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martedì 19 gennaio 2010

L'uovo luminoso, il cuore e Avatar



E' nato prima l'uovo o la gallina? Questa domanda non ha ragione di esistere in quanto presso tutte le tradizioni l'uovo non è tanto simbolo di un qualcosa di statico, un punto iniziale definito da contrapporre ad un opposto.

La caratteristica principale dell'uovo è quella di racchiudere un processo di trasformazione; altra caratteristica è la forma, appunto, ovoidale.

Di forma ovoidale sono i simboli principali del CENTRO vitale (il cuore, l'omphalos di Delfi centro del mondo).


Omphalos - Ombelico di Delfi

Secondo Guenon, l'uovo è il simbolo del cosmo ma non sel suo stato di completa manifestazione, bensì di ciò a partire dal quale si effettuerà lo sviluppo successivo. Trasformazione da un punto verso ogni direzione.

Come nella caverna (vedi il mito della caverna; ma anche cristo nasce e risorge in una grotta/caverna) e nel cuore, l'uovo contiene il germe spirituale, l'embrione d'oro, l'AVATAR primordiale.




Presso la religione Induista, un avatar o avatara è l'assunzione di un corpo fisico da parte di Dio o di uno dei Suoi aspetti. Questa parola deriva dalla lingua sanscrita e significa "disceso"; nella tradizione religiosa induista consiste nella deliberata incarnazione di un Deva, o del Signore stesso, in un corpo fisico al fine di svolgere determinati compiti. Questo termine viene usato principalmente per definire le diverse incarnazioni di Vishnu, tra cui si possono annoverare Krishna e Rama.

Brahma si rinchiude nell'uovo del mondo (Brahmanda) per nascervi come Hiranyagarbha, il feto d'oro.


Hiranyagarbha (Devanagari: हिरण्यगर्भः ; literally the 'golden fetus' or 'golden womb', poetically rendered 'universal germ') is the source of the creation of the Universe or the manifested cosmos in Indian philosophy

L'oro è il sole dei metalli, dunque l'uovo-cuore del mondo ha caratteristiche ignee, è un nocciolo di immortalità e divinità. Per la legge "come in alto, così in basso", vediamo come questo si traduce nel microcosmo.

Questa luce, secondo la dottrina indiana dei chakra, risiede sopita alla base della colonna vertebrale, e viene risvegliata attraverso una seconda nascita passando attraverso il cuore.



Il corpo fisico è dunque un avatar in cui risiede il germoglio di divinità.

Ma attorno al corpo fisico si manifesta l'energia dell'anima e della divinità, in quello che presso gli sciamani toltechi viene definito UOVO LUMINOSO. Vediamo nel dettaglio la visione tolteca della realtà:

1. L’universo è un infinito agglomerato di campi di energia simili a fibre di luce.

2. Queste fibre di luce, chiamate emanazioni dell’Aquila, s’irradiano da una fonte di proporzioni inimmaginabili, chiamata metaforicamente l’Aquila.

3. Gli esseri umani sono composti anche loro da un numero incalcolabile degli stessi filiformi campi di energia. Queste emanazioni dell’Aquila formano un agglomerato chiuso che si manifesta come una sfera di luce dalle dimensioni corrispondenti a quelle del corpo della persona con le braccia estese lateralmente, apparendo quindi come un gigantesco uovo luminoso.

4. Solo una parte piccolissima delle fibre di luce all’interno di questo globo luminoso viene illuminata da un punto di intenso splendore situato sulla superficie dell’uovo.


5. La percezione si realizza quando i campi di energia del piccolo gruppo situato intorno al punto d’intenso splendore estendono la propria luce fino ad illuminare identici campi di energia all’esterno dell’uovo.
Siccome solo i campi energetici illuminati dal punto di intenso splendore sono percepibili, questo punto viene chiamato “il punto dove viene assemblata la percezione” o, semplicemente il “Punto d’assemblaggio” (Punto d’unione).



6. Il Punto d’assemblaggio può essere spostato dalla sua posizione abituale sulla superficie dell’uovo ad un’altra posizione sulla superficie oppure all’interno.
Dato che lo splendore del Punto d’assemblaggio fa brillare tutti i campi energetici con i quali viene a contatto, quando esso si sposta fa immediatamente splendere nuovi campi energetici, rendendoli percepibili. Questa percezione si chiama vedere.


7. Quando il Punto d’assemblaggio si sposta, rende possibile la percezione di mondi completamente diversi, altrettanto obiettivi e reali di quelli che percepiamo di solito. Gli stregoni accedono a questi altri mondi per attingervi energia, potere, soluzione a problemi generali e particolari, o per trovarsi di fronte all’inimmaginabile.

8. L’Intento è la forza indescrivibile e smisurata diffusa nell’universo. Essa ci mette in grado di percepire. Noi non acquisiamo consapevolezza perché percepiamo, bensì riusciamo a percepire in conseguenza dell’intrusione e del peso dell’Intento.

9. Gli stregoni mirano a raggiungere lo stato di consapevolezza totale per sperimentare tutte le possibilità di percezione che l’uomo ha. Questo stato di consapevolezza implica perfino una morte alternativa.



Stando al punto 5, l'apparizione dell'uovo luminoso allo sciamano significa, il raggiungimento di un nuovo e più evoluto stato di percezione.

Il punto 7 è la trama di Avatar. Così come l'uomo ha raggiunto il pianeta attraverso un avatar, allo stesso modo esseri inorganici denominati Esploratori Blu (che probabilmente hanno generato la percezione della divinità blu induista) arrivano nel nostro mondo, presumibilmente negli stati di incoscienza generati dal sogno per quale scopo non è lecito conoscerlo.



Chiunque ha sognato questi esseri blu, oltre al sottoscritto, è pregato di segnalarlo nei commenti.

Notare la somiglianza fra gli esseri di Pandora e le divinità indiane





Appendici


Secondo questa filosofia, quando siamo giovani, il nostro uovo luminoso non si sarebbe ancora irrigidito e il punto d'unione scorrerebbe fluido. L'uovo degli umani sarebbe intersecato da "filamenti di energia", che produrrebbero percezioni, ma quando le persone crescono e vivono in una esistenza ordinaria (concentrandosi solo cioè sulla loro "prima attenzione"), concretizzerebbero solo una piccola parte di queste emanazioni, che diventerebbero quindi tutta la loro realtà percettiva, escludendo automaticamente tutti gli altri possibili mondi che invece potrebbero ugualmente essere raggiunti (attraverso le altre attenzioni possibili).

Castaneda afferma che ogni nostra sensazione, sentimento o azione, è determinata dalla posizione di questo punto di unione. Il movimento consapevole del punto di unione permetterebbe la percezione del mondo in maniera differente (realtà non ordinaria), nonché l'entrata in altri mondi veri e propri, diversi dal nostro, ma ugualmente "inglobanti" e "reali".

L'obiettivo di tutto questo sarebbe quello di raggiungere la "totalità di se stessi", ossia la piena percezione e dominio delle attenzioni.

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1993
– HarperCollins pubblica The Art of Dreaming di Castaneda. Inizia spiegando che in precedenza aveva raccontato del primo gruppo trovato per lui da don Juan, ma "non ho mai menzionato il secondo gruppo di apprendisti; don Juan non mi permise di farlo." [Anche se don Juan se ne era andato nel ’73, prima che fosse pubblicato L’isola del Tonal?] "Diceva che erano esclusivamente nel mio campo e che l’accordo che avevo con lui era di scrivere sul suo campo, non sul mio. Il secondo gruppo di apprendisti era estremamente compatto. Era composto soltanto da tre membri: una sognatrice, Florinda Donner-Grau; una cacciatrice all’agguato, Taisha Abelar; e una donna nagual, Carol Tiggs." p. x. Spiega inoltre che "mi ci vollero quindici anni di lavoro ininterrotto, dal 1973 al 1988, per immagazzinare energia sufficiente a sistemare ogni cosa in maniera lineare nella mia mente. Ricordai allora sequenze su sequenze di eventi di sogno, e riuscii infine a colmare alcuni apparenti vuoti di memoria….Essendo in possesso della maggior parte dei tasselli che formano le lezioni di don Juan sull’arte del sognare, mi piacerebbe spiegare, in un lavoro futuro, la posizione e gli interessi attuali dei suoi ultimi quattro studenti: Florinda Donner-Grau, Taisha Abelar, Carol Tiggs e me." p. xi. Carol Tiggs ritorna sulla scena quando Castaneda rivisita il suo salvataggio dal "mondo nebbioso e giallastro." Questa volta spiega che fu catturato lì dagli esseri inorganici, dopo aver dato voce al suo intento di salvare l’Esploratore Blu. Quando rinviene, don Juan gli spiega che aveva radunato "tutti quelli che sono riuscito a recuperare, specialmente Carol Tiggs," per precipitarsi nel reame degli esseri inorganici a salvarlo. p. 138. Rispondendo alle domande del gruppo che si chiedeva cosa bisognasse fare con l’esploratore, don Juan spiega, "È un problema molto serio, che questo nagual qui presente deve risolvere. Lui e Carol Tiggs sono gli unici che possono liberare l’esploratore." p. 140. In seguito l’emissario del sognare dà istruzioni a Castaneda su ciò che "Carol Tiggs e io dovevamo fare per liberare l’esploratore." p. 146.


Per approfondire il discorso dell'uovo Luminoso leggere QUI (va detto che l'ho trovato a lavoro concluso e ho trovato una sostanziale uniformità di vedute con l'autore di questo studio).

mercoledì 13 gennaio 2010

L'anno del gatto del Cheshire

L'apparizione della falce di luna in questa foto mi ha reso più semplice il passaggio al prossimo discorso, che ha come consueto obiettivo quello di far diventare lo smile (ovvero la follia controllata) il centro nevralgico del nostro modo di affrontare la vita, il sogno e la realtà.




Esiste l'anno del gatto? No, perchè anche lui è stato colpito dalla suina.

"Ci sono parecchie storie riguardanti i dodici animali dello zodiaco cinese, e su come siano stati scelti. In una leggenda, l'Imperatore di Giada, già sovrano del Cielo e della terra da parecchi anni, decise di visitare la Terra personalmente. Si stupì nell'ammirare le curiose creature terrestri. Decise di prenderne dodici, da portare al Cielo, per mostrarle agli esseri divini.

Gli animali che portò via furono: un topo, un gatto, un toro, una tigre, un coniglio, un drago, un serpente, un cavallo, una capra, una scimmia, una gallina, e un cane.

Il gatto, il più bello degli animali, chiese al topo di informarlo il giorno in cui l'Imperatore di Giada sarebbe venuto a prenderli. Ma il topo, geloso della bellezza del gatto paragonata alla sua, non lo informò. Conseguentemente, il gatto non si presentò all'arrivo dell'Imperatore di Giada, e fu sostituito con il maiale. L'Imperatore di Giada, affascinato dagli animali, decise di attribuire ad ognuno di essi un anno del calendario."


Dunque il topo, simbolo del terrore ripugnante e della paura più irrazionale (Topo gigio è il testimonial dell'aberrante campagna pro-vaccino anti influenza suina), fa perdere il diritto al gatto di guardarci dall'alto dei cieli e sorriderci. Ma nel corso dei secoli l'arte ha compiuto la sua vendetta silenziosa.

"Cheese" è la parola che associamo al sorriso quando stiamo per essere fotografati (quando distacchiamo la realtà, cogliamo l'attimo nella impressione fotografica). La realtà si ferma nel momento del sorriso. Cheese vuol dire formaggio, il cibo preferito dal topo. La paura si nutre del sorriso. Ma il gatto mangia il topo. E infatti, in questo continuo vizioso circolo del gattochesimordelacoda, nella regione del Cheshire veniva prodotto un formaggio il cui simbolo era un gatto, divenuto famoso come GATTO DEL CHESHIRE.


Il sorriso del gatto ricorda la luna,
la luna è fatta di formaggio...


Ma andiamo con ordine.

Alice nel paese delle meraviglie, si trova a tu per tu con un bambino affetto da "suina".



— Se non mi porto via questo bambino, — osservò Alice, — è certo che fra qualche giorno lo ammazzeranno; non sarebbe un assassinio l'abbandonarlo? — Disse le ultime parole a voce alta, e il poverino si mise a grugnire per risponderle (non starnutiva più allora). — Non grugnire, — disse Alice, — non è educazione esprimersi a codesto modo. Il bambino grugnì di nuovo, e Alice lo guardò ansiosamente in faccia per vedere che avesse. Aveva un naso troppo all'insù, e non c'era dubbio che rassomigliava più a un grugno che a un naso vero e proprio; e poi gli occhi gli stavano diventando così piccoli che non parevano di un bambino: in complesso quell'aspetto non piaceva ad Alice. "Forse singhiozzava", pensò, e lo guardò di nuovo negli occhi per vedere se ci fossero lagrime. Ma non ce n'erano. — Carino mio, se tu ti trasformi in un porcellino, — disse Alice seriamente, — non voglio aver più nulla a che fare con te. Bada dunque! — Il poverino si rimise a singhiozzare (o a grugnire, chi sa, era difficile dire) e si andò innanzi in silenzio per qualche tempo. Alice, intanto, cominciava a riflettere: "Che cosa ho da fare di questa creatura quando arrivo a casa?" allorchè quella creatura grugnì di nuovo e con tanta energia, che ella lo guardò in faccia sgomenta. Questa volta non c'era dubbio: era un porcellino vero e proprio, ed ella si convinse che era assurdo portarlo oltre. Così depose la bestiolina in terra, e si sentì sollevata quando la vide trottar via tranquillamente verso il bosco. — Se fosse cresciuto, sarebbe stato un ragazzo troppo brutto; ma diventerà un magnifico porco, credo. — E si ricordò di certi fanciulli che conosceva, i quali avrebbero potuto essere degli ottimi porcellini, e stava per dire: — Se si sapesse il vero modo di trasformarli... — quando sussultò di paura...


Arriva a questo punto della vicenda il personaggio che darà modo ad Alice di effettuare la sua SCELTA: il gatto del Cheshire, appunto, diventato non si sa come Stregatto. Non si tratta di un gatto stregato, come i traduttori disneyani vorrebbero simpaticamente farci intendere (al rogo!) , ma di un GHIGNAGATTO, come orribilmente ma almeno con un po' di buon senso è stato tradotto nei libri italiani.



Vorresti dirmi per dove debbo andare? — Dipende molto dal luogo dove vuoi andare, — rispose il Gatto. — Poco m'importa dove... — disse Alice. — Allora importa poco sapere per dove devi andare, — soggiunse il Gatto. —...purchè giunga in qualche parte, — riprese Alice come per spiegarsi meglio. — Oh certo vi giungerai! — disse il Gatto, non hai che da camminare. Alice sentì che quegli aveva ragione e tentò un'altra domanda. — Che razza di gente c'è in questi dintorni? — Da questa parte, — rispose il Gatto, facendo un cenno con la zampa destra, — abita un Cappellaio; e da questa parte, — indicando con l'altra zampa, — abita una Lepre di Marzo. Visita l'uno o l'altra, sono tutt'e due matti. — Ma io non voglio andare fra i matti, — osservò Alice. — Oh non ne puoi fare a meno, — disse il Gatto, — qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. — Come sai che io sia matta? — domandò Alice. — Tu sei matta, — disse il Gatto, — altrimenti non saresti venuta qui. Non parve una ragione sufficiente ad Alice, ma pure continuò: — E come sai che tu sei matto? — Intanto, — disse il Gatto, — un cane non è matto. Lo ammetti? — Ammettiamolo, — rispose Alice. — Bene, — continuò il Gatto, — un cane brontola quando è in collera, e agita la coda quando è contento. Ora io brontolo quando sono contento ed agito la coda quando sono triste. Dunque sono matto. — Io direi far le fusa e non già brontolare, — disse Alice. — Di' come ti pare, — rispose il Gatto. — Vai oggi dalla Regina a giocare a croquet? — Sì, che ci andrei, — disse Alice, — ma non sono stata ancora invitata. — Mi rivedrai da lei, — disse il Gatto, e scomparve.


Il ghigno del gatto ci pone di fronte alla nostra follia. Ma non è la follia del cappellaio matto, è una follia dotata di logica. Una follia controllata appunto:

Ora, quando una qualunque ottava investe il guerriero, in termini assoluti questi si trova a diretto contatto con la Morte e ciò scatena la sua paura. Una paura che sgorga direttamente dal centro emozionale e che, tramite un processo meccanico e tremendamente veloce, si trasforma in ciò che Gurdjieff chiamava emozione negativa.
Divenire preda di tali emozioni negative è fatto tanto repentino, quanto inevitabile.
Questo accade perché il centro emozionale lavora ad una velocità molto superiore a quella del centro intellettuale; ne consegue che per noi, almeno all’inizio e per diverso tempo, risulta impossibile controllare tali emozioni. Siamo troppo lenti.
Praticare l’Agguato significa rendere il centro intellettuale tanto veloce e tanto fluido da riuscire a controllare il centro emozionale, rendendo in tal modo possibile il vero “miracolo”: la trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive.
Questo si può fare solo cercando di ridere ogniqualvolta le emozioni negative si manifestano. Si tratta di una tecnica che va messa in atto da subito, anche se all’inizio e per chissà quanto tempo, sembrerà impossibile da realizzare.
Quando angoscia e paura erompono in voi per effetto della pressione esterna o interna, ciò che dovete cercare di fare è proprio e solo questo: ridere.

Sarà una risata che vi seppellirà...

Con chi parli? — domandò il Re che s'era avvicinato ad Alice, e osservava la testa del Gatto con grande curiosità. — Con un mio amico... il Ghignagatto, — disse Alice; — vorrei presentarlo a Vostra Maestà. — Quel suo sguardo non mi piace, — rispose il Re; — però se vuole, può baciarmi la mano. — Non ho questo desiderio, — osservò il Gatto. — Non essere insolente, — disse il Re, — e non mi guardare in quel modo. — E parlando si rifugiò dietro Alice. — Un gatto può guardare in faccia a un re, — osservò Alice, — l'ho letto in qualche libro, ma non ricordo dove.

Arriva a breve la versione di Tim Burton di Alice nel paese delle meraviglie... sarà questo l'anno del gatto del Cheshire?


Il gatto del cheshire, il sorriso
e la follia, la vita
lo sguardo imperscrutabile
il mondo invisibile della scelta
di qua o di là
la ragione superiore
l'anima che conduce, mostrando i denti
ad un mondo nascosto
in cui volentieri
perdere la testa.




sabato 2 gennaio 2010

Varchi stellari



" Non c'è una via facile dalla terra alle stelle" L.A. Seneca


"Siamo figli delle stelle, pronipoti di sua maestà il denaro"






Stando all'antico detto del "come in alto, così in basso", il nostro io terreno troverebbe corrispondenza in un io celeste.
A livello psicologico, questo significa che esistono delle istanze soggettive che porterebbero l'essere umano dalle basse sfere dell'istinto alle alte istanze della ragione, attraverso il processo di individuazione.

Ovvero, l'uomo, nato imperfetto da una palude di fango, per mezzo dell'intervento di esseri superni (le istanze superiori dell'intelletto), tornerebbe nel suo reale luogo di provenienza: il cielo.

Questo percorso è facilmente riscontrabile nella tradizione che vuole l'umanità provenire dalla polvere delle "stelle" a cui un giorno tornerà ascendendo al cielo (così come Cristo e Maria, tanto per restare nella tradizione Cristiana).



A livello simbolico, dunque, la stella è il segnale che indica il passaggio focale di questo processo di trasformazione dell'uomo.



There's a starman waiting in the sky
He'd like to come and meet us
But he thinks he'd blow our minds
There's a starman waiting in the sky
He told us not to blow it
'Cause he knows it's all worthwhile
He told me:
Let the children lose it
Let the children use it
Let all the children boogie


Nei tarocchi, infatti, abbiamo la carta 17, le stelle: Monito di attenzione. Rappresenta la rinascita, la possibilità di rinnovamento, le opportunità concesseci. Rappresenta il sacrificio per l'elevazione.


"La Stella guida e illumina la via. La sua influenza è benefica e ispirante. È il tempo per visualizzare, sognare, avere grandi visioni. Come il cosmo sopra di noi è sconfinato, così il nostro pensiero deve volare libero e non avere limiti. Le nostre azioni deve essere pure e ispirate da alti ideali."

L'acqua presente nella figura suggerisce l'idea della purificazione e del rinnovamento. Ci si può rilassare sereni, certi che l'Universo è dalla nostra parte: le stelle ci proteggono e ci aiutano.
Dunque la stella è un simbolo efficace di questo processo di trasformazione e di viaggio verso il rinnovamento spirituale.

Poiché la coscienza è da sempre associata alla luce, Jung ipotizza che se l'inconscio visualizza luminosità multiple si ha a che fare con piccoli fenomeni della coscienza, mentre se la luce è monadica: singola stella o sole o occhio, essa simboleggia il Sè e ha valore rassicurante in quanto unifica ciò che la coscienza vive come frantumato o disordinato.

Struttura mandalica con stella

Quindi l'apparizione della stella nella vita dell'individuo è segno di un avvenuto passaggio di livello verso il raggiungimento dell'unificazione di una coscienza.

Per "riuscir a riveder le stelle", dunque è necessaria la presenza di un ponte di collegamento fra i nostri due mondi interiori.

Stargate: questa parola viene utilizzata come metafora per indicare un qualcosa che collega l'uomo tra due stadi d'evoluzione spirituale. "l'apertura dello stargate" indica l'illuminazione cosmica.




Esiste una letteratura infinita, fra il fantastico, il fantascientifico, il serio ed il faceto, su stargate, stelle di Orione, piramidi, ecc... ma non vorrei andare sullo specifico.

L'apparizione di una stella è dunque il momento decisivo per il passaggio verso un nuovo stadio di coscienza. Le stelle compaiono ad annunciare la nascita delle principali divinità.

Non trattiamo di stelle a 5 punte, ma di fenomeni celesti. La stella a 5 punte o 6 sono tutte rappresentazioni successive: la prima immagine archetipica che l'uomo antico ha delle stelle è sempre e comunque quella di un corpo celeste che ruota intorno ad un punto fisso e a cui dà il significato di un punto di arrivo per la propria evoluzione spirituale.

L'anima, proveniente dal cielo, è degradata a vivere sulla terra, e deve compiere il proprio sforzo per tornare un giorno fra le stelle. Così come nella favola di Oscar Wilde: Il Figlio delle stelle.



"L'amor che move il sol e l'altre stelle"


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