vita, la mia follia controllata.»
Provai una strana sensazione di vuoto. Ovviamente non c'era ragione al mondo per cui don Juan dovesse avermi a cuore, ma, d'altra parte, avevo quasi la certezza che tenesse a me personalmente; pensavo che non potesse essere altrimenti, poiché mi aveva sempre prestato la massima attenzione in ogni momento trascorso insieme. Mi venne il sospetto che forse don Juan diceva quelle cose solo perché era seccato con me. Dopotutto, avevo abbandonato i suoi insegnamenti.
CARLOS CASTANEDA:
«Ho l'impressione che non stiamo parlando della stessa cosa» osservai. «Non avrei dovuto usare me stesso come esempio. Intendevo dire che deve esserci qualcosa al mondo a cui tieni in un modo diverso dalla follia controllata. Non credo che sia posssibile continuare a vivere se non c'è nulla che per noi conti veramente.»
DON JUAN:
«Questo vale per te» disse. «Le cose importano a te. Mi hai chiesto della mia follia controllata e ti ho detto che tutto ciò che faccio per me e per i miei simili è follia, perché niente è importante.»
CARLOS CASTANEDA:
«Il punto è, don Juan: come puoi continuare a vivere se non c'è nulla di cui ti importi? ... Voglio veramente sapere; devi spiegarmi cosa intendi dire.»
DON JUAN:
«Forse non è possibile» rispose. «Alcune cose nella tua esistenza ti interessano perché sono fondamentali; le tue azioni sono sicuramente importanti per te, ma per me non c'è più neppure una singola cosa che sia rilevante, né i miei atti né quelli dei miei simili. Continuo a vivere, tuttavia, perché ho il mio intento, perché l'ho temprato per tutta la vita finché è diventato chiaro e integro e ora non m'interessa che alcunché conti per me. Il mio intento controlla la follia della mia esistenza. (...)
Quando un uomo ha imparato a vedere, si trova solo al mondo, con nient'altro se non la follia. ... I tuoi atti, come quelli dei tuoi simili in generale, ti sembrano importanti perché hai imparato a pensare che lo siano. (...)
Non ho detto senza valore, ho detto non importante. Per esempio, per me non c'è modo di dire che i miei atti siano più importanti dei tuoi, o che una cosa sia più necessaria di un'altra, perciò tutte le cose sono uguali ed essendo uguali non sono importanti.»
Gli chiesi se intendesse dichiarare che ciò che aveva chiamato "vedere" era in effetti un "modo migliore" del mero "guardare alle cose". Rispose che gli occhi degli uomini possono svolgere entrambe le funzioni; l'una non è migliore dell'altra, ma addestrare i propri occhi solamente a guardare era, a suo parere, una rinuncia inutile e disonorevole.
Come recita un vecchio adagio: "le cose semplici sono sempre le migliori". E così nel 1963 Harvey Ball mise insieme due punti e una linea curva, su sfondo giallo, dando vita a un simbolo che presto si diffuse in tutto il mondo: LO SMILE. Cosa ha di così particolare da aver colpito l'inconscio collettivo e raggiunto il cuore di miliardi di persone in poco tempo?
Si tratta di un sorriso semplice, senza fronzoli, intrigante e misterioso come questo
Monna Lisa, in inglese Mona lisa, anagrammato dà Smail on a... :) Recentemente è uscito anche un film, Mona Lisa Smile che sembra ribadire il concetto: Il sorriso infrange la rigida osservanza delle regole sociali.
Dunque ricapitolando, lo SMILE è una semplice faccia che sorride al mondo. In Cinese, sorriso si pronuncia XIAO ed è simboleggiato da un'ideogramma composto da due simboli: il BAMBU' e il CIELO.
Nell'ideogramma che riassume la risata, il bambù è proprio quell'elemento terrestre di spontaneità e flessibilità che si trova a contatto con il cielo, al di sopra del cielo, quasi fosse un simbolo di vitalità che affiora e permane perfino nel livello più celeste e spirituale raggiungibile attraverso qualunque pratica … ma anche, e proprio, attraverso il più semplice e puro sorriso del cuore.
Pare inoltre che un altro effetto del "Sorriso", questa volta dal punto di vista energetico, e questo è il più importante, è un ampliamento vero e proprio del campo energetico della persona; il polso è più forte e vitale, l'energia (il Qi) circola più decisamente andando a riempire i vuoti e drenando i pieni che possono esserci in tutti i sistemi di meridiani energetici, il sangue è più nutrito e carico di forza vitale ed energia (lo Shen in particolare) che circola meglio, esprimendosi anche al meglio. La carica energetica in circolazione e la maggiore capacità di assimilare ciò che serve dall'esterno, faranno risparmiare l'energia essenziale ereditata alla nascita (il Jing) permettendo la longevità unita ad una migliore qualità della vita.
Allora è per questo motivo che Dio ha posto uno Smile sulla nostra faccia? Per farci ampliare le energie interiori?
Dove andiamo, nessuno lo sa
devo dire che sono sulla mia strada in discesa
Dio mi ha dato stile e grazia
Dio ha messo un sorriso sul mio viso
Ognuno deve ampliare la propria energia, per questo ognuno deve sorridere a modo suo:
Salva qualche faccia, lo sai che ne hai solo una
Cambia i tuoi modi fichè sei giovane
Ragazzo, un giorno sarai un uomo
Oh ragazza, lui ti aiuterà a capire
Sorridi a modo tuo
Sorridi a modo tuo
Il comico in Watchmen ha come simbolo lo Smile. E' l'energia nella sua forma totale, sesso e spinta distruttiva alla morte. E' uno scherzo della natura, è la realtà che si mostra nella sua brutale verità, ovvero di essere un'ordine apparente mentre ciò che è nascosto dietro questo velo è solo caos ("sorridi, sei su scherzi a parte- candid camera!" E' stato tutto uno scherzo che ha stravolto la tua realtà).
Lo smile, alla morte del comico, si tinge di una chiazza di rosso sull'occhio destro, l'occhio di Horus-Locke (vedi Lost).
La morte ordita da chi vuole porre ordine al caos (vedi Watchmen e il NWO), deturpa lo SMILE e dunque destabilizza quell'energia vitale da questi destata.
Non a caso in Southland Tales compare di continuo questo chiaro omaggio al Comico; dello stesso regista è Donnie Darko, e in entrambi i film gli avvenimenti cambiano rotta nel momento in cui uno dei personaggi riceve un proiettile nell'occhio: in questo modo il mondo prosegue la sua rotta verso la distruzione (2o12!)
I got soul but I'm not a soldier.
Il soldato portatore di morte non ha più un'anima, nè un sorriso. Ecco la contraddizione vivente nel soldato Joker di Full Metal Jacket.
O si ride o si muore, perchè la morte arriva quando non c'è più niente di cui ridere.
Per concludere: lo Smile è composto da due occhi e una bocca inseriti in un cerchio, in uno 0, numero della carta dei tarocchi corrispondente al Matto, the Joker, il folle col sorriso stampato a forza sul viso:
"0" ma anche 22, giorno di nascita del Barzo che ha compiuto 22 anni il 22-2-2002.
Sarà una risata che vi seppellirà, e rideremo della morte stessa.