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sabato 9 ottobre 2010

Boro Vox e il trionfo del rock borghese

E adesso venitemi a parlare male di Elvis e del suo manierismo Kitsch.

PREMESSA

Il successo di un gruppo musicalmente mediocre si ottiene facendo leva sull'ego smisurato del frontman, e gettando in faccia al pubblico lustrini e tutto quello che ha bisogno di sentirsi dire (ciao roma, grazie roma, viva il papa, siete magnifici, pensiamo alla fame nel mondo); più che un concerto, questa è un omelia.

Premettendo che a Caval Donato non si dovrebbe guardare in bocca, mi prendo l'equino e gli faccio l'ortopanoramica.

Oggetto: concerto degli U2

PALCOSCENICO

Un palco simile già mette soggezione a chi è abituato al classico tettatttet con l'artista. A che serve girare per 360 gradi, tanto l'acustica fa cagare dal vivo. A che serve una pista in cui gli artisti girovagano senza cavi... il Cavo che si intreccia è l'essenza del rock! il cavo che si sfila, l'ampli che parte e si sfonda... il rock è il rutto imperfetto della tecnologia.



Il gruppo deve suonare insieme sul palco, non deve andare incontro al pubblico, il gruppo rock SPUTA sul pubblico, al massimo.

BORO VOX

C'era una volta una cantante di un gruppetto new wave niente male. Poi le idee si esauricono in maniera inversamente proporzionale alla crescita dell'Ego.

Boro Vox sul palco sembra un Vasco magro, più coatto di Totti. La voce c'è, il suono pure, ma tutto si fonde alle basi musicali preimpostate... non c'è più il rock genuino puro e sporco.

I BORGHESI al LUNA PARK


EEEhhh ma gli U2 aohh guarda che scena, che luci, che spettacolo.
Il concerto rock non è un luna park. Più luci più distrazione dall'essenza, la musica. Il gran missilone infilato nel culo di un ragno alieno sono la struttura di un palco fantascientifico, con un megamega schermo a proiettare immagini cosìcchè anche lo sfigato a 200 mt riesca a vedere cosa succede sul palco.

Ma allora stavo a casa a vedermi un DVD, che fra l'altro l'audio sarebbe stato migliore.

EHhh ma tu sempre a criticare!!

Eh tu cazzo vuoi: applaudi, pubblicomedio degli u2!

Ai bei tempi si andava il concerto in jeans e magliettaccia, massimo una felpa sulle spalle, poi lo zainetto se vieni da fuori.

No, il pubblicomedio degli u2 è formato da questi tizi in camicia e gilet, camicia e maglioncino, CAMICIA!? o da queste tizie appena uscite dal beauty farm, che non vedono l'ora di accendere l'acciarino intonando ONE, queste trentenni-quarantenni che non si sono mai sporcate di fango, per non rovinare la messa in piega.

E poi l'Italia ama ama ama l'irlanda, ama l'africa, però i rumeni un po' sul cazzo mi stanno eh! E lasciamo sta gli zingari.. a meno che Boro Vox non mi obblighi ad amarli, allora in quel caso ci posso fa' un pensiero.

BORO VOX E L'OSTENTAZIONE DEI SENTIMENTI

Boro e il suo pubblicomedio sono la nuova borghesia, riassumibile nei versi del sommo (versi chef fanno il verso):

"Tonight we pray for Aung San Suu Kyi... and tomorrow we'll walk on Nike shoes and Sabot"

SI MA TUTTO QUESTO...


Il missile gigante sodomizza il ragno alieno

Il palcogigante, le preghiere per la birmania, le candele di amnesty, lo sbandieramento dei buoni sentimenti a metà prezzo, gli applausi per un negrone che ci invita ad essere uno, il megamegaschermo, il palco rotante, le gigioneggiate degli artisti che girovagano, il missileinculo del ragnone alieno...
TUTTO QUESTO COSA C'ENTRA CON IL ROCK&ROLL?

lunedì 1 febbraio 2010

“Cagatar – E' inutile versare blu, una merda non diventa un cielo stellato”

Barzo & Havana e la visione contemporanea di AVATAR: una critica a 4 mani


B

Aspetto Avatar. Si, perchè oramai la mia regola cardine nei confronti del cinema è "se esce un film e senti che fa parte della tua storia personale, devi vederlo incurante della massa".
La massa mi ha fatto evitare l'incontro coi Nirvana fino al '98, e quello coi beatles fino al 2000 e oltre (male). La massa mi ha evitato di vedere Titanic e Ghost fino ad oggi (bene).
Ora decido Io. Sento che Avatar, per via di qui cosi blu che popolano il film, fa parte della mia vita personale. Posso trovarci le risposte che cercavo.
Penso non esista una critica che possa essere definita oggettiva, sono giunto alla seguente conclusione: ogni Film VA visto se inconsciamente si ritiene che possa agire in qualche modo catartico sulla propria vita.

Per tale oscura ragione in qualche modo convinco havana, dopo il campari, a giocarsi questa chance: dovrò convincerlo che AVATAR potrà comunicargli qualcosa, come ritengo possa fare a me. Non la massa, ma AVATAR ci ha scelto per comunicarci qualcosa sull'attuale stato dell'arte del cinema di massa.



H


La prima cosa che gli dico, posando il bicchiere sul tavolo è: "Mi farà cagare e sono pronto a dirne malissimo anche qualora dovesse piacermi". Ammetto che non è la maniera migliore per pormi, di fronte a un film che devo ancora vedere, soprattutto se questo film è Avatar e Avatar è semplicemente IL FILM, in questo preciso momento delle nostre vite di uomini, ma non mi sento benissimo, fa freddo, sto lavorando troppo e, in generale, mi sembra sempre che come tendo i padiglioni auricolari qualcuno stia parlando del 3D. Cosa dovrei farmene io della terza dimensione? Perché tutti hanno perso la testa per questa terza dimensione? La cosa bella del cinema è che appiattisce, ridimensiona, semplifica, oppure complica, ma di certo cambia, il cinema, modifica, prende la realtà e le dà due o tre martellate qua e là e questa realtà diventa qualcosa d'altro, sempre realtà, per carità, altrimenti che cinema sarebbe?, ma una realtà, benedetto iddio, diversa da quella che ci circonda già tutti i giorni della nostra vita.

Guardo Barzo prendere posto al cinema: mi sembra tranquillo mentre pulisce con un panno umidificato quegli stupidi occhialini. Io sto ancora riflettendo su una questione molto bidimensionale che non mi lascia sereno: davvero ho consegnato un biglietto da 10 euro alla cassiera e quella non mi ha dato indietro neanche una moneta di resto?



B

Lo sguardo esterrefatto di havana davanti alla carenza di moneta, meglio nota come resto, si riallaccia al mio... davvero non ho 2.5 euro, come minimo, da addizionare ai pochi spicci in tasca per concedermi al secondo piacere del cinema dopo i trailer iniziali, ovvero il pop corn? Il popcorn, una grandiosa invenzione umana, il più riuscito effetto speciale che dalla bidimensionalità del mais esplode in un fiocco miracoloso?
Ecco, forse è questo il dannato 3d?
Fin da piccolo ero incuriosito da questa visione uber-stereoscopica. Ma pensandoci bene, perchè dare profondità dove non serve? Perchè stuprare la prospettiva?
Indosso impacciato gli occhiali, e già qualcosa mi turba. Dove sono? Perchè vedo tutto scurito? Perchè non sento il contatto con lo schermo?
Il mio occhio sente carenza di luce, sente puzza di illusione, sente poca carne al fuoco e molto fumo a 3 dimensioni.
Non avrà mica ragione havana ad accanirsi contro questa tecnologia? Ma non importa, la storia sarà avvincente, innovativa, maestra di vita.
Cosa aspettarsi dal creatore di Alien e Terminator?? Certo, lo stesso regista ha violentato Batman, non glielo perdonerò mai!

Ma via, l'astronave decolla, e già immagino Kubrik rivoltarsi nella tomba. Quella vivida luminosa creatura che vaga nello spazio non mi fa provare neanche un milionesimo dei brividi generati dalla cullante atmosfera della scena del passaggio dall'osso al walzer di strauss.

E la mia fiducia inizia a diminuire. Ma la storia sarà...



H


Il tizio della Base fa un tiro di golf, centrando una tazza riversa sul pavimento con la pallina. E' esattamente questo il momento in cui capisco che il 3D è una stronzata senza speranza. La tazza è inquadrata in modo tale che la pallina sembri arrivarti direttamente in bocca. Qualcuno intorno a me sogghigna e anche io, onestamente: l'effetto è curioso, mi viene in mente Gardaland, mi vengono in mente quei parcogiochi pazzeschi, dove era tutto una meraviglia. Poi, però, mi viene in mente anche un'altra serie di cose: il fatto che ho pagato 10 euro, per esempio. Il fatto che non ho più 8 anni, anche. La questione relativa al fatto che Cameron, il regista di questo film, ha impiegato due lustri per scrivere quella che finora è una serie di stronzate vestite a festa. Ok, mi dico, rallenta, calma, fermati. Ti stai godendo il primo film della storia autenticamente in 3D: è un esperimento, è chiaro? Guarda Barzo, guarda come è sereno lui: sorride, con quegli occhialetti sul naso, si gratta un ginocchio. Fai come lui, goditi lo spettacolo, grattati un ginocchio: ormai i soldi sono andati, cazzi di Cameron se ha impiegato 10 anni per tirare su una specie di astro-panettone col Viagra. Respira, ohm, respira, concentrati, guarda che spettacolo: guarda se non sembra di essere DAVVERO all'interno di questa stanza, insieme a tutti gli altri attori. E' il primo film autenticamente in 3D della storia del cinema, mi ripeto, come un mantra, mentre sento, lo avverto nitidamente, che gli occhialini mi stanno scavando due fastidiose virgole rosa nella carne del naso.

Dopo un'ora di 3D-visione sospetto che manchi qualcosa. Che ne è stato della Terra? Che è successo agli umani? C'è stata una catastrofe nucleare? Un'inondazione? Le cavallette? Gasparri presidente del Consiglio? E che ne è stato dell'ironia? Cristo, sto qui seduto al caldo da 75 minuti e non c'è scappato un sorriso neanche a pagarlo. Una battuta, una scena dissacrante, autoironica: niente. Non pretendo Mel Brooks, però a tutto c'è un limite. Va bene, va bene: il Puffo Gigante che tocca i 3D-fiorellini e i 3D-fiorellini che si chiudono uno via l'altro: quella lì è una scena almeno un po' ironica, no? Il Puffo Gigante chiude tutti i fiorellini fino a quando, a un certo punto, spunta questo grande rinoceronte-dinosauro, allorché il Puffo Gigante si fa spavaldo, non scappa, e anzi lo sfida, sfida il rinoceronte-dinosauro, che tra lo stupore generale, anziché fare 3D-polpette del Puffo Gigante, prende e scappa, così che il Puffo Gigante se la senta legittimamente calda, cazzarola, ha fatto scappare un 3D-coso abnorme con la sola forza dello sguardo, vorrei vedere voi, e infatti gli comincia ad urlare, al rinocerontone in fuga, gli dice: ah, hai visto? Te l'avevo detto che era meglio se te ne andavi, stronzo, io sono un duro, con me mica si scherza, pfui, e roba simile, solo che poi la visuale si 3D-allarga noi 3D-capiamo il vero 3D-motivo per cui, effettivamente, il 3D-sauro di prima si era dato a zampe levate: non già la grinta del Puffo Gigante ma un altro, ben più grosso, 3D-mostro alle sue spalle, quello sì in grado di 3D-terrorizzare il 3D-sauro. Eddai, mi dico da solo, dietro le lenti speciali, questa è una bella scena ironica: ok, vecchia e abusata come le scale scricchiolanti di una casa in un film horror, ma almeno è qualcosa. Magari 10 anni per scrivere una puttanata simile sono un po' troppi, ma diamogliela una possibilità a questo Cameron. In fondo è un grandissimo autore e poi ha avuto il coraggio, mica da poco, di inserire delle tematiche ambientaliste e antimilitariste in un film che potenzialmente potrebbe diventare il più visto della storia. E' un motivo, questo, o non è un motivo per dargli fiducia?

Sì, cazzo!
Sì. Faccio come Barzo: mi rilasso. Non rido, pazienza: le scene si succedono tutte uguali, pazienza, non siamo qui per questo. Il personaggio principale è forse il personaggio principale più piatto che si sia mai visto in un'opera di immaginazione, PAZIENZA: noi-non-siamo-qui-per-questo e poi c'è il 3D. Infatti mi 3D-rilasso: ci sto riuscendo. Sigourney Weaver è un co-protagonista del tutto inutile: me ne renderò conto più tardi, quando il suo personaggio morirà e a nessuno fregherà un cazzo, epperò PAZIENZA, perché non-siamo-qui-per-questo, non siamo qui per i dialoghi, non siamo qui per la sceneggiatura, non siamo qui per la storia, non siamo qui per i personaggi, non siamo qui per i contenuti.

"Barzo", gli domando sottovoce, "Ma allora perché cazzo siamo qui, porcod...?".



B


continuo a grattarmi il ginocchio irritato ogni 15 minuti. Il ginocchio è irritato, ma l'ambiguità è del concetto è valida, perchè inizio a irritarmi anche io. Mi gratto per restare sveglio. Sono passate quante? Un'ora? un'ora e mezza? Mi sono già addormentato 4 volte.


Ricordo a malapena una Sigourney Weaver, fuori luogo quante le urla della vicina di casa durante la pennichella pomeridiana. Non che questa sottospecie di amazzone abbia mai risvegliato in me istinti erotici (se escludiamo Ghostbuster e le scene di possessione, ma ero giovane e ingenuo); ora addirittura d-e-t-e-s-t-a-r-l-a ... non pensavo di arrivare a tanto.

La top 5 delle cose che ho detestato fra un pisolino e l'altro:

- gli occhiali unti che mi hanno rifilato per 10 euro (e il pensiero di doverglieli RESTITUIRE a fine film ...)

- la canotta di sigourney weaver e il suo tono patetico da ambientalista radicalchic amica dei viagroni

- quel coso di plastica a capo dei marines, una versione sintetica del caporedazione di Peter Parker ma simpatico quanto un gol di rocchi al 92mo

- la banalità di qualsiasi discorso pronunciato dal protagonista

- la prevedibilità di qualsiasi scena

esempi:

ce sta er viagrone che finisce nella giungla notturna de pandora a fa er coatto col fiaccolone.
"tanto fra due minuti arriva la viagrona e lo salva, poi se nnamoreranno poi però lei scopre che lui è imbucato degli umani e quindi lei gli rinfaccia di avergliela data e lo caccia dalla tribù poi però tanto alla fine vincono i bluoni, secondo me ce scappa pure il morto, sicuramente sarà (lo spero vivamente) sigourney inutile weaver, lui se incarna nell'avatar per sempre e vissero tutti felici e contenti.

Ok... che ci sto a fare qui? Dov'erano tutte le risposte alle mie domande?... la speranza di una nuova intuizione del reale, la definizione di mondi onirici, la presenza di una nuova esperienza a la Matrix?

Non c'è. E io mi sento defraudato. Sento havana bestemmiare e chiedermi il perchè della nostra esistenza nel qui-ed-ora del cinema tal dei tali.

Siamo qui per assistere alla deriva dell'uomo moderno. Alle lacrime della vicina di posto durante la scena di.. oddio perchè piangeva? non lo ricordo...? cosa c'era da emozionarsi? era la prima volta al cinema? non aveva visto la Bella e la bestia? Lì c'erano dialoghi, c'era cinema di formazione, c'era evoluzione di uno spirito e speranza per un mondo migliore. C'era dolore e passione. C'era purezza e purificazione. E poi Lumiere faceva ridere.

Qui c'era solo speranza di tornare al più presto a far gustare alle mie pupille CINEMA senza filtri, senza dimensioni altre, senza profondità.

"Hava', qui cianno inculato. Qui si è cercato di far godere l'occhio, si è rinnegato il sacro proverbio "anche l'occhio vuole la sua parte...". Qui hanno dato tutto all'occhio, non hanno lasciato nulla alla mente, al cuore, neanche a una piccolissima erezione"...



H


"Dobbiamo andarcene da qui".
"Addirittura?".
"Sì! Dobbiamo andarcene, dobbiamo dare un segnale all'Umanità".
Barzo mi guarda da sotto gli occhialini. Sembriamo due rincoglioniti con un grave problema di miopia: "Abbiamo pagato 10 euro e te ne vuoi andare?".
Ha ragione. In fondo stavo o non stavo facendo un esercizio di sublimazione? Ero a buon punto. Lo dico a Barzo:
"Forse possiamo farcela...".
Il problema è che adesso c'è la Grande lotta tra il progresso-cacca e la natura-cioccolata: forse sto assistendo all'ora di cinema più insulso che mi sia mai capitato di incontrare. E' talmente chiaro dove il tutto andrà a parare e COME ci andrà che comincio a pensare che no, non è possibile: ci sarà un colpo di scena irreversibile che ci farà appannare gli occhialini. Il progresso-cacca sta sparando dei razzi abnormi contro un monumentale albero pieno di tradizione e ricordi-vivi e gli indigeni sono talmente ovvi nella loro rappresentazione manichea di bene ("noi siamo degni perché difendiamo la Terra e voi no perché lucrate, pappappero") che mi metto a tifare immediatamente per i tizi in divisa.

"In fondo è un bel messaggio", dico a Barzo, cercando di trovare un senso, l'unico che il film può assicurare. Barzo mi guarda, o almeno credo perché ora come ora assomiglia alla Mosca di Kafka. "C'era bisogno di Avatar e di Cameron per questo?", mi fa. Torno a guardare lo schermo: il capo dei CATTIVI ha appena detto la frase: "Vieni da paparino!". Mi levo gli occhiali: forse siamo su Scherzi a Parte. Mi rimetto gli occhiali: "Ha detto proprio così?", chiedo a Barzo che annuisce in un modo lento e implacabile. Ok, penso: forse è una parodia. Non sto capendo una brillante parodia, ecco tutto: Cameron ci sta strizzando l'occhio, ci sta rappresentando l'esercito americano, ci sta rappresentando le invasioni imperialiste. Quella pietra preziosa è l'equivalente del petrolio: Pandora è l'Afghanistan o vattelapesca. Funziona, in fondo. Certo, avere 12 anni aiuterebbe nel processo di immedesimazione, ma non si può volere tutto dalla vita.

Così Sigourney Weaver muore. Io cerco di ricordarmi una sola scena in cui Sigourney Weaver sia servita o una frase da lei pronunciata degna di questo nome, ma l'esercizio mnemonico si interrompe quando proprio lei, morendo, fa LA BATTUTA sui campioni da prelevare e qualcuno in sala, finalmente, sorride. Non può finire come credo, non può finire come credo, non può finire come credo. "Non può finire come credo!", dico a Barzo. Un istante dopo un tizio si gira verso di noi e inspiegabilmente ci dice: "Se non la fate finita vi torturo". Eloquente, ma io non posso accettare tale scempio dell'intelligenza. Allora mi alzo, mi alzo nel bel mezzo di una meravigliosa lotta all'ultimo sangue tra l'ED209 di Robocop e un Puffo Gigante Femmina (che chissàààà coooomeeee andrààààà aaaa finiiireeeeee!) e mi rivolgo a tutti, nessuno escluso: "Ma come fate?! Come fate!? Davvero vi piace questa stronzata?! Rispondetemi!". Barzo cerca di farmi ragionare, mi strattona per il jeans, ottenendo l'effetto contrario. Si accendono le luci in sala, la gente impiega un po' per capire che tutto sta succedendo veramente e non è un altro effetto 3D. "Vi rendete conto che questo film renderà il cinema un posto peggiore?! Vi rendete conto che stiamo andando verso l'appiattimento assoluto?! Vi rendete conto che non avete visto NIENTE per 241 minuti eppure vi diranno che avete visto MOLTISSIMO?!". Silenzio in sala. Qualche colpo di tosse. Salgo in piedi sul mio seggiolino: "Ditemi una sola scena che vi ha stupito di questo film! Una sola scena che non abbiate già visto in qualche altro film, fatta meglio, senza questa puttanata colossale!" e così dicendo stritolo gli occhialini 3D che mi sono stati dati all'entrata. "Gandalf che entrava a cavallo di Ombromanto a Minas Tirith, con i palazzi bianchi che si avvicinavano, QUELLO era stupefacente!". Si solleva qualche timido applauso. "Santoddio, come siete usciti dal cinema dopo aver visto Gran Torino!? Eh!? Ricordatevi come siete usciti dal cinema dopo quella visione e rendetevi conto della differenza!". Gridolini di approvazione. Barzo mi sussurra all'orecchio: "Ora stai facendo del populismo...". Lo guardo severo: "No, amico mio, io sto salvando il cinema". "Suvvia", mi fa lui, "Dicevano così anche del telefono".



B

poi ripenso ai quattro hobbit in mezzo alla piazza che ricevono l'inchino del futuro re Aragorn e di tutto il popolo. Quei 4 miseri ammassi di piedi e peli ricevono l'omaggio da parte dell'umanità salvata dalle tenebre dell'occhio che vede...
... e che voleva tutta la parte.

ecco la lezione!

havana... guarda l'occhialino di Sauron, è lui, il signore del 3d che vuole ridurre il popolo all'imbarbarimento culturale!
ed ora tu, novello frodo, hai in mano il fardello di far comprendere al mondo che il 3D... è una cagata pazzesca da gettare nel fuoco eterno!

un occhiale per domarli,

un occhiale per trovarli...

un occhiale per ghermirli

e nel 3d incatenarli

gollum cameron se la ride beffardo, ma d'altronde come sarà fatto sto cameron? cioè io penso a cameron diaz, a cameron crow ed elizabetown, non riesco a immaginare questo tizio che sta dietro le quinte di questo enorme scherzo.

Sento applaudire il popolino, ma non è per te havana. E' l'ennesima dimostrazione di quanto siano volgari. L'applauso durante i titoli di coda. Chi cazzo sente l'applauso? Chi cazzo applaudite?? Il venditore di bomboniere che all'intervallo vi ha deliziato con bonbon sciolti di cioccolato, tanto per farvi capire in anticipo come andava a concludersi il film?

chi merita tanto? O forse il regista è collegato via occhialino di Sauron e sta lì ad eccitarsi ad ogni fine proiezione grazie al vostro clapclap?

o forse vi battete, infoiati da quell'orgia di viagroni intorno al simbolo fallico dell'albero della vita, sperando che sigourny weaver risorga ed inizi a dire qualcosa di sensato?

che poi fra una pennica e l'altra non mi ero accorto che la viagrona in canotta lesbo era finita pure lei imbucata fra i puffi giganti.

Però havana devi ammettere che questa è stata tutta una metafora degli ultimi mondiali di calcio: gli azzurri in difficoltà son stati salvati dal capitano, l'uccello giallorosso. Ecco, il film è stato inutile ma resta questa lezione di vita.

Ora potrei farvi conoscere l'havanapensiero su totti, ma sarebbe è un'altra storia... eppure prima di lasciare il cinema devo sottolineare la tristezza che ha colto anche me nel sentire quell'enorme bigjim da centro anziani urlare "vieni da paparino".

E mi resta un altro grande dubbio... come possono gli USA navy essere stati sconfitti dai na'vi?

e soprattutto perchè havana riesce a surclassarmi tutte le volte? col suo savoir faire e la sua parlantina da willy wonka nella fabbrica della scrittura creativa, mi ha convinto a parlare male di avatar.

o forse è stato avatar a convincermi.



CONCLUSIONI


da – La versione di Barney


Una sera Clara camminava su e giù fumando una sigaretta dopo l'altra, mentre io leggevo sul divano ignorandola ostentatamente. All'improvviso si girò come una furia e mi strappò il libro di mano. Era Molloy, nella traduzione di Austrin Wainhouse. "Come fai a leggere questa sciacquatura di palle?" mi chiese.
Me l'aveva servita su un piatto d'argento. Le citai subito uno dei suoi poeti preferiti: "Una volta William Blake scrisse una lettera a un tale che gli aveva commissionato quattro acquarelli, salvo poi trovarli tutt'altro che di suo gusto. 'Ciò che è grande ai mediocri appare oscuro'. E ancora: 'Ciò che anche un idiota può afferrare non è degno di me'. Voglio dire che il problema forse sei tu, non Beckett.

venerdì 16 ottobre 2009

Il Vangelo secondo Gesù Cristo in un'alba bluastra e crepuscolare


madre ho dato un pugno, A chi, Al mio compagno, non so perchè mi guardava con quegli così così, sembrava aver capito la mia colpa, Ma tu non hai colpa figlio mio, Eppure lo sento dentro dal cielo, questa tenaglia è qui dal momento della nascita. E da quel giorno non ho smesso di provare, Cosa figliolo, Di provare a liberarmi ma niente da fare, mi segue come il lupo bracca questo gregge, che vuoi che sia un gregge per un lupo, eppure è lì a dire, Eccomi o gregge è la mia natura condividere con te la mia fame e la mia rabbia, di essere creatura nata per il gusto di umiliarti, e riservarti una fine da pecora. E ti accompagna quel lupo solitario guardingo scaltro e perchè no costante, mentre rincasi tardi e tua madre è lì col magone, Figlio dove hai passato queste ore mentre io mi torturavo coi pensieri più nefasti. E ti accompagna ancora mentre cresci a pane e comunioni, ti costringe a confessarti, a mentire, a dire a preti professori famiglia, amici conoscenti e semplici collaboratori di sesso (compresa la tua stessa mano): scusami, non potevo fare a meno.

Così nasce il cristianesimo, un'apologia del senso di colpa. Quel senso di colpa color crepuscolo o forse alba, descritto così vividamente da Saramago nelle tinte di un azzurro islandese, a braccare la notte. Nasce in una landa desolata di un azzurro secco, il senso di colpa, un sentimento che vive nei cuori di ogni personaggio.
Maria, colpevole di non capire cosa porta in grembo, ma soprattutto inconsapevole di come possa esserci finito, forse è colpa di quegli angeli troppo devastanti per una mente innocente e limitata come quella di una cardatrice di lana nazarena. Nasce in Giuseppe, reo di non credere fino in fondo alle parole di Maria, ma reo soprattutto di aver permesso la strage degli innocenti mentre fuggiva salvando suo figlio. Nasce in Gesù.

Non ci vogliono psicologi. Gesù è figlio di una notte di sangue, dove decine di figli come lui sono sterminati per volere di Erode. E da questo senso di colpa nasce il duplice volto del cristianesimo: da una parte figlio della maieutica del senso di colpa, che lo estrae e lo getta in un mondo troppo limitato per comprenderlo; dall'altra il padre giustizia e vendetta. Una vendetta che in Gesù è volonta di salvare il mondo in cambio di quelle vite strappate un tempo per colpa sua.

E in tutto questo la mano poetica di Saramago scolpisce figure fra l'umano e il divino, disegna leggende, storie più verosimili di ogni catechismo, storie di terra e sangue, di corpo e anima. Storie d'amore, quella di Gesù verso la libertà dalla colpa incarnata nel corpo di Maria di Magdala, una donna troppo vera per essere esistita e potersene innamorare.

E proprio la narrazione della volta in cui Gesù, ferito ad un piede, riceve l'amore di una donna, dona il primo raggio di sole, caldo e luminoso, alla penombra celeste in cui finora è cresciuto e con lui cresciamo pagina dopo pagina.

Da questo vangelo usciamo storditi capitolo dopo capitolo, messi di fronte alla dura realtà di una divinità oscura, temibile, confusa e mai chiara, visionaria e trascendente, sempre in conflitto con la sua altra natura diabolica. Il vero vincitore sarà chi, come Gesù, comprenderà che non saranno le istituzioni a donarci una risposta, ma la pura fede nella verità inscritta in ognuno di noi al momento dell'incarnazione.

mercoledì 14 ottobre 2009

Il Giovane Holden e le anatre sul lago


Bella Holden!

Pensavo a te e alla scuola, pensavo a come sia strano che non ti mettano fra i libri necessari, quelli che all'inizio dell'anno trovi nell'elenco degli acquisti da fare, in quel librettino che si affannano a consegnarti all'entrata il primo giorno di scuola, che poi passi la mattinata lì con l'evidenziatore a cercarti la sezione e a scoprire le novità che ti verranno incontro. Letteratura, il massimo cui puoi anelare è la Divina Commedia, Manzoni o qualche alto rosacrocianomassone deciso dall'intelighenzia borghese-sabauda che ci domina da 150 anni.

Prof, neanche quest'anno c'è Salinger fra gli autori, e che gusto c'è a girare per i banchi di lungotevere Oberdan, sa noi studenti da 4 soldi non possiamo mica permetterci tutti gli anni libri nuovi, per fortuna dalle classi più grandi oltre al senso di inferiorità ci lasciano acquistare i loro libri vecchi. Che sensazione assurda, poter scendere nelle classi più in basso e guadagnarsi così i primi soldi puliti, contrattando i prezzi, cento lire in meno per ogni orecchia sulle pagine o sottolineatura di matita.

Che poi la gente passava i primi giorni a ripulire quei libri dai segni di matita, ossessionati dalla perfezione e dall'immacolata concezione di dover reimparare tutto da capo. Coglioni! Hai già tutto sottolineato, studia direttamente quello tanto il prof era lo stesso per entrambi, lo sai che sono contenti se gli dici sempre le stesse luride cose.

Ecco perchè Holden non lo troverai mai nella lista dei libri da acquistare, fra un manuale di fisica II e il Purgatorio di Bosco-Reggio. Perchè non puoi leggere un libro che ha ossessionato ben tre attentatori di presidenti Usa.

Perchè Holden è un attentato all'istituzione scolastica. Perchè la scuola è un attentato alla tua adolescenza. Perchè la scuola ti fa crescere vittima del giudizio, ma che giudizio poi? La scuola è il per-dente del giudizio, ti moltiplica il dolore della crescita di quell'incisivo modo di essere che è la tua personalità in espansione.

Un giudizio ti regala la scuola, grazie, potevo farne a meno, un continuo giudicare ed essere giudicato e condannato a morte per delle cose, così superficiali come l'acqua increspata di un lago a Central Park. Cosa c'è di più anacronistico di una natura compressa nella metropoli? Forse una personalità compressa dal dover essere giudicati da chi non ha nulla a che spartire con te, come uno scoiattolo con l'ascensore d'un grattacielo: tanto lui sale sugli alberi, cosa se ne fa di un ascensore che naviga sornione lungo centinaia di piani, accompagnato da quelle musichette irritanti o dalle voci elettroniche sprigionate da misteriosi altoparlanti...

Ecco Holden perchè fuggivi quella notte per la città in cerca di anatre. La scuola regina delle nevi ha soffiato il vento gelido del giudizio, e la tua libertà, anatra sperduta e disorientata, vagava in cerca di un nuovo corso d'acqua in cui ammollare le zampe palmate, e ti sei potuto fermare solo quando la migrazione poteva finalmente cessare.

Il tepore ti ha attirato, il calore di casa, di quella sorella troppo intelligente per poterti seguire in una folle avventura, e il ricordo di quella morte precoce di tuo fratello. E' difficile oggi per un'anatra trovare un punto d'appoggio, quando i laghi del sentimento sono ghiacciati dal folle pregiudizio di dover apparire come qui tizi dell'Ivy League tutti imbellettati e blasonati. L'unico rifugio è una casa di legno, ma basta aprire gli occhi, e immaginarsi comunque quel camino che può far scaldare lo stesso mentre fuori c'è ancora neve.

Ecco, questo libro è adatto per chi ancora non ha un obiettivo legittimato da qualcuno nella vita, e ancor più per chi ha deciso di fare proprio l'obiettivo di parare i ragazzi che stanno buttandosi di sotto dal precipizio del campo di segale.

« Gin a body meet a body
Coming thro' the rye,
Gin a body kiss a body
Need a body cry? »

giovedì 10 settembre 2009

Live Dente + la creatura The Niro

Mi ero ripromesso di conoscere The Niro più a fondo, provando a verificarne l'effetto dal vivo. Finora non avevo mai approfondito un suo ascolto, e la serata al Circolo degli Artisti avrebbe fugato ogni dubbio. Girovagando per la rete ci si imbatte nel solito dualismo: "Fenomeno!" - "Merda!", per cui senza dare troppo credito ho dribblato entrambe le versione per fornirvene una soggettiva.

Basta vedere The Niro sul palco e si capisce che si tratta di un prodotto. Artificiale come la Creatura. Il pensiero corre veloce al mostro di Frankenstein Jr. e alla sua performance con frac e cilindro. Un corpo freddo che prova a donare emozioni ballando il tip-tap e cantando "Puttin on the Ritz". Già mi immagino il creatore del prodotto The Niro: "ok portatemi la dote musicale di un qualche Jeff B.-qualchecosa" da inserire in questo mostro di tecnica. Risultato: un continuo stato di trance e zero emotività trasmessa, ogni tanto qualche attacco epilettico ma nulla più. Bella voce, per carità, ma per evitare che andasse tutto distrutto dalla follia della Creatura, ho lasciato il locale dopo 3 pezzi.




Diverso il discorso per Dente, che ha aperto la serata al Circolo. Ancora non capisco cosa spinge un ragazzo verso i 15 anni a decidere di diventare Zero Assoluto o Dente. Sarà la fortuna con le donne, i soldi del papi, non lo so, ma fatto sta che grazie a dio Dente ha scelto la strada di Dente. Personaggio non c'è che dire, duetta col pubblico in deliranti e surreali siparietti prima di ogni brano, senza troppo trascendere ma sapendo restare al suo posto.

Le sue canzoni miscelano arrangiamenti lo-fi, accostabili al mondo di Badly Drawn Boy, con qualche capatina in Norvegia (Kings of Convenience, tanto per fare un nome illustre), e sono di una semplicità disarmante. Eppure così autoironiche, deliziose: se la melodia può puntare verso un cantautorato italiano tutto miele e diabete, subito i testi ci raccontano un mondo intimista e sarcastico che sembra quasi prendere in giro il tentativo iniziale di amoreggiare e flirtare con chi ascolta, generando un piacevole senso di straniamento.

Ma intanto nelle radio siamo tormentati dagli Zero Assoluto, da chi fa fortuna con le donne, e dai soldi del papi.


mercoledì 22 aprile 2009

The Decemberists - The Hazards of love


I Decemberists sono per il folk-rock quello che gli Ayreon sono per il Metal. L'approccio "storyteller" del trovatore Colin Meloy, frontman della band di Portland - Oregon, unito alla sua prolifica vena creativa, hanno dato vita ad una ennesima gemma. The Hazards of Love segue pedissequamente gli schemi dei precedenti album, evocativi di un'epoca oramai andata. Questo gruppo proveniente da un universo parallelo, ha messo alla luce un capolavoro in grado di catapultarti in una British arcadia. Le caratteristiche peculiari di questa sinfonia, un concept sui pericoli dell'amore che si barcamena fra gli estremi di folk e progressive, sono l'amalgama di elementi incantevoli: dalla voce magnetica e dolcemente aspra di Meloy, che si fonde magnificamente con le due partner vocali Becky Stark e Shara Worden (meravigliosa in Repaid), ai vari organi, organetti e armonium. Plausi anche alle distorsioni elettriche e ai momenti di banjo.
Non esistono 17 tracce, ma un'unica storia che scivola facendoci cavalcare in una misteriosa foresta, fra lente ballate e sussultori cambi di ritmo evocati dalla presenza di una infausta regina dei boschi, volta a tutto pur di evitare la storia d'amore fra Margaret (interpretata dalla Stark) e un abitante mutaforma di quello stesso luogo incantato. Tanti momenti dunque, tanti intervalli che ci fanno riprendere il fiato, ed unico tema, scandito in 4 momenti: "The hazard of love" è dissolta in 4 parti che ci accompagnano mano nella mano dal primo minuto fino alla lunga ballata finale.
Una menzione particolare al duetto "The Wanting comes in Waves/Repaid", una doppia faccia di un'unica traccia che rimbalza fra il '700 e il '900, uno scambio tennistico fra Salieri e Aretha Franklin.





Se volete conoscere il resto della storia:
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Hazards_of_Love

giovedì 19 marzo 2009

The Killers - Live at Milan 2009 - Recensione



Se girovagate per il centro di Milano, a fare shopping fra piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele, noterete che le insegne dei negozi delle grandi multinazionali hanno si il solito logo e il solito stile, ma sono accomunate dagli stessi colori: nero lo sfondo e dorate le griffe. Quasi che Mac Donald’s e Mondadori si stringano fraternamente in un unico ideale e amalgamante abbraccio, dando un tocco di uniformità alle concettualmente variegate vetrine.

Ecco cosa è un concerto, quello dei Killers in particolare: riunire in quasi due ore le esperienze musicali cresciute nel corso di 5 anni. Cresciute in tre album dalle sonorità differenti ma riunite in una confezione speciale: il concerto al Mediolanum Forum (a meno che non abbia cambiato nuovamente nome in queste ultime ore) di Assago – Milano.
La band di Brandon Flowers (preceduta da una più che sufficiente esibizione dei Louis XIV from California) ha emozionato per quasi due ore un pubblico eterogeneo, stregato dalla miscela di pop, rock e elettronica che il quartetto di Las Vegas ha saputo ben dosare. Tre album, dicevamo (anzi 4 contando la raccolta di rarità e cover) che hanno assurto nuova dignità nella veste Live. Semplicità intensa, scenografia luminosa e coinvolgente, sobria e a tratti kitsch ma sempre nei limiti.

Flowers indiscusso padrone della scena, senza mai essere esagerato, ma soprattutto in grado di cantare ininterrottamente tutti i brani senza mai steccare o discostarsi dalla purezza vocale delle versioni da studio.



Una band mai sopra le righe che non si perde dietro assoli o auto-incensamenti ma va dritta al cuore del pubblico già da subito: partenza col botto per il singolo Human (chi scrive faceva fatica a ricordare un singolo di successo in cui identificare una band dal 1998 a questa parte: forse i Killers ci hanno regalato anche una nuova rinascita del rock e del concetto di singolo?) e dopo poco il botto iniziale con la storica “Somebody told me”. E’ difficile trovare un momento più intenso degli altri, visto il grande fervore che trascinava ogni singolo pezzo. Flowers vero animale da palco, divertente e rilassato mentre si destreggiava fra il microfono e la piccola tastiera “sintetica” nascosta dalla grande K sul palco. Un muro di suono esaltante ben congegnato ed eseguito dal “quinto elemento” del gruppo dietro le quinte, anzi dietro le immense tastiere elettroniche.

Uno show per molti ma non per tutti, una band che ha saputo rilegare e confezionare il rock dei tempi andati, riconcettualizzando il tutto in una vesta da terzo millennio: c’è tutto da Johnny Cash ai Beatles, dai CCR agli U2 passando per Bowie, Queen e Oasis. Ma affrontato con un nuovo piglio, moderno e antico al tempo stesso. Epocale la forza onirica ed esplosiva di Dustland Fairytales,



e il gran finale



con When You Were Young, che ha lasciato il palco ad un’enorme luminosa bandiera italiana su cui era stampato il nome dei prossimi padroni dei live concert: The Killers.



Grazie ancora a Indipendente Eventi e Produzioni per l'organizzazione della serata! Appuntamento a Luglio a Roma, non perdetevi questo grande evento coi Killers accompagnati da White Lies e Franz Ferdinand!! E altri graditi ospiti

lunedì 2 marzo 2009

The Killers - Day & Age

Inizio a postare qualche recensione musicale su ciò che va ascoltato. Questa è seria, magari le altre saranno più caustiche.



The Killers - Day & Age

Voto 7,1





Ebbene si, finalmente ci siamo, la creatura sta per essere partorita. D’altronde questo disco potrebbe (o poteva?) segnare da spartiacque nella carriera di un gruppo, esploso con “Hot Fuss” come una bolla inaspettata prodotta da una zanzara sul brufolo di un adolescente, e maturato con “Sam’s Town”. La band di Las Vegas pubblica “Day & Age” a Novembre del 2008 e fa subito il botto in UK.Chi scrive ha preso in simpatia questo gruppo fin dai tempi di “Indie Rock’n Roll”, e nella difficoltà estrema prova a recensire un album carico di aspettative, partorito dal genio di Brandon Flowers accompagnato dalla produzione di Stuart Price.
L’inizio è maestoso, con una “Losing Touch” raggiante e fastosa, pregna di trombe degne di un’opera postmoderna Di David Bowie. Flowers ti irretisce con la sua voce armoniosa e ipnotica, sottolineata dalle linee di basso di Mark Stoermer. Inizio che dà adito alle migliori speranze, tutto si mescola e si dona generosamente alle orecchie degli ignari ascoltatori. E si va avanti col singolo. Ed ecco il dubbio scettico che inizia a rodere il cervello di chi scrive: Umani o Danzerini? Rock’n Roll o Musica elettronica? Johnny Cash o Pet Shop Boys (secondo la definizione che Flowers stesso ha dato di questo brano)? Bella. Sincera.



Perchè non ammettere che in questo nuovo evo, si può essere rocker e anche dancer? Dura, ma sarà la giusta strada da percorrere. Anche a rischio di incontrare uno Spaceman troppo commerciale ma altresì piacevole dopo due-tre ascolti in preda alle bestemmie per quel ritornello da Cristina D’Avena.



Il viaggio psico-funk procede con Joy Ride. Altro pezzo che lascia di stucco e stuccati, nel senso che abbiamo dannata voglia di Rock! Mentre qui c’è un Beck edulcorato. Fortunatamente si arriva sui lidi di “A Dustland Fairytale”. Un piano iniziale che pian piano si trasforma in una creatura alata latrice di poesia e Rock.. finalmente.. Rock! Ma il dubbio è stato instillato, dobbiamo anche aprire la nostra area cerebrale Pop. Pop di classe ma pur sempre pop. Turiamoci il naso e proseguiamo su questa scialba This is Your life. Simpatica e nulla più, qualche strimpellata “à la U2” e un buon impianto strumentale.
Ma torna la troppa dolcezza. I Can’t Stay ci getta nella danza rock. Una heavy samba di Eliana Memoria. Con Neon Tiger torniamo nella classica ballata Rock, condita sempre in una salsa che chiameremo Dancer da ora in poi. Ok l’intera opera risenta di questa salsa DAncer, troppo dolce per essere Barbecue e troppo amara per essere miele. Gustiamocela così. “The world we live in” è il riverbero assonnato dei Queen anni ’90, proseguiamo a fatica nella melassa artificiosa in cui FLowers sembra essersi oramai impantanato. Ne usciamo con una cavalcata dai toni più cupi, quella di “Goodnight, travel Well”: finalmente una Cure al diabete pop che sembrava aver afflitto gli assassini. Ma il disco sta finendo, un paio di Bonus Tracks ci fanno ricordare la collaborazione con Lou Reed e poi il disco è già finito.
Soddisfatti i Dancer, un po’ meno gli Human. Riuscire a sintetizzare questi due mondi apparentemente incompatibili è comunque uno sporco e ottimo lavoro, ci son stati già precursori (dai New Order ai già citati PSB) che poi si son persi o son tornati saldamente su uno dei due lati della medaglia. Promozione a pieni voti rimandata: sarà una loro strategia creare tutta questa attesa per le prossime creature?

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