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lunedì 25 maggio 2009

VIAGGIO VERSO IL CENTRO DELLA TESTA

Il primo scende rapido e furtivo
Come un bravo ladro o un assassino vero
Sino a lambire l’orlo dell’Abisso.

Il secondo, spavaldo, distribuisce doni
Come un mercante generoso
E intenzionato a guadagnarsi il Cielo.

Ma il terzo, regale come la Vergine in processione,
Fa strame d’ogni oscurità,
Spandendo la luce di diecimila soli.

E tutti sono figli del medesimo padre
Cresciuto nel Paradiso Terrestre All’Inizio dei Tempi.
(OS)

L'eroe di ogni fiaba inizia a smuovere le vicende solo quando incontra ciò che lui da valore morale negativo: il malvagio, la paura, il nemico, la matrigna, l'orrore, il sangue. Tutto ciò che smuove l'io dalla sua prigione idilliaca è visto come un pericolo da affrontare. Più questo salto è difficile da compiere, più si vuole restare a dormire nell'ovattata mente della madre dispensatrice di vita. L'unico modo di sopportare questo doloroso stadio dell'essere, è indulgere e piangere e rimanere servi della condizione. Ma il problema è sorto, e la fatica di superarlo è l'unico limite che ci pone il mondo in un'ottica malvagia. Più il nemico è diabolico, più la paura cresce e scorre in noi. E il più grande nemico che gela la nostra condizione e il nostro atteggiamento di voler superare noi stessi è la paura della morte.


Valentina, Valentina,
yo te quisiera decir
que una pasión me domina
y es la que me hizo venir.

Dicen que por tus amores
la vida me han de quitar,
no le hace que sean muy diablos
yo también me sé pelear.

Si es porque tomo tequila,
mañana tomo jerez,
si es porque me ves borracho
mañana ya no me ves.

Valentina, Valentina,
rendido estoy a tus pies,
si me han de matar mañana
que me maten de una vez.

Una pasión me domina,
y es la que me hizo venir,
Valentina, Valentina,
yo te quisiera decir.

Dicen que por tus amores
un mal voy a conseguir;
no le hace que sean el diablo,
yo también me sé morir,

Si es porque tomo tequila,
¡mañana tomo jerez!
si es porque me ves borracho,
¡mañana ya no me ves!

Valentina, Valentina,
rendido estoy a tus pies,
si me han de matar mañana
que me maten de una vez. 



Se perchè bevo tequila,
domani berrò sherry.
Se perchè mi vedi ubriaco,
domani non mi vedrai più.
 
Valentina, Valentina,
sono qui ai tuoi piedi
se devono uccidermi domani,
che mi uccidano una volta per tutte.

Amore e morte vanno a braccetto. Il gelido è scarno braccio della morte ci avviluppa con la sua potenza e forza, e non vogliamo districarsene perché il suo dolce latte è così gustoso e nutriente e ci blocca allo stadio puerile e borghese. Ma se guardiamo nell'occhio della strega, sarà semplice scoprire come e quando moriremo. Un giorno succederà e vivere con questa consapevolezza è il primo passo per muovere guerra al legame cui la tumbadora ci ha costretti.

Ecco che magicamente, affrontiamo la paura e ci incamminiamo cercando di sfuggire all'archetipo del male per riconquistare, o meglio, per giungere ad una maggiore consapevolezza. Ma la mente è furba e ci fa vivere tutto questo senso di morte come un dolore, un male, non uno stimolo al cambiamento (morte nei tarocchi è il simbolo di..).

Eppure il giovane eroe si trova di fronte a questa figura ambivalente: Madre - Matrigna o Padre-Malvagio. In questo modo il bambino sublima il concetto di male che "sente" provenire dai genitori, quelle figure che in realtà dovrebbe portar lui solo cibo affetto e voglia di vivere; lo trasferisce a queste figure immaginarie che incarnano i sentimenti negativi degli idealizzati dispensatori di vita. Ma padre e madre non sono solo i genitori, ma anche due formae mentis. Due modi di cogliere la realtà e di inserirsi nelle sue maglie. Dio e la mente sapiente. Queste totalità hanno in loro anche qualcosa che produce, nell'uomo estremamente imperfetto, dolore. Strano a dirsi! Eppure una totalità è tale proprio perchè in sè mescola tutto ciò che è esperibile dall'uomo, il quale facilità la sua visione distinguendo in perfezione ed imperfezione due caratteristiche che sembrano opporsi fra di loro e generare in lui sentimenti ambivalenti. Ecco così che si stacca dal paradiso il male, ovvero dal regno del bene il padre-re impazzisce per colpa di qualche artefizio "esterno" e malvagio (non può certo pensarsi che il bene sia anche il suo opposto! siamo matti?), mentre la madre muore e viene rimpiazzata dalla matrigna.  E così si cresce pensando che tutto il male venga dall'esterno, costringendoci a negare dignità alla malvagità insita in tutti noi, rimpiazzandola con demoni, spiriti, filtri.



Mi son perso le fila del discorso nei meandri della mia testa contorta. Che se dovemo dì?

ah ok, la spinta arriva da una situazione di stenti e di doveroso sacrificio che possa portare a ristabilire l'ordine nel caos. E allora bisogna trascinarsi nel caos per conoscerlo e addomesticarci a lui, per sentirlo nella sua potenza salvifica e redentrice; non basta rinunciarci e starne lontano. Bisogna sopportarlo e immergervici dentro come un battesimo nel fango.

Ecco allora che l'eroe si addentra nella foresta, nel castello oscuro, nella pancia di un albero pieno di melma, nella palude, nella fogna, nella cacca: in tutti quegli ambienti che la nostra mente borghese, così poco abituata alla puzza e alla sofferenza, ci vieta categoricamente come sconvenienti.

Eppure imparare a nuotare in quella mondezza significa arrivare piano piano, sprofondando attraverso una scala a chiocciola che scende verso l'ignoto, nella oscura dimensione dove tutto questo è reso possibile: l'ammasso incomprensibile della nostra dimensione sconosciuta.

L'inconscio è lì per noi, cerchiamo la chiave nelle sue melmose e vischiose pareti, senza rimanerne però servi, bensì conquistatori.

Lì c'è lo specchio che ci mostra cosa siamo realmente: ranocchi in attesa di sviluppo, essenze ctonie e primitive, animalesche e sorcine.

Superata la paura, superata la prova.. ah, le prove!

alla prossima

mercoledì 13 maggio 2009

Angeli demoni e terremoti vaticani






Dice Dan Brown

L'idea di Angeli e demoni? «Mi è venuta tanti anni fa quando ero a Roma in vacanza con mia moglie. Ci trovavamo al 'passetto', quel passaggio che mette in comunicazione Castel Sant'Angelo e Vaticano. Chiesi da chi mai fosse stato usato e mi risposero che il Papa lo usava per sfuggire ai suoi nemici. Così immaginai che una setta, gli Illuminati, che poteva vantare personaggi come Galileo e Bernini e altri scienziati, potesse essere in guerra con il Papa per sostenere le ragioni della scienza contro quelle della fede. Ma è tutta fantasia».

Complimenti per lo studio.. Dan Brown si sarebbe meravigliato che il Papa avesse avuto dei nemici nel'500 e giù di lì. E si è inventato gli Illuminati. Ma mentecatto, ne avrà avuti a bizzeffe di nemici, e c'era bisogno di inventarsi una setta e farla passare per "i buoni" quando sai benissimo cosa siano oggi gli Illuminati. Sveglia!

Ma torniamo a noi. Il 13 Maggio esce ANGELI E DEMONI




Il 13 Maggio Attentato al PAPA


il 13 Maggio Apparizioni di FATIMA



il 12 Maggio a Castel S.Angelo epicentro di un presunto terremoto. Che nessuno dei presenti al Castello ha sentito.

«Terremoto? -dice sgranando gli occhi una ragazza spagnola- io non ho sentito nulla. Sono venuta a visitare Castel
Sant'Angelo perchè ho letto Angeli e Demoni, ora questa storia del terremoto rende la cosa più suggestiva». In tanti,
turisti italiani e stranieri, giurano «di non avere sentito proprio nulla». A fine aprile la mole ha ospitato proprio il cast di
Angeli e Demoni.

Il 12 Maggio il Papa in Medio Oriente negozia la pace

Il 6 Aprile Terremoto.. L'Aquila fa tremare Roma

lunedì 11 maggio 2009

Binario Morto?

QUESTO INTERVENTO E' DEDICATO INTERAMENTE  A CHI MI HA FATTO  CONOSCERE IL MONDO DELLE RETI: il babbo virtuale.

http://www.simmetria.org/index.php?option=com_content&task=view&id=335&Itemid=134
tanto per avere un'idea dell'ambiente intellettuale in cui ci si muove.

Vorremmo partire da una posizione non apodittica e abbastanza umile (anche se nel breve spazio di una conferenza) e cioè dalle modalità percettive dell’uomo, tralasciando inizialmente le strutture teologiche o mitologiche precostituite o tramandate. Questo, non per sottovalutare il messaggio degli Antichi, ma per vivificarlo alla luce di una “nescienza” che non si avvalga di alcun codice a aprioristico, anche se avallato dalla sacralità della Tradizione.

Vorremmo perciò iniziare ricordando come la percezione primigenia di sé, dell’universo interiore di cui siamo composti e di quello esteriore che presupponiamo ci circondi, si avvalga di una struttura sensoriale, uditiva, visiva, tattile, gustativa e olfattiva, che accumula, ad una velocità impressionante, informazioni d’ogni tipo e le elabora nell’esperienza. La fiducia o meno in tale esperienza contrassegna filosofie e religioni che attribuiscono a tale percettività vari criteri di affidabilità.

L’esperienza, come ci ricordano gli Antichi si avvale di Mnemosine che, è assai più che una facoltà mnemonica ed è la madre delle Muse. Esse contrassegnano e guidano gli uomini nella loro ricerca interiore. Ma c’è una memoria logica, che elabora, accumula dati e determina l’agire, e una memoria non logica, una Dea interiore che per gli antichi presiede alla scienza dell’essere, alla Musiché. Su questa memoria subliminale gli psicologici hanno sempre avuto molto da dire, relazionandola all’onnipresente inconscio che, ormai da due secoli, è diventato… il deus ex machina di ogni imbarazzo della coscienza del nevrastenico uomo “moderno”.

Io vorrei dire soltanto che esiste una sfera dell’essere che, al momento, possiamo anche chiamare semplicemente “intuitiva”, e che non elabora un accidente, ma che “sa”, a priori, e che mi piacerebbe chiamare sovracoscienza. I “maniaci” del karma possono anche dire che in tale sfera si accumulano le tracce delle vite passate, secondo un processo del tempo, ciclico o lineare (a seconda del tipo di tradizione); ma, in questa fase non vorrei riferirmi ad alcuno schema dottrinario… precotto.  Si, forse c’è un karma ma al momento… facciamo finta di non saperlo.

Sappiamo invece, dalla testimonianza di coloro che ne hanno fatto esperienza, che esiste una elaborazione profonda in cui questa “sovracoscienza” percepisce al di là di quanto sensorialmente definibile: percepisce l’ineffabile, l’imponderabile, l’indeterminato, l’indefinito, l’incommensurabile.

L’esperienza sensoriale fa invece sempre riferimento a qualcosa di misurabile, in intensità o ampiezza: la sua percezione è distinguibile drasticamente in piacevole e spiacevole, chiara o scura, forte o debole, ecc. (cioè è sempre duale, per qualsiasi tipo di percezione) e la piacevolezza o spiacevolezza rappresentano una valutazione istintuale o (e) intellettiva, che è funzione dell’effetto provocato dall’esperienza. Ma quando, di tale esperienza, inizia l’elaborazione logica, il riconoscimento dello stimolo si fa assai complesso in quanto si sovrappone a migliaia di altre informazioni (provenienti dalla memoria “logica” e non da Mnemosine) che si prestano ad infinite contraddizioni.                   a cura di C. Lanzi

"Al mondo esistono 10 tipi di persone: quelli che conoscono il sistema binario e quelli che non lo conoscono" - Detto Nerd

A quanto pare, veniamo al mondo e subito l'energia cosmica ci investe donandoci una realtà. Evidentemente il nostro Dio, demiurgo, artefice, Aquila, sovrano della nostra matrice, si esprime in Binario. Già di suo è doppio. E ci confonde la vita della sua doppiezza, costringendoci a vedere la realtà suddivisa "manicheisticamente" nel tutto e il contrario di tutto. Lo yin e lo yang, maschio e femmina, bianco  e nero, bene e male, attivo passivo, giovane vecchio, metà, mancino e destro, e via discorrendo (a voi aggiungere altri ossimori). ah , dimenticavo il principale: I - O.

Governati da questa doppiezza, viviamo scissi (scissor in inglese è la forbice, che si apre a metà e non solo: taglia, divide) e conformiamo la realtà in base a questa meccanica visione del mondo e non solo: attribuiamo valore morale a queste nostre scelte, identificando una metà contraria al suo opposto. E' giunto il momento di uscire da questa mentalità primigenia e borghese e vivere alla ricerca della conciliazione degli opposti: ahi, la ricerca della pietra filosofale era questo tentativo di ritornare all'uno originato dal superamento dell'opposizione. Bisogna confondere la realtà che esperiamo ovunque in questo modo solo per poterci permettere di comunicare: siamo esattamente identici al ragionamento dei calcolatori personali che vogliono entrare in rete con altri personal computer. Pensateci bene: le nostre esperienze sensibili sono il livello 7 di un processo di computazione (vedi "modello Osi" in wikipedia informatica) che ha origine dalla ricezione di impulsi primari, elettrici (energetici) generati dall'esterno e recepiti dai nostri sensi (le schede di rete) così come un cavo porta questi impulsi di corrente elaborati in maniera binaria dall'ingresso di rete del PC. Poi piano piano i sensi elaborano ciò che hanno ricevuto salendo di livello fino all'interpretazione della realtà e delle emozioni. E oltre a tutto questo processo via cavo, abbiamo un sistema Wireless che capta tutto ciò che capita e lo infila nel backup dell'inconscio: ancora una dualità fra Razionale ed Inconscio, ovvero fra ciò che sistemiamo in una Ram o memoria ad accesso rapido e casuale, rispetto a quella memoria inconscia e incrostata intorno e dentro di noi che si esprime nei sogni e nelle interpretazione dei simboli.

Bene, vi sembrerà che questo discutere sul binario mi abbia portato fuori dai binari. Ma è stata una illuminazione notturna e purtroppo ha molto a che vedere con questo discorso. Scrostandoci da questa logica binaria possiamo pervenire appunto ad una fusione dei due piani concettuali e raggiungere il nostro Interiore IO (pensate, io si scrive con un Uno e uno Zero come il binario vorrebbe) per completarlo e trasformarlo nell'unico Sé. E per iniziare questo viaggio, abbiamo detto, bisogna entrare nella Tana oscura che sarà l'ambientazione principale della prima fase del viaggio.

Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante, d'altronde. Non so dove mi porteranno queste elucubrazioni.

“Abraxas è il Dio duro a conoscere. Il suo potere è il più grande perché l’uomo non lo vede. Del sole egli vede il summum bonum, del demonio l’infimum malum; ma di Abraxas la VITA, indefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene e del male….Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano…Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio. Ogni cosa che create col Dio sole dà al demonio il potere di agire. Questo è il terribile Abraxas.

C.G. Jung - Septem Sermones ad Mortuos


Alla prossima

mercoledì 6 maggio 2009

Lo scautismo e (è!) il terremoto

Prendiamo un movimento come lo scautismo. Così dando una prima occhiata ci troviamo di fronte un gruppo di persone che si prestano facilmente alle battute del caso (e fa freddo coi pantaloni corti, e siete vestiti da imbecilli, e crescete, ma alla tua età fai ancora lo scaut... il repertorio è vasto).

Ora togliamo questo primo velo dall'abito del monaco (sono critiche che accomunano qualsiasi tipo di organizzazione: a prima vista ogni monaco ha l'abito che si merita) e andiamo al sodo: lo scautismo è oltre tutto questo un modo di vivere la propria esistenza, un punto di vista sul mondo.

Un punto di vista concreto che cresce nella comunità di cui si entra a far parte fin da bambini (lupetti), e via via si allarga nel modo in cui si vive la e nella società.

Il problema è che ogni associazione molto spesso tende a chiudersi in se stessa, sviluppando degli anticorpi e delle barriere di protezione, piuttosto che fare il contrario: aprirsi e farsi conoscere. Come ogni associazione, così ogni gruppo che la compone.

Ma entriamo nel merito: il servizio (ovvero il fulcro dello scautismo) ai terremotati. Detta così sembra una consueta frase fatta. Entriamo ancora di più nel dettaglio.

Da qualche settimana i gruppi scaut sono impegnati in prima persona ad assistere le tendopoli. L'associazione di cui faccio parte ha preso base a Villa S. Angelo e si è organizzata invitando tutti i gruppi di Italia a mandare ragazzi-ragazze in grado di prestare servizio. Significa scegliere di allontanarsi dalle proprie casa e affacciarsi nel mondo della disperazione di chi la casa l'ha persa del tutto o quasi. Sembra facile, ma in realtà lo è molto di più di quello che sembra.

Lasciamo il merito ed entriamo nel metodo. Cosa permetta allo scautismo di andare avanti da più di 100 anni? Non sono le rigide strutture o meglio non solo quelle grazie al cielo. E' pure vero che ogni associazione dà delle direttive, perchè il metodo non si dissolva nel nulla. Ma è pure vero -grazie al cielo!- che ogni gruppo (ovvero ogni zona d'italia) sa declinare queste linee guida nel modo migliore perchè non siano delle rigide disposizioni vuote e formali, ma piuttosto un giusto adattamento di un abito (lo scautismo) ad una persona (il ragazzo di Roma piuttosto che delle Marche piuttosto che della Calabria), forgiando così un essere unico, simile agli altri ma capace di dare nuovi punti di vista ad un MOVIMENTO.

Muovendosi e aggiornandosi, il metodo non muore nè si fossilizza. Ma a cosa serve tutto questo? A imparare a vivere autonomamente e a farsi strumenti di servizio. Ma non solo. Serve a crescere nell'essenzialità. Serve a sapersi distaccare da quella macchina che il tessuto sociale ci ha istallato fin dalla nascita, ovvero la macchina del CONSUMO.

La bellezza dello scautismo sono i campi e le uscite, ovvero quando si molla la casa, si prendono  zaino e buona volontà e si va. Non importa il dove, importa il saper vivere in una comunità in cammino e in servizio continuo. Con umiltà e ingegno. Ovvero senza buttarsi negli eventi con la furia del momento (terremoto?? via andiamo partiamo!! e intralciamo...) dettata dall'orgoglio di "esserci" e di "dover esserci". Lo scaut non è un idiota. Anche se molto spesso gli idioti sono anche scaut.

E dunque cosa accade in Abruzzo? Si forma un campo che giorno per giorno invia ai paesi adiacenti dei gruppi di "servizio" per stare con anziani e bambini, per tagliare e affettare ortaggi per una cena di 600 persone, per far capire che si può vivere e ricominciare a vivere nonostante l'aver perso tutto. 

Proprio perchè lo Scaut dovrebbe essere geneticamente "modificato" e predisposto a vivere alla giornata, con qualsiasi tempo, basta il giusto equipaggiamento. E il primo equipaggiamento è la mentalità giusta, che mostri sempre la bellezza dell'atteggiamento scautisco con cui si affronta la vita. E quale sarebbe? Non ho una casa, vivo in una tenda, non ho un lavoro e non ho il diritto a lamentarmi con Dio o chi per lui? Anche, ma piangere è solo un momento per recuperare le energie e ripartire a sorridere nonostante la difficoltà. 

Perchè oltre la macchina del consumismo c'è la vera vita. Lo scautismo "dovrebbe" servire ad aprire questi occhi e queste orecchie nuove, che in realtà sono vecchie. Ho visto donne riunirsi per tagliare altre 600 carote e raccontarsi le emozioni del terremoto, e darsi la forza per ricominciare nonostante una casa distrutta poco dopo aver terminato di pagare un mutuo durato 15 anni.  Raccontarsi, unirsi in comunità per lavare le pentole, come le loro mamme. Una abitudine andata persa nelle comodità di un salotto privato SOLO PER NOI.

Il terremoto purtroppo ha reso tutti questi abruzzesi dei senzatetto. Li ha resi zingari contro la loro volontà di esserlo.  Ma c'è speranza, perchè mentre ero lì "io ho visto anche degli zingari felici corrersi dietro, far l'amore e rotolarsi per terra."

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